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Milano | Cascina Merlata – Cantiere Merlata Bloom: il progetto

Il nuovo centro commerciale in costruzione a Cascina Merlata si svilupperà su una superficie di circa 70.000 mq. Pianificato da oltre un decennio, finalmente il cantiere è stato attivato già da diversi mesi. Il centro commerciale (sarà forse l’ultimo in città – escludendo il probabile centro commerciale a San Siro-) servirà il quartiere della Merlata e anche il quartiere in sviluppo di Mind, nell’area ex-Expo, fungendo anche da barriera sonora per l’area residenziale a ridosso dell’A4.

Merlata Bloom (fioritura della Merlata), questo il nome del nuovo complesso commerciale, servirà le zone limitrofe con +150 negozi, una food court (area ristoro) con 40 ristoranti e un mercato del fresco, un cinema multisala, oltre 10.000 mq di intrattenimento e cultura e 20.000 mq di fattoria urbana.

La forma del centro commerciale si ispira alle proprietà e alle caratteristiche di una pianta di cactus: le sue capacità termoregolatrici e la resistenza agli agenti atmosferici, come l’esposizione diretta al sole, l’umidità e la ventilazione. Il richiamo della natura ha ispirato il design e la scelta degli ambienti, e questo è chiaramente riconoscibile dai lampioni, dall’uso diffuso del legno, dai pavimenti e dalle sedute. Le fioriere sono espressione della ricerca di un forte legame con l’ambiente. Progettato anche per consentire alle radici degli alberi di crescere in profondità nel terreno sottostante garantendone bellezza e vita.

Fiore all’occhiello dell’intera struttura sicuramente sarà la Serra Bioclimatica, «Winter Garden», un sistema di serra solare passivo che garantisce un comfort ottimale senza attrezzature, grazie ad un ambiente a temperatura controllata, caldo d’inverno e fresco d’estate. L’edificio, caratterizzato da finestre a tutta altezza ad alta efficienza energetica, consentirà di risparmiare energia e ridurre le emissioni di CO2. Ciò è pienamente coerente con l’anima green del progetto, evidenziando l’equilibrio tra l’edificio e la natura.

Il progetto è un omaggio alla sostenibilità ambientale, secondo i più alti standard della nuova urbanistica in termini di utilizzo dei materiali e delle fonti energetiche. Le ampie vetrate che filtrano la luce naturale, l’accurata selezione dei materiali e il design organico sono solo alcuni degli accorgimenti che i progettisti hanno adottato per armonizzare gli edifici con la natura e il parco adiacente. Tutto questo è il risultato di uno studio computazionale del territorio e del clima, il cui scopo è ottimizzare l’energia generata dall’esposizione solare. Al fine di ridurre i fenomeni di stress climatico, a partire dal processo di progettazione sono state adottate una serie di misure di sostenibilità.

Qui di seguito la situazione del cantiere di oggi, 1 dicembre 2020

Merlata Bloom Milano 
Milano | Zone 8 Distretto Cascina Merlata
design | CallisonRTKL
cliente | Ceetrus Italia
sito ufficiale | merlatabloommilano.it




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


20 thoughts on “Milano | Cascina Merlata – Cantiere Merlata Bloom: il progetto

  1. Anonimo

    Area Expo, area Stephenson, Cascina Merlata, il centro commerciale… ma qualcuno ha pensato alla viabilità?
    L’autostrada è un incubo dalla notte dei tempi in quel tratto, non oso immaginare quando tutto questo sarà attivo… ma giustamente l’unica cosa che conta è edificare

    1. Si Tav

      Sono d’accordo con te, anonimo delle 10.20.
      Ogni volta che vedo una pagina su Cascina Merlata, mi sapevi sangue al cervello nel vedere lo scempio che di sta facendo.
      Oltre alla viabilità (uso un termine educato) del cazzo, penso anche che questo ammasso di condomini sia slegato dal resto della città. I casermoni fanno davvero cagare e di fanno buio a vicenda.
      Pessimo

  2. Anonimo

    Che tristezza pensare a squadroni di famiglie che passeranno il weekend in centri commerciali fra un boccone al food court, il film al multiplex e shopping da polli da batteria… La crescita dell’offerta di spazi di questo genere sembra non conoscere requie

    Non c’è da soprendersi che i tassi di ignoranza e di depressione (e di diabete…) aumentino costantemente su questo povero pianeta

  3. paomi

    sposo i due commenti su citati, ennesimo centro commerciale inutile “copia ed incolla” di tanti altri esistenti. Giustamente autostrada e viabilità dove sono? E il verde (dato che si parla tanto di green…). Il resto è solo edifici.

  4. Anonimo

    Quello di costruire un nuovo ennesimo centro commerciale (perchè, al netto di eufemismi come “winter garden” e “fattoria urbana”, di centro commerciale si tratta) mi sembra un’idea totalmente anacronistica: il futuro del commercio è online e nei negozi di prossimità.
    Il declino del modello del centro commerciale negli Stati Uniti è già in atto da anni, arriverà anche da noi.

    https://www.corriere.it/economia/consumi/20_novembre_25/storia-destino-centri-commerciali-che-dovevano-essere-come-galleria-milano-92b5a4e0-2c0a-11eb-b3be-93c88ba49aa1.shtml

  5. lisander

    Bisogna considerare il fatto che se non vi fosse un centro commerciale, quel quartiere sarebbe del tutto privo di attività commerciali, visto che non vi sono negozi di vicinato nei pressi se non (forse) in via Gallarate;detto cio’, è vero che sarà fonte di traffico veicolare non indifferente, anche se credo e spero che buona parte dell’utenza deriverà dai residenti di Cascina Merlata; bisognerà vedere se vi sarà un accesso diretto dall’autostrada oppure no (e se cosi’ fosse sarebbe un grosso hanicap per la struttura stessa, ma si ridurrebbe il flusso automobilistico), forse si potevano creare attività commerciali direttamente nei plessi residenziali, ma probabilmente si è preferita questa soluzione per accrescere l’appeal del quartiere (ci sara’ una multisala)e aumentare il giro potenziale di affari; se studiato bene potrebbe diventare un centro di aggregazione con attività culturali e ricreative che abbiano come volano proprio il complesso commerciale, e non ultimo si creano migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti (indotto); è proprio l’idea di base che è sbagliata: costruire complessi residenziali in gran numero senza prevedere all’interno di questi negozi di prossimità, un vero peccato; a Santa Giulia ci hanno provato, ma i pochi negozi sul “boulevard” pedonale sono in buona parte chiusi o scarsamente frequentati……………..mah vedremo

  6. daniele

    Capisco che i developer avranno fatto i loro conti, però credo che anche l’amministrazione comunale debba fare i suoi, nel nome degli interessi dei suoi cittadini.
    Pare un po’ strano che ancora oggi sfugga il valore aggiunto del mix funzionale con negozi ai piani terra degli edifici che garantiscono non solo un servizio per l’acquisto di beni e servizi ai residenti e ai city users, ma che sono l’essenza stessa della qualità urbana, capaci di promuovere relazioni sociali, di garantire senso di sicurezza agli abitanti e vitalità alle strade. Se chiudi tutta la vitalità del commercio dentro uno scatole – per quanto bello sia – oppure assegni la funzione di distribuzione retail a dei disgraziati in biciletta o a fattorini furgonati e lasci che le strade servano solo alla viabilità e a chi entra ed esce da un portone (senza negozi non c’è nessun altra ragione per passeggiare su un marciapiede) si perde quella meccanica di relazione sociale, quella sensazione di sicurezza di quartiere, quella vitalità delle strade e, in definitiva, quella qualità urbana. Forse sarebbe il caso di fare tornare i conti mettendo nell’equazione anche questi costi e questi benefici. E se il privato non lo sa fare, lo deve fare l’Amminsitrazione.

    1. Anonimo

      Il Comune potrebbe (forse) imporre negozi al pian terreno ma poi bisogna vedere se si troverebbe qualcuno che ci vada. La promenade di Santa Giulia è un classico esempio.

      Purtroppo il dettaglio tradizionale è morto, i negozi sono solo punti vendita di questa o quella catena. E il baretto e il ristorantino in zone come queste farebbe una fatica immane, perchè non avrebbe traffico sufficiente per guadagnarsi la pagnotta (a lavorare solo il week end non ci vivi)

  7. Paola

    Sono d’accordo con te. La zona sarà bacino di cospicua nuova utenza e i servizi commercialii sono veramente esigui in proporzione, allo stato attuale. Mi auguro che il cosiddetto “mercato fresco” corrisponda ad un vero e proprio supermercato. Qualcuno ha idea di cosa possa essere e ne conoscete il marchio? Grazie

  8. Si Tav

    Le spese per gestire un negozio in un centro commerciale sono inferiori a quelle in uno dei cosiddetti negozi di quartiere. Senza contare che il giro d’affari è maggiore.
    Mi rendo conto che le vecchie attività commerciali su strada fossero più belle e “umane” e aggregante. Ma sparare a zero su questi centri commerciali mi pare azzardato e sconsiderato.
    Il massimo, poi, è l’utente Daniele che usa termini tipo “meccanica della relazione sociale”, mostrandosi subito come il classico utente di sinistra bravo a sfornare paroloni ma incapace di dire cose sensate.
    Infine penso che Cascina Merlata sia globalmente una cagata pazzesca

    1. Paola

      Puoi recare a sostegno qualche motivazione oggettiva per definire il progetto di Cascina Merlata una “cagata pazzesca” oppure esprimi puramente un tuo gusto soggettivo?

  9. Anonimo

    In Italia i centri commerciali hanno successo perché i centri delle nostre città fanno spesso schifo, o meglio, non sono ben tenuti, sono piazze-parcheggio, sono strade a alto scorrimento e non pedonalizzate.
    Iniziamo a sistemare come si deve l’arredo urbano dei nostri centri storici, a renderli attrattivi pedonalizzandoli e a renderli sempre più accessibili con trasporto pubblico e mobilità sostenibile. Non avrebbe più senso prendere la macchina e chiudersi in un artefatto centro commerciale che scimmiotta i nostri vecchi centri storici.

  10. Daniele

    Se i centri commerciali hanno il futuro segnato, i negozi di prossimità nelle zone prettamente residenziali sono già morti, basti vedere l’esempio dell’adiacente quartiere Gallaratese o di San Siro, dove i negozi di via Don Gnocchi sono stati demoliti e sostituiti da edilizia residenziale. Rimangono i fornitori di servizi: lavanderie, parrucchieri, estetisti, qualche bar e ristorante, che magari faccia anche l’asporto. Il Merlata Bloom (già Merlata Mall) servirà a nascondere la vista dell’autostrada A4 e immegino che chi ci ha investito abbia chiara l’idea di quali esercizi ospitare, proprio in prospettiva dell’evoluzione dei “costumi di acquisto”, che spingono più verso l’intrattenimento che alla vendita. I problemi del quartiere, IMHO, sono altri: il “grande parco”, una volta costruiti gli edifici dei lotti R6, R8 e R10, si ridurrà a una sottile striscia verde in mezzo a palazzi alti da 10 a 24 piani; nel parco ci sono aree gioco per bambini da 0 a 6 anni, ma mancano luoghi di aggregazione spontanea per ragazzi più grandi, come ad esempio il tipico campo da basket o da calcetto o pista da pattinaggio, che sono nella memoria di tanti milanesi “ex-giovani”. A parte questo, penso che Cascina Merlata resti comunque una buona opportunità per abitare in una casa di nuova costruzione, con piste ciclalbili, metropolitana M1 che in 20 minuti ti porta in Duomo e accesso diretto a tangenziale e autostrade.

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