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Milano | Mind – La mobilità del futuro passa da qui

Da anni parliamo e scriviamo di MIND, il Milano Innovation District sorto sulle ceneri dell’ex-area Expo, elogiandolo come esempio virtuoso di rigenerazione urbana che porterà entro il 2030 lo sviluppo di un importante polo di riferimento che includerà servizi per ricerca, sanità e istruzione. Tra i tanti settori che vi troveranno spazio e che faranno di Milano la pioniera in tema di Smart City, ce n’è uno al quale noi di UrbanFile guardiamo con estremo interesse: quello della mobilità.

Milano, MIND e la mobilità di domani

A fine 2020 è stato pubblicato l’Urban Mobility Readiness Index, uno studio condotto dall’Oliver Wyman Forum in collaborazione con l’Università di Berkeley con l’obbiettivo di evidenziare come le grandi città mondiali stanno rispondendo alle nuove esigenze della mobilità. Dopo aver analizzato il trasporto pubblico delle principali metropoli, ha classificato Milano al 26esimo posto, tra l’altro come unica città italiana presente in lista. Ad essere premiati sono stati gli elementi innovativi in tema di sostenibilità e attenzione sociale utilizzati fino ad ora e previsti nei piani di sviluppo dell’amministrazione comunale. Dallo studio è inoltre emerso come il capoluogo lombardo sia collocato nelle primissime posizioni delle classifiche in materia di energia pulita dei mezzi pubblici e shared mobility, mentre ha ancora un gap da colmare per quanto riguarda il rapporto tra centro e periferie e la fruibilità pedonale.

È in questo contesto che il Milano Innovation District si propone di diventare il punto di riferimento per le Smart Cities del futuro, facendo presente nella sua mission come costruire la città del futuro significhi progettare oggi per una città che possiamo soltanto prevedere. Secondo gli esperti che stanno sviluppando l’area, tra le previsioni più certe sul futuro delle nostre città c’è la diminuzione delle automobili: è per questo che stanno cercando di individuare la soluzione nello studio di innovativi e tecnologici sistemi di mobilità.

«Costruire la città del futuro significa progettare oggi per una città che possiamo solo prevedere»

Attraverso progetti pilota nell’area, si cercano quindi soluzioni di mobilità che, integrate nel processo di innovazione, possano diventare prodotti o servizi commerciali sostenibili e replicabili nel mercato a livello globale. In particolare, veicoli elettrici a guida autonoma, droni, soluzioni di mobilità condivisa, sistemi di mobilità innovativa, piattaforme per l’integrazione modale. MIND diventerà così il primo quartiere al mondo progettato per veicoli a guida autonoma.

Secondo BMW, la mobilità urbana del domani ruoterà soprattutto attorno a cinque temi principali, che ritroviamo nei progetti che sono in via di sviluppo proprio nell’area a Nord-Ovest di Milano:

  1. Veicoli elettrici e sostenibili
  2. Mobilità on demand e car sharing al posto della proprietà esclusiva
  3. Guida autonoma
  4. Comunicazione tra macchine e l’ambiente circostante
  5. Mobilità urbana e trasporto pubblico locale

Ad essere stravolto da soluzioni di questo tipo sarebbe anche il nostro stile di vita: nel prossimo futuro il rapporto tra sistemi di trasporto pubblico e privato potrebbe diventare molto relativo. In questo scenario, potrebbe ad esempio diventare la normalità condividere un piccolo veicolo a guida autonoma con altre persone. Sul tema, molti esperti sono scettici e vedono l’introduzione dei sistemi di guida autonoma in ritardo rispetto alla diffusione di sistemi come lo sharing ed i veicoli elettrici, ma tutti concordano che entro il 2030 avremo una vera e propria rivoluzione della mobilità nelle nostre città.

I nuovi sistemi si prefiggono di ridurre il traffico e migliorare la qualità ambientale. Se nel masterplan dell’area MIND erano previsti circa 445 mila metri quadrati di verde, tra parchi e orti sviluppati lungo il Decumano, anche nell’infrastruttura dei trasporti molta importanza è stata rivolta alla sostenibilità, con risorse concentrate soprattutto alla mobilità elettrica, che interessa la maggior parte delle soluzioni previste, sia per quanto riguarda i mezzi pubblici che quelli privati. La riqualificazione dell’area rappresenta per Milano un importante polo di eccellenza a livello internazionale e un importante tassello per il programma Milano 2030, il nuovo PGT che incentra la visione della città su ambiente e cambiamenti climatici, valorizzazione di periferie e quartieri, diritto alla casa e affitti calmierati.

Oggi, con un così ampio raggio di ricerca e possibilità di soluzioni e risultati, non possiamo che rimanere ancora in attesa di scoprire cosa ci riserverà MIND per il futuro. Quello che sappiamo per certo è che la mobilità del futuro passerà sicuramente da qui.

La mobilità multimodale di Systematica

È di pochi giorni fa la notizia che Systematica, azienda italiana leader nella pianificazione dei trasporti e nell’ingegneria della mobilità, sta a sua volta utilizzando MIND come progetto pilota per una interessante nuova tecnologia di simulazione multimodale, con l’obbiettivo di trasformare l’area in un quartiere iper-tecnologico, includendolo nel tessuto urbano della città e riconsegnandolo così alla comunità milanese.

Lo studio ha utilizzato CUBE, un software sviluppato da Bentley per la modellazione dei sistemi di trasporto e dello sviluppo del territorio, per analizzare l’area ipotizzando la presenza di oltre 60 mila abitanti (durante Expo 2015 le visite avevano una media di circa 100 mila visitatori giornalieri), studiare l’integrazione del suo sistema di mobilità con le infrastrutture di trasporto di Milano e verificare l’impatto della domanda di mobilità sul sistema infrastrutturale esistente, ipotizzata di oltre 150 mila viaggi al giorno.

Il modello applicato è un cosiddetto MaaS, ovvero Mobility as a Service, che prevede l’utilizzo della macro-mobilità, automobili e mezzi di trasporto di massa adattivi, soluzioni di e-mobility e veicoli di locomozione a guida autonoma, sistemi a chiamata, infrastrutture cognitivo-intelligenti, e inoltre non esclude la micro-mobilità, con spostamenti anche a misura di pedoni, biciclette e monopattini. Ognuna delle soluzioni previste è stata analizzata considerandone l’effettiva sostenibilità, oltre ad analizzarne sia la funzionalità per gli utilizzatori che l’attrattiva per l’intera comunità in quanto clientela.

In merito alla mobilità senza conducente, Systematica ha effettuato le simulazioni utilizzando un GRT, acronimo di Group Rapid Transit, cioè un sistema formato da navette a guida autonoma che nel progetto dovrebbe collegare il quartiere di Rho Fiera con MIND. Il modello che si sta studiando ha il potenziale per potersi evolvere in un vero e proprio servizio di mobilità a richiesta point-to-point, ovvero nel quale i veicoli autonomi non solo si muovono da un punto prestabilito all’altro, ma anche raggiungendo l’utente nel suo punto di chiamata.

Il progetto di Systematica è portato avanti in collaborazione con i principali operatori della mobilità, con l’obbiettivo di trovare nuove soluzioni che siano versatili e applicabili a differenti scenari. Lo scopo è quindi quello di trasformare MIND in un vero e proprio laboratorio sperimentale, nel quale pensare e vivere la mobilità in modo più tecnologico e sostenibile, sia all’interno del quartiere che al di fuori di esso. Se le soluzioni analizzate avranno successo, queste potranno essere replicate anche sul restante mercato. Questo nuovo metodo multimodale, oltre ad aprire nuovi scenari nel futuro della simulazione della mobilità, permette di risparmiare tempo prezioso nella burocrazia di approvazione del piano di gestione generale.

I veicoli a guida autonoma di Bosch

Mentre le linee generali sul futuro sviluppo del quartiere sono indicate da Arexpo, Lendlease e dalla visione di Carlo Ratti (non è un caso che sia a capo del Senseable City Lab del MIT di Boston), a rendere concreto il progetto dei primi veicoli elettrici senza guidatore dovrebbe essere Bosch, che sperimenterebbe per la prima volta su larga scala i suoi mezzi a quasi-zero emissione, presentati nei più importanti saloni internazionali e già testati sia per il trasporto di persone nel proprio campus di ricerca di Renningen che per i servizi postali e la logistica nel parco per l’innovazione di Aachem in collaborazione con DHL e Deutsche Post.

Il cosiddetto Progetto 3F dell’azienda tedesca punta a rivoluzionare il trasporto pubblico e il settore logistico, tramite shuttle che sono in grado di condurre i passeggeri tra punti preimpostati senza nessun rischio per la sicurezza. I prototipi di auto a guida autonoma potranno trasportare decine di passeggeri, avranno servizi di intrattenimento durante il viaggio e si muoveranno tra i diversi punti del sito, del quale rappresenteranno il principale mezzo di collegamento.

Particolare attenzione è stata posta alla sicurezza: i veicoli potranno completare il proprio tragitto anche in caso di guasti tecnici  grazie a duplici sistemi di alimentazione  ed evitare ostacoli improvvisi  grazie a speciali sensori installati nel suo intero perimetro. L’efficacia del sistema è reso possibile dall’integrazione di radar e telecamere  i sistemi comunemente installati sui veicoli a guida autonoma  con il LiDAR (Light Detection And Ranging), un sensore che misura la distanza basato sull’utilizzo di laser ideato e prodotto dalla stessa Bosch. Le sue peculiarità di rilevare velocemente ed efficacemente qualsiasi oggetto in avvicinamento, di funzionare in qualsiasi condizione metereologica e di visibilità e di essere utilizzato sia nelle brevi distanze (come in città) che in quelle lunghe, lo rendono potenzialmente espandibile a tutti i prodotti del settore.

L’intelligenza artificiale integrata nei veicoli è inoltre in grado di individuare, riconoscere e catalogare gli oggetti che incontra, classificando ad esempio gli altri veicoli, i pedoni o le biciclette. Attraverso una centrale operativa, sarà possibile monitorare e ricevere in tempo reale i dati che tutti gli shuttle rilevano tramite sistemi di telemetria, diagnosticando eventuali problemi alla linea o ai mezzi stessi. L’obbiettivo di Bosch, come ha affermato Harald Kröger, membro del Board of management dell’azienda, è quello di migliorare la produzione per poter ridurre il prezzo di questa costosa tecnologia, in modo da renderlo disponibile sul mercato a livello globale.

Alla domanda sulla reale necessità dei veicoli a guida autonoma, Danny ShapiroSenior Director Automotive di Nvidia, ha affermato che questi sistemi saranno molto più sicuri (le possibilità di incidenti sarebbero praticamente nulle) e, allo stesso tempo, daranno alle persone la libertà di svolgere altre attività mentre si spostano, invece che perdere ore bloccati nel traffico. Qui il Video.

Il nuovo simulatore del Politecnico

Se a MIND la mobilità del futuro è pronta a concretizzarsi, poco più in là, a Bovisa, si stanno invece ponendo le basi per consolidare il ruolo innovativo di Milano nel settore. Il Politecnico di Milano, infatti, attraverso il suo rettore Ferruccio Resta ha appena annunciato l’installazione del primo DiM 400 al mondo, il simulatore di guida dinamico a grandezza reale più innovativo presente sul mercato. Con un costo di ben 5 milioni di euro, al quale ha contribuito anche Regione Lombardia, è così stato creato un laboratorio all’avanguardia a livello mondiale.

Il nuovo impianto, progettato e realizzato da VI-grade, permetterà lo studio e l’ottimizzazione di nuovi veicoli, puntando forte sull’automazione e sulla sostenibilità: qui infatti verranno studiati materiali all’avanguardia, sviluppati componenti innovativi, analizzati nuovi sistemi di consumo ecologici, testati sistemi di sicurezza attiva (ADAS). A renderlo unico nel suo genere, oltre al sistema di cavi che consente un campo di movimento assai più esteso degli altri simulatori, sono la sua versatilità e velocità di input, ma soprattutto il componente hexalift, che permette di ampliare anche il movimento verticale e di simulare nuove combinazioni di moto, sempre più simili a quelle del mondo reale.

Nel laboratorio, ribattezzato DriSMi (Driver Simulator Milano), sarà possibile simulare la guida su strada considerando tutti gli imprevisti ambientali e le condizioni operative di un test reale, con la possibilità di installare nuovi componenti sul prototipo di veicolo analizzandone all’istante la reazione, con un costo che abbatte di gran lunga quello che avrebbe una prova all’aperto. Il simulatore permetterà inoltre di aprire nuovi ed interessanti scenari, come quello che riguarda la sensoristica delle infrastrutture, che nei prossimi anni cercherà di affiancare ai veicoli a guida autonoma delle vere e proprie città intelligenti, che attraverso una interazione sempre più profonda tra utenti e segnaletica garantiranno un aumento esponenziale della sicurezza sulle nostre strade, abbassando allo stesso tempo traffico ed inquinamento.

Da una recente analisi di mercato è emerso come l’80% per del valore totale dei veicoli dipenda dalla componentistica, ovvero da quelle tecnologie che ne realizzano le diverse parti. Nella sola Lombardia sono presenti oltre mille aziende che si occupano di questa specifica filiera, che comprende rami di meccanica, plastica e automotive. Da questi dati, non stupisce allora la scelta dell’Università e della Regione di investire su una infrastruttura di questo tipo: i simulatori sono e saranno nel prossimo futuro indispensabili per la progettazione e la produzione di vetture tecnologicamente avanzate e sostenibili.

Oltre ad avere un chiaro ed importante ruolo didattico ed accademico per gli studenti del Politecnico, il polo sarà aperto e disponibile alle aziende del settore automobilistico per svolgere simulazioni su veicoli e componenti, testandone in tutta sicurezza l’efficacia prima di immettere i prodotti sul mercato: è qui dove nasceranno i veicoli che nel futuro incontreremo (e guideremo?) nelle strade delle nostre città. La direzione che indica questo progetto è chiara: le università giocano un ruolo sempre più fondamentale nello sviluppo di nuove tecnologie di trasporto, ponendosi al centro del settore insieme a costruttori, fornitori e centri di ricerca.

Qui il video.


Urbanfile utilizza mappe basate su dati ©️ OpenStreetMap contributors

Francesco Barbieri, classe 1994, è un ingegnere civile che opera nel campo dell’ingegneria strutturale e del Building Information Modeling. Si occupa inoltre di architettura, urbanistica, project management e sostenibilità. Dal 2016 è membro del team di ricerca di Bologna di A Vision Of Europe (AVOE), una associazione culturale che promuove la diffusione dei princìpi architettonici e urbanistici del New Urbanism. Nel 2019 si trasferisce da Ravenna a Milano, dove lavora con le principali società di architettura ed ingegneria della città. Dal 2020 collabora con Dodecaedro Urbano e UrbanFile per la pubblicazione di articoli del settore.


13 thoughts on “Milano | Mind – La mobilità del futuro passa da qui

  1. Anonimo

    L’idea di mettere “robo taxi” in un luogo come MIND è ottima. Se progettato con criterio adesso sarebbe perfetto per i veicoli a guida autonoma.

    mi piace molto!

  2. Anonimo

    Che orrore questi rendering farlocchi di parchi impossibili progettati da architetti non paesaggisti…la realta’ prima o poi la vedrete…altro che piante e palloncini svolazzanti….

  3. Anonimo

    bah secondo me servono meno soluzioni tecnologiche mirabolanti e più buon senso nella progettazione del reticolo stradale e della densità.

    1. V.

      Si concordo, a leggere questo comunicato stampa sembra che la mobilità dell’intero quartiere sia fornita da questa soluzione privata.

      Ma marketing a parte, spero alla fine non sia realmente così e sia solo un elemento.

  4. Andrea

    Uno schifo. Parliamo di un’area di circa 2 x 2 km. Sarebbe sufficiente chiamare un olandese per farsi progettare dei buoni percorsi ciclabili e costruire delle postazioni di bike sharing. La gente potrà spostarsi dentro MIND in modo moooolto ma molto più economico, più sostenibile, più verde e più efficiente utilizzando un mezzo di trasporto (la bicicletta) già ben rodato e sicuro.

    Questo è un progetto speculativo privato che non ha nulla a che vedere con gli argomenti di efficienza e sostenibilità tanto sbandierati.

    Se vogliono usare MIND per i loro test tecnogici facciano pure, l’area è stata creata apposta ma la mobilità cittadina deve essere progettata dal Pubblico e da uomini, non da computer e soprattutto non dai privati. Cos’è non siamo nemmeno più capaci di capire da soli se il percorso per raggiungere la fermata dell’autobus è comodo o no? Abbiamo bisogno di un computer che ce lo dica?

  5. Anonimo

    Qualcosa non mi torna. Seguire gli studi di BMW sulla mobilità del futuro mi sembra un po’ come seguire gli studi di McDonalds sull’alimentazione più sana…

    Vanno bene i veicoli elettrici ma i mezzi più sostenibili in assoluto esistono da tempo immemore: piedi e bicicletta. Poi è sempre giusto innovare ma in un quartiere circoscritto come questo, in cui si arriverà in treno/metro, sarebbe meglio sviluppare percorsi ciclabili e pedonali e incentivare la mobilità davvero ecologica.

    1. Anonimo

      La bici è un ottimo mezzo, ma come soluzione integrale non è tanto realistica: bastano due gocce di pioggia o un po’ di freddo e la percentuale di chi la usa per spostarsi (che già non è altissima) crolla a livelli da prefisso telefonico.

      Serve un paniere di alternative, l’importante è che non siano solo auto private.

  6. Andrea

    Ma come fai a dire che non è una soluzione realistica? Non solo è realistica ma è già realtà, se sei come San Tommaso e non ci credi purtroppo ti tocca prenderti qualche giorno di vacanza e farti un bel viaggetto…

    Le percentuali da prefisso telefonico sono un problema culturale di una nazione che fino a 20/30 fa venerava l’automobile ed ha educato i sui cittadini a venerarla, esattamente come nel medioevo si venerava l’uccisione delle streghe.

    Mi piace sempre citare questa foto https://www.greenme.it/wp-content/uploads/2016/02/principessa_bici_cover.jpg
    In Italia la mamma direbbe: “poveri bambini, sotto la neve si ammalano”, in Danimarca invece c’è chi si fa fotografare mentre porta i bambini a scuola col freddo mentre nevica. “Disgraziata” direbbe la mamma italiana se non sapesse che quella nella foto è la principessa di Danimarca.

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