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Milano | Porta Nuova – Presentati P39 e Torre Botanica

Riconnessione della Biblioteca degli Alberi con una serra laboratorio dedicata a educazione su temi di impatto ambientale e riuso edilizio

  • Restituzione alla città dei benefici derivanti dalla Legge Regionale n. 18/2019
  • Primo progetto di riqualificazione dell’agenda post Covid, allineato agli obiettivi di impatto ESG e alle linee guida di Next Generation EU
  • Rigenerazione progettata secondo criteri di investimento ad impatto secondo i più elevati standard di sostenibilità, con investimenti di oltre 300 milioni di euro e l’impiego tra progettazione, realizzazione e indotto di 5.000 lavoratori
  • Team selezionato fra 70 raggruppamenti composti da 359 Studi provenienti da 15 Paesi

COIMA SGR – società indipendente leader nella gestione patrimoniale di fondi di investimento immobiliare per conto di investitori istituzionali – assegna a Diller Scofidio + Renfro (DS+R) e Stefano Boeri Architetti il concorso internazionale di architettura per l’edificio di Via Pirelli 39. Il concorso era stato indetto il 25 novembre 2019 secondo linee guida condivise con il Comune di Milano. Il progetto è stato presentato oggi da Manfredi Catella (CEO COIMA SGR), Elizabeth Diller (DS+R) e Stefano Boeri (Stefano Boeri Architetti).

Pirelli 39 è collocato al centro dell’area Porta Nuova Gioia in una posizione strategica fra la stazione Centrale, a est, e scalo Farini, a ovest, e rappresenta il punto di accesso a Porta Nuova proveniendo da nord verso il centro città. La sua riqualificazione si inserisce nel processo di rigenerazione dell’area su scala di quartiere iniziato con Gioia 22 e che si completerà nei prossimi anni con lo sviluppo dei progetti di Pirelli 35 e Gioia 20. Oggi l’immobile, dismesso dal Comune di Milano nel marzo 2015, rappresenta una frattura urbana che interrompe le diverse parti dei quartieri circostanti: privo di certificazioni di sostenibilità, non conforme alle norme anti-sismiche, inefficiente per un uso moderno e con problemi strutturali, di inquinamento e degrado ambientale-urbanistico-edilizio.

temi principali indicati nello sviluppo dei progetti dal committente COIMA SGR, per conto del fondo di investimento COIMA Opportunity Fund II, sono stati:

  • ricomposizione delle parti della Biblioteca degli Alberi oggi separate da Via Melchiorre Gioia ed estensione della qualità degli spazi pedonali di Porta Nuova verso nord, Stazione Centrale e scalo Farini
  • riuso edilizio privilegiato rispetto a demolizione e ricostruzione
  • sviluppo di una metodologia di investimento a impatto, misurabile declinando obiettivi ed effetti rispetto a target definiti
  • creazione di un simbolo culturale di un periodo storico che se da una parte ha accentuato le emergenze ambientali e sociali a livello planetario, dall’altra sta alimentando la formazione di un modello culturale di sviluppo più resiliente

Il progetto è stato selezionato dalla giuria composta da Gregg Jones (partner dello studio di architettura Pelli Clarke Pelli Architects e responsabile del masterplan di Porta Nuova Gioia), Alberto Artioli (già Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della città di Milano), Nicolò Di Blasi (già responsabile logistica, infrastrutture e acquisti dell’università Bocconi), oltre a Manfredi Catella, Gabriele Bonfiglioli, Matteo Ravà ed Ettore Nobili di COIMA SGR. L’architetto Leopoldo Freyrie ha svolto il ruolo di RUC, Responsabile Unico del Concorso.

Al concorso internazionale hanno preso parte 70 raggruppamenti con 359 Studi di architettura, landscape/urban design e ingegneria in rappresentanza di 15 Paesi (Austria, Belgio, Cina, Colombia, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Inghilterra, Italia, Norvegia, Olanda, Spagna, Svizzera, Usa). I finalisti selezionati dalla giuria sono stati gli Studi 3XN (Danimarca), David Chipperfield (Inghilterra/Italia), Diller Scofidio + Renfro / Stefano Boeri Architetti (USA/Italia), Heatherwick (Inghilterra), Vittorio Grassi (Italia), Wilmotte (Francia). Il progetto vincitore è quello presentato da Diller Scofidio + Renfro / Stefano Boeri Architetti, che ha interpretato armoniosamente le linee guida condivise da COIMA e dal Comune di Milano.

La collaborazione fra DS+R, al primo progetto in Italia, e Stefano Boeri Architetti rappresenta una partnership virtuosa scelta da COIMA come risultato di un approccio metodologico volto a proseguire il percorso, sviluppato negli ultimi 10 anni di progetti di rigenerazione promossi dal gruppo, di contaminazione fra gli architetti italiani e internazionali alimentando una nuova stagione di architettura fondata su un nuovo paradigma culturale espressione del nostro Paese. I due Studi hanno mostrato un forte allineamento sui principi di sostenibilità, ben interpretando le linee guida del concorso soprattutto in tema di impatto ambientale, continuità con la trasformazione urbana dell’area, innovazione, attivazione della comunità, relazione fra natura e città. 

La riqualificazione del complesso immobiliare potrà essere sviluppata, come pubblicamente presentato e previo iter autorizzativo comunale, grazie al riconoscimento di Pirelli 39 quale immobile dismesso da parte del Comune (in applicazione dei criteri disposti dall’art. 40 bis della Legge Regionale n. 18/2019).

La proposta DS+R e Stefano Boeri prevede un modello di utilizzo misto di spazi pubblici-residenziale-terziario attraverso il recupero della torre esistente, dell’edificio a ponte su Melchiorre Gioia e la realizzazione di una nuova torre.

  • Recupero dell’edificio esistente: l’edificio sarà ripensato mantenendone la prevalente destinazione terziaria ma adeguandolo agli attuali standard di uso degli spazi uffici nel segno dell’innovazione e della sostenbilità, in linea con i parametri Next Generation EU; il progetto prevede il mantenimento del carattere dell’edificio originario, aggiornandolo nella dotazione impiantistica e nelle performance energetiche e adeguandolo strutturalmente al fine di consentirne parametri adeguati di efficienza, risolvendo i limiti attuali e consentendo di considerare il riuso dell’edificio esistente rispetto all’alternativa di una demolizione e ricostruzione integrale. Altezza circa 90/95 metri.
  • Edificio a ponte: percepito oggi come un “muro” di separazione su via Melchiorre Gioia, grazie all’applicazione della L.R. 18/2019 il progetto lo ripensa svuotandolo e rendendolo leggero, pur mantenendone il segno architettonico di ponte a scavalco sulla strada e aggiornandolo nei conenuti come un nuovo “hub” a servizio della città, uno spazio  aperto per eventi, mostre ed esposizioni, con aree incontri e wellness dedicato ad essere un laboratorio sull’impatto climatico e ambientale, ed estensione della Biblioteca degli Alberi. Punto centrale della trasformazione dell’edificio sarà la green house, una vera e propria serra della biodiversità dove vivere un’esperienza immersiva, educativa, interattiva e innovativa tra svariate specie vegetali.
  • Nuova torre residenziale: 1.700 mq di vegetazione, distribuita sui piani in modo che le fioriture cambino i colori dell’edificio al variare delle stagioni, assorbiranno 14 tonnellate di Co2 e produrranno 9 tonnellate di ossigeno l’anno, al pari di un bosco di 10 mila metri quadrati. Con 2.770 mq di pannelli fotovoltaici la torre sarà in grado di autoprodurre il 65% del proprio fabbisogno energetico. L’edificio prevede parti strutturali in legno che ne diminuiranno il carbon footprint, tra cui 1.800 metri cubi di legno dei pavimenti che consentiranno di risparmiare fino a 3.600 tonnellate di biossido di carbonio nelle fasi di costruzione. Altezza, circa 110 metri.

Pirelli 39 sarà il primo progetto italiano interamente misurabile secondo criteri ESG:

  • certificazioni LEED Platinum, WELL Gold, WiredScore 
  • contributo per il raggiungimento della certificazione LEED e WELL for Community del quartiere  Porta Nuova (primo distretto al mondo)
  • zero uso di combustibili fossili
  • livello di emissioni operative di CO2 già allineato con gli obiettivi EU 2050 
  • copertura del fabbisogno annuale di energia >65% da fonti rinnovabili 
  • creazione di spazi pubblici e commericali per contribuire all’attiviazione dell’area
  • attivazione di +5.000 posti di lavoro per fasi progettuali, costruttive e di gestione
  • €500 Mln di Valore aggiunto Generato (contributo diretto, indiretto e indotto dell’attività economica svolta)

Manfredi Catella, Founder & CEO di COIMA, ha dichiarato: “la presentazione di oggi è un importante momento di confronto con Milano e con il nostro Paese. Anche alla luce dell’emergenza sanitaria ritengo che la rigenerazione del territorio rappresenti una chiave industriale strategica di rilancio del  territorio italiano,  da un punto di vista culturale, ambientale, sociale ed economico. Il nostro Paese è ricco di edifici  iconici e luoghi straordinari che, come nel caso presentato oggi, hanno la necessità di essere riscritti e ripensati secondo criteri di sostenibilità e di innovazione: un percorso e una missione che già da molto tempo condividiamo con i nostri investitori e che può rappresentare una  leva determinante per le nostre città e per il nostro Paese.”

Elizabeth Diller, partner di Diller Scofidio + Renfro, ha dichiarato: “Il nostro studio è entusiasta di avere la possibilità di dare un contributo architettonico significativo alla città di Milano, il nostro primo progetto in Italia. Poiché gran parte del nostro lavoro si concentra sul futuro delle città, il progetto Pirelli 39 rappresenta una grande opportunità per un nuovo modello di sviluppo ad uso misto e di crescita urbana sostenibile. Il progetto combina il riuso di edifici storici con un nuovo edificio responsabile dal punto di vista ambientale, e una vibrante destinazione culturale ‘vivente’ dedicata all’arte e alla scienza delle piante.”

Stefano Boeri, founder di Stefano Boeri Architetti, ha dichiarato: “Il nostro progetto riporta in vita un nobile edificio (l’ex Pirellino), propone una torre dove la Botanica si intreccia con l’architettura e inventa con il nuovo Ponte/Serra uno spazio verde aperto a tutta la città. In un periodo così difficile, questo progetto rilancia nel mondo la visione di una Milano che scommette sul futuro e affronta con coraggio le grandi sfide della crisi climatica.”

Pirelli 39 era stato messo in vendita nel 2019 dal Comune di Milano tramite un’asta pubblica a cui avevano preso parte cinque fra i maggiori operatori italiani e internazionali del mondo immobiliare e finanziario e aggiudicata a COIMA SGR. Finanziata da un pool di primarie banche italiane composto da UniCredit, Intesa San Paolo-UBI Banca e Banco BPM, l’operazione era stata perfezionata da COIMA Opportunity Fund II (“COFII”), il più grande fondo immobiliare discrezionale italiano con una capacità di investimento di oltre 1 miliardo di euro. Il fondo è partecipato da principali investitori istituzionali (fondi sovrani, fondi pensione e assicurazioni) internazionali e nazionali.

L’edificio rientra nel tracciato del masterplan unitario per l’area Porta Nuova Gioia, avviato da COIMA in collaborazione con il Comune di Milano e coordinato da Gregg Jones assieme a un team qualificato composto da Patricia Viel dello studio Antonio Citterio Patricia Viel, Chris Choa di AECOM (masterplan Olimpiadi Londra), Ibrahim Ibrahim di Portland (animazione spazi pubblici), Jim Burnett dello studio OJB e Andreas Kipar di Land come paesaggisti. 

L’area – per la quale COIMA SGR prevede investimenti totali di oltre 1 miliardo di euro, 270 mila mq di superfici sviluppate o rigenerate, 20.000 mq di aree pubbliche e 3.600 m di percorsi ciclopedonali – rappresenta il completamento di Porta Nuova e verrà presentata dalla società nei prossimi mesi.Con Pirelli 39 salgono a oltre 280 i raggruppamenti che hanno partecipato ai concorsi indetti da COIMA negli ultimi 10 anni. Dopo avere sviluppato progetti di rigenerazione urbana per un valore economico di oltre 5 miliardi di euro, COIMA sta dando vita a progetti urbani strategici per ulteriori 3 miliardi di euro.

Manfredi Catella, ha concluso la presentazione con un monito o, meglio, un avvertimento: questo progetto si potrà realizzare solo con la legge regionale che prevede, per gli edifici abbandonati, il 25% in più di volumetria. Se questa norma regionale non venisse recepita dal comune, saranno “costretti” a rinunciare alla realizzazione delle parti pubbliche, ovvero saranno realizzate le due torri, ma senza il ponte serra e gli spazi culturali, come nella suggestione qui sopra.

Sperando che il progetto venga approvato da Palazzo Marino, i cantieri dovrebbero durare circa 4 anni con l’obiettivo di inaugurare il P39 rimesso a nuovo, la Torre Botanica e il ponte-serra sospeso su via Melchiorre Gioia in tempo per le Olimpiadi invernali del 2026.


Urbanfile utilizza mappe basate su dati ©️ OpenStreetMap contributors

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


65 thoughts on “Milano | Porta Nuova – Presentati P39 e Torre Botanica

    1. Anonimo

      Lo spero anch’io…

      Comunque è un’impresa privata, non un ente di beneficenza… deve fare profitti per poter continuare ad esistere e distribuire valore, fanno bene a porre il problema.

    2. Dario

      Dare x avere..mi sembra giusto, e comunque il progetto è bello, e lo spazio pubblico un plus non da poco che giovera’ alla citta’ sotto tutti i punti di vista! Se il comune mette i bastoni tra le ruote fa meglio ad andare a pescar cavedani nel Lambro che gli si addice di più..ma non succederà ( almeno spero x il bene di Milano)!

  1. Vin

    Mi piace molto, ottimo lavoro!!!
    Peccato per il vecchio Pirellino non comunicante con il design! Avrei portato l’idea del verde in entrambe i building.

  2. Anonimo

    Nel progetto della Biblioteca degli Alberi era prevista una passerella ciclabile, mai realizzata, che attraversa via Melchiorre Gioia connettendo viale della Liberazione con la Biblioteca degli Alberi. Ad oggi per accedere al parco bisogna necessariamente fare le scale.

    Al posto delle serre con la gente che ammira le piante sconvolta non si potrebbe pensare a qualche opera pubblica un po’ più utile per i milanesi?

  3. Anonimo

    Mi piace, anche se non ho capito come mai non é stato pensato con la possibilitá di stombinare il naviglio, avrebbe dato a quella parte di Milano e alla bibblioteca degli alberi tutto un’altro aspetto.

    1. Stefano

      Sono d’accordo. Con il naviglio aperto, anche solo per il tratto che costeggia il parco, il progetto assumerebbe un valore paesaggistico molto maggiore

  4. V.

    In pratica Coima sta dicendo che con le leggi urbanistiche del Comune si fanno cose “così così”, mentre con i criteri più permissivi della Regione si fanno cose “super”?

    Se è vero, perchè il Comune sarebbe così fesso da fare leggi e regolamenti che costringono a progetti tristi?? C’è qualcosa che non torna….

  5. Alessandro

    MAGARI si facesse.
    Dai Sala non facciamo cavolate, sarebbe il modo perfetto per chiudere quell’angolo e coprire un po’ i due “fratelli Gioia 20”, di gusto vagamente littorio. L’unica cosa che mi spiace è che non sia già prevista la soluzione del Naviglio riaperto (ma solo sotterraneo) e che nella torre P39 non sia previsto Verde. 2 o 3 strisce di verde potevano inserirle, oltre al terrazzo.

  6. Matteo

    Ero molto ansioso di vedere come sarebbe stato sviluppato un progetto in un’area considerata strategica a cavallo tra l’area di Porta nuova e la stazione centrale. Area di fondamentale importanza e che avrebbe potuto dare un carattere più definito a tutta la zona. Sono rimasto davvero deluso dalla scelta del progetto di Diller Scofidio + Renfro / Stefano Boeri Architetti. COIMA ha già permesso la realizzazione di un’idea rivoluzionaria come quella di una torre ricoperta da alberi ma mi sembra riduttivo e privo di qualsiasi logica, pensare di riproporre lo stesso concept in un’altra torre, nella stessa città, con lo stesso uso e per di più esattamente di fronte alle precedenti. Per quanto possa essere stata originale e anacronistica l’idea del bosco verticale doveva rimanere, a mio parere, un landmark per la città di Milano. Queste torri sono un’opportunità per l’architettura di avere un laboratorio dove sperimentare nuovi concept e materiali e non quello di ripresentare l’unica idea che è in grado di proporre lo studio di Boeri in giro per il mondo: copie del fortunato bosco verticale che doveva restare appunto una sperimentazione. Per quanto riguarda il collegamento previsto attraverso il rinnovato edificio a ponte su via Melchiorre Gioia, mi sembra un’idea molto bella ed affascinante ma con diverse criticità se l’intento è quello di farne uno spazio pubblico. L’alto costo di gestione e il fatto che avrà sicuramente degli orari di apertura ne farà uno spazio quasi museale e chiuso piuttosto che aperto alla collettività. Per non parlare del fatto che tale progetto è legato all’approvazione della legge regionale. Se non dovesse passare ci ritroveremmo con due torri completamente prive di qualsiasi ambizione progettuale e che non apportano nessun valore allo spazio pubblico. Non mi sembra questa la strada per Milano di voler raggiungere un tanto ambito posto all’interno della ristretta cerchia delle città globali.

    1. Thomas

      Aggiungiamo anche che tali edifici nel range 90-100m chiudono prospettive e sono prive di slancio determinando un effetto muraglia composto da N torri tutte alla medesima altezza nel cluster di PN.

      Quanto all’intervento sugli UTC è imbarazzante, neanche una matricola al 4 esame di architettura avrebbe sfornato una cosa simile.

    2. Alessandro

      Io ho il “terrore” della gente come lei (simpaticamente parlando). Gente che vuole sperimentare aborti architettonici, che poi rimangono per secoli sulle balle dei cittadini (20 Fenchurch Street).
      Dico che l’idea del bosco verticale debba essere esportata e moltiplicata, semplicemente perché è una bella idea, meglio ancora se è a firma italiana e ringrazio che nei secoli indietro, non si siano fatti gli stessi problemi che si fa lei. Altrimenti ci sarebbe UN partenone (niente Agrigento, niente Paestum), UN Colosseo, UNA cattedrale di Amiens ecc.
      Spero vivamente che di boschi verticali a Milano ne sorgano una decina, diversi, ma con lo stesso spirito.

      1. Wf

        Questa cosa che la città debba essere il campo giochi di un bambino scemo e squilibrato che deve fare ogni volta un palazzo diverso solo per divertimento mi sembra un tantino squilibrata.

        La città è un luogo dove noi tutti dobbiamo vivere.

        Non il laboratorio di bambini schizofrenici per i loro esperimenti visivi.

        Deve essere vivibile e non una vetrina di negozio dove ogni volta cerchi la novità perché stai a guardate la televisione. Fai un abbonamento a netflix o prime video per questo. La città non è un videogioco.

        La città urbanistica deve migliorare la qualità di vita e il benessere urbano dei suoi abitanti.

        Ben vengano 100 1000 boschi verticali tutti più o meno uguali. Milano cambierebbe in molto meglio e non assomiglierebbe a Dallas tv.

        La novità solo per il gusto della novità è quanto di più stupido e antiestetico possa esistere. E anche un po infantile e bambinesco direi…

        L’architettura contemporanea non doveebbe essere un gioco a chi ce l’ha più lungo ma un modo per migliorare la vita di chi abita nelle città moderne

      2. Anonimo

        si descrive solo il progetto di Boeri e poco la parte Diller…poi grande assente il botanico, paesaggista o agronomo che ha curato la progettazione del verde…che avra’ un ruolo determinante….

        1. Anonimo

          fare chiarezza su tutto il progetto…senza la serra il progetto si smonta…fate emergere le scelte architettoniche….non confondete sempre tutto nel buonismo botanico….e citate i botanici coinvolti…

    3. Marina

      La firma non è solo di Boeri. C’è anche quella di Elizabeth Diller a firmare la passerella/serra. Un’altra archistar DONNA che mette la sua firma su Milano.

    4. Lorenzo

      Condividilo pienamente, il tuo sembra esser un intervento da un “addetto ai lavori”, hai avidenziato ciò una parte della critica dell’architettura contemporanea dice di Boeri.
      L’architettura di Boeri sembre sempre più un formalismo dell’ecologia.

  7. Andrea

    Il progetto della Biblioteca degli Alberi un tempo prevedeva un ponte ciclabile, mai realizzato, che attraversa via Melchiorre Gioia collegando viale della LIberazione con la Bibblioteca degli Alberi.

    Al posto delle serre con la gente che guarda le piante stupefatta, non si potrebbe realizzare un’opera utile ai cittadini milanesi?

    1. gaetano

      ma il ponte è stato fatto, è quello che collega il viale con piazza Gaetano Aulenti ed è dedicato esclusivamente a bici e pedoni.

      1. Andrea

        Il ponte che è stato fatto è dedicato esclusivamente ai pedoni, dal lato della torre Solatia il ponte è raggiungibile solo con le scale o l’ascensore.

        Ti assicuro, ma immagino che i rendering su internet sono ancora disponibili, che era in progetto anche un secondo ponte veramente ciclopedonale.

        Purtroppo i privati vedono gli oneri edilizi come la possibilità di realizzare una cornice al loro palazzo e non degli spazi utili ai Milanesi.

        Se chiedessi ad un milanese di cosa ha bisogno Milano pensi che ti risponderebbe: “Ovvio! A Milano mancano le serre!”?

        1. gaetano

          deve essere il comune (inteso come politica) ad indirizzare al meglio l’utilizzo degli oneri urbanistici; l’impressione, purtroppo, è che manchi proprio una regia pubblica…

  8. Anonimo

    Il recupero del Pirellino è di una tristezza infinita. La torre verde ci sta. La passerella tanta roba (se la realizzazione sarà all’altezza dei rendering).

  9. Anonimo

    L’idea più bella, oltre la ruffianata del ponte/serra multifunzione, è a mio parere la trasformazione a verde di via melchiorre Gioia e la sua pedonalizzazione durante i weekend.

    Non ho mai capito perché a Milano non si pedonalizza nulla durante i fine settimana, è invece una pratica molto diffusa all’estero che ha sempre grande successo.

  10. Anonimo

    quell’incrocio Pirelli/Gioia, per anni uno dei posti più tristi dell’universo, fra architetture datate e poi fatiscenti, assenza di vita (cemento/catrame/asfalto), una fermata fantasma della M2… ora può diventare uno dei posti più attraenti di Milano e non solo…

    Il braccio di ferro con il comune non è molto elegante, ma spero che trovino una soluzione onorevole per entrambe le parti e procedano a completare l’area.

    Con la torre Unipol, Gioia 20 e 21, anche P35 alla fine, quest’angolo che circonda la biblioteca degli alberi diventerà un riferimento dell’erba busti a/architettura mondiale

  11. Anonimo

    Devo essere onesto, considerato i precedenti di Coima (il modestissimo intervento di Park e Snohetta) ero poco ottimista, ma questo progetto mi piace. Reinterpreta in chiave moderna l’international style della ex torre degli uffici tecnici e propone una bella torre residenziale con la classica formula Boeri.

    Non so se dipende dal fatto che fossi estremamente pessimista, ma ci metterei la firma in questo momento su un progetto così.

    Spero davvero che il Comune non faccia ostruzionismo, per via della legge regionale.

  12. Giovanni

    Concordo pienamente con Matteo,
    poca armonia con la torre esistente e riproposizione del concetto di Bosco Verticale, con il limite di una passerella che sul lungo-lunghissimo periodo rischia di diventare troppo costosa.
    Rimango sorpreso che ci fossero i volumi per costruire una torre di oltre 100m che andrá a coprire quelle esistenti o previste… non avevamo detto che oramai i grattacieli erano vecchi, Milano dovrebbe proporre avanguardia, etc etc?

    Trovo una forzatura affermare che facciamo tutto questo per la comunitá, strizzando l’occhio all’impatto ambientale e a sostegno del riuso edilizio (quando fa comodo), ma a patto di cambiare le leggi regionali (=avere volumi).
    Spero che le contaminazioni con l’estero e il nuovo paradigma culturale portino qualcosa di meglio a questa cittá…

    Quando ci mostrerete i progetti che non hanno vinto?
    Saluti radical
    Giovanni

  13. gigi

    Coima vuole pagare meno oneri e avere più volumetria.. In cambio regala a Milano una passerella serra. ma chi paga per la sua manutenzione. L’accesso sarà sempre libero? meno parole e più fatti

  14. Anonimo

    Una torre è di troppo. L’area diventa congestionata e soffichiamo il parco. Senti puzza di speculazione. P39 è sacrificabile x me.

    Bellissima la riqualificazione del viale.

    1. Anonimo

      Una fila di alberi corre sopra la soletta in cemento armato della copertura del naviglio.

      Ma veramente pensano che le radici affonderanno nel calcestruzzo?

  15. GArBa

    A prescindere dai gusti, è un progetto di indubbia qualità.

    Innanzitutto perchè non cancella il palazzo esistente che, nel bene o nel male è comunque stato per almeno quarant’anni un landmark della zona, lo ripensa ma rispettandone alcune idee di base fondamentali, quali le due facciate differenti. Il palazzo è in una certa misura “monumentalizzato” ma non “muore”, se vogliamo con un certo parallelo con la torre GalFa.

    In secondo luogo, pur nel solco della conservazione, ripensa interamente la parte a scavalco del viale che, a mio avviso, era la parte meno convincente del complesso sin dalla sua realizzazione.

    Parlando invece del “nuovo”: mi convince molto il riuso del ponte come autentico “ponte” in grado di rendere contemporaneamente usabili da pedoni e ciclisit le due parti del parco senza interferenze con la circolazione. Risolve il problema già citato da alcuni della mancanza di un collegamento “sicuro” e lo fa con una struttura di indubbio impatto scenico.

    Anche la progettazione dello spazio urbano, cioè quello percepito da chi utilizzerà questa struttura, appare curata, per lo meno dal rendering. Ma dati i precedenti del developer al momento non ci sono particolari elementi per pensare che la realtà se ne discosti.

    Non condivido infine, pur comprendendone l’origine, i commenti di chi critica la riedizione del bosco verticale; mi pare invece che l’idea di base, che è chiaramente la stessa, sia stata sviluppata in una forma del tutto diversa, che potenzialmente andrebbe a costituire una singolarità insieme ai suoi vicini predecessori, e non in opposizione ad essi. Concetto questo che spesso si vede nei cluster esteri e che finora per la storia del nostro Paese in italia si era visto poco.

    Nemmeno trovo particolarmente fondate le critiche allo sviluppo dell’edificio in verticale (ogni considerazione sulla sostenibilità ambientale, in primis il rapporto superficie/volume e l’impronta a terra dovrebbero farcela anzi ritenere una soluzione efficiente). Analoghe considerazioni non mi destano alcuna preoccupazione su un “soffocamento” del parco.

    Proprio per quanto sopra, mi rammarico che la realizzazione del ponte, che è la chiave di volta dell’intervento, debba dipendere da una interpretazione normativa. Diciamo che è una presentazione che un po’ lancia il sasso e nasconde la mano. Certo, le due torri manterrebbero i loro aspetti positivi, ma a quel punto vi sarebbe una carenza sullo spazio urbano che è invece uno dei punti di forza. Forse sarebbe stato intellettualmente più onesto presentare anche una versione in cui i volumi mancanti venivano sottratti alla torre, ma mi rendo conto che nessuno ha la macchina che stampa i soldi e la riuscita dell’intervento dipende dalla valorizzazione immobiliare, per cui spero in una risoluzione positiva.

  16. Anonimo

    ma insomma le torri con le piante ormai le conosciamo…giustificarle per sostenibilita’ e ossigeno non possiamo proprio berla questa semplificazione….all’occhio intriga…il progetto intriga certo…ad un occhio attento sembra che piante e serre messe in un luogo un po’ strano…abbiano convinto la giuria…basta vendere questo ‘ naturalismo’ forzato per vincere un concorso?? E gli altri progetti??

  17. Sluss3n

    Sono rimasto un po’ deluso; avrei preferito che il Pirellino venisse demolito e avessero costruito un solo nuovo edificio più alto; il Bosco Verticale 2.0 inoltre non è nulla di innovativo ma solo una reinterpretazione di un progetto vincente.
    I due edifici inoltre non dialogano per niente tra di loro. Speriamo almeno facciano la serra!

  18. Luca

    Davvero bel progetto!
    In futuro sarebbe bellissimo se ci fosse un collegamento verde fino a scalo Farini!!
    Tipo via Borsieri e poi via Alserio come proseguimento del ponte fino allo scalo.

  19. AF

    Un progetto come questo su via Melchiorre Gioia DEVE considerare la riapertura del Naviglio, che in questo caso è proprio assente. C’è soprattutto l’ostacolo della campata centrale dell’attuale edificio a ponte, troppo stretta per permettere alla via di ospitare sia corsie stradali sia naviglio riaperto.

    Un referendum popolare con voto favorevole, amministratori che vengono eletti dopo aver promesso la riapertura di Navigli navigabili: proprio alla democrazia non siamo più interessati?

    1. Anonimo

      ma quella serra in quel punto e’ un azzardo…chi la gestisce? Con quali risorse? Sara’pubblica o privata?Il progetto ammalia per la parte verde, ma a me non convince….
      perche forzare la mano ed inserire la serra in quel contesto? Per colpire la giuria con facili biofilie e botanismi???

  20. Albe

    Non male ma:
    – la passerella fa scena ma non vedo raccordo tra il lato ovest ed il lato est, deve essere ciclabile e fruibili anche con una parte aperta;
    – inaccettabile ricattare con lo spazio pubblico;

    Io punterei a fargli fare una passerella meno stilosa, basterebbe una comoda larga passerella ciclabile parzialmente coperta con del verde (ma che radici hanno quegli alberi dei render?) e obbligherei a fare lo spazio pubblico al lato e sotto il P39 esistente (se vogliono la serra la possono mettere lì).
    Ed ancora sui volumi parliamone, anche il P39 ha degli spazi aggiuntivi notevoli…come hanno fatto ad infilarci una torre in più?

  21. Matt

    Senza certi ricatti di Catella si può comunque realizzare il ponte, basta togliere quella specie di zaino di vetro dall’altra torre

  22. Anonimo

    Questa è la dimostrazione di come la legge della regione Lombardia sia solo un clamoroso regalo ai grandi proprietari immobiliari, gli interessi dei quali sono rappresentati dalla dx conservatrice che gli ha fornito un inaccettabile strumento di ricatto.
    Speriamo piuttosto che il comune di Milano riesca a trovare il giusto equilibrio tra il profitto (sacrosanto) di Coima e l’interesse (altrettanto sacrosanto) pubblico.

  23. Anonimo

    Mi sembra che a prescindere dall’orientamento politico, la proposta sia molto accattivante e che le due torri (P39 e la nuova torre) siano compatibili con la legislazione comunale, come da ultimo tendering dell’articolo. La volumetria incrementale mi sembra sia quasi tutta regalata al pubblico con spazi aperti e piacevoli, dunque l’interesse collettivo non viene particolarmente ferito dall’applicazione della versione della regione (e di COIMA)

    Ovviamente
    – COIMA ha presentato il progetto in modo legittimo ma furbo, chiarendo che la base della propria proposta sono le torri e il resto è un regalo all’umanità che presuppone l’interpretazione più generosa delle due, con una gran forzatura verso il Comune. Se la torre verde fosse stata ridotta in altezza, magicamente tutto sarebbe rientrato nei canoni comunali… ma anche Catella deve mangiare un tozzo di pane
    – la speculazione edilizia che l’ambiguita’ legislativa consente mi preoccupa di più in aree meno pregiate d meno sotto i riflettori…

    1. Anonimo

      Mi permetto di dissentire cordialmente: la legge regionale toglie l’obbligo di abbattere immobili abbandonati non recuperati entro 18 mesi dall’approvazione del PGT e “regala” il 25% di volumetria in più in deroga a distanze, altezze e norme morfologiche, chiaramente scritta su azione “lobbystica” di grandi proprietari immobiliari e imprese edili che legittimamente perseguono il loro interesse privato.
      Tuttavia è proprio compito della politica quello di conciliare questi con l’interesse pubblico che non deve in nessun modo essere considerato alla stregua di una concessione magnanima, ma un vincolo da rispettare senza possibilità di essere aggirato.
      Non dimentichiamo che l’orientamento politico rappresenta sempre determinate istanze sociali e ogni provvedimento legislativo (anche riguardante gli immobili abbandonati come il Pirellino e tantissimi altri casi meno noti) ha un impatto sulla colletività.

      Per approfondimenti:
      https://www.linkedin.com/pulse/immobili-abbandonati-domani-prime-cause-al-tar-e-chiederemo-maran/

  24. Federico

    Data la situazione drammatica generale, sono felice che almeno a Milano sia ancora possibile proporre questo tipo di interventi. è una speranza per il futuro della città e speriamo sia di buon auspicio per altri investimenti. Gli architetti coinvolti sono di alto livello ed il progetto mi sembra molto innovativo.

  25. Luca B

    Credo che per interventi così rilevanti per la città sia nel diritto dei cittadini poter vedere tutte le proposte progettuali alternative che sono state formulate. Cosa avrà fatto Chipperfield, o Wilmotte o….?
    Voglio un’esposizione dei progetti finalisti, con tanto di plastici, disegni, spiegazioni, ecc.. come è stato fatto per la nuova sede della Regione, per il quartiere City Life, per il nuovo palazzo uffici dell’ENI a San Donato.
    Esposizioni bellissime!
    Dunque committenti pubblici ma anche privati.
    Che poi decida COIMA è ovvio, ma anche noi che ci interessiamo delle trasformazioni urbane potremmo farci la nostra personale opinione.
    E’ inutile che COIMA sbandieri buoni intenti con tanto di paroloni come sostenibilità, ecc… Farci vedere solo il progetto scelto non è all’altezza del ruolo che si assegnano.
    Se questo è il modo di agire di COIMA siamo messi male se pensiamo che hanno già le mani in pasta negli scali ferroviari…
    Per quanto riguarda il giudizio sul progetto aspetto di vedere anche gli altri.
    Se poi fossi la Città lì non avrei fatto alcun edificio. Avrei ampliato il parco che sarebbe stato ben definito ad ovest dagli edifici The Corner e P35 ( che fanno da testata agli isolati storici retrostanti) ed a nord da Gioa 20 est ed ovest (che creano un preciso ed elegante margine al Centro Direzionale).
    Ma ovviamente con quel che han pagato il Pirellino questo è solo un utopico sogno.

    1. Anonimo

      Interpretazione curiosa del termine diritto!
      Non penso che la cittadinanza abbia alcun diritto in merito,, a maggior ragione per un progetto privato…

      Però un committente sicuro di se’ (e con anche un’immagine da illuminato rivoluzionario di Milano) non dovrebbe aver problemi a pubblicare tutte le proposte alternative (a meno di accordi in senso opposto con i partecipanti al concorso, sai, casomai volessero riciclare qualche elemento della propria proposta…)

      Chiaramente le reazioni che questa mossa coraggiosa scatenerebbe, sarebbero in numero significativo negative (quanto non realizzato ha una maggior attrazione di quanto scelto!), ma il coraggio e la sicurezza in se’ stessi risiede proprio nel saper affrontare queste critiche.

      Per me in termini assoluti, le quattro torri all’incrocio di Melchiorre Gioia piacciono più singolarmente (o in coppia Gioia 20 e 21) che come combinazione, ma aspetto il prodotto finito per esprimere un parere. La serra e alcuni elementi vegetali mi entusiasmano e i rendering amplificano l’impressione positiva. La biblioteca degli alberi può diventare un Central Park con grattacieli a far da cornice, tutto in scala…

      Dietiamo comune e COIMA (COIMune?) trovino un accordo senza dover ridurre il progetto è senza ricatti da bulletti

    2. V.

      @LucaB:

      Anche a Farini han fatto uguale: han presentato il vincitore in pompa magna. Gli altri progetti bocciati si son potuti vedere solo dopo 6 mesi (o un anno), c’era una specie di embargo legale.

      Inutile dire che gli altri progetti erano mediamente migliori, il che spiega la “censura”.

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