Milano | Le interviste di Urbanfile: Anna Scavuzzo. Urbanistica, progetti, scuole e…M6

Febbraio 2026.

Urbanfile intervista la Vicesindaco, Assessora alla Rigenerazione Urbana e Educazione di Milano, Anna Scavuzzo.

Negli ultimi mesi l’urbanistica sembra essersi rimessa in moto dopo una lunga fase di rallentamento. Possiamo parlare di una vera ripartenza?

Le attività sono ripartite, la mole di lavoro è importante, l’impegno – anche della Giunta – direi che si vede, quindi sì: per ogni procedimento che arriva all’approvazione bisogna, però, considerare il lungo e articolato lavoro degli Uffici. Le pratiche che si sono accumulate negli scorsi mesi ci hanno richiesto uno sforzo anche organizzativo, ci siamo concentrati sul riordino delle procedure e sul riavvio dei percorsi già in itinere, dando continuità al lavoro impostato.

Stiamo affrontando approfondimenti e revisioni non banali, e abbiamo deciso di avviare una parziale variante normativa del Piano dei servizi e di quello delle regole, anche per dare coerenza ai provvedimenti adottati a partire dalla scorsa primavera. 

Cruciale è stata, inoltre, la nomina della nuova Commissione per il Paesaggio secondo il Regolamento aggiornato. La Commissione è operativa da novembre, e ha già esaminato oltre 200 pratiche.

Quali sono oggi i principali colli di bottiglia nei processi urbanistici e quanto pesano le procedure interne rispetto al confronto con Regione, enti esterni e operatori privati?

Ci muoviamo su più livelli, sia rivedendo procedure e modalità operative, sia valorizzando al massimo il lavoro di ogni funzionario e direttore. Il Piano di Governo del Territorio dovrà essere oggetto di revisione, non solo di variante parziale: il lavoro affrontato negli scorsi anni resta un riferimento preziosoe di prospettiva, in particolare l’Atlante dei quartieri offre un’impostazione che coniuga una visione strategica di ampio respiro con la vita quotidiana della città nei singoli quartieri. E penso sia uno strumento da non abbandonare, anzi, da recuperare, attualizzare e rendere operativo.

Una sfida importante è anche quella di ricostruire un clima di fiducia all’interno degli uffici. I mesi che ci siamo lasciati alle spalle sono stati faticosi per tutti.

Come dicevo, i provvedimenti che arrivano in Giunta sono l’esito di un processo articolato, e rafforzare la collaborazione fra le diverse direzioni del Comune è fondamentale, soprattutto costruendo strumenti di pianificazione e convenzionamenti. Nonostante i momenti che ho definito di “stop and go” legati alle vicende a cui anche i media hanno riservato molta attenzione, il lavoro non si è mai fermato, e sta seguendo un percorso in cui il ritmo e l’efficacia crescono in modo evidente.

Gli ultimi via libera sono sufficienti a restituire fiducia al mercato e a rendere più prevedibili regole e tempi per chi investe a Milano?

Sono soddisfatta del lavoro di questi primi mesi, abbiamo valorizzato la qualità del lavoro del nostro personale e ripreso il dialogo con gli operatori e i professionisti: il confronto su piani attuativi, permessi di costruire e convenzionati deve coinvolgere sia il piano tecnico che quello politico, per chiarire la direzione degli interventi considerando le esigenze dei territori e dei Municipi, che anche l’Atlante dei quartieri esprime.

I temi posti dalle “famiglie sospese” riguardano tante e diverse situazioni, che stiamo affrontando con un percorso per la possibile revisione dei titoli – come indicato e spiegato nella delibera approvata a novembre – e introducendo la possibilità per gli operatori di modificare i progetti senza pregiudicare l’accesso ai finanziamenti. Sono aumentate le richieste di convenzionamento e di pianificazione, e in questa ripartenza il ruolo degli Ordini professionali non sarà secondario, in un’alleanza utile a promuovere formazione e dialogo con gli Uffici, per affrontare in modo efficace le nuove procedure.

Milano rischia di perdere competitività rispetto ad altre città europee se i processi urbanistici restano complessi e poco chiari?

Guardo a Milano e insieme al sistema Italia. Milano è da sempre un avamposto di ciò che il Paese racconta al mondo e a mio avviso ha una responsabilità in più: trasformare le istanze degli investitori in occasioni di crescita della città pubblica e insieme parlare del nostro Paese al sistema finanziario internazionale.

Non è l’unico contesto in cui si concentrano investimenti, ma Milano ha svolto storicamente un ruolo propositivo e molto apprezzato anche all’estero. Proprio per questo credo sia nell’interesse di tutti poter tornare a raccontare una città capace di attirare progetti, investimenti e risorse, così da essere un volano in grado di coinvolgere diversi settori in modo sostenibile e integrato: dal settore finanziario a quello immobiliare, dall’ambito sociale a quello culturale ed educativo.

Abbiamo subìto una battuta d’arresto in un clima negativo: oggi serve un sapiente pragmatismo, per individuare con chiarezza le azioni correttive e capire se e quali procedure vadano riviste. Pensare che un indebolimento di Milano faccia male solo a Milano significa non cogliere la portata realedella questione.

Piazzale Loreto: quali sono le prossime tappe operative? Sono in valutazione modifiche sostanziali al progetto attuale?

Abbiamo ripreso a lavorare sul progetto e sul percorso autorizzativo. Il concorso e il bando assegnato ci consegnano un impegno con l’operatore che rispetteremo, avendo positivamente riavviato il dialogo con i Municipi e gli Uffici. Valuteremo le ipotesi di migliorie su un tavolo di lavoro in cui il Comune è pienamente coinvolto.

Scalo Farini e San Cristoforo: a che punto siamo e come si inseriscono nel disegno complessivo della città?

Ho effettuato diversi sopralluoghi e siamo di fronte a interventi importanti, spazi e progettualità di grande respiro e potenziale: per Scalo Farini in particolare stiamo procedendo con valutazioni di prospettiva, l’area si inserisce in una dorsale urbana più ampia in quel quadrante di città e l’obiettivo è evitare interventi incoerenti e, anzi, armonizzarli con tutte le politiche pubbliche che stanno trasformando la città.

Lo stesso approccio che stiamo adottando nella parte est della città, l’OrtoMercato, l’ex Macello e la BEIC o anche l’area del nuovo Conservatorio e il quartiere di Santa Giulia, ciascuno parte di un grande disegno di rigenerazione urbana.  

L’area sotto la Stazione Centrale e i magazzini ferroviari: che prospettive di rigenerazione ci sono?

Tema sentito dagli operatori e dai cittadini, certo molto affascinante; i sopralluoghi sono stati l’occasione anche per sognare una evoluzione del progetto, ma restiamo coi piedi per terra e completiamo questa prima parte. È in corso un confronto serrato con operatori e progettisti, anche perché sono intercorse diverse revisioni. Le attività già realizzate in occasione del Salone del Design rappresentano un primo assaggio di ciò che questo spazio potrà diventare. Procediamo per fasi, verificandone man mano la sostenibilità nel tempo.

L’ex Hotel Michelangelo: a che punto siamo? Esiste il rischio che resti un “buco” urbano o si sta lavorando a una soluzione condivisa?

Che resti un “buco” urbano vorrei proprio escluderlo. È una situazione complessa, ma siamo impegnati in un dialogo con l’obiettivo di arrivare a una soluzione che rispetti il primario interesse pubblico e insieme accolga i desiderata dell’operatore.

Da parte mia devo garantire una pianificazione rispondente ai bisogni della città. L’intervento sull’Hotel Michelangelo era legato anche alla riqualificazione dello spazio pubblico circostante, con un valore rilevante in un’area complessa come quella della Stazione Centrale. L’albergo demolito aveva per me anche un valore affettivo: insieme al collega Maran mi ero occupata della sua trasformazione in Covid hotel, in una fase molto delicata per la città. Di sicuro, come Amministrazione siamo pienamente disponibili a lavorare per individuare una soluzione condivisa.

Edifici alti: Milano deve continuare a crescere in altezza o è arrivato il momento di ripensare la strategia delle torri? Quali criteri utilizzerete per valutare i nuovi progetti verticali?

C’è contesto e contesto. Abbiamo visto interventi riusciti e altri decisamente meno convincenti, abbiamo bisogno di una regia pubblica più definita ed esigente per scegliere per al meglio. Personalmente non parto da posizioni pregiudiziali e non sono contraria alla realizzazione di nuove torri, che permettono anche di evitare il consumo di suolo. Al di là delle volumetrie, è determinante il contesto urbano. Per questo abbiamo chiarito che non esiste alcun automatismo: la presentazione di una proposta non comporta automaticamente una valutazione positiva o negativa.

Con il costo della casa sempre più elevato, Milano resta attrattiva per i giovani? Qual è oggi la sfida principale per mantenere una città viva, accessibile e competitiva?

È una domanda complessa, e anche la risposta lo è. Milano vive una tensione comune a molte grandi città europee: essere attrattiva e aperta alla dimensione internazionale, senza perdere qualità della vita nel quotidiano per chi vive la città ogni giorno tutto l’anno.

Dal 2010 a oggi la città è cambiata molto e con essa la popolazione residente, ciò è dovuto a diverse dinamiche, alla sostenibilità della città, alle opportunità offerte, a progetti di vita e a scelte personali.
Alcuni arrivano, altri cambiano vita e città: questo impone all’Amministrazione il dovere di articolare risposte che guardano alla contemporaneità e anche al futuro, nella consapevolezza di affrontare una sfida per rispondere il più possibile a tutti e a tutte. 

Sono convinta che la vocazione di Milano debba essere metropolitana. Milano è più piccola di come spesso viene percepita e il confronto sul piano urbano ci vede guardare a città come Vienna, Barcellona, Monaco o Lione; ed è sull’area metropolitana che si gioca davvero la partita dello sviluppo. E qui, la vera leva è e sarà la mobilità. Rafforzare il trasporto pubblico e garantire collegamenti efficienti su scala metropolitana significa ampliare concretamente le possibilità abitative, di lavoro e di vita, soprattutto per i giovani.

Per farlo serve però una governance adeguata. Oggi la città metropolitana soffre di una regia pubblica debole e strumenti come il Piano Territoriale Metropolitano vanno rafforzati se vogliamo accompagnare uno sviluppo davvero organico.

Non si tratta di “andare via da Milano”, ma di pianificare Milano come un sistema integrato a tutta la sua area metropolitana. In molti casi la continuità tra città e comuni limitrofi è già una realtà, ma serve un cambio di mentalità, che i giovani stanno già dimostrando di avere. La sfida è accompagnare questa trasformazione con infrastrutture, servizi pubblici e visione.

Sul tema del verde urbano: è vero che in alcuni progetti si riduce il verde per contenere i costi di manutenzione? Qual è l’equilibrio tra ambizione ambientale e gestione nel tempo?

La manutenzione non è un tema marginale, ma una responsabilità centrale per chi amministra lo spazio e il patrimonio pubblico. Piani attuativi con superfici verdi molto estese chiedono la garanzia di una gestione adeguata nel tempo. Il verde va presidiato costantemente: scelto, curato, controllato. Non basta dire “mettiamo più verde” senza porsi il problema di come lo si mantiene. Allo stesso tempo, la legittima preoccupazione per la manutenzione non deve diventare un alibi per rinunciare alla qualità ambientale. Negli interventi più piccoli stiamo sperimentando modelli di gestione condivisa: l’uso resta pubblico, ma la manutenzione può essere affidata a condomini o operatori privati, così da ottimizzare le risorse e garantire continuità.

È un equilibrio complesso, ma necessario. Anche per questo abbiamo puntato su strumenti come MM Verde e su modelli di cogestione già sperimentati, dalle sponsorship a ForestaMi, che segue la gestione delle piante nei primi anni dopo la messa a dimora.

La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: rispondere alla richiesta di parchi più estesi, curati e fruibili, puntando a benchmark elevati come Vienna o Londra, ma attraverso modelli sostenibili, capaci di tenere insieme ambizione ambientale e responsabilità gestionale.

Qual è lo stato aggiornato delle nuove scuole milanesi? Milano riuscirà a rispettare le scadenze PNRR?

Gli appalti sono stati assegnati e i cantieri partiti, anche se presentano livelli diversi di avanzamento. Le principali difficoltà riguardano le bonifiche che hanno rallentato alcuni interventi impedendoci, in alcuni casi, di rispettare le scadenze date dal PNRR. Il cantiere della scuola di viale Sarca procede e oggi è nei tempi nonostante un rallentamento iniziale. In Rimembranze di Lambrate e Rubattino i lavori stanno avanzando regolarmente; in via Reni e in via Pizzigoni ci sono stati problemi proprio di bonifiche, ma nonostante questi rallentamenti gli interventi verranno completati. Anselmo da Baggio vede un intervento di rifacimento del refettorio pressoché completato. Le bonifiche sono per loro natura complesse. Richiedono l’individuazione del problema, la caratterizzazione del sito, l’analisi di rischio e la definizione delle procedure di intervento, rendendo difficile costruire cronoprogrammi completamente certi. Un rallentamento più significativo riguarda il comprensivo di via Scialoia nel Municipio 9, dove siamo ancora in attesa degli esiti delle analisi propedeutiche alle bonifiche e finora sono stati avviati solo parzialmente i lavori. 

Ci sono interventi molto complessi, come quello della scuola Strozzi, con bonifiche impegnative ma indispensabili. L’obiettivo resta completare le opere, tenendo insieme sicurezza e qualità dell’architettura scolastica.

La scuola media Pavoni è un caso molto seguito: qual è la situazione reale oggi?

La scuola Pavoni (Dergano, via Benigno Crespi) ha avuto vicissitudini di ogni tipo. L’operatore si è fermato e oggi è in corso un contenzioso. Dobbiamo trovare risorse per tornare a progettare ex novo, ma nel frattempo, per evitare una situazione di degrado e garantire la sicurezza dell’area, realizzeremo un intervento temporaneo a verde fruibile.

L’idea della scuola non è stata abbandonata, ma il finanziamento iniziale è stato assorbito in modo significativo dalla bonifica e non è più sufficiente a finanziare oggi l’intero intervento, a causa dell’aumento dei costi. Stiamo lavorando per individuare nuove risorse che consentano di riavviare il progetto. Nel frattempo, interventi puntuali in altre sedi sono utili a rispondere alle esigenze delle comunità scolastiche, delle famiglie e dei Municipi, evitando ulteriori ricadute sul servizio scolastico.

Quartieri in crescita e rete scolastica: come si pianifica in una città in denatalità?

La rete scolastica è un sistema che cerchiamo di far evolvere insieme alla città. Da tempo, però, i bacini non sono più prescrittivi, ma orientativi e la possibilità per le famiglie di scegliere scuole diverse da quelle di prossimità genera dinamiche che non sempre riflettono la distribuzione reale della popolazione.

Utilizziamo modelli che mettono in relazione carico insediativo e domanda potenziale di servizi, ma dobbiamo confrontarci con un dato strutturale: la denatalità. Per questo è efficace innanzitutto un riordino della rete esistente.

Cascina Merlata è un esempio chiaro: un nuovo quartiere, una nuova scuola che ha accolto studenti da un altro istituto in cui era evidente il calo di iscrizioni. Abbiamo portato la scuola vicino alle famiglie.
In altri casi abbiamo riconvertito scuole inutilizzate in centri giovani e stiamo valutando come reintrodurre servizi per l’infanzia là dove la domanda è tornata a crescere.

L’obiettivo è investire sulla qualità dell’offerta educativa, rendere attrattive le scuole di bacino, evitare fenomeni di “fuga” e rafforzare la dimensione di prossimità e comunità.

Se dovesse indicare un progetto simbolo del prossimo ciclo urbano milanese, quale sarebbe? E come immagina Milano nel 2030?

Il progetto simbolo che mi piacerebbe consegnare alla prossima Amministrazione è una nuova linea metropolitana: è allo studio la M6, o comunque una linea di trasporto metropolitano veloce che sia un raccordo di tipo circolare. Una città che cresce deve permettere di muoversi in modo efficiente, e non solo radiale.

Esiste una prima ipotesi di M6 che è in discussione con la cittadinanza in queste settimane in diversi Municipi interessati, immagino una linea capace di ridisegnare i rapporti tra i quartieri, superando una logica di relazione esclusiva con il centro. Una Milano Metropolitana più connessa è anche una città più equa e sostenibile.

Guardando avanti, credo che Milano debba ritrovare un lessico condiviso e una maggiore vicinanza emotiva con la propria comunità, che è internazionale, in continua trasformazione, attenta alla sostenibilità, ma anche alla solidarietà.

Milano vive da sempre nella tensione tra innovazione e tradizione: è profondamente radicata nella sua storia, e allo stesso tempo è capace di cambiare. La sfida è evitare polarizzazioni estreme e puntare su equilibrio e visione. L’esperienza di questi anni mi conferma che Milano è una città che apre possibilità altrove impensabili, e questo dice molto del suo presente oltre che del suo futuro.

Un’ultima domanda: il prossimo sindaco potrebbe essere Anna Scavuzzo?

Questa risposta è la più difficile, saranno i milanesi a decidere chi sarà il prossimo sindaco.

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Adrea Cherchi, Coima, Comune di Milano
  • Comune di Milano, Intervista, Urbanistica, Trasporti, Riqualificazione, Scuola, Anna Scavuzzo, Vicesindaco, Sindaco
Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

1 commento su “Milano | Le interviste di Urbanfile: Anna Scavuzzo. Urbanistica, progetti, scuole e…M6”

  1. questa AssessorA mi lascia perplesso, dalle sue parole emerge chiaramente una mancanza di visione è ancorata ad una concezione di città provinciale.

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