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Milano | Vigentino – L’incendio della torre di via Antonini 32

L’edificio, chiamato “Torre dei Moro”, di via Antonini 32, al Vigentino, nella giornata di ieri pomeriggio, domenica 29 agosto 2021, è stato divorato da un grande incendio.

Di solito non trattiamo cronaca, non è il nostro campo, ma l’incendio di ieri ci ha lasciati perplessi e basiti. Infatti ci siamo chiesti come, un edificio vecchio di soli dieci anni, sia potuto andare in fiamme in così poco tempo?

La Torre dei Moro (nome preso dalla società costruttrice: Moro Costruzioni S.p.A.) fa parte di un intervento edilizio completato nel 2011 di 3.100 metri cubi quadrati di superficie produttiva, 2.700 di commerciale e uffici oltre a 3.700 metri quadrati di appartamenti sviluppati in una torre di 18 piani.

L’architettura della torre aveva una morfologia particolare, infatti ad una struttura interna a parallelepipedo erano state montate le facciate ricurve su un telaio che nascondeva i balconi e che ne caratterizzavano la forma. Due vele di un candido bianco e segnate dal taglio orizzontale dei 16 piani (due sono alla base ma non inglobati nelle due vele) per un altezza di circa 60 metri.

Le due “vele” ricurve, realizzate, a quanto pare, in lastre prefabbricate di polistirene autoportanti rivestite in alluminio, che formano la facciata, si sono incendiate come fossero state di cartone. Non vorremmo affettare conclusioni azzardate, ma sicuramente il materiale con cui erano state fatte non era certo ignifugo.

Le fiamme, scoppiate al 15° piano, infatti, hanno subito preso vigore alimentate, a quanto pare, dal materiale delle vele, che in poco tempo hanno completamente avvolto la struttura esterna della torre; al momento non è chiaro se ci siano o meno danni strutturali. (Qui la nota tecnica della struttura, che lascia ancora più stupiti su quanto accaduto)

L’edificio al momento è sotto sequestro e la priorità è metterlo in sicurezza.

Come ha riferito al Corriere della Sera Carlo Cardinali, funzionario dei vigili del fuoco, “l’edificio sicuramente non collasserà perché la struttura centrale in cemento armato non risulta interessata dalle fiamme, a differenza di quella esterna, quella metallica. Quindi il rischio concreto è che possa staccarsi la struttura e venire giù”. “L’innesco”, ha detto, “è stato dalla struttura esterna. Da dove sia partito l’incendio possiamo immaginarlo ma non ancora definirlo con certezza”.

Qui sotto la torre prima dell’incendio.

Referenze fotografiche: Google, Corriere della Sera, Funpage, Roberto Arsuffi

Tag: Incendio, Vigentino, via Antonini,

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


24 thoughts on “Milano | Vigentino – L’incendio della torre di via Antonini 32

  1. Wf

    Ma è lo stesso incendio avvenuto a Londra pochi anni fa a causa del cappotto termico esterno che non era fatto di materiale ignifugo?

    Ma non c’è l’obbligo di usare materiali ignifughi per le coperture dei palazzi?

    Qualcuno pagherà per questo??

  2. Andrea Davide

    Il materiale isolante di saint gobain in lana di vetro linkato nell’articolo si riferisce all’isolamento a cappotto, non a quello della facciata esterna, le vele, che probabilmente ha alimentato l’incendio

    1. Paolo

      Infatti, addirittura il materiale del cappotto potrebbe aver “salvato” l’edificio!
      Se leggete nel sito ISOVER, addirittura premonizza…

      “Trattandosi di un edificio di notevole altezza con una particolare criticità nei riguardi della protezione da un incendio esterno alla facciata, per l’isolamento a cappotto è stato scelto un materiale isolante incombustibile come la lana di vetro al posto del materiale isolante plastico comunemente utilizzato in questa applicazione (EPS).”

      Attenzione a scrivere articoli senza essere esperti della materia!
      La frase tra parentesi (Qui la nota tecnica della struttura, che lascia ancora più stupiti su quanto accaduto) è quantomeno sibillina o azzardata.
      E non lavoro per ISOVER!

  3. GArBa

    attenzione che il link da voi postato fa riferimento al cappotto applicato in aderenza alle pareti, non alle “vele”.

  4. paomi

    evito la cronaca e mi soffermo solo sul tema: edifici, grattacieli, torri. Chiedo se è proprio necessario consumare suolo continuamente? Il senso di costruire torri che, si è visto in questo incendio, i Vigili del Fuoco non sono accessoriati con mezzi adatti? Inoltre aggiungo anche il consumo di energia elettrica, gas, acqua, risorse che non sono eterne… Infine l’ennesima speculazione, se vi è stata: dalle cronache si racconta che il materiale doveva essere ignifugo ma… Non lo era… Abito abbastanza vicino, ognuno ha le proprie idee.

    1. Quintino

      Il Dadaismo o Dada è una tendenza culturale nata a Zurigo, nella Svizzera neutrale della prima guerra mondiale, e sviluppatasi tra il 1916 e il 1920. Il movimento, che ha interessato soprattutto le arti visive, la letteratura (poesia, manifesti artistici), il teatro e la grafica, incarnava la sua politica antibellica attraverso un rifiuto degli standard artistici, come dimostra il nome dada che non ha un vero e proprio significato, tramite opere culturali che erano contro l’arte stessa. Il dadaismo ha quindi messo in dubbio e stravolto le convenzioni dell’epoca, dall’estetica cinematografica e artistica, alle ideologie politiche; ha inoltre proposto il rifiuto della ragione e della logica, ed ha enfatizzato la stravaganza, la derisione e l’umorismo. Gli artisti dada erano volutamente irrispettosi, stravaganti, provavano disgusto nei confronti delle usanze del passato; ricercavano la libertà di creatività per la quale utilizzavano tutti i materiali e le forme disponibili.

    2. Paolo

      60 metri non è un grattacielo, è un semplie palazzo. Basta con sto spauracchio del consumo del suolo, sembra di sentire Celentano

      1. Anonimo

        Il consumo di suolo è un tema serissimo e Celentano ha avuto il merito (o magari solo la fortunata intuizione) di porre il problema con decenni di anticipo.

    3. Anonimo

      Se c’è qualcosa che ottimizza il consumo energetico e limita il consumo di suolo sono proprio le costruzioni in altezza. Lo sprawl urbano è decisamente peggio per l’ambiente di qualsiasi torre.

      Basta un minimo di logica per comprenderne i motivi.

  5. Geopolitica milanese

    E’ del tutto evidente che queste nuove torri a Milano danno fastido ma molto fastidio innanzi tutto alle altre città europee competitor immobiliari di Milano, quindi Londra, Berlino, Francoforte, Vienna, Dusseldorf, Parigi, Madrid, Barcellona ecc. E’ chiaro che più se ne costruiscono a Milano meno appartamenti se ne vendono da loro ai fondi immobiliari di investimento e ai ricconi russi e mediorientali, poi soprattutto dopo che una settimana fa anche il miliardario americano Warren Buffet aveva mostrato interesse ad investire nelle nuove edificazioni di torri e grattacieli a Milano. Poi torri significa aumentare la popolazione della città e più popolazione significa più forza economica e politica della città competitor di quelle città nell’attrarre risorse e investimenti che se no poi se ne vanno da loro. E poi danno fastidio a tutti quegli interessi nazionalisti europei e provinciali italici del consumo di risorse, che vogliono che la gente non abiti all’interno dei centri urbani consumando poche risorse in alte torri residenziali servite da metropolitane, ma vada ad abitare nei centri suburbani in villette energivore dove ci si può spostare solo con l’auto (mediamente una per abitante maggiorenne di villetta) e oltre al “consumo di energia elettrica, gas, acqua” più alto nelle villette rispetto agli appartamenti perchè più grandi, si somma il consumo infinito di petrolio, olii,acciaio,gomma, litio delle auto, e asfalto, pali della luce, fognature per connettere tutti gli infiniti reticoli mondiali delle strade che connettono miliardi di villette.Con anche conseguente diminuzione del terreno agricolo da coltivare. E’ del tutto evidente che molti grandi interessi, come per es. i produttori nazonalisti europei di auto e lo stato romano che incamera miliardi di tasse da accise e iva su auto, quindi dal consumo inutile di petrolio, hanno interesse che le persone vadano ad abitare in villette fuori dalla città, facendo poi i pendolari e spostandosi dovunque in auto per lunghi percorsi, e non in alte torri residenziali in città usando le metropolitane per brevi percorsi. Questo evento “più o meno naturale” della Torre Antonini segna l’inizio della grande sfida evolutiva tra modello di sviluppo suburbano energivoro delle villette e modello urbano green delle torri residenziali, ossia tra chi vuole continuare a consumare suolo e risorse e devastare l’ambiente con il binomio auto-villetta, rispetto a chi vuole evolvere l’umanità facendo abitare prevalentemente le persone in alte torri residenziali in città usando i mezzi pubblici, consumando meno risorse e acquistando meno auto. E’ del tutto evidente che la sfida sarà vinta (ma non mancheranno i colpi bassi), in primis a Milano e poi in tutte le città del mondo semplicemente perchè se l’umanità vuole espandersi nello spazio ha bisogno di limitare il consumo di risorse perchè gli serviranno in futuro, e se in alto c’è veramente un livello superiore saggio, tra chi vuole abitare nelle villette con la grande auto tedesca ultraccessiorata, inquinante e energivora (che arrichisce solo gli industriali tedeschi dalle mani grassocce), e chi vuole espandersi nello spazio, non dubitiamo scelgano i secondi. Intanto a Milano prepariamoci alla campagna mediatica a favore del modello suburbano delle villette e contro il modello urbano delle torri residenziali orchestrata dagli interessi nazionalisti europei e provinciali italici che faranno quello che hanno sempre fatto: consumare risorse, inquinare e ribaltare la realtà.

    1. Andrea

      Grattacieli vs. villette. Ma sei nuovo del blog? Ti suggerisco di seguirlo, spesso qua vengono pubblicati progetti che non hanno a che fare con nessuno dei 2 modelli che conosci.

      1. Anonimo

        In realtà per anni la dicotomia tra grattacieli (a Milano) e villette (in Brianza e col cane lupo fuori) è stato un classico degli interventi sul blog… quasi come le bici sul marciapiede, i SUV in sosta vietata, l’amore per i tavolini dei bar all’aperto, Trenord che fa schifo e l’immancabile Regione Lombardia alfa ed omega di tutti i mali del mondo 🙂

    2. Anonimo

      Questo grattacielo, a differenza, ad esempio, di quelli di Porta Nuova, è costruito in un punto della città decentrato, pochissimo servito dai trasporti pubblici e dove si arriva in bicicletta solo con fatica e pericolo. E’ un punto scelto solo per la sua relativa vicinanza alle tangenziali. Pertanto non può certo essere considerato un intervento urbanisticamente sostenibile, capace di ridurre il traffico automobilistico.ma, al contrario, un modo per aumentarlo.

  6. Andrea

    Quella dei grattacieli è una delle tante “tecnologie” umane che offrono numerosi vantaggi a breve termine ma espongono grossi rischi a lungo termine. I grattacieli permettono di alloggiare un gran numero di attività e persone consumando poco suolo ma, a differenza degli edifici più bassi, richiedono sforzi ingegneristici maggiori e dunque è più probabile che possano avvenire errori umani, in buona o in cattiva fede, prodotti dai committenti (per esempio a livello finanziario), dai progettisti oppure dal singolo operaio. Tali erroi umani inoltre causano problemi alla grande quantità di persone e attività che risiedono nel grattacielo.

    Le grandi opere ingegneristiche in alcuni casi portano degli enormi vantaggi ma devono sempre essere utilizzate con parsimonia e con il giusto criterio perché in molti casi espongono a grossi rischi, le alternative semplici magari sono meno accattivanti, non danno l'”effetto WOW” hollywoodiano, non ci rendono il paese che “ce l’ha più grosso” ma sicuramente espongono la comunità a rischi più facilmente gestibili.

    Se al posto di un grattacielo di 16 piani avessimo costruito 4 palazzine da 4 piani avremo sicuramente occupato maggior suolo ma l’avremo fatto in una zona già urbanizzata della città e priva di un territorio di pregio in quanto circondata da capannoni industriali e svincoli autostradali. In questo modo solo uno dei 4 palazzi sarebbe andato a fuoco, i vigili del fuoco avrebbero domato più facilmente l’incendio e sicuramente la notizia non sarebbe finita nella prima pagina delle cronache nazionali.

    In generale, anche senza pensare a catastrofi come l’incendio che è avvenuto, un grattacielo può avere errori di progettazione anche meno gravi ma che, a causa della complessità dell’edificio, sono di conseguenza più complessi da risolvere. Inoltre la numerosità dei condomini di questi complessi rende difficile se non impossibile una loro amministrazione democratica: più sono i condòmini e più le decisioni che si riescono a prendere diventano semplici, binarie e calate dall’alto da parte dell’amministratore di condominio, c’è poco spazio alla discussione e al raggiungimento di un consenso comune. Il proprietario di casa non è più parte attiva della sua amministrazione come nei piccoli condomìni da 20 30 appartamenti ma diventa addirittura succube e giustamente evita di partecipare alle riunioni condominiali che nei fatti sono una caciara di ore al termine della quale l’amministratore di condominio prende le sue decisioni.

    Per estremizzare, paragono le grandi opere ingegneristiche alle centrali nucleari che offrono grossi vantaggi di efficienza ma sono da mantenere per centinaia di anni ed è sufficiente un errore umano (“siamo tutti pecatori”), una dimenticanza, un evento eccezionale non previsto e ci si ritrova in casa Chernobyl o Fukushima. Quindi viva l’ingegneria che rende più semplice ed efficiente la nostra vita ma, quando non è necessaria, meglio le cose semplici ed essenziali, molto più sicure ed umane.

    1. Anonimo

      Ci dispiace per le tue casettine matrioska, ma il futuro è segnato a Milano e in tutte le città del mondo: torri, torri e ancora torri. E’ il cambiamento climatico che lo impone, le tue casettine matrioska hanno un impatto sul terreno devastante impediscono l’assorbimento dei raggi solari da parte del terreno e quindi aumentano il rscaldamento globale quindi la minaccia dell’estinzione umana. La bassissima impornta sul terreno delle torri invece consente l’assorobimento da parte del terreno dell’energia solare quindi un abbassamento delle temperature e soprattutto il mantenimento di campi da coltivare. Siamo solo all’inizio, è chiaro che ci saranno errori e successivi perfezionamenti, e come non siamo passati dai fratelli wright al boeing 747 in pochi anni, così anche nella gestione e sicurezza delle torri ci vorrà qualche tempo di perfezionamento per poi arrivare alla sicurezza al 100%, già ora molto alta considerando tutte le torri che già ci sono a Milano da decenni e in tutto il mondo e il bassissimo tasso di incidenti. Il grande sviluppo di torri residenziali a Milano porterà a perfezionare la legislazione, la sicurezza, i materiali e la gestione delle stesse torri (attraverso vere e proprie società specializzate), inoltre si stanno già sviluppando elicotteri anti-incendio (lavoro per leonardo) e droni anti-incendio.La strada è segnata.

    2. Anonimo

      Le torri paradossalmente hanno norme di legge migliori (ad esempio scale a tenuta di fumo).
      Non è morto nessuno e a parte i balconi e la loro struttura è un edificio che appare integro.
      Sarebbe stato lo stesso se fosse successo in un piccolo condominio di 4 piani? Non lo so.

  7. GArBa

    Ma quando si incendia una corriera si scatenano disquisizioni filosofiche sul simbolismo legato agli autobus? Se si verifica un disastro ferroviario si mette in discussione la bontà dell’idea di treno? Non si sta leggermente esagerando?

  8. Alx

    Si sviluppano le città in verticale (palazzi e grattacieli di molti piani) proprio per limitare il consumo di suolo che si avrebbe per avere lo stesso numero di appartamenti/edifici sviluppati magari in orizzontale (palazzine di pochi piani etc).

  9. Wf

    Case basse o alte… ma è troppo chiedere che possano NON prendere fuoco come scatole di fiammiferi?

    Chiedo per un amico

    1. GArBa

      chi ne ha titolo accerterà eventuali responsabilità… nel frattempo ogni disquisizione lascia molto il tempo che trova.

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