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Milano | Porta Nuova – Sistemazione di via Marco de Marchi: aggiornamento

Avevamo potuto vedere a Porta Nuova, in pieno Centro Storico il piccolo cantiere di via Marco de Marchi, dove sono in corso dei lavori di riqualificazione di un tratto della via. Una parte è stata quasi completata e si può vedere come sarà una volta ultimato l’intervento.

Una parte del marciapiede è stato allargato con un’aiuola attorno alle alberature, mentre gli altri fori per gli alberi sono stati rivestiti con cubetti in porfido.

Specifichiamo che i fori nell’asfalto non sono stati “cementati”, come molti hanno subito gridato sui social, ma semplicemente a protezione delle radici, anziché mettere una griglia, in questo caso è stato scelto di rivestire il terreno con pietre e sabbia, di modo che la pianta respiri e crescendo sposti i cubetti di porfido, non ostacolandone la crescita. Potremmo dire che la cosa strana, come al solito, a Milano si scelga di mantenere asfaltato il marciapiede e piastrellare con pietra altri punti della strada (quante sono le strade milanesi che hanno marciapiedi in asfalto e strade in pietra?).

Milano, Via Melchiorre Gioia, Gioia 22, Porta Nuova, Centro Direzionale, Pelli Clarke Pelli Architects,


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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


15 thoughts on “Milano | Porta Nuova – Sistemazione di via Marco de Marchi: aggiornamento

  1. Anonimo

    La soluzione dei cubetti di porfido è intelligente e l’ho vista usata anche in altri Paesi, ma forse si poteva lasciare un filino di spazio in più vicino al tronco.

    Ma non sono un esperto e magari c’è una ragione

    1. Anonimo

      Un’altra criticità che vedo è che, considerata la scarsa frequenza della manutenzione a Milano, i cubetti che verranno man mano scalzati dalle radici rimarranno lì abbandonati per mesi se non per anni, come si vede in altre vie dove le radici sono arrivate ai cordoli fatti di cubetti.

    2. Anonimo

      In realtà c’è una ragione per cui sono stati messi i cubetti in quel tratto, tra l’altro brevissimo. Cioè che c’è la fermata dell’autobus e sarebbe fastidio calpestare il fango per salirci e e scenderci.

  2. Davide

    Ma che porcata è? Ma cosa vi siete bevuti? Ma come si fa a pensare che i cubetti di porfido permettano alla pianta di respirare..o prendere acqua… ma manco per il cavolo, anziché lasciare le aiuole di terra, magari piantumate a prato, le avete semimpermeabilizzate e tombato i marciapiedi con asfalto… fantastico, geni proprio questi milanesi.. ma neanche ad Addis Abeba si fanno schifezze di lavori del genere

  3. Massy

    Ma perché sta soluzione dei cubetti porfido??? Che minkiata!! Anche la soluzione erba senza protezione era sufficiente

  4. Anonimo

    che le piante possano crescere tranquillamente così mi sembra impossibile. In ogni caso chiedete a uno studioso di botanica. Il fatto che i cubetti di porfido siano utilizzati per imbalsamare le radici delle piante invece che per rifare le superfici dei marciapiedi la dice lunga sull’idea di città che circola negli uffici comunali.

    1. Anonimo

      A prima vista, non ha senso
      Però darei un po’ più di credito a chi ha scelto questa soluzione. Io riesco ad uccidere ogni vegetale che transiti dal mio terrazzo, per questo contro la divisione parchi e giardini non sarò io a scagliare la prima pietra.. Neanche il primo cubetto di porfido!

      Se faccio professione di fede nelle decisioni non troppo intuitive sulla botanica, la parte estetica di asfalto e pietra invertite, è ingiustificabile…

  5. eliana

    Ma come si fa a credere che una pianta possa vivere bene in questa soluzione? morirà lentamente e darete la colpa a chissà quale misteriosa malattia per infine abbatterli. Senza rispetto per la natura e senza buon gusto, orribile anche da vedere. Quanta ottusità…

  6. Dario

    Mi chiedo se gli architetti conoscano come funziona e si sviluppa l’apparato radicale di una pianta. A giudicare dagli alberi “cittadini” che cadono durante i temporali… no.
    Parlino gli esperti, anzi gridino

  7. Luca

    Inguardabile presunzione di superiorita’ dell’ uomo medio. Sarebbe come avere una camicia di forza , immaginatevi cosi in quella condizione .
    Soluzione vomitevole a tutti i livelli

  8. anonimo

    Trattasi di 4/5 piante che prima avevano un tornello ridicolo (maps) con le radici ricoperte da cemento e asfalto. Ora hanno uno spazio grande almeno il doppio di prima, con un pavimentazione parzialmente drenante (non cementata) che ben si presta ad assecondare lo sviluppo del tronco (togliere una fila di cubetti è semplice ed economico) e che consente a chi usa i mezzi pubblici di utilizzare al meglio la banchina. Che scempio.

  9. anonimo

    Trattasi di 4/5 piante che prima avevano un tornello ridicolo (vedi maps) con le radici ricoperte da cemento e asfalto. Ora hanno uno spazio grande almeno il doppio di prima, con un pavimentazione parzialmente drenante (non cementata) che ben si presta ad assecondare lo sviluppo del tronco (togliere una fila di cubetti è semplice ed economico) e che consente a chi usa i mezzi pubblici di utilizzare al meglio la banchina. Che scempio.

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