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Milano | Bicocca – Il Borgo Pirelli, così bisognoso di riqualificazione

Poco prima dello scoppio della pandemia da Covid 19, venne annunciata una partnership pubblico-privato che si sarebbe presa cura del Borgo Pirelli in Bicocca. Un intervento di riqualificazione totale per uno storico quartiere sorto tra il 1920 e il 1923.

Realizzato poco prima che Greco e la frazione di Pratocentenaro (dove si trovava il terreno) finissero nelle grinfie della grande Milano, il piccolo quartiere operaio era destinato ai dipendenti della Pirelli. Fu costruito dall’Istituto Case Popolari che ne assunse anche la gestione (mentre l’assegnazione delle abitazioni spettava all’azienda). Nel suo secolo di vita è praticamente rimasto quasi intatto, anche se oggi presenta un brutto velo di stanchezza.

Già nel corso del 2019 gli edifici avevano subito piccoli interventi edili e impiantistici: rimozione dell’amianto, tinteggiature, recinzioni e cancellate, sistemazione di gronde.

Naturalmente la manutenzione problematica del “borgo” è dovuta al fatto che è di pertinenza di Aler e, come si sa, i problemi di questo ente regionale sono molteplici.

Il Borgo Pirelli, come dicevamo, è sorto per volere della società Pirelli che, anni prima, aveva spostato qui le sue industrie. Ciò avvenne all’indomani della fine della Prima Guerra Mondiale, nel quadro di una serie di iniziative paternalistiche che intendevano ridurre il conflitto sociale, vincolando nel contempo gli operai al proprio posto di lavoro.

Il complesso è composto da 27 villette a due livelli (piano terra e primo piano) suddivise ciascuna in due o quattro alloggi, tutte con giardino proprio (a favore di un maggiore individualismo familiare). Inoltre sono disposte nel triangolo formato da viale Sarca e Via Luigi Emanueli. La forma triangolare del lotto era dettata dalla presenza della Roggia Segnano che segnava anche il confine antico tra Greco e Pratocentenaro.

Le villette sono disposte apparentemente a caso, secondo l’idea delle classiche città giardino. Una palazzina di tre piani venne realizzata nell’angolo tra le due strade principali e dotata di negozi a servizio del nuovo quartiere, in via Fortiguerra 12.

L’architettura del complesso, quasi unico nel suo genere, può esser considerato un tardo liberty tendente un po’ allo stile Secessione Viennese. Il Borgo Pirelli è sottoposto a vincolo del Ministero dei Beni Culturali. Un esempio simile è il Villaggio Crespi a Crespi d’Adda, ora totalmente ristrutturato e diventato patrimonio dell’Unesco. Il villaggio fu progettato da Giacomo Loria, ingegnere dell’Ufficio Tecnico sociale, in collaborazione con l’ingegnere Pietro Allodi.

Sperando nella promessa da parte della Regione Lombardia di un’apertura alla partnership con privati disponibili a partecipare alla riqualificazione del borgo, vi mostriamo la situazione attuale.

Nel 2007 il borgo venne affiancato dalla Collina dei Ciliegi, la montagnetta artificiale di 25 metri d’altezza, ricavata da parte dei detriti di scavo delle demolizioni della vecchia fabbrica Pirelli.

Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi

Tag: Pratocentenaro, Bicocca, Greco, Viale Sarca, Borgo Pirelli, via Fortiguerra, Liberty, Via Luigi Emanueli

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


3 thoughts on “Milano | Bicocca – Il Borgo Pirelli, così bisognoso di riqualificazione

  1. axel

    il borgo, se ben riqualificato, grazie anche alla collina dei ciliegi sembrerebbe un’area di Milano fuori dal tempo. Valorizzarlo assolutamente. Però potevano pensarci con i relativi oneri quando è stata abbattuta tutta l’area ex industriale per fare spazio alla sede di una banca (non cito il nome), dell’università (che in parte presenta lacune), di abitazioni e del teatro Arcimboldi. Guardando anche le su citate strutture che non arrivano a 20 anni dalla costruzione, presentano anch’esse bisogno di recupero. Ma il borgo antico perché non è sottoposto a vincoli invece di essere abbandonato? Trovare sponsor in questo periodo che investono senza rientri ed in una zona dove non c’è più spazio di edificazione (stan finendo gli ultimissimi cantieri) la vedo molto dura …

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