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Milano | Assago – Milanofiori Nord, aperta la passerella ciclopedonale M2

Aperta al pubblico pochi giorni fa la passerella del ponte ciclopedonale che dalla stazione metropolitana di Assago Milanofiori Nord collega il quartiere di Cascina Bazzana (e viceversa), sempre nel Comune di Assago, scavalcando l’Autostrada dei Fiori. 

Il ponte metallico ha lo stesso disegno utilizzato per realizzare le due stazioni della metropolitana di Assago completate in precedenza e di stile vagamente anni Novanta, nonché quello della passerella già realizzata a suo tempo nella stazione di Assago Forum.

Completata lo scorso ottobre, attendeva il nullaosta per poter essere aperta al passaggio pubblico. Ritardo che ha suscitato non poca irritazione da parte degli abitanti di via Bazzana, che, privi di informazioni, avevano organizzato una petizione per l’apertura del manufatto.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


12 thoughts on “Milano | Assago – Milanofiori Nord, aperta la passerella ciclopedonale M2

  1. Andrea

    Bisognerebbe riempire la città di passerelle ciclopedonali! In particolare bisognerebbe unire con passerelle ciclopedonali tutti i quartieri divisi da navigli o binari del treno.

    1. Anonimo

      Via Villoresi e Via Stendhal (O Bergognone/Armani Silos che va a sbattere su un muro) sono un tipico esempio, ma sembra che finchè non iniziano le grandi manovre degli Immobiliaristi sulle aree dismesse, il Comune non consideri il problema.

  2. SP

    A me non dispiace questo brutalismo senza tempo che snobba le mode.

    l’ingresso poi, con quei materiali grezzi, ha un che di steampunk

      1. Anonimo

        Eccola qua’ la ciclodittatura del ciclo pensiero unico!
        E allora anche i tuoi innumerevoli monotoni monociclotematici commenti potrebbero ( sono democratico non dico dovrebbero) essere non dico vietati ma limitati….

  3. Andrea

    Ho trovato questo video che mostra dal punto di vista di un ciclista la nuova passerella detta “ciclopedonale” ma che in realtà vieta esplicitamente, con cartelli, l’accesso alle biciclette (da portare a mano come si marciapiedi).

    https://www.youtube.com/watch?v=Zc0t6WH5VPA

    Non è questa la ciclabilità della quale necessita la zona urbana milanese.

    Opere come questa fanno ancora intendere al cittadino che la bicicletta è da considerare un giocattolino, una specie di punto fragola da aggiungere alla propria opera per renderla, almeno mediaticamente, più attraente e innovativa (con l’aggiunta del prefisso “ciclo”), questa considerazione viene fatta specialmente quando il cittadino confronterà questo cosiddetto ponte “ciclopedonale” con l’autostrada che esso attraversa e che veramente è una “strada per auto”: comoda da percorrere e ben progettata, con corsie ben disegnate, innumerevoli cartelli stradali e informativi, svincoli, piazzole di emergenza, ecc.

    1. Anonimo

      Suggestiva battaglia.
      Però basta parlare sempre e solo di bici e parliamo in modo più ampio e utile di micro mobilità: monopattini e altri microveicoli elettrici stanno velocemente diventando dominanti sulle bici a pedali (di questo passo il sorpasso sarà tra non molti anni) ed hanno esigenze diverse da quelle delle “vecchie” bici a pedali: ad esempio hanno velocità media maggiore.

      Rischiamo di ritrovarci con una rete nata vecchia prima ancora di avercela.

      1. Andrea

        Vedremo se questo sorpasso e addirittura “dominio” sulla bici a pedali arriverà effettivamente o se l’utilizzo dei microveicoli elettrici si stabilizzerà lasciando comunque spazio anche ai veicoli a pedali.

        La vecchia bici mantiene ancora oggi i suoi “Pro”.

        A differenza dei veicoli elettrici, la bicicletta funziona sempre e comunque, cioè non necessita di essere ricaricata (non è necessario ricordarsi di ricaricarla e nemmeno calcolare se la carica che si ha è sufficiente per il viaggio) e inoltre la bicicletta a pedali costa decisamente di meno: 200-250 € per un’ottima bici da città, allo stesso prezzo si acquista un monopattino con un’autonomia di 10-20 km cioè col rischio di non riuscire a ritornare a casa (io per esempio abito a 8 km di distanza dal luogo di lavoro). Rimane ancora da capire quanto dura la vita delle batterie, cioè ogni quanto il monopattino andrà ricomperato (una buona bici mantenuta dura 10 anni e anche più).

        Bisogna vedere se lo sviluppo tecnologico riuscirà ad efficientare ulteriormente le batterie per renderle più potenti e più economiche o se, come è avvenuto con i motori a scoppio, ci sono dei limiti fisici difficilmente superabili.

        In ogni caso, penso che i percorsi ciclabili (quando sono fatti bene) siano perfettamente compatibili con mezzi che si muovono ad una velocità massima di 5 km/h superiore a quella di una bicicletta guidata da una persona qualunque (20 km/h di massima la bici, 25 km/h di massima per gli elettrici). Già ora la convivenza esiste e funziona.

        Quindi possiamo prendere il mio commento precedente e adattarlo anche ai microveicoli elettrici ma la sostanza non cambia: se mi prometti un’opera dedicata alla mobilità leggera (mettendo “ciclo” nel nome) non mi puoi obbligare ad andare a piedi, o mi stai prendendo in giro (probabile) oppure non hai capito come si muove la mobilità leggera (molto probabile).

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