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Milano | San Donato – Metanopoli la città giardino per i dipendenti

Metanopoli, un nome industriale e quasi inquietante per un quartiere che, al contrario, si rivela quasi perfetto, come una città giardino.

Anzitutto Metanopoli è un quartiere o frazione della cittadina di San Donato Milanese alle porte col Comune di Milano. Venne progettata negli anni Cinquanta del Novecento secondo il progetto voluto da Enrico Mattei. Metanopoli doveva essere la città ideale dell’azienda e dei lavoratori ENI come Ivrea lo era per la Olivetti.

Il progetto aveva previsto un’area direzionale verso la via Emilia, con gli uffici centrali delle società del gruppo, il quartiere scientifico, con la Scuola di Studi Superiori sugli Idrocarburi ed i laboratori scientifico-tecnici, il quartiere industriale, con le officine ed i magazzini della SNAM, il motel per i camionisti e gli automobilisti, la stazione di servizio e di rifornimento ed infine il quartiere residenziale con le abitazioni dei dipendenti, la chiesa, gli impianti sportivi, e uno dei primi supermercati.

Oggi conta circa 6 000 abitanti (1 200 famiglie), ed è tutelata dai vincoli paesaggistici della sovrintendenza per i beni ambientali. La parte direzionale è ancora in espansione con la costruzione dell’ultimo edificio iconico, il Sesto, ancora in fase di realizzazione.

L’idea di Metanopoli nasce agli inizi del 1952, quando Enrico Mattei – a capo della neonata Società ENI – affida a Mario Bacciocchi (Fiorenzuola d’Arda, 17 settembre 1902 – Milano, 24 maggio 1974) la stesura del masterplan per un’area a cavallo della via Emilia, nel comune di San Donato Milanese, entro cui realizzare una città-giardino, concepita secondo criteri urbanistici d’avanguardia, in linea con la filosofia del villaggio aziendale che mirava a integrare in un’unica realtà operai, impiegati e dirigenti dell’azienda di Stato, Metanopoli ha mantenuto nel tempo il suo aspetto originale, con case basse circondate da giardini e viali alberati. La peculiarità della scelta di Mattei è riscontrabile nel fatto che, a differenza di quanto avvenuto in simili occasioni progettuali attuate sia in Italia sia all’estero (Ivrea e l’Olivetti, per esempio), Metanopoli non nasce come operazione di riqualificazione o ampliamento di un complesso esistente, ma come città fondata ex-novo. Il piano urbanistico è centrato intorno all’asse di via Alcide De Gasperi, che svolge il ruolo di spina dorsale nella distribuzione urbana delle funzioni pubbliche previste. Per questo a ridosso di Viale Alcide De Gasperi, Bacciocchi realizza nel 1955 l’unica vera piazza di Metanopoli, dominata dal complesso parrocchiale di Santa Barbara. All’interno e all’esterno della chiesa sono collocate opere di Arnaldo e Giò PomodoroCassinari e Cascella.

Il masterplan non prevede tuttavia rigide maglie geometriche, da trasformare in lotti edificabili, quanto piuttosto uno schema libero e aperto che introduce il fattore tempo: i comparti edilizi in cui l’area è suddivisa, ribattezzati “quadre” dallo stesso Bacciocchi, altro non sono che ampi spazi verdi in cui realizzare – quando necessario – gli ampliamenti connessi all’evoluzione demografica e produttiva dell’insediamento, immaginate per i trent’anni successivi. Una visione rivelatasi vincente, poiché dagli anni Cinquanta agli anni Novanta Metanopoli è stata in grado di accogliere – senza mai tradire la propria immagine – esperienze architettoniche molto diversificate, che vanno dalle “case a vita di vespa” di Vittorio Gandolfi (1956-1957), ai tre palazzi per uffici della SNAM: il primo, di Nizzoli e Oliveri (1955-1957); il terzo, costruito dallo studio di Franco Albini (1969-1973); il quinto, di Gabetti e Isola (1985-1991). Opere che, nel loro complesso, contribuiscono a rendere Matanopoli un vero e proprio museo a cielo aperto della storia urbanistica e architettonica italiana.

Come previsto fin dal progetto iniziale di Bacciocchi, l’impianto di Metanopoli ha subito accomodamenti e espansioni nel corso degli anni: tra il 1965 e il 1975, gli architetti Bacigalupo e Ratti hanno disegnato una serie di piani urbanistici integrati, che si sono spinti anche oltre il confine dell’area di proprietà dell’ENI (per esempio, il Piano Regolatore Generale di San Donato, redatto tra il 1968 e il 1970, e il piano di urbanizzazione residenziale e terziaria del 1972). Agli anni Novanta risalgono invece un progetto per il nuovo “Quartiere degli Affari”, disegnato da Kenzo Tange (1991), e il piano per la valorizzazione delle aree intorno a Metanopoli, che ha visto coinvolti tra gli altri Mario Bellini, Vittorio Gregotti, Antonio Monestiroli, Gino Valle (1999).

Bacciocchi realizza anche una parte del complesso sportivo (il campo di calcio, la tribuna e il campo da tennis coperto) mentre la piscina coperta viene attribuita a Bacigalupo e Ratti e la piscina scoperta a Zoppini e Mattioni.

La caratteristica che ancora oggi colpisce il visitatore a Metanopoli è proprio la ricchezza di verde che in primavera ricopre tutto coniugando natura e architettura che funzionano a meraviglia. Vie alberate come ci piacerebbero fossero ovunque per una città del futuro a misura d’uomo.

Referenze immagini: Roberto Arsuffi

Fonti: Lombardia Beni culturali

Metanopoli, San Donato Milanese, via Emilia, Mario Bacciocchi, Città Giardino, Urbanistica




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


11 thoughts on “Milano | San Donato – Metanopoli la città giardino per i dipendenti

  1. Anonimo

    Grazie, articolo interessante che descrive un luogo davvero molto particolare, progettato fin dall’inizio in maniera innovativa, ricordo tra le altre cose il teleriscaldamento e i sottosistemi raggruppati in tunnel le cui travi di copertura rimovibili fungono anche da marciapiedi. Sarebbe stato bello avere anche una delle vostre (molto belle) mappe a corredo dell’articolo

  2. Caterina Ieracitano

    Purtroppo devo riportare con i piedi per terra il narratore! QUI stanno tagliando alberi di 70 anni a decine e centinaia! PERSINO il buon Mattei – e tutti i dipendenti che, lavorando e vivendo qui, questa città giardino l’hanno vista crescere – si rivolta nella tomba, per l’incuria dell’amministrazione comunale, la mancanza di cura di mamma Eni dei servizi del Parco Snam – ora Mattei – la foga cementificatrice delle ultime esercitazioni in versione direzionale, tutto meno che attente al valore urbanistico del taglio costruttivo equilibrato tra lavoro residenza e servizi degli anni 60! Nessun centro tennis atletico sportivo, o piscina funziona più a San Donato, tutte cadute nel degrado abbandono e fallimento. Persino Santa Barbara sta a guardare la sua piazza il suo battistero, giardini e le costruzioni a servizio della parrocchia sempre più decadere! Per non parlare delle case che senza controllo di sicurezza pubblica subiscono vandaliami inaccettabili e indiscriminati! Insomma una pena viverci, dopo tanta gloria passata sotto i nostri occhi

    1. Enza Zicolillo

      Io abito a Metanopoli da 48 anni e purtroppo devo dire che sto assistendo al degrado del quartiere e dei suoi servizi . Una tristezza immensa vedere eliminare alberi di 60/70 anni che saranno , forse, sostituiti da alberelli che impiegheranno 60/70 anni prima che diventino rigogliosi come quelli eliminati. Alla mia età non avrò modo di godere di tanta bellezza, purtroppo.

    2. Anonimo

      Quante inesattezze!
      I 40 (centinaia proprio no) tigli tagliati lungo viale De Gasperi saranno sostituiti al termine dei lavori per la creazione delle rotonde con un centinaio (130) di alberi di diametro 25 cm ca.
      Gli altri tagli sono sempre stati motivati da pareri agronomici (ovvero professionisti che fanno il loro mestiere) di pericolosità – non è un caso che anche con il recente vento San Donato non abbia avuto enormi disagi, nonostante l’enorme patrimonio arboreo. Tra l’altro faccio notare che tagliare un albero (o potarlo) costa ben di più di lasciarlo stare senza fare nulla, quindi non vedo perché secondo alcuni il Comune si diverta a tagliare…

      La foga cementificatrice non so dove lei la veda, forse nei cantieri approvati nel 2007 (o giù di lì) sui terreni ceduti da eni a ASIO prima e Hermes2k2 (gruppo Caltagirone) poi, che, come da loro diritto, in questi ultimi anni hanno deciso di mettere a frutto i loro acquisti.
      Siccome mi sembra che non abbia seguito più di tanto la vicenda, le posso dire che negli anni i progetti edificativi nell’ambito CC (Pratone) e DGO (via Fabiani) negli anni sono stati limati e migliorati per favorire la collettività, in particolare:
      1. CC – Ridotte le cubature edificabili sulla parte privata e rimozione di tutte quelle sulla parte pubblica, ad eccezione di un necessario spazio civico con posti studio per i giovani (e no, quelli che già ci sono non sono sufficienti) , bar, sale studio, sala conferenze/eventi (che a San Donato mancano) e originariamente anche biblioteca
      2. DGO – costruzione anche di alloggi residenziali pubblici e a canone agevolato (oltre ovviamente al recupero dell’area, al momento abbandonata)
      L’ambito DGE (Sesto palazzo), invece, è un cantiere di Eni, che a differenza di altre aziende del territorio ha deciso di continuare ad investire a San Donato. In particolare, oltre al palazzo e a due parcheggi coperti da qualche centinaio di posti auto (che l’amministrazione Dompé ha voluto venissero dati al comune), verrà realizzata la seconda stazione di ricarica ad idrogeno per veicoli privati in Italia, una stazione di ricarica rapida per veicoli elettrici e ristrutturata la stazione di servizio in piazza Supercortemaggiore, con l’aggiunta di una farmacia comunale, un bar/ristorante spazi per il co-working.

      Riguardo al Parco Mattei, mi rattrista sempre constatare la totale disinformazione che gira e che sembra aver preso piede (su vede che a qualcuno conviene così…) .
      – I campi da tennis funzionano, la copertura della tensostruttura rotta dal recente vento forte sarà sostituita a breve.
      – Gli spogliatoi del campo di atletica e la tribuna sono stati completamente ristrutturati
      – Il fondo della pista di atletica è nuovo e, nonostante atti di vandalismo, che personalmente sospetto fossero di natura politica, avvenuti il giorno dopo il completamenti dei lavori, è ora utilizzato dalle associazioni sportive del territorio
      – Il palazzetto e i suoi spogliatoi stanno venendo completamente ristrutturati e tra poco saranno di nuovo aperti al pubblico
      – È stato realizzato un nuovo, grande, parco giochi
      – Le palestre sono state rimesse in sesto
      – Le torri farò che illuminano la pista di atletica sono state appena sostituite
      – Per quanto riguarda le piscine, oltre a quella di via Parri, chiusa in seguito al fallimento di Gestisport (i miei pensieri vanno alle centinaia di dipendenti lasciati a casa in tutta la Lombardia), il problema di quelle di Metanopoli è presto detto: quella coperta avrebbe bisogno di enormi lavori di riqualificazione (si dice anche di bonifica da amianto), mentre quella all’aperto viene usata con successo nel periodo estivo. Purtroppo con il fallimento dell’assegnazione a Trefor, che si sarebbe occupata dei lavori, il comune non può sostenere una spesa così onerosa. Per questo per le piscine si dovrà probabilmente attendere il successo del partenariato pubblico privato (PPP) in valutazione ora, oppure qualche altra proposta da candidati politici, sperando non si aspettino semplicemente che i soldi cadano dal cielo (oppure completamente dalle casse del comune).

      Ah, Mattei lasciamolo riposare in pace, che il quartiere che ha creato va più che bene, e tra mobilità ciclabile, teleriscaldamento, verde e tanto altro, ancora oggi resta vivibile, a misura d’uomo e innovativo.

      Spero di averle fatto scoprire cose di cui non era a conoscenza 😉

      1. Anonimo

        Concordo pienamente… c’è una parte di San Donato che forse vorrebbe vivere ancora circondato dai campi di grano con quando avevamo otto anni…

        1. Franco Interlenghi

          Vivo in Metanopoli da quando mi sono sposato nel 1980. Prima vivevo nel centro di Milano. Cambiamento impressionante ma qui mi sono trovato benissimo e credo che questa sia una delle migliori zone come periferia di Milano

        2. Anonimo

          Sono d’accordo, ed è davvero triste vedere come lamentele su una buca qui o un ritardo di due giorni di là finiscano col coprire e impedire che si parli dei veri problemi di San Donato, primo tra tutti la mancanza di ricambio generazionale, con un’età media in costante crescita…Sono curioso di vedere se qualcuno ne parlerà nel proprio programma elettorale, perché ad oggi prevedo che i contenuti saranno solo:
          – Più Polizia
          – Meno buche
          – Zero tagli/potature/qualsiasi cosa di alberi
          – No strisce blu (e su questo si era fatta anche campagna elettorale per le elezioni europee… Che tristezza)
          Che per carità, sacrosanto non avere buche, però non ci si può basare cinque anni di amministrazione

      2. Edoardo Ferretti

        Io sono diventato cittadino di Metanopoli nell’aprile del 1955 e sono stato fruitore della piscina essendo stato anche atleta nuotatore della gloriosa S.S.Snam.
        Riguardo la piscina del centro Mattei mi preme sottolineare che tale impianto è chiuso dal 2013 ed in 8 anni questa fenomenale giunta non è riuscita a trovare una soluzione di gestione come peraltro fanno tutti gli altri comuni italiani.
        Quando ENI prese la sciagurata decisione di “regalare” l’impianto al comune di SDM lo fece dando in dote un bel pò di soldini. Quelli per incanto sparirono subito e l’impianto è stato fatto languire fintantoché si è potuta giustificarne la chiusura. Il resto degli impianti del centro sportivo non mi sembrano poi così in salute ed in buon stato di manutenzione.
        Riguardo Metanopoli l’ammaloramento di tante strutture ed il loro conseguente decadimento delle stesse è evidente.
        Sul taglio degli alberi è un attività che piace a questa amministrazione: non ho capito perché siano stati tagliati tutti gli alberi di via Morandi!

        1. Anonimo

          Riguardo Metanopoli, no, non è evidente e gradirei degli esempi concreti.

          Sul taglio degli alberi ripeto che è una attività che ha un costo e che nessuno farebbe “tanto per” se non necessaria.
          Riguardo via Morandi le incollo qui una risposta a una interrogazione in consiglio comunale, che avrebbe potuto trovare anche lei cercando su internet “alberi via Morandi San Donato”:
          “Si ritiene opportuno far presente quali fossero le caratteristiche delle essenze presenti lungo le
          vie Morandi /Maritano:
          – n°47 Pruni di altezza compresa tra i 3,00 m e gli 10,00 m;
          – n°15 Frassini (pianta di prima grandezza) di altezza non superiore ai 13,00 m.
          La maggior parte delle essenze presenti versava in pessimo stato vegetativo che di fatto
          pregiudicava i naturali processi di fissazione di CO2 e di abbattimento delle polveri sottili.
          Le essenze di nuova piantumazione saranno complessivamente 73 di cui ben 31 appartenenti
          al genere Zelkova (di prima grandezza), tale scelta garantirà un maggior rendimento dei
          processi fotosintetici e di abbattimento delle polveri sottili.
          Le restanti 42 essenze appartengono alla specie Magnolia Kobus (n°29) e alla specie
          Amelanchier Laevis (n°13).”

          Sul Mattei, resta valido quanto scritto nel commento poco sopra, lasciando stare le sensazioni.

  3. Anonimo

    Metanopoli era un paradiso ed è ancora uno dei posti più belli intorno a Milano.
    L’impianto del verde dell’impostazione di Mattei è evidente nelle fotografie. Piante ad alto fusto che fanno ombra alla strada ed ai palazzi, riducendo le bolle di calore estive.
    Gli interventi di ripiantumazione fatti dal Comune, come la via Morandi richiamata, sono stati fatti con alberelli che al massimo della crescita non saranno in grado di fare ombra a nulla.
    I 130 alberi da ripiantumare per gli abbattimenti sciagurati dei tigli a seguito delle mega rotonde da centro commerciale fatte sul viale De Gasperi nessuno ha capito dove saranno posizionati.
    Nel caso le perizie su questi alberi sono state fatte da periti dell’impresa edile che sta costruendo gli edifici ad uso civile ed uffici e le strade, senza perizia terza del Comune.

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