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Milano | Calvairate – Nuovo impulso per la realizzazione della BEIC

Pare proprio che il progetto della BEIC, la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura venga ripescato dai cassetti del Comune di Milano.

E’ la volontà del Comune, dopo che anche l’ex Governo Conte aveva inserito la biblioteca europea tra le opere del Recovery Plan, sperando sia anche tra le volontà del nuovo Governo Draghi.

Intanto Palazzo Marino ha dato vita insieme alla Fondazione Beic ad un tavolo di lavoro che avrà il compito di aggiornare il progetto che ha già più di una decade alle spalle.

Si legge nella specifica del Comune: «Il Comune intende procedere, d’intesa con la Fondazione Beic e nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, alla realizzazione della Biblioteca europea di informazione e cultura riprendendo e riattualizzando il progetto della Ati Beic Milano risultato vincitore del concorso internazionale di progettazione e successivamente oggetto di progettazione definitiva ed esecutiva».

Nello specifico si dovrà, dopo oltre 15 anni dalla sua ideazione, modificare le funzioni, i servizi e il ruolo del nuovo complesso culturale.

A Milano manca una biblioteca moderna adatta a rispondere alle sfide della contemporaneità. Adesso bisogna lavorare per ridefinire il progetto perché era nato con una determinata cubatura, con una concezione valida 15 anni fa e molte cose sono cambiate. Ci vuole una struttura più agile, con tecnologie aggiornate. Così come chiaramente ci sarà un tema di compatibilità dei costi di costruzione che nella prima versione erano troppo elevati» come ha spiegato l’assessore alla Cultura, Filippo Del Corno.

Bisognerà considerare anche il progetto vincitore del concorso
internazionale bandito nel 2002 (l’Ati Beic, composto da Bolles+Wilson GmbH & Co. KG, Alterstudio Partners, e AHW Ingenieurgesellschaft mbH Degenhardt GmbH). Sicuramente, come hanno spiegato da Fondazione Beic, il progetto di partenza andrà ridimensionato e rinnovato anche perché il progresso tecnologico ha fatto dei grandi passi in avanti, ma sicuramente si considererà il suo nucleo originario, guardando sempre ad una dimensione europea. E mai come in questo periodo storico c’è bisogno di puntare anche sulla cultura.

C’è un però, infatti ora nell’area che fu prevista per la costruzione della BEIC si sta realizzando un parco pubblico, quindi la BEIC dove potrebbe traslocare?

Noi abbiamo provato a trovare dei luoghi che potrebbero ospitarla e non lontani dal sito, sempre nel distretto di Calvairate, che ha così bisogno di venire valorizzato con punti d’attrazione e di pregio. Così abbiamo pensato all’aerea dell’Ex Macello di viale Molise…

o l’area di via Tertulliano oltre il cavalcavia di viale Puglie, dove si trova un’ampia area utilizzata in precedenza dal mercato delle pulci di Piazzale Cuoco – viale Puglie (chiuso temporaneamente ma utilizzato ugualmente da alcuni commercianti abusivi).

Calvairate, Porta Vittoria, BEIC, Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, Progetto


Urbanfile utilizza mappe basate su dati ©️ OpenStreetMap contributors

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


38 thoughts on “Milano | Calvairate – Nuovo impulso per la realizzazione della BEIC

  1. Anonimo

    Ristrutturare la ex sede di A2A di fianco alla Sormani mi sembra la scelta più adatta: il centro di Milano non può essere solo negozi di lusso e showroom, è logico portarci anche un po’ di vita più vera. Altrimenti si desertifica.

    1. Anonimo

      Due biblioteche a trenta metri di distanza sarebbero forse una concentrazione eccessiva, quando quartieri interi hanno pochissimo. Però la conversione della sede di Largo Augusto di A2A in struttura culturale pubblica è eccellente

      Le aree indicate necessitano di attenzione.
      UF sempre grandioso nel suggerire alternative dimostrando profonda conoscenza della città e sensibilità unica

      1. Anonimo

        In realtà il progetto BEIC era qualcosa di più articolato di un bell’edificio ma voleva essere un polo culturale dedicato all’informazione scritta.
        In questo senso le professionalità che lavorano in Sormani sarebbero fondamentali e andrebbero valorizzate – quindi l’espansione adiacente avrebbe senso.

        Discorso diverso se adesso la BEIC diventa un semplice bell’edificio nel verde, ossia poco più di una sala di lettura e di studio. In questo caso in effetti si può fare ovunque, specie nelle zone più sguarnite da biblioteche di zona.

  2. V.

    W le elezioni!

    Prima il piano parcheggi, adesso la BEIC.
    Speriamo anche nel ritorno del progetto MM6 e del Museo di Arte Contemporanea. 🙂

    1. Anonimo

      Elezioni e… recovery plan!
      L’assalto alla diligenza è ancora più allettante. Speriamo che progetti come questi riescano ad entrare nella lista che verrà approvata

  3. Anonimo

    il parco che stanno facendo sull’area credo sia provvisorio: una semplice sistemazione per non lasciare una distesa sterpaglie.

    quell’area andrebbe pure bene, ma è il progetto che è penoso!
    vinse un concorso in cui si erano presentati quattro gatti (solo mario botta, di rilievo…).

    s’ha da fare, ma con un progetto contemporaneo, con un concorso serio, non questo scatolone!

  4. Anonimo

    Che bella notizia!

    Milano ha davvero bisogno di una biblioteca di concezione contemporanea, che non sia un deposito di libri ma un luogo di socializzazione. Mi viene in mente la National Library a Londra, ma ce ne sono tante altre in giro per l’Europa.

    Al netto dei progressi tecnologici, dal punto di vista architettonico il progetto mi sembra ancora attuale. Lo vedrei bene in viale Molise dove potrebbe integrarsi con le palazzine Liberty in un bel contrasto antico/moderno stile Fondazione Prada.

  5. Anonimo

    secondo me dovrebbero pensare davvero in grande: trasferire il tribunale in una sede finalmente moderna e funzionale e usare il palazzo svuotato (bellissimo! ) per farne un centro culturale contemporaneo con musei, spazi culturali e un biblioteca internazionale…tipo il boubourg insomma…sarebbe una bella mossa culturale…Magarii!

    1. _

      In realtà il primo da trasferire sarebbe il carcere di San Vittore.
      Edificio stupendo da ristrutturare come polo culturale.

      Tra l’altro sarebbe anche una battaglia di civiltà trasferire San Vittore, per dare condizioni un po’ più umane a chi è recluso.

      1. Anonimo

        Fra San Vittore e il palazzo di giustizia non c’è dubbio che il primo sia una soluzione migliore, anche solo perché chi ci vive ha meno potere di veto di giudici e avvocati che hanno studi legali ed appartamenti intorno al tribunale e non accetterebbero di trasferirsi nemmeno sotto tortura

        1. B.

          In una città dove spunta un comitato se spostano di 10 metri una fermata del tram, figurati se spostassero di qualche km il palazzo di giustizia.

          Comunque non è un buon motivo per non provarci!

          Personalmente trovo che il palagiustizia sia uno degli esempi peggio riusciti di stile littorio in Italia e lo abbatterei senza pietà, ovviamente salvando prima le decorazioni interne di Sironi & Co., ma immagino che per i puristi sarebbe eresia.

          1. Anonimo

            Il palazzo di giustizia non è poi nemmeno male ed è figlio del suo tempo, non solo del ventennio.

            Che poi l’avessero costruito 20 anni dopo, avevamo il solito scatolone squallido pieno di amianto e l’avessero costruito 20 anni prima ci cuccavamo un pastrocchio kitsch come la stazione centrale, quindi in fondo va bene così anche se risistemato sarebbe meglio.

        2. Anonimo

          Se ci sono riusciti a PARIGI a rifare un palazzo di giustizia a torre in un quartiere periferico e ben servito (su progetto di Renzo Piano) anche MILANO ce la può’ fare. Tra l’altro di spostare il polo della giustizia nella ex zona industriale ( ex Garelli? o Chiaravalle? ) se n’era già parlato anni fa, poi tutto bloccato…Per il San Vittore , riqualificarlo vuol dire solo trasformarlo in hotel di lusso non vedo altre possibilità per via della struttura troppo particolare. Comunque si’ la lista per riaggiornare Milano è lunga…..basta crederci….

    2. Wf

      Palazzo di giustizia trasformato in centro culturale sarebbe una cosa IMMENSA .

      Aume studio e lavoro. Giornali, libri, audiovisivi,.

      Caffetteria e bookstore.
      Centro conferenze e meetup
      Eventi culturali e iniziative.

      Un beaburg visitato da tutto il mondo.
      Un richiamo pazzesco per italiani e turisti.

      Diventerebbe la maggior attrazione di Milano.

      E cambierebbe TOTALMENTE la faccia del centro stesso che smetterebbe di essere una landa desertificata di negozi monofferta di mutande, orologi, banche e profumi

      Sarebbe il nuovo perno del quartiere.
      In centro. Per una visione strategica della cultura come cosa viva e cuore pulsante di una città internazionale

      1. Wf

        Comunque la BEIC trovo assurdo costruirla in culo ai lupi.

        Deve essere raggiungibile da ogni quadrante della città.

        Sennò è solo una bella biblioteca di quartiere.

        W il suo potere dirompente di rigenerazione urbana viene annichilito e depotenziato

        1. Mino Ferraro

          Non è che Porta Vittoria o viale Molise siano fuori dal mondo.
          Se parliamo di periferie o di zone 15 minuti, non possiamo addensare tutte le attrattive cittadine dentro la cerchia dei Navigli.

          In più, la proposta del Palazzo di Giustizia è molto suggestiva ma realizzabile quanto creare un parcheggio o un palazzetto dello sport dentro il Duomo, per ovvi interessi di categorie influenti

          Come provocazione va bene, finché non si mette in dubbio il valore dell’opzione attualmente sul tavolo

          Io abito dall’altra parte di Milano, ma penso che un luogo con le caratteristiche che stiamo elencando varrebbe la pena di muovere i glutei!

          1. Wf

            Se la fai in calvairate sarà una biblioteca di zona.

            Se la fai nel palazzo di giustizia sarà l’istituzione culturale più famosa di tutta la Lombardia.

            Ps.
            Cnq concordo che è una ipotesi irrealizzabile quella di far spostare il tribunale. Per ovvi motivi “politici” e di interessi degli studi legali xon uffici in zona.

            Ma bisogna dire che la presidente del tribunale stesso aveva in progetto e programma il suo spostamento fuori Milano in una struttura più funzionale e moderna poiché oggi ol tribunale non funziona. Ha dei limiti forissimi per l’efficienza dei processi.

            E non lo vedremo mai trasferirsi.

            Ma in una ipotesi visionaria se li ci fosse la nuova beic risorgerebbe mezzo centro storico milanese che adesso è un morto in stato di coma indotto.

            La zona morta.
            La valenza di installate proprio qui la beic ha una capacità rigenerativa per il quartiere che non avrebbe in nessun altro posto della città.

            Un luogo da visitare per ogni turista sceso dallaereoplano.

            Ciò non toglie e non sminuisce la necessità di rivitalizzare il quartiere calvairate e fare ib parallelo la città dei 15minuti.
            ..
            Cmq come dici tu concordo che sia purtroppo solo un sogno e rimane solo una bella suggestione urbanistica quella di portare nel CUORE della città la cultura

          2. Anonimo

            @ Mino
            Tutti possiamo muovere i glutei se fortemente stimolati, che ragionamenti…basti pensare a chi si fa ore in auto per andare in outlet lontanissimi da tutto. Il punto è un altro. Milano è ancora capace di proporre un idea di città diversa da quella di megashowroom per ricchi orientali in cerca di lusso? Tutto il centro di Milano è ormai una catena di negozi identici. Sotto negozi, sopra uffici. Effetto copia-incolla. E siamo alla vigilia del superamento delle vendite on line sul negozio fisico! Questa città si è sterilizzata. Prima i multisala, e i teatri attiravano pubblico i week end e la sera; in centro c’era vita. Tutto finito. Ora trovi lo struscio della provincia che fa vasche su e giu, wow! Bisognerebbe innestare in CENTRO quella vita che non c’è piu’. Perché è il CENTRO che determina l’immagine della città prima di ogni cosa, nel bene e nel male. E’ da li’ che bisognerebbe ripartire. A scapito di quelli che pontificano con slogan elettorali parlando di riabilitare le periferie, cosa che puntualmente non avviene, ovviamente. Per i glutei c’è sempre la domenica allo stadio o appunto il bel super-megacentro-commerciale…wow!

          3. Mino Ferraro

            Idealmente sj vorrebbe centro e periferia ricchi di offerte culturali, sportive, sociali, naturalistiche d non in competizione per le opportunità limitate di queste risorse

            Però dovendo fare una scelta fra una città multipolare con distribuzione bilanciata dei gioielli e un centro energetico circondato da quartieri satellite depressi e una suburbia sonnolente opterei per la prima (ho anche descritto le alternative in modo manipolatorio, lo ammetto…)

            Al centro, intendendo la cerchia dei Navigli o immediate vicinanze ci sono i monumenti (Duomo, Castello, Galleria…), i teatri (Scala, Piccolo…), i musei (Brera, Ambrosiana, Poldi Pezzoli, Novecento…), la Statale e le belle Arti, il Cenacolo e Sant’Ambrogio, il parco Sempione e i Giardini pubblici, una zona pedonale estesa ed in ulteriore crescita. E sono certo di fare torto a chi ho lasciato fuori dalla lista. Non abbiamo solo i negozi da struscio di Vittorio Emanuele e quelli da clienti locupletati del quadrilatero..

            Se cominciamo a creare centri gravitazionali anche altrove, come nel caso in questione, magari non avremo il simbolismo dell’acropoli degli aristocratici, ricchi e colti (i due gruppi non sono necessariamente sovrapponibili!) e i plebei brutti, sporchi e ignoranti lasciati fuori le mura, oppure ad invadere il centro (lo struscio di cui ti duoli…) per respirare aria rarefatta

            Se parliamo di zone 15 minuti, non sii può parlare solo di supermercato, scuole, anagrafe e ambulatori da delocalizzare in modo omogeneo. Anche la cultura deve essere distribuita in modo più “democratico”

          4. Wf

            @Mino

            Guarda io sono d’accordo con il discorso generale.

            Ma per favore capisci il concetto di “impact factor”.

            In tribunale è impact factor 100
            In calvairate 20

          5. Anonimo

            Guarda che Viale Molise (se lo chiami cal aurate uno pensa a qualche comune nel varesotto) è ad una manciata di fermate del tram dal Palazzo di Giustizia, (dieci minuti dieci dal tribunale con il traffico, tra l’altro sullo stesso tram che probabilmente molti prenderebbero per andare al tribunale stesso), con anche il passante e la 90-91 a quattro passi. Non sarà troppo lontana dal Villaggio Olimpico e perfetta per Linate

            Comunque se l’ubicazione è comoda e visibile, è più facile catturare il passante occasionale che si imbatte casualmente in un edificio curioso. Ma il pubblico interessato va al fuori salone in Via Tortona o in Via Ventura, all’Arcimboldi a Bicocca, alla fondazione Prada o all’hangar Bicocca, a San Siro per eventi sportivi o musicali, è andato a Rho per Expo. In futuro forse Santa Giulia e la sua Arena (forse), MIND, le aree degli scali ferroviari, la Goccia.

            È chiaro che un’offerta culturale modesta retrocederà un progetto ambizioso e visionario a biblioteca di quartiere. Ma se i contenuti saranno stimolanti, consentirà ad indigeni e turisti di scoprire un’altra zona di Milano.

            Paradossalmente, la scelta del Tribunale potrebbe indurre a vivacchiare di rendita sulla posizione topografica, mentre Calvairate costringe l’istituzione a me offrire idee eccezionali per convincere le persone a fare un (micro) sforzo in più

            PS il Tribunale comunque rimarrà dove è per il resto del secolo per le ragioni che molti hanno sottolineato

          6. Wf

            Non hai capito nulla del concetto di impact factor.

            Teniamoci la bibliotecona di quartiere che fa fatica a diventare istituzione culturale internazionale.

            Sempre provoncialettismo che caratterizza ogni cosa di Milano.

            Abbiamo solo istituzioni che ci provano e basta (ma mai veramente ndr).


            La bibliotecona internazionalina ma mai troppo.

          7. Anonimo

            O forse tu hai preso un anglicismo a caso, lo utilizzi fuori luogo (la locuzione ha a che fare con il numero medio di citazioni che un giornale scientifico ha per i suoi articoli) e lo usi spiegando al mondo che tu hai il Verbo e il resto del mondo vive nelle tenebre…

            Se la Biblioteca sarà ricca di idee ospitate da una architettura attraente, i frequentatori troveranno il modo di farsi sei fermate di 12 che separano il Palazzo di Giustizia da Viale Molise (o altro mezzo pubblico equivalente), se l’offerta sarà modesta, il suo nome ambizioso adornerà una biblioteca di quartiere amplificandone l’insuccesso.

            Riesci a far cambiare idea a persone che spesso partono da posizioni simili alle tue, poveretto…

          8. Wf

            Il poveretto sei te che non riesci a prendere un termine da un ambito per comprendere il suo senso profondo quando lo sposti per semantica in un altro ambito…o contesto.

            Continui a non capire il punto.
            Inutile continuare a spiegartelo.

            Non c’è peggiore sordo di chi non vuole sentire.
            Io le cose che dovevo dire le ho già dette.

            Buona bocciofila di quartiere

          9. Dario

            Dai chiamalo “X factor” come fattore moltiplicativo dell’impatto intrinseco dell’istituzione!

            Mi sembra più in linea con la tua testa vuota. Ovviamente trasposto semanticamente ad un altro contesto, ca vans sans dire

          10. Wf

            Inutile stare a spiegare concetti semplici alle teste di legno.

            Ca va san dire

          11. Anonimo

            Il Sig. Dario fa il simpaticone ma almeno scrive correttamente in francese. Tu, WF (Wery Fenomeno?), litighi già con l’italiano, lascia gli idiomi stranieri alle teste di legno. La tua scienza si può esprimere anche a grugniti

  6. Emilio

    In realtà la scelta forse più semplice è spostarlo di qualche metro, su viale molise ma in continuità con il nuovo parco, nel lotto che ancora non hanno toccato ancora sempre lato centro di viale molise
    Sarebbe nella stessa zona e praticamente nello stesso posto.

    Alternativa interessante e su viale molise, ma nellex-macello, dietro locali liberty.

    Però facciamola..darebbe un grande slancio a Milano..non solo moda e palazzi..ma cultura

  7. Emilio

    In realtà la scelta forse più semplice è spostarlo di qualche metro, su viale molise ma in continuità con il nuovo parco, nel lotto che ancora non hanno toccato ancora sempre lato centro di viale molise
    Sarebbe nella stessa zona e praticamente nello stesso posto.

    Alternativa interessante e su viale molise, ma nellex-macello, dietro locali liberty.

    Però facciamola..darebbe un grande slancio a Milano..non solo moda e palazzi..ma cultura..
    Il quartiere me avrebbe proprio bisogno, non avendo altri luoghi di interesse…

    1. Wf

      Milano è morta grazie alla filosofia della “sarà più semplice”

      Milano avrebbe bisogno proprio del suo opposto.

      Qualche scelta un po più “difficile ”

      Ma così va la vita…

  8. Anonimo

    Bene riprendere il progetto BEIC (molto di più della pura architettura), un po’ di cultura! Francamente se c’è un progetto pronto dopo una selezione seria, anche se datato, e l’area per costruirlo bonificato è libera e ha bisogno di rilancio, cambiare è un rischio enorme (vedi palazzo Citterio a Brera, eterno incompiuto per ripensamenti figli anche di ritardi nell’esecuzione), ci vuole concretezza. No Fuffas, sì BEIC,

  9. Frengo

    Il fallimento del Progetto Beic è una ferita per Milano! Ma non vi preoccupate: questo progetto salta magicamente fuori oggi perché tra un po’ (forse) si voterà! Delle biblioteche non frega niente a nessuno! Finita la campagna elettorale, il progetto in questione se ne tornerà tranquillo tranquillo dove se ne è stato negli ultimi 10 anni, cioè nel cassetto!

  10. Vincenzo Pandolfi

    “Se si fa in viale Molise sarà una biblioteca di zona”? Non mi sembra che Porta Vittoria sua così isolata, dalla Sormani sono pochi minuti di autobus. Una struttura come la BEIC è un edificio iconico, con tutto lo spazio necessario, e non è che a Milano abbondi. O deve essere tutto in centro, e in periferia vanno bene solo le case Aler?

  11. Ludovico

    Non ho mai capito come sia stato possibile che il progetto BEIC sia stato cestinato per costruire in quell’area palazzi brutti, rimasti invenduti per anni e tuttora disabitati, costruiti da società fallite. Unica cosa positiva l’esselunga di via cena, che ha popolato quella che altrimenti sarebbe stata una cattedrale nel deserto. Se la vogliono fare adesso (la BEIC) ben venga, ma nel frattempo a me piacerebbe capire come si sia arrivati a questo punto

    1. Anonimo

      La BEIC doveva essere costruita a scomputo oneri di urbanizzazione dei palazzoni. Ma c’è stato un fallimento e altri problemi con le fideiussioni.

      Purtroppo il problema non è stato solo nei fondi per COSTRUIRLA, ma sui fondi per GESTIRLA. E mentre sui primi magari i soldi si potevano anche trovare, sui secondi non c’è mai stata volontà (lo stesso motivo per cui il Comune ha cancellato il Museo di Arte Contemporanea in fondo: il problema era la gestione e non la costruzione che era già finanziata da Citylife)

      Ed infatti se leggi l’articolo attentamente vedi fra le righe che il Comune vuole provare a prendere un pezzo di Recovery Fund per costruirla, ma in versione depotenziata a mera sala di lettura. Costa meno.

  12. Gianluca Brescia

    Spero che l’idea di spostare l’ormai vecchissimo progetto della BEIC da Porta Vittoria in Viale Puglie o nell’area dell’ex Macello sia solo un’idea ad opera di Urbanfile. In Viale Puglie dovrebbe estendersi il Parco Alessandrini a mio parere.

    E poi… io non ci credo più alla BEIC… doveva essere pronta per il 2000… siamo nel 2021… si guarda oltre.

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