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Torino | Lingotto – La Torre Regione Piemonte prende (finalmente) vita

Sono in molti a poter tirare – finalmente – un sospiro di sollievo: infatti, il 14 ottobre, è stata ufficialmente inaugurata la Torre Regione Piemonte, dopo più di 20 anni dal suo concepimento e ben 11 anni dopo l’inizio dei lavori. L’ennesimo esempio, purtroppo, dell’incolmabile differenza tra l’andamento dei lavori pubblici e privati in Italia. L’opera, infatti, è cominciata nello stesso periodo dell’altro famoso grattacielo di Torino: la Torre Intesa San Paolo di Renzo Piano che, però, è stata realizzata in soli 3 anni. La Torre Piemonte – così ribattezzata dal Presidente della Giunta Regionale Alberto Cirio – ha avuto una storia tutt’altro che fortunata: dalla sospensione dei lavori appena un anno dopo l’inizio per presunti problemi legati alla scarsa trasparenza delle procedure per l’affidamento dei lavori in sede di gara, al fallimento di alcune imprese coinvolte nella costruzione, nonché ai gravi problemi tecnici che hanno interessato i pavimenti e le vetrate di facciata. Questi e non solo, hanno concorso all’enorme ritardo nei lavori per la realizzazione che però, grazie alla spinta data dall’Amministrazione Regionale dopo il suo inserimento nel 2019, si è posto la parola fine alle lungaggini edili e burocratiche della Torre.

Progettata da Massimiliano Fuksas nel 2007, la Torre Regione Piemonte può vantare, però, anche record positivi: oltre ad essere l’edificio più alto di Torino e del Piemonte e il terzo in tutta Italia (dopo le Torri UniCredit e Allianz di Milano), con i suoi 205 metri e 43 piani, ospiterà anche il giardino pensile e l’observation deck più alti d’Italia. Fuksas ha voluto anche porre l’attenzione sull’eco-sostenibilità, dotando il grattacielo di circa 1.000 m2 di pannelli fotovoltaici in facciata che, insieme agli impianti di teleriscaldamento e geotermia, sono in grado di garantire l’autosufficienza energetica ai quasi 70.000 m2 di superficie complessiva. Inoltre, l’assenza dell’impianto del gas e un intelligente riutilizzo dell’acqua piovana (per irrigazione aree verdi e scopi antincendio) consentono ulteriori risparmi in termini economici ed ecologici.

L’edificio, dunque, verrà presto abitato dalle circa 2.000 postazioni istituzionali della Regione Piemonte, Presidente incluso, e vedrà l’accentrarsi di tutto il personale regionale in un’unica sede già dai primi mesi del 2023: questo consentirà soprattutto lo svuotamento delle 20 attuali sedi regionali – ad eccezione della sede storica e simbolica di Piazza Castello – tutte dislocate e parecchio costose, dato che molte delle stesse si trovano in edifici storici ad alto dispendio energetico. Oltre al risparmio economico dovuto alla dismissione delle vecchie sedi, la Regione godrà anche di introiti grazie alla concessione delle aree adiacenti la Torre (quasi 60.000 mq) ad attività di tipo commerciali, ludiche e ricreative: sarà prevista, infatti, la realizzazione di un quartiere residenziale capace di ospitare fino a 5.000 abitanti con annesse aree di interesse pubblico e collettivo, e verrà facilitato il collegamento con la vicina stazione ferroviaria Lingotto tramite una passerella pedonale e ciclabile interamente coperta da pannelli fotovoltaici.

Il completamento del grattacielo, che sembra dare finalmente il via ad una profonda riqualificazione dell’intera area, è stato reso possibile da due principali fattori: il forte impulso dato dall’attuale Amministrazione Regionale che, con l’approvazione di tre varianti ha sbloccato l’empasse in cui versava il cantiere e l’istituzione di un’unità di missione dedicata che ha lavorato senza sosta anche nei mesi di emergenza sanitaria e che ha visto come protagonista l’Impresa CMB Carpi che – nell’ A.T.I. insieme ad Idrotermica – con enorme coraggio e serietà, si è fatta carico della missione di completare un lavoro iniziato 11 anni prima e che aveva attraversato i più disparati problemi di tipo tecnico, burocratico, politico e finanziario. Tutte azioni, queste, che hanno consentito di restituire a Torino un pezzo di res-publica che solo qualche anno fa sembrava impensabile e che, invece, con l’inaugurazione ad opera delle Istituzioni sul 43° piano della torre lo scorso 14 ottobre, è diventato realtà.

Committente: Regione Piemonte
Architetto: Massimiliano Fuksas (Roma)
Ingegnere: AI Studio (Torino)
Impresa: CMB Carpi (Modena) + Idrotermica (Forlì) in A.T.I., prima Coopsette (Reggio Emilia)
Photo-Credit (Torre): Francesco Gullace + Massimiliano Fuksas (Roma)
Photo-Credit (Inaugurazione): Regione Piemonte

Referenze immagini: Google; Regione Piemonte

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Ingegnere Edile appassionato di Architettura e Ingegneria e operante nel settore delle Costruzioni, sia in Italia che all’estero.


7 thoughts on “Torino | Lingotto – La Torre Regione Piemonte prende (finalmente) vita

  1. Vittoria

    Come la mettiamo con l’abitabilità che, al momento latita? E l’uso del cemento armato, contrariamente al progetto dell’archistar, ha permesso di superate la prova della galleria del vento? A me non risulta. Perché si può portare meno materiale possibile (armadi, faldoni ecc.)? Forse perché la struttura, così modificata può reggere pesi inferiori a quelli riferiti al progetto originario? Non voglio svegliarmi una mattina e leggere di una catastrofe al grattacielo. Cirio smetta di fare l’affabulatore, sta “vendendo” ai cittadini un articolo tarocco!

  2. Maurizio

    Secondo me, invece di finirlo era molto meglio demolirlo: non è un edificio sicuro. Ho paura per chi dovrà lavorare lì dentro. Fuksas lo ha disconosciuto, è tutto dire.

  3. Amedeo

    Ennesima porcheria immonda, come dimostrato già solo dalle foto dell’articolo … e ovviamente c’è lo zampino del ‘meraviglioso’ Fuksas!!

  4. T4GL18

    Capisco le preoccupazioni, ma finché non siamo ingegneri del team di costruzione consiglierei di stare tranquilli su argomenti a cui certamente avranno pensato (la galleria del vento e simili sono davvero concetti di base per l’ambito). Alla fine stiamo parlando comunque del palazzo della regione, non del granaio sotto casa del vicino, va bene che ci sono stati problemi di ogni sorta, ma eviterei l’allarmismo ingiustificato. Non crollerà domani

  5. Marco

    Orripilante…come la maggior parte dell’architettura moderna che ha lasciato e lascerà città sempre più anonime, fredde, impersonali

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