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Milano | Vaiano Valle – Il borgo “discarica” della città

Da anni la situazione del piccolo borgo di Vaiano Valle è disastrosa, come avevamo già menzionato in un nostro articolo del 2016.

Vaiano Valle, per chi non lo sapesse è un piccolissimo nucleo di case che formava un antico borgo rurale, oggi un sobborgo di Milano immerso nell’area protetta che è, odovrebeb essere, il Parco Sud.

Vajano fu nominata per la prima volta nel 1346. Nell’ambito della suddivisione del territorio milanese in pievi apparteneva alla Pieve di San Donato, e confinava coi Corpi Santi a nord, con Nosedo ad est, con Chiaravalle e Macconago a sud, e col Vigentino ad ovest. Al censimento del 1751 la località fece registrare 229 residenti. Nel 1869 Vaiano fu aggregata a Quintosole, comune che si spostò al Vigentino, assumendone il nome, e con questa località nel 1923 finì annessa a Milano.

Da decenni il nucleo di vecchie cascine è in abbandono, in seguito allo spopolamento delle aree rurali, il villaggio è anche in stato di forte degrado. L’area è abusivamente occupata da una comunità di zingari.

Qui di seguito due immagini di Google map che mostrano chiaramente lo stato di degrado del piccolo borgo.

E’ notizia di pochi giorni fa che il Corriere della Sera ha riportato all’attenzione la discarica abusiva che è diventato questo borgo di poche case abitate, tante baracche e molte rovine.

Come abbiamo fatto notare più volte, Milano, oltre il Naviglio Pavese, viale Bligny e la Bocconi, oltre via Spadolini e Fondazione Prada, è morta o incancrenita. Qui, per fortuna gli speculatori non possono fare affari, il Parco Sud crea problemi, ma non essendoci investitori, non arrivano soldi e quindi tutto diventa marcio. Il Comune cerca di salvare piccole realtà, ma tutti guardano a Porta Nuova, CityLife e Cascina Merlata. Chi sa cosa succede a Macconago, dove un castello, una cascina e un’antica chiesastanno andando in malora. Chi se ne frega di Quintosole avvolto nella nebbia e vicino al carcere di Opera (sebbene abbia una graziosa chiesa antica e un casino di caccia del 1400). Così è anche Vaiano Valle, dove non c’è nulla di interessante se non un villaggio abusivo di zingari e una discarica a cielo aperto.

Nessuno interviene se non quando si portano a galla malefatte. Gli stessi proprietari, gruppi bancari, come le cascine che si trovano ai civici 32 e 41, la Visconti Srl del gruppo Unicredit, come suggeriscono dal Corriere, in tutti questi mesi non ha fatto niente per impedire gli scarichi abusivi, non recintando l’area, in modo da non permettere l’ingresso.

Forse bisognerebbe trovare un nuovo luogo agli zingari, anche se non saprei come, visto che ovunque li si metta creano scompiglio. Certo lasciare un luogo in città in questo stato è veramente triste.

La politica ha sistemato, dopo decenni, il vicino Boschetto di Rogoredo, ha aumentato gli alberi nelle aree comunali della zona, e la sistemazione del parco della Vettabbia, ma non basta.

Sarebbe bello che le cascine venissero recuperate e trasformate in residenze, per chi, pur abitando in città, voglia rimanere in campagna, sicuramente non aumentando cubature. Insomma, sarebbe bello che qualcuno rigeneri questi angoli abbandonati senza stravolgerli, dando la possibilità ai cittadini di trovare una vita di campagna-cittadina, migliorando la qualità della vita del borgo e della zona.


Urbanfile utilizza mappe basate su dati ©️ OpenStreetMap contributors

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


13 thoughts on “Milano | Vaiano Valle – Il borgo “discarica” della città

  1. Wf

    Se sono proprietà delle banche ossia di privati il conune può fare poco.

    Sono i privati che devono fare.

    Il comune o lo stato possono però obbligare a recintare o riqualificare.

    Sempre che si abbandoni l’ideologia la religione moderna dell iperliberismo

    1. Anonimo

      “L’iperliberismo ” non c’entra molto.

      Prova a tenere una discarica di rifiuti sul balcone di casa tua e vedi se i Vigili Urbani, la ASL, i Vigili del Fuoco, i Carabinieri, la Polizia, i Servizi Sociali non vendono a obbligarti di smetterla 😉

      1. Alessandro Magno

        Iperliberismo in Italia neanche nei sogni bagnati di qualche liberale. Si sta sprofondando nel socialismo surreale invece.

        Detto ciò e un bel problema, dai quartieri di via ripamonti quel percorso è molto bello d’estate per raggiungere Chiaravalle ma passare anche in bici (a piedi mai…) tra quelle case da una sensazione di profonda insicurezza, che si riscontra anche in altre aree del parco Sud nei pressi di cascine abbandonate. Serve un impegno maggiore e una maggiore fruibilità di quella porzione di parco agricolo.

      2. Marco g.

        Questo articolo è terrificante e fazioso.
        Usare la parola “zingari” continuamente e con non curanza è terrificante.
        Accostare un certo gruppo continuamente al degrado è terrificante.

        1. Anonimo

          Ho la stessa reazione all’abuso del riferimento.

          Poi un giorno passi in zone franche in cui nomadi vivono ignorando molti principi di vivere comune (e molte leggi, già che vi siamo), e sei forzato a vedere il problema.

          È difficilissimo evitare di finire nella barbarie anti-rom e nel buonismo da ZTL

  2. YasP

    Cosa fare con gli zingari? Continuare a cacciarli da dove si mettono, basterebbe poco ma lasciamo che questi parassiti l’abbiano vinta occupando terreni e trasformandoli in discariche. Nessuna pietà con questa gentaglia.

    1. Anonimo

      Toni sguaiati, problema reale, soluzione complessa.

      Se i destrorsi non cavalcassero questi temi in modo vergognoso e troglodita, e i sinistrorsi non li ignorassero dall’alto della loro superiorità morale e del buonismo salottiero, almeno si potrebbe discutere in maniera un filo più obiettiva

      Sulla campagna periurbana, è tutto penosamente vero. Appena si esce dai confini urbanizzati, di scene di questo tipo se ne incontrano spesso. Il sud Milano in particolare sembra terreno fertile per questa decadenza.

  3. Anonimo

    I paesaggi rurali italiani sono tutti semiabbandonati…tranne posti dove l’economia di agriturismi e produzione di vimo funziona….il resto solo squallide monotone distese di seminativi di tipo industriale….le cascine abbandonate ovunque o con i tetti sfondati per non pagare le tasse….finiti gli slogan di Forestami, con serieta’ bidognerebbe pensare ai paesaggi rurali periurbani…che se ben legati alla citta’ potrebbero rinascere….ai developer interessano i metri cubi, non i metri quadrati….questo esempio fa capirs che la citta’ e’ malata e gerarchizzata…

  4. Dario

    Per carità, il campo nomadi c’è, nessuno lo nega e non voglio certo difenderli. Però l’articolo del Corriere evidenzia il comportamento di chi, sfruttando proprio la presenza del campo, va a usare la zona come discarica abusiva. Si parla di “onesti” mobilieri (brianzoli?) che depositano materiale in abbondanza usando i camion…

  5. attilio

    assurdo che una zona così bella e praticamente in città
    continui ad essere terra di nessuno dove tutto è permesso

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