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Milano | Nosedo – L’antico borgo da scoprire ricco d’acqua e di verde

Scoprire Nosedo non ci vuole poi molto, quattro case e una chiesetta, ma tanto verde e tanta acqua.

Nosedo è un borgo formato da alcune cascine e una cappelletta che si trova a sud del Corvetto e di via Omero.

Naturalmente Nosedo oggi è ricordato più per il depuratore che per essere un borgo. Depuratore attivato dopo anni di lavori, nel 2003. Quello di Nosedo – il più grande dei tre depuratori destinati alla città di Milano – è un luogo strategico per la metropoli lombarda che si è trovata ad essere una città modello quanto ad economia circolare dell’acqua. Infatti il depuratore è diventato un case study a livello internazionale, depurando circa 2,2 miliardi di metri cubi di acqua di scarico, equivalenti a circa 140/150 milioni di metri cubi l’anno, nel rispetto dei limiti per il riuso irriguo, con una presenza batteriologica di 50 volte inferiore a quella consentita per la balneabilità dell’acqua.

Ma si tratta di un territorio antico: Cascina Nosedo San Nazaro, Cascina Grande, Cascina Carpana e la scomparsa Cascina San Barnaba si distribuivano lungo la strada di San Dionigi che portava all’Abbazia di Chiaravalle.

Un po’ di storia: diversi documenti del 569 riportano che qui venne sepolto il Vescovo Onorato, Rettore della Chiesa milanese. Ad ogni modo bisogna arrivare al 1346 per trovare nominato per la prima volta il nome di Nosea.

Il nome deriva, con ogni probabilità da noceto, ovvero campo ricco di noci, che lo accomuna ad altri luoghi che han preso il nome dalle piante del luogo (come Rogoredo – bosco di roveri o Lorenteggio – il cui nome deriva dal latino tardomedievale laurus, lauro)

Nell’ambito della suddivisione del territorio milanese in pievi Nosedo apparteneva alla Pieve di San Donato, e costituiva un comune confinante coi Corpi Santi di Milano a nord, con Morsenchio e San Donato ad est, con Chiaravalle a sud, e con Vaiano a ovest. Al censimento del 1751 la località risultò abitata da 200 persone, comprese quelle stanziate nella frazione di Rogoredo.

In età napoleonica, dal 1808 al 1816, Nosedo fu aggregata per la prima volta a Milano, recuperando l’autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto. A quel tempo Nosedo contava 240 anime, salite a 351 nel 1853, a 361 nel 1859, e a 393 abitanti nel 1861.

La denominazione del comune era talvolta rinvenuta come Nosedo Chiaravalle, a testimonianza del legame con la vicina abbazia, che tuttavia formava un municipio distinto. Tale distinzione venne però meno nel 1870, quando il comune di Nosedo fu aggregato a quello di Chiaravalle Milanese. Fu poi nel 1923 che Chiaravalle venne a sua volta annessa a Milano.

A lato di via San Dionigi 77 si trova la chiesetta dei Santi Filippo e Giacomo risalente al XIII secolo.

La storia di questo luogo comincia molto lontano nel tempo, com’è testimoniato dalla data 536 incisa su una lapide, oggi visibile al fondo della chiesetta. In quel periodo i goti tiranneggiavano Milano. I cristiani, col vescovo San Dazio, per sfuggire alle invasioni barbariche vennero a rifugiarsi presso la chiesetta, meglio conosciuta allora come San Giorgio al Pozzo.

Tra il 1200 e il 1250 un drappello di monaci cistercensi, provenienti dalla non lontana abbazia di Chiaravalle, si stabilì a Nosedo per lavorare i terreni circostanti e bonificare quelli paludosi, prediligendo la piantagione di palme di tipo felix felicis. All’epoca i religiosi ricostruirono, sulle antiche rovine, la chiesetta dei SS. Filippo e Giacomo. A fine Ottocento, la chiesetta caduta in disgrazia e in apparente abbandono, divenne anche un riparo per gli attrezzi agricoli delle vicine cascine.

Questo sino al 1985, quando iniziarono i restauri dopo la caduta di parte della controsoffittatura in cannette, che riportano all’ammirazione di tutti il soffitto a capriate e gli antichi affreschi del 1300.

Qualche anno dopo, nel 1998, venne creata l’Associazione Nocetum come strumento giuridico e operativo per la bonifica e la salvaguardia del patrimonio storico-artistico di Nosedo, oltre alla creazione di un centro di accoglienza nella cascina annessa alla chiesetta, e la valorizzazione della tradizione spirituale del luogo.

Nei pressi del grande parco della Vettabbia sono in corso, da diversi mesi, i lavori per la realizzazione delle opere di bonifica e smaltimento dei cumuli di terreno nell’ambito dei lavori di ristrutturazione e copertura del collettore fognario emissario Nosedo da via San Dionigi all’opera di presa dell’impianto di depurazione di Nosedo.

Il parco della Vettabbia sorge in uno dei luoghi più significativi e delicati del Sud Milano, esito di un periodo quasi millenario di costruzione sapiente, opera soprattutto dei monaci cistercensi dell’Abbazia di Chiaravalle, fondata nel 1135 nel cuore della Valle della Vettabbia, il flumen mediolanensis anticamente navigabile e che nasceva nel cuore di Mediolanum, dietro la Basilica di San Lorenzo (dalle acque dell’Olona o Vepra). Per secoli le sue “acque grasse” venivano utilizzate per l’irrigazione e in particolare per l’annacquamento delle marcite che, oltre a garantire una maggiore resa produttiva, costituivano un efficiente sistema di filtrazione naturale, mantenendo in equilibrio sistema urbano e sistema agricolo.  Nel secondo dopoguerra, con il peggioramento della qualità delle acque, questo rapporto entrò gravemente in crisi provocando fenomeni di degrado diffuso in tutta l’area. Fenomeni che peggiorarono progressivamente fino alla realizzazione del Depuratore di Nosedo (2003): iniziava qui un nuovo, determinante processo di bonifica.
Il parco della Vettabbia è diviso in grandi aree, con caratteristiche e aspetti agro-forestali e naturalistici diversi tra loro.

All’interno del parco si trovano: il noceto, il bosco umido, la marcida, ma anche parecchi corsi d’acqua, oltre alla Vettabbia, si trova anche il canale dell’Accessio, la Roggia di Mezzo, Fontanile Fiesola e Cavetto Comelli.

La cascina San Bernardo che si trova proprio nel mezzo del parco.

Verso l’Abbazia di Chiaravalle dove si trova il terreno delle marcide, il collettore e il cavo Comelli.

Nosedo, Chiaravalle, Parco della Vettabbia, Vetra, Via San Dionigi, Via Fabio Massimo,

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


4 thoughts on “Milano | Nosedo – L’antico borgo da scoprire ricco d’acqua e di verde

    1. Stefano Vigo

      Seconda Guerra Mondiale, era il Ferragosto del 1944, in casa non c’ era niente da mangiare! Il mio nonno in bicicletta si recò a pescare in un fosso (che passa proprio lì dietro), e riuscì a portare a casa molti bellissimi gamberi di fiume. A casa nel vicino quartiere Mazzini fu grande festa per questo insperato pasto, che fu buonissimo. I crostacei vennero bolliti e la carne era squisita. Ogni volta che passo da queste parti, il papà non manca mai di raccontarmi questa storia. P. S: Ma i gamberi di fiume oggi ci saranno ancora in questi fossi con l’acqua pulitissima dietro le Cascine?

  1. Stefano Vigo

    Seconda Guerra Mondiale, era il Ferragosto del 1944, in casa non c’ era niente da mangiare! Il mio nonno in bicicletta si recò a pescare in un fosso (che passa proprio lì dietro), e riuscì a portare a casa molti bellissimi gamberi di fiume. A casa nel vicino quartiere Mazzini fu grande festa per questo insperato pasto, che fu buonissimo. I crostacei vennero bolliti e la carne era squisita. Ogni volta che passo da queste parti, il papà non manca mai di raccontarmi questa storia. P. S: Ma i gamberi di fiume oggi ci saranno ancora in questi fossi con l’acqua pulitissima dietro le Cascine?

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