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Milano | Porta Ticinese – Quella sciatteria davanti al Museo Diocesano

Onestamente sono da anni sconcertato nel vedere quale sciatteria regni davanti all’ingresso di uno dei più importanti musei della città senza che venga proposto qualcosa. Un luogo in teoria frequentato da centinaia di turisti che meriterebbe un po’ più di rispetto.

Siamo lungo il Corso di Porta Ticinese, a due passi dalla Basilica di Sant’Eustorgio e dalle Colonne di San Lorenzo.

Percorrendo il corso, sulla sinistra (uscendo dalla città) ci imbattiamo in uno spazio non molto definito: palazzi mancanti hanno lasciato pareti cieche utilizzate per cartelloni pubblicitari, un orrendo parcheggio e una misera aiuola. Da qui da un lato arriviamo al parco delle Basiliche e dall’altro lato ad una costruzione fatta in legno, che sa tanto di temporaneo (struttura che avrà all’incirca una ventina d’anni (se non di più) e che ne ha sostituita una altrettanto vecchia).

Purtroppo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, del 1943, hanno lasciato il segno con una ricostruzione frettolosa e brutta, interrotta in questo punto. Inoltre sono presenti dei ruderi del chiostro grande del complesso di Sant’Eustorgio, che dal 2001 è stato trasformato nel Museo diocesano di Milano.

Museo che nasce vent’anni fa per iniziativa dell’Arcidiocesi di Milano con lo scopo di tutelare, valorizzare e fare conoscere i tesori artistici della diocesi nell’ambito del contesto spirituale che li ha ispirati.

Da allora l’ingresso principale è stato creato attraverso una struttura in legno e travi metalliche, come una struttura temporanea, in attesa di una sistemazione definitiva. In questi giorni è stata decorata con un bel murale.

Però, una struttura temporanea rimane.

Anni fa (2008 forse) il Museo aveva presentato un bel progetto per realizzare una facciata di ricucitura della cortina stradale e un ingresso degno di un’istituzione culturale. Tuttavia per varie ragioni, soprattutto finanziarie, il progetto è rimasto nel cassetto. Forse la soluzione è un po’ eccessiva per alcuni gusti, ma di sicuro sarebbe stata una presenza impattante e moderna.

Il progetto presentato dallo studio studio di Josep Llinas Carmona, sembrava abbastanza dinamico, usciva dai soliti schemi cubici: una sorta di tettoia in rame che avrebbe unito i muri ciechi delle case adiacenti accompagnando i visitatori all’ingresso del museo o a quello del Parco delle Basiliche, attraverso un porticato.

Forse questo progetto è risultato costoso, ma anche qualcosa di meno oneroso Comune e Diocesi potrebbero accordarsi e attuarlo, per dare più risalto al museo e dignità al quartiere.

Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi; Josep Llinas Carmona

Riqualificazione, San Lorenzo, Porta Ticinese, Carrobbio, Sant’Eustorgio, Corso Porta Ticinese, Museo Diocesano

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


13 thoughts on “Milano | Porta Ticinese – Quella sciatteria davanti al Museo Diocesano

  1. Maurizio

    Un “non luogo”, orribile, come ce ne sono tanti a Milano. La proposta dello studio Carmona poteva piacere o no, ma almeno era una soluzione.

  2. Manuel

    A me la cosa che salta più all’occhio è il degrado diffuso di Milano che ha raggiunto secondo me livelli irrecuperabili anche perché NON si vede nessun segnale dall’amministrazione comunale.

  3. Anonimo

    Le auto parcheggiate fanno schifo ovunque, anche davanti a un centro commerciale, figuriamoci davanti a un museo.

    Si potrebbe almeno liberare quell’area dalle auto, sistemarla con qualche intervento a basso costo (urbanistica tattica?) in attesa di qualcosa di definitivo.

  4. V

    uscire dai soliti schemi cubici, questa è l’ispirazione che deve avere Milano. Riscoprire i vecchi palazzi con ballatoio e renderli moderni e allontanarci da questa bruttezza di fine ‘900 che ha invaso la città, parlo dei palazzoni che io chiamo alveari; squadrati brutti e privi di senso estetico (secondo me).

    Possibile che non riusciamo a trovare una nostra ideantità architettonica ?

    Parigi direi che ne ha una propria ben definita, Amsterdam anche con le antiche case bellissime affacciate su i loro canali e così via.

    E Milano?

    Vedo pubblicare su UF di tantissimi interventi di nuove costruzioni che chiamiamo rigenerazione urbana, ma avere un idea di stile che rappresenti Milano nel mondo?
    E iniziare a costruire con criterio e un idea per non commettere gli errori del passato?

    Un ultima domanda!

    Parlavo prima dei canali di Amsterdam, meravigliosi!
    Ma il progetto di scoperchiare il naviglio che sala aveva inserito nel finanziamenti del pnrr?

    Perché non se ne parla più?
    Credo ci voglia del coraggio per una città come la nostra che sarebbe da apripista per tutte le città limitrofe.

    Leggo solo articoli del nuovo stadio Meazza.
    Ma chi ne frega me lo concedete ???

    Credo in questa città e credo anche che chiunque di noi abbia un sogno o un progetto che vorrebbe vedere realizzato, quindi concentriamoci su progetti meritevoli e che facciano la differenza per la nostra città.

    Basta sciatteria.
    Rialziamoci dai i bombardamenti della seconda guerra mondiale e puntiamo tutto su la bellezza!

    Credo Milano ne abbia bisogno.

    1. Anonimo

      Sinceramente la vedo dura riscoprire i vecchi palazzi con ballatoi e rifare in chiave moderna le case di ringhiera. Chi li vuole degli sconosciuti che passano davanti alle finestre della cucina o del bagno?

      Il mercato chiede appartamenti con grandi spazi esterni e che garantiscano privacy e tranquillità dal caos del traffico e delle auto. Dubito che si senta il bisogno di riproporre schemi architettonici ormai obsoleti.

  5. V

    L’Idea delle case di balcone si potrebbero sviluppare con milioni di variati.
    Non per forza bisogna seguire i vecchi schermi.
    Comunque sia obsoleto per la funzionalità (ripeto sicuramente da ) ma elegante nella sua semplice bellezza!

    Brera ne è un esempio!!!

    Comunque sia la mia voleva essere una suggestione di città con uno stile architettonico meritevole, mi piace anche lo stile moderno, ma santo cielo basta con queste architetture ad alveare che offuscano la bellezza di Milano.

    Milano città del design, crediamoci anche !

    1. Anonimo

      E’ che ultimamente si preferiscono logge coperte piuttosto che balconi in aggetto e questo potrbbe dare idea di “alveare”.
      Insomma e’ così’ , poi bello o brutto… boh

    2. Anonimo

      Anche le case a ringhiera sono alveari. Che discorsi superficiali.

      Replicare Brera sarebbe solo un falso storico, non avrebbe senso, mille volte meglio l’architettura moderna, se ben fatta, con spazi comuni, spazi di coworking, spazi sociali e servizi. Non è che il passato è sempre meglio e il nuovo fa sempre schifo.

      Piuttosto che si lavori sull’urbanistica, curando il piano strada che di solito nei nuovi quartieri è penalizzato da stradoni, parcheggi e mancanza di spazi pedonali di qualità.

      Brera è bella e vivibile perché è pedonale, silenziosa e senza auto, non perché ha le case di ringhiera.

      1. Anonimo

        Anche senza andare su wikipedia ma”alveare” con con le case di ringhiera non ci vedo proprio il nesso.
        E se ancora qualcuno avesse anche genitori o ancor meglio nonni F205 saprebbe che Brera non è un esempio ma solo la normalità del 90% delle case di Milano di quell’epoca

  6. V

    Discorsi superficiali…
    Ho espresso il mio pensiero.
    Comunque sia non
    Vedo nulla di male nel falso storico! Anzi.

    Vienna ci insegna come ricostruire in stile.
    Mi sembra anche che siano riusciti !

    1. Anonimo

      Sono d’accordo, finiamola con il credere che il “falso storico ” per ricucire i centri urbani sventrati sia il peggior male del mondo. Non è per forza da scongiurare a tutti costi. Anzi significa ridare dignità e bellezza a un luogo sfregiato. Punto. Per le sperimentazioni ci sono altri contesti e altre prerogative . Una ricostruzione filologica sarebbe stata piu’ rapida e meno complessa. Com’era dov’era. E l’Italia/ Milano si emanciperebbe da tutte le seghe mentali di pseudo architetti saccenti e ignoranti. Facciamo , on facciamo, si, ma…boh! Purtroppo l’architettura contemporanea è bella si’, ma ma anche no grazie…soprattutto in Italia…

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