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Milano | Porta Venezia Loreto – La ciclabile di Corso Buenos Aires non si tocca!

I nodi vengono al pettine? A quanto pare, per il 92% delle attività commerciali presenti in corso Buenos Aires si ritiene che la pista ciclabile (introdotta nel 2020) abbia avuto un impatto negativo generale sulla mobilità della via e di conseguenza anche sul fatturato degli stessi negozi.

Allora, come sempre mi chiedo come sia possibile sostenere questa teoria, perché abito in zona Piazza Lima, e devo dire che la situazione del corso ce l’ho sotto gli occhi da anni e posso dire che la nuova sistemazione (che trovo orrenda) non ha portato più traffico o meno: c’erano code anche prima della pandemia e della realizzazione delle ciclabili.

Il Comune ha calcolato che in media transitano nelle due piste laterali del corso circa 8, 10 mila ciclisti al giorno, una cifra decisamente ragguardevole ma abbastanza attendibile.

I commercianti chiedono anche che le ciclabili vengano spostate nelle vie laterali e il corso riportato com’era. Il bello è che già in via Morgagni la ciclabile è presente da anni, ma come immaginabile, frequentata pochissimo, al contrario di quella nuova di Corso Buenos Aires, perché? Semplice, perché per unire due punti, la via più rapida tra due punti è sempre quella retta. Insomma, io in quanto ciclista se devo andare da piazza San Babila a Turro, non mi faccio certamente le vie laterali, ma cerco di prendere la direttrice più rapida che è appunto dritta.

La denuncia dei commercianti è che per colpa della ciclabile i loro incassi ne abbiano risentito, ma ci chiediamo quanti siano i cittadini che arrivando in Corso B. per fare acquisti utilizzino l’auto? Forse la pandemia e gli acquisti on-line hanno avuto più influenza? Altra affermazione da parte di alcuni commercianti è che la ciclabile suddetta sia percorsa per la maggior parte da riders (coloro che consegne a domicilio), ma onestamente, da mesi scatto foto e io vedo molti più cittadini e pochi rider, che a volte preferiscono la corsia delle auto, dove possono sfrecciare anche più veloci.

Il problema sicuramente da risolvere in qualche modo è lo scarico e carico della merce per i commercianti, ora reso complicato dallo scarso spazio a disposizione (prima si lasciava l’auto o il furgone in doppia fila, ma ora è impossibile).

Ricordiamo che lo scorso anno, per agevolare gli spostamenti individuali, più sicuri causati dalla pandemia, e approfittando della situazione, il Comune ha sviluppato centinaia e centinaia di metri di piste ciclabili “leggere” solo dipinte, dove, in molti casi, a proteggere i ciclisti sono state messe le stesse automobili parcheggiate più al centro della carreggiata, lasciando, appunto, una ciclabile tra i marciapiedi e le auto parcheggiate. Una di queste, forse la più controversa, è appunto la ciclabile che da Piazza San Babila raggiunge Villa San Giovanni percorrendo la direttrice di Corso Venezia, Corso Buenos Aires, Piazzale Loreto e Viale Monza.

Certo la ciclabile così com’è è veramente un po’ caotica: auto parcheggiate male, persone che si intromettono tagliando a volte la strada ai ciclisti e forse troppi zig-zag.

Forse, il Comune dovrebbe aver coraggio e eliminare il parcheggio da queste vie, allargando i marciapiedi e allestendo una ciclabile come si deve, ed escogitare, a questo punto, un sistema per consentire lo scarico-carico della merce negli orari prestabiliti.

Foto: Roberto Arsuffi

Tag: Loreto, Porta Venezia, ciclabile, Piazza San Babila, Villa San Giovanni, Corso Venezia, Corso Buenos Aires, Piazzale Loreto, Viale Monza, Via Morgagni, Turro, Nolo, Gorla, Precotto

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


40 thoughts on “Milano | Porta Venezia Loreto – La ciclabile di Corso Buenos Aires non si tocca!

  1. Vanno fatte molte più ciclabile. Sotto questo punto siamo una città del terzo mondo. Però vanno fatte con tutte le caratteristiche necessarie perché possano essere chiamate ciclabili e perché tutti, inclusi i bambini possano usarle e cioè I protezione, con fondi stradali adatti e ben sperare in protezione dalle corsie dedicate alle automobili. Solo così vedremo un vero boom nell’utilizzo di questo mezzo in una città completamente pianeggiante che si attraversa da A a B in meno di 20 minuti. Le zone e le strade anche nel centro città dove oggi si rischia l’osso del collo in bicicletta sono ancora troppe.

  2. Anonimo

    Se c’è qualcuno che non ha praticamente fatto e non farà mai nulla per far progredire Corso Buenos Aires, quella è l’associazione dei commercianti Ascobaires…

    Affetti da nimby da tempi non sospetti, ha contribuito poco o nulla per far evolvere l’arteria che porta loro soldi da decenni, salvo iniziative tutte a carattere commerciale che poco hanno lasciato di duraturo.

    Fanno lobby da sempre e i loro sondaggi poi fanno ridere i polli: se la cantano e se la suonano, secondo l’interesse del momento, ma devono capire che la strada non è una loro proprietà, punto, e che se vogliono sopravvivere devono adeguarsi ai tempi, rendersi propositivi e magari mettere pure mano al portafogli per restituire un po’ di quanto ricevono.

    E invece tutto quel che sanno proporre è un ritorno al passato, spostando altrove quel che non gli garba… Se questa è la qualità della loro partecipazione al dibattito, potevano anche evitare.

    1. Mario

      Concordo, Ascobaires purtroppo è sempre più fallimentare.
      Non ne azzeccano una, sono fermi agli anni ’80 come mentalità e stanno facendo marcire un’arteria commerciale pazzesca come Corso Buenos Aires.
      Purtroppo questi personaggi non cambieranno e continueranno a fare danni senza mai proporre nulla di nuovo e senza avere il coraggio di analizzare i fatti per come stanno.

  3. Andrea

    Sarebbe bello vedere i risultati di un sondaggio partecipato dai clienti dei commercianti di corso Buenos Aires.

    Ve lo immaginate che smacco sarebbe per i commercianti se scoprissero che la maggior parte dei loro clienti raggiunge i negozi senza passare da Corso Buenos Aires in automobile?

  4. _

    Non credo che nessuno voglia tornare alla situazione precedente, l’essere umano è fatto per andare avanti e non per stare fermo o andare indietro.

    Però il titolo “La ciclabile non si tocca!” per quanto suggestivo, è quanto di più facilone e populista si possa concepire.

    In realtà la ciclabile di Buenos Aires è uno dei primi esperimenti di ciclabile fatta su un grosso asse di penetrazione. Va capito cosa funziona e cosa no e ascoltati tutti.
    Quindi andrà pure “toccata”, se non altro per correggere i difetti e fare meglio le altre….

    1. Franky

      Quanta demagogia sinistrorsa. Che poi non si capisce perché il ciclista deve esserci di sinistra e l’automobilista di destra. Ormai tutti hanno l’una e l’altra ma a seconda dei casi cambiano bandiera. Corso Buenos Aires è un asse importante di penetrazione nonché famosa via commerciale. I ciclisti, anche per loro sicurezza, divrebberi usare le laterali. Ma diciamo la verità, molti ciclisti vanno sui marciapiedi, sulle strisce pedonali, passano con il rosso, ostruiscono gli scivoli per le carrozzine agli angoli dei marciapiedi legando le bici di traverso, un elenco infinito. Oppure al Montestella sradicano le piante x gareggiare con le mountain bike. Allora basta, vogliono i diritti ma abbiano anche doveri: targa(ma tanto i vigili dove sono ?) ma soprattutto assicurazione r.c. obbligatoria. E poi ne riparliamo. Ma tanto pagano tutto i poveri fessi automobilisti 😞

  5. Fausto

    La cosa assurda di corso baires sono le auto parcheggiate in mezzo alla strada di fianco alla ciclabile. Era così difficile copiare la sistemazione di via vittor pisani: bici protette e nessuna auto in strada. Ma si sa che x il comune 4 spiccioli in più dalle strisce blu sono più importanti del resto.

    1. Mario

      Ciao Fausto, Via Vittor Pisani ha uno spazio stradale molto più largo di Corso Buenos Aires, sono due situazioni che non possono essere confrontate

  6. Wf

    Il sondaggio bulgaro dei commercianti di Buenos Aires risultano 134% dei voti dei commercianti contro la ciclabile…

    🤣🤣🤣🤣

    Diamo i numeri.
    Ce li scriviamo da soli.

    La ciclabile non si tocca.
    Si mettano l’anima in pace.

  7. Anonimo

    Non solo non si tocca, ma vanno eliminati TUTTI i parcheggi. Lasciando giusto qualche spazio per Taxi, carico/scarico merci e motorini

    1. Anonimo

      Abito a 50 metri da Buenos Aires e sono molto contento della ciclabile e dei nuovi attraversamenti pedonali. Spero vengano allargati i marciapiedi limitando ulteriormente la sosta.

      Purtroppo devo confermare che alcuni negozianti sono dei maleducati e sono FONTE DI DEGRADO. Ad esempio, in piazza Argentina e nella adiacente via Mercadante:
      – parcheggiano sul marciapiede (so che sono i negozianti, ormai conosco le loro auto)
      – parcheggiano la propria auto in doppia fila in via Mercadante. Poi il malcapitato (spesso io) che deve uscire deve suonare il clacson cosicché il negoziante sposta l’auto e la mette al posto da me precedentemente occupato
      – abbandonano il sacco della spazzatura del proprio negozio a fianco ai cestini pubblici
      – occupano in modo eccessivo e non ammesso il marciapiede con i tavolini (anche in epoca pre-Covid)

      1. Anonimo

        Non raccolgono la cacca dei loro cani, non fanno lo scontrino fiscale, dicono parolacce, buttano cartacce per terra, non puliscono il marciapiede davanti al negozio, non pagano la TARI, non si lavano, sono omofobi, tradiscono la moglie, vanno a puttane, non votano a sinistra.

        1. Anonimo

          @ anonimo 13.19
          Se non crede a quello che dico, venga in piazza Argentina angolo via Mercadante un giorno qualsiasi della settimana e potrà constatare di persona

        2. anonimo

          Ma tutti questi soloni che difendono ogni ca……..a di questa pessima giunta come un sol uomo (anzi, come un sol comunista) obbedendo come pecoroni a ogni ordine e contrordine e che, a ogni ora del giorno devono rivelare al mondo il loro pensiero debole e il loro odio nei confronti di chi non si allinea alle mode imposte dal politically correct (vado in ufficio in bicicletta dalla Maggiolina a piazza Cavour sulle ciclabili di Via Vittor Pisani e Via Melchiorre Gioia…..quella di Baires/Monza è roba da mentecattocomunisti ideologizzati!!) sono tutti col reddito di cittadinanza a viver sulle spalle degli altri, visto che son sempre qui a pontificare?

  8. vive la ville lumière

    Per disincentivare l’auto a motore termico a Parigi hanno aumentato dal primo agosto le tariffe dei parcheggi dei non residenti da 4 a 6 euro l’ora lasciando parcheggio gratuito per le macchine elettriche. aumenti pure per le multe e i motorini…Parigi ha dichiarato guerra all’inquinamento e al traffico delle auto inquinanti….speriamo che Milano si allinei anche lei!

    La majorité municipale a en effet décidé d’augmenter le tarif horaire de stationnement des automobilistes « visiteurs », c’est-à-dire non-résidents. En zone 1, correspondant au centre parisien (les 11 premiers arrondissements), le prix horaire va passer de 4 à 6 euros.

    https://www.leparisien.fr/paris-75/stationnement-a-paris-les-tarifs-et-amendes-pour-les-automobilistes-vont-aussi-augmenter-15-06-2021-U445THDBEJADTCXX226GB7CD2U.php

    1. Andrea

      L’inquinamento è solo uno dei tanti problemi causati dalle automobili e forse è uno di quelli meno rilevanti.

      L’auto non è un mezzo adatto all’ambiente urbano, è inefficiente, ingombrante e pericoloso.

      Io invece di investire le risorse (per esempio regalando spazio pubblico per parcheggiare) per convincere la gente a comperare l’ennesima auto nuova (per poi ricomperarne una ancora più nuova 5 anni dopo) preferirei provare a convincerle a buttare l’auto definitivamente investendo su altri mezzi di trasporto.

  9. Nicolò Bertoncin

    Sarei veramente curioso di sapere come facciano i commercianti a dire che la ciclabile abbia intaccato i loro affari. La ciclabile è lì da maggio 2020, un anno. In questo anno abbiamo avuto l’uscita dalla prima ondata di covid, la seconda ondata, la terza ondata e ne stiamo uscendo ora. In un anno così pieno di eventi che sicuramente non hanno contribuito a stabilizzare il mercato, qual è il punto di riferimento per dire “da quando c’è la ciclabile fatturo meno”?

    Non metto in dubbio che fatturino meno, ma ci sono molte variabili che possono aver portato a questo calo e non credo proprio che la ciclabile sia la principale o una delle principali. Ho invece la sensazione che il malcontento porti a non vedere la situazione in maniera oggettiva e a cercare il capro espiatorio.

    1. Andrea

      Infatti l’articolo non lo dice ma il sondaggio prevedeva diverse domande e “solo” il 55% dei negozianti ha avuto il coraggio di dire che la ciclabile ha inciso negativamente sul fatturato.

  10. GArBa

    il problema di corso buenos ayres erano e restano i marciapiedi troppo stretti e affollati per una via commerciale. La pista ciclabile non aiuta in questo senso, ma come giustamente scritto non è nè meglio nè peggio. è tuttavia vero che una pista pitturata a terra non può essere una soluzione definitiva.

  11. Anonimo

    Una schifezza colossale…o le ciclabili le fai bene o non le fai e vai nei viali laterali. Se sei capace ad andare in bici e sei un giovane puoi andare dove minchia ti pare, se sei una mamma con dei bimbi o un anziano devi andare in piste ciclabili serie su sede protetta oppure fai il giro più lungo e vai nella via tranquilla.
    Io personalmente preferisco fare più strada e non stare in mezzo alle auto e non per questo allora voglio piste in ogni strada…smettetela di rompere le piste vanno fatte per famiglie e anziani i giovani mentre i giovani adulti che non rompessero le palle con le righe inutili sulla carreggiata..le piste vanno messe fuori dalla carreggiata e in sede protetta, altrimenti andatevene in nord europa e non rompete le palle

    1. Luca

      Ué leone da tastiera, ma quante minchiate scrivi in un solo messaggio?
      Guinness dei primati di ignoranza. Torna allo zoo a mangiare le noccioline.

  12. Anonimo

    Fatta oggi proprio in bici per andare a spendere 150 euro in zona Loreto! Io non li capisco i commercianti, davvero. Nello spazio di 1 auto ci stanno 10 biciclette. Sarà meglio avere 10 potenziali clienti che 1-2 (media delle persone in un’auto).
    Che ragionamento idiota essere contro le ciclabili in città, come se fossero le auto a fare compere, non i cittadini che si spostano. Se questi cittadini si spostano in bici sono sempre consumatori, mica si va in Buenos Aires a comprare frigoriferi, si va a comprare roba che in bici si trasporta tranquillamente.
    Che gente!

      1. Anonimo

        beh se prendessimo l’India come benchmark in corso Buenos Aires dovremmo fare anche una corsia per lasciar pascolare indisturbate le vacche sacre.

    1. Wf

      Ma non hai capito che le auto in divieto e doppia fila sono tutte dei commercianti?

      Ai commercianti rode di non poter parcheggiare più come cazzo gli pare il loro cesso di automobili ogni mattina…

  13. Anonimo

    Che poi, ragionandoci su, chi ha la macchina va più comodamente a fare shopping in un centro commerciale, dove trova tutti i negozi che vuole, invece che buttarsi in quello schifo di Corso Buenos Aires nel delirio di traffico e rumore.
    Se fossi un commerciante ringrazierei ogni cliente che arriva in bici e chiederei con forza al comune la pedonalizzazione almeno nel weekend, per poi farla diventare permanente.
    Questi commercianti non hanno mai nemmeno sentito parlare di shopping experience, fare compere in Buenos Aires è da masochisti, si cammina su marciapiedi miseri, non c’è spazio per muoversi, le auto e le moto fanno un baccano tremendo, respiri gas a pieni polmoni.. se avessi un’auto andrei al Carosello o a Arese, non ho l’auto, mi sposto in bici e in metro e le compere mi tocca farle da quegli ingrati che mi vogliono pure togliere un metro di pista ciclabile.

  14. Wf

    LE COSE STANNO CAMBIANDO E PARECCHIO…

    Nell’ultimo anno i ciclisti sono raddoppiati, tanto che l’offerta di bici non riesce a soddisfare la domanda — sprona Piero Nigrelli dell’associazione Ancma di Confindustria —. L’anno scorso è stato da record, 60 mila bici vendute solo a Milano. Oggi i magazzini sono di nuovo azzerati, sta avvenendo una rivoluzione culturale». Granelli rilancia sul gioco di squadra: «Dallo scorso 30 aprile 2020 abbiamo dato una accelerata al Pums e alla ciclabilità di Milano, per una decisione politica, per un impegno dei nostri tecnici e dirigenti, grazie alle modifiche del Codice della Strada approvate a settembre 2020 dal Parlamento, e grazie a un cambiamento culturale dei cittadini, sostenuto e promosso dalle associazioni». Cita un dato, l’assessore: in corso Buenos Aires nel 2020 le bici erano il 5 per cento, le moto il 20 per cento, le auto il 75 per cento. Oggi i mezzi le biciclette sono schizzate al 18 per cento e le moto scese al 17. Il mese scorso passavano sette bici al minuto.

    PRENDETE SEMPRE PIÙ SPESSO LA BICI.

    SI CAMBIA ANCHE COSÌ

  15. daniele

    Se continuiamo con questa constrapposizione imbecille tra integralisti dell’auto, fondamentalisti della biciletta e pasdaran dei monopattini, con gli inutili imperativi e i punti esclamativi, secondo me non finisce bene.

    Abito accanto a Buenso Aires, non ho la macchina e non sopporto le macchine, ma la ciclabile sta creando un casino devastante. Secondo me innanzitutto perché è stato scleto il momento più stupido per farla: c’è stato un crollo verticale nell’uso dei mezzi pubblici e, soprattutto, della metropolitana. Chi viene da fuori e ha paura di prendere il metrò prende inevitabilmente la macchina, perché monopattino e bicicletta sono privilegi che chi si deve alzare all’alba e percorrere decine di chilometri tutti i giorni e con qualsiasi condizione meteo davvero non può permettersi.

    Come milanesi di Milano-città sarebbe davvero salutare se la piantassimo di pensare alla nostra città come la pensavano i nostri trisavori nell’Ottocento e capissimo che abbiamo concittadini che abitano in “quartieri” che si chiamano Novara o Treviglio, Cantù o Caloziocorte, Gravellona Lomellina, eccetera, e che questi nostri concittadini devono muoversi per studiare, lavorare o fruire del loro tempo libero esattamente come quelli che vivono in quartieri che si chiamano Brera, Monforte o Porta Vercellina. Visto che per i primi la qualità del sistema di trasporto pubblico non è neppure lontanamente paragonabile a quella dei secondi, finché non ci saranno alternative è difficile che potranno fare a meno dell’auto, tanto più ora che con il virus ci sono stati provvedimenti governativi e anche prudenza a obbligare o consigliare, se possibile, di non stiparsi a centinaia in un vagone del metrò alle 8 del mattino.

    Per dare giustamente una mano a bar e ristoranti abbiamo concesso loro di occupare suolo pubblico in modo che non dovessero rinunciare a tavoli e posti per mantenere il distanziamento. E nel farlo abbiamo tolto spazio ai pedoni e alla sosta, generando ulteriori conflitti per lo sfruttamento dello spazio in una città di per sé già molto densa.

    Infine a me pare -e ci passo a piedi tutti i giorni- che quella sistemazione con la ciclabile che va a zigzag tra auto in sosta, marciapiedi, posti per carico-scarico merci, posteggi per moto, ecc. non si sia rivelata esattamente funzionale e forse neppure troppo sicura. Si può discutere di come cambiare o siamo al dogma della religione biciclettara per cui ogni dubbio è trattato al pari di un’eresia o una bestemmia e punita con il rogo?

    Invece di fare ‘ste battaglie da talebani, perseguendo ciecamente il proprio interesse con un’ostinazione che sconfina abbindantemente nell’idiozia dall’una e dall’altra parte, secondo me sarebbe largamente più utile sedersi attorno a un tavolo e cercare di capire -usando il cervello e dotandosi di un po’ di civile tolleranza- come comporre interessi diversi e inevitabilemente divergenti e/o conflittuali di molte parti diverse (non ultimi i pedoni che sono il soggetto assolutametne più debole, stretti tra la furia del traffico automobilistico, le auto sui marciapiedi e una serie di cretini con bici e monopattini che sfrecciano sui marciapiedi mettendone a rischio l’incolumità).

  16. Giovanni

    Argomento complesso e purtroppo fonte di critiche, non solo dai commercianti (contrari per definizione a ridurre l’afflusso di auto… come in Via Marghera, dove infatti la gente va a prendere il gelato in auto!) segno che il Comune dovrebbe correggere e migliorare il progetto delle piste ciclabili.

    Personalmente cerco di evitare C.so B. Aires quando sono in bici, é pericoloso e l’uso della ciclabile piuttosto caotico (motorini che ne approfittano, raider non curanti degli altri passanti, monopattini abbandonati in mezzo e auto che bloccano il passaggio)

    Forse un titolo meno talebano sarebbe stato piú opportuno. Esattamente come stiamo mettendo in discussione la auto, allo stesso modo dobbiamo farlo per migliorare le ciclabili che non funzionano.
    saluti talebani
    Gio

  17. Andrea

    Guardando l’afflusso giornaliero di ciclisti quella è forse la pista ciclabile che funziona di più in tutta Milano. L’UNICA esistente a Milano che accompagna il ciclista dal confine della città fino a Duomo.

    Poi per carità tu sei liberissimo di scegliere il percorso che preferisci.

  18. Lorenzo bruni

    Salve a tutti, perche state facendo polemica per la pista ciclabile di Buenos Aires? NON esiste. Ci sono solo delle strisce gialle disegnate per terra. Quando faranno una ciclabile potremmo parlare della ciclabile.
    Spero che la tolgano subito quella vernice perche sono degli ipocriti.
    Dove non servono le ciclabili fanno le cilcabili fatte bene. Dove servirebbero come sulla rossa fanno solo delle strisce gialle. Io ho messo anche un cartello zona trenta per andare in cucina…forse così riesco a dimagrire.
    Guardate in Europa https://twitter.com/notjustbikes

  19. Si Tav

    Il punto non è se si fa a far la spesa in macchina, in bici o col cavallo. Il punto è che le ciclabili vanno fatte dove c’è spazio, non in vie come questa.
    Ma vallo a spiegare ai mentecatti radicalchic che votano PD.
    È come dar da mangiare un vitello a un toro

    1. Anonimo

      Invece è proprio sulle vie come questa che vanno fatte.

      Pensa se in zona Buenos Aires avessero replicato la disastrosa idea di fare la ciclabile nelle vie interne e non sull’asse principale, come nello sconcio di via Tortona/Stendhal.
      Almeno dagli errori imparano. Non tutto ma qualcosa si.

  20. Anonimo

    Ci sono diversi studi che lo dimostrano, ma ci si arriva anche con un semplice ragionamento. Chi va a piedi e in bici spende di più nel suo quartiere di chi si sposta in auto.
    Anche perché chi va in auto tende a fare la spesa nei grandi centri commerciali fiori città, concentrando li tutti gli acquisti:

    https://www.forbes.com/sites/carltonreid/2018/11/16/cyclists-spend-40-more-in-londons-shops-than-motorists/amp/

    Un Corso Buenos Aires pedonale sarebbe una manna per i negozi del corso, soffocati da rumore, caos e smog del traffico motorizzato.

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