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Milano | Porta Volta – Aperta la passeggiata Pasternak alla Feltrinelli

Da oggi è fruibile completamente il boulevard verde realizzato lungo il perimetro della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli su progetto dello studio Herzog & de Meuron e SD partners a Porta Volta.

Milano, 22 dicembre 2020 – Questo pomeriggio il Sindaco di Milano Giuseppe Sala e l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran hanno visitato il nuovo giardino lungo la passeggiata Pasternak, in onore dello scrittore Boris Pasternak, progettato dallo studio Herzog & de Meuron e SD partners e da oggi aperto al pubblico. Erano presenti anche il Presidente del Municipio 1 Fabio Arrigoni, il Presidente di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli Carlo Feltrinelli, il CEO del Gruppo Feltrinelli Roberto Rivellino e il Director asset management di Coima SGR Luca Mangia.

Si completa in questo modo il progetto originario che prevede la connessione con il tessuto urbano e apre alla fruibilità di nuovi spazi esterni anche sul fronte di viale Crispi. L’ampio boulevard che si sviluppa lungo il perimetro della Fondazione Feltrinelli è caratterizzato da 30 alberi, percorsi pedonali e ciclabili e un sistema di illuminazione. L’intervento è stato realizzato da Coima sgr nell’ambito del Piano integrato di intervento viali Pasubio-Montello-Crispi, Bastioni di Porta Volta, piazzale Baiamonti.

Il nuovo spazio dialogherà con il giardino condiviso di Lea Garofalo e, in futuro, con l’area verde che nascerà nell’ambito della realizzazione del Museo della Resistenza in piazzale Baiamonti e con gli interventi già previsti dall’Amministrazione: un nuovo filare alberato di 250 metri composto lungo viale Pasubio e una nuova area verde di circa 2.000 metri quadrati lungo i Bastioni di Porta Volta. 


Urbanfile utilizza mappe basate su dati ©️ OpenStreetMap contributors

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


28 thoughts on “Milano | Porta Volta – Aperta la passeggiata Pasternak alla Feltrinelli

  1. Andrea

    Ok, bene che ora finalmente si chiama “Passeggiata” e non più “Giardini”.

    La ciclista nella foto numero 2 sta ufficialmente pedalando sul marciapiede, quella non è una pista ciclabile tant’è che non sono stati realizzati i collegamenti per accedervi in bicicletta.

    La “passeggiata” è vuota, spoglia, da un lato c’è un prato e dall’altro un palazzo.

    Mancherebbero dei tavolini pubblici per sostare, o ci si siede per terra come i ragazzi della prima foto oppure rimangono delle panchine che guardano nel nulla.

    Così come è ora quella passeggiata risulta un non luogo, una cornice al palazzo Feltrinelli e non uno spazio pubblico usufruibile.

    E’ per questo che sono contrario alla costruzione del secondo palazzo dall’altra parte della strada e concordo con chi propone di utilizzare lo spazio lasciato dal benzinaio per estendere i giardinetti di Lea Garofalo, quelli si molto gradevoli per sostare.

    1. Anonimo

      Ma smettila c’è il parco sempione se vuoi andare ai giardini, menomale che la costruiscono la seconda piramide..quel giardinetto li veniva usato da 3 persone per farci pisciare il cane.

    2. Lorenzo

      Un non luogo? E’ stato inaugurato oggi. Le persone ancora non possono uscire liberamente. Si capisce chiaramente che lei è di parte. Aspetti che la città torni ad essere vissuta come prima. Prima quel lato dell’edificio era comunque utilizzato da chi frequentava il red cafè e da chi andava lì a studiare. Figuriamoci ora che finalmente è completato.

      1. Andrea

        Chissà cosa farà la gente quando potrà uscire? Si metterà a studiare in piedi in mezzo alla piazza? Si siederà sulle panchine per ammirare i pali, il muretto e il prato? Si metterà a passeggiare ossessivamente avanti e indietro per la piazza? Oppure butterà quattro zaini per terra e formerà un campetto da calcio?

        O forse hai proprio ragione tu, l’unico utilizzo che si può fare attualmente di quella piazza è acquistare qualcosa al Red Cafè per usufruire degli unici tavolini presenti.

        1. Anonimo

          Io ci sono passato spesso, non l’ho ancora visto aperto ma assicuro che di gente ce n’e sempre stata molta e non è un non-luogo.
          Lo spiazzo poteva essere un po’ meno ampio, poteva esserci un filo in più di prato ma quando gli alberi cresceranno cambierà molto.
          Ho sempre visto molti bambini giocarci con biciclettine e monopattini.
          Trovo le critiche lette sopra molto esagerate e spero che sia presto costruita anche l’altra piramide, con la riqualificazione dell’area degradata e abbandonata di via Montello.

        2. Anonimo

          Assolutamente d’accordo sulla mancata pista ciclabile lato viale Crispi, ma come si fa a progettare una roba del genere senza prevedere un passaggio dedicato a pedoni ed uno a biciclette? Tra l’altro era semplicissimo, bastava riservare la parte di marciapiede più vicino alla carreggiata per le biciclette. Soliti progetti fatti da cani.

    3. Anonimo

      Tavolinetti per “sostare”? Per “sostare” vanno benissimo le panchine, i tavolinetti sarebbero casomai per bivaccare, lasciamoli nei parcheggi degli autogrill.

      E speriamo che la seconda piramide venga finita presto, dando senso compiuto (architettonico, funzionale ed estetico) a questo progetto.

  2. gaetano

    Basta lamentarsi sempre, l’architettura della fondazione è bellissima e lo spazio appena innaugurato funzionerà a dovere col tempo (ci sono passato ieri e c’era un bel pò di gente; quanto ai tavolini dei bar: in città ce ne sono già troppi, proprio ieri guardavo il disordine creato dai tavolini impalati alla fine di corso Garibaldi…).
    Spero che vengano piantati degli alberi sul fronte di via Pasubio o quantomeno che venga riqualificato quel marciapiede in asfalto e che il comune elimini quel cartellone pubblicitario all’inizio di via Crispi, vero pugno in occhio.

  3. Anonimo

    Prima del covid-19 quando passavo di lì notavo spesso sul pavimento delle schegge di vetro lasciate da chi probabilmente beveva la sera. Abbastanza pericolose.

  4. Anonimo

    In effetti ci siamo abituati bene con giardini e parchi (realizzati o ancora solo a livello di rendering), che la spianata di questo articolo sembra un po’ deludente.

    Purtroppo, a differenza dell’architettura di mattoni e tegole, gli spazi verdi bisogna immaginarli evolvere nel tempo con gli alberi che cambieranno completamente con la loro crescita. Chi progetto’ i Giardini Montanelli o il Parco Sempione doveva avere la lungimiranza di vedere trenta/quaranta o cento anni avanti per visualizzare piante da

    Anche il BAM, già molto grazioso adesso, avrà un’altra configurazione una generazione da adesso.

    Rimanendo a questa passeggiata, l’impressione epidermica dalle foto e da un rapido passaggio personale sono di una pista aeroportuale. Sovrapponendo mentalmente immagini di persone che socializzano alla Centre Pompidou in effetti assume un’atmosfera più piacevole

  5. Anonimo

    Il vero problema non è tanto la spianata, quanto l’inutilità dell’edificio:

    Poteva essere luogo di cultura: è poco più di una bar con uno spazio di lettura e uno spazio noleggiabile per eventi.
    Tutto il resto è affittato a aziende private.

    Il Centre Pompidou è oggettivamente lontano anni luce.

    1. Anonimo

      Il problema di questo nuovo spazio e’ la mancanza di cura del dettaglio di arredo urbano e illuminazione…quella serie di pali messi cosi’ e’ imbarazzante…usi il palo per stendere il filo e poi? Non usi il palo? Con panchine decenti e proporzionate allo spazio si puo’ dare allo spazio una maggiore accoglienza…poi certo la gente ha bisogno di spazi pubblici e ci andra’ comunque…il progetto puo’ essere migliorato facilmente…un po’ di sforzo panchine lunghe….un po di erbacee perenni….su!

      1. OK Zoomer

        Questa mancanza di cura per il dettaglio è, purtroppo, tipica dell’urbanistica milanese e riesce a rovinare anche i progetti più belli.

        Ci voleva tanto a mettere, in continuità, gli stessi lampioni di Porta Nuova / Biblioteca degli Alberi invece di quegli orrori standard?

        Le padelle appese ai cavi erano proprio l’unica soluzione possibile per illuminare lo spiazzo?

        Perché il percorso pedonale è in catrame anziché in lastricato come tutta l’area Porta Nuova?

        E le panchine, non riusciamo proprio a fare di meglio del solito modello anni 70?

        A nessuno è venuto in mente che il tratto di mura spagnole, senza adeguata protezione, diventerà presto vittima degli imbrattamuri? (i cui scarabocchi, cosa che succede solo in Italia, resteranno lì mesi e anni…)

        Non si poteva in contemporanea lastricare e piantumare il marciapiede di viale Pasubio?

        Resta aperto anche il tema di piazzale Baiamonti che è un vero schifo.

        1. Anonimo

          Ma allora perche’ si commettono sempre gli stessi errori? Da anni segnaliamo arredo urbano troppo spartano e discontinuita’ tra progetti limitrofi…ma almeno per progetti di questa importanza non si puo’ andare oltre l’arredo standard comune di Milano???E’ un problema di soldi o disattenzione? L’arredo standard non puo’ essere messo ovunque, bisogna che si crei una linea plus una linea di arredo per gli spazi nuovi e dirilevanza, senza creare progetti di seria a e b…ma qui siamo messi male…e’ un peccato perche’ edifici e spazi sono belli….

    2. Anonimo

      La fondazione ha una vastissima biblioteca specializzata in temi sociali e un centro studi che sono molto frequentati e apprezzati dagli esperti. Non tutto deve essere necessariamente fatto per il grande pubblico.

      Personalmente preferisco e di molto uno spazio specializzato che un carrozzone per turisti come il Centre Pompidou.

      Inoltre faccio cortesemente notare che il Pompidou è pubblico mentre la Fondazione Feltrinelli, e lo spazio circostante, sono privati e il privato deve giustamente tenere contro anche della sostenibilità economica.

      A meno che non gli dai tu i soldi per diventare uno spazio per eventi estemporanei a uso di tutti senza preoccuparsi del bilancio.

      1. V.

        Il bicchiere mezzo vuoto è che la montagna ha partorito un topolino di archivio con bar di livello medio-basso al piano terra e la stragrande maggioranza dello spazio affittato a una famosa multinazionale dell’informatica a carissimo prezzo.

        Era quello che si voleva fin dall’inizio? Era il meglio per la zona? Erano questi i patti?

        1. Anonimo

          te lo rispiego in un linguaggio più semplice:

          Quel terreno era ed è della famiglia Feltrinelli da tempo immemore, da molto prima che Giangiacomo decidesse di fare l’editore.

          Nei limiti del PGT potevano farci quello che volevano, anche un bel condominio di lusso dal quale avrebbero sicuramente guadagnato molto di più.

          hanno deciso di offrire alla città un progetto che riqualifica un’intera zona affidandolo a uno dei migliori studi di architettura del mondo. Hanno messo a disposizione degli studiosi una biblioteca unica in Italia, e forse al mondo. Hanno creato (sul LORO terreno, ribadisco) uno spazio pubblico e una nuova passeggiata verde.

          E per te il problema è il bar? come se in zona mancassero i bar………

          Se questo è un bicchiere mezzo vuoto, di bicchieri mezzi vuoti a Milano ne vorrei decine.

          1. gaetano

            Cosa vuoi, parlano tanto di cultura e poi, alla fine, il problema è il bar…
            Tra l’altro, tutto lo spazio introno al Pompidou ha sempre fatto schifo, tra negoziaci per turisti e sbandati di ogni tipo (per non parlare dei pessimi materiali di costruzione del museo, tristemente invecchiati), ma per alcuni è un modello di riferimento irrinunciabile…

          2. Anonimo

            La storia di quella parte di Milano non è così lineare come la dipingete, tra piano regolatore, progetti, concorsi e revisioni.

            Il Bar a tema libreria al piano terra non mi piace. Li e nemmeno altrove (credo sia ormai un franchising del resto), ma sono opinioni personali.
            Se il grosso edificio fosse stato tutto uno spazio dedicato alla cultura e non solo un pezzettino, era più bello.

            Non so se l’attuale assetto a predominanza di uffici in locazione fosse previsto dall’inizio (e forse senza l’operazione immobiliare ad uffici, i progetto non stava in piedi), ma dovessi dire che lo trovo uno spazio di Milano riuscito, no.

            Però è meglio di prima e ben venga.

  6. Francesco

    Abito poco distante dalla Fondazione Feltrinelli. Lo spazio all’aperto è utilizzatissimo da bambini (tra cui le mie figlie) che lo trovano bellissimo per giocarvi con monopattino e bici. Bene così! Peccato che i progetti migliori siano quasi sempre guidati/gestiti da privati. Basti vedere lo scempio dell’antistante piazza Baiamonti: un intervento mai finito su cui anche questo blog si è giustamente già espresso più volte molto criticamente. Ma fino ad ora, ahimè, inutilmente…

  7. OK Zoomer

    Questa mancanza di cura per il dettaglio è, purtroppo, tipica dell’urbanistica milanese e riesce a rovinare anche i progetti più belli.

    Ci voleva tanto a mettere, in continuità, gli stessi lampioni di Porta Nuova / Biblioteca degli Alberi invece di quegli orrori standard?

    Le padelle appese ai cavi erano proprio l’unica soluzione possibile per illuminare lo spiazzo?

    Perché il percorso pedonale è in catrame anziché in lastricato come tutta l’area Porta Nuova?

    E le panchine, non riusciamo proprio a fare di meglio del solito modello anni 70?

    A nessuno è venuto in mente che il tratto di mura spagnole, senza adeguata protezione, diventerà presto vittima degli imbrattamuri? (i cui scarabocchi, cosa che succede solo in Italia, resteranno lì mesi e anni…)

    Non si poteva in contemporanea lastricare e piantumare il marciapiede di viale Pasubio?

    Resta aperto anche il tema di piazzale Baiamonti che è un vero schifo.

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