Milano, Centro Storico.
Febbraio 2026. Pochi giorni fa vi avevamo mostrato che il cantiere nella stazione M3 Missori, dove è in fase di completamento la nuova uscita di via Pantano che consentirà il “collegamento agevolato” con la stazione M4 Sforza Policlinico, distante circa 300 metri, è ormai concluso: manca solo una questione di pochi giorni.
Ci scusiamo per la mole di foto (75), ma per documentare l’intervento ne valeva davvero la pena.
Incrocio Velasca – Larga – Albricci
Nel frattempo, in superficie, i lavori di riqualificazione sono stati terminati. L’incrocio formato da piazza Velasca, via Albricci e via Larga è rimasto interdetto per buona parte del tempo dall’aprile 2023, con l’avvio del cantiere per la realizzazione della nuova uscita della metropolitana gialla.
Al posto di un orrendo parcheggio sono state realizzate delle aiuole con cespugli e alberelli (peccato che, come sempre, al posto del prato i giardinieri comunali proseguano imperterriti con aiuole coperte da teli e corteccia, soluzione che onestamente detesto: col tempo, e con la scarsa manutenzione, diventeranno inevitabilmente brutte).
Ad ogni modo, si tratta ora di uno spazio decisamente migliorato.













Via Pantano
Se lo slargo di via Larga ci è piaciuto molto (escludendo la scelta delle aiuole, come spiegato sopra), via Pantano ci convince solo a metà. Da normale strada con marciapiedi e stalli per la sosta, è diventata una distesa infinita di cemento rivestito in pietra, con cubetti irregolari di granito. Pietre che fanno “mitragliare” le valigie a rotelle di tutti i pedoni che effettueranno il trasbordo da una linea all’altra.
Per fortuna, nella parte centrale sono stati realizzati cinque fori che ospitano nuove alberature: l’unico vero elemento positivo. Le panchine, collocate al centro di questa distesa di cemento, appaiono spaesate, come se si chiedessero dove siano finite le aiuole. Nessun disegno nella pavimentazione in pietra e solo tratti di cemento liscio lungo i palazzi dotati di “bocche di lupo”; dove queste mancano, la pavimentazione in pietra arriva fino ai muri, facendo apparire via Pantano innaturalmente larga.
Via Pantano prende il nome dall’acquitrino che qui esisteva in epoca preromana e romana, ai lati del fiume Seveso, che scorreva da via Larga formando il celebre laghetto con porticciolo. Forse la realizzazione di una vasca centrale, come quella di via Bruno Cassinari a Santa Giulia, a memoria della presenza dell’acqua, avrebbe reso la strada pedonalizzata più bella e interessante.


































Largo Francesco Richini
Terminata la passeggiata in via Pantano, si sbuca in largo Francesco Richini, dove il piazzale è stato riqualificato in parte, soprattutto sul lato di via Osti, del vicolo di Santa Caterina e lungo la strada carrabile che va da via Pantano a via Chiaravalle. La carreggiata automobilistica è stata pavimentata con cubetti di granito fino all’incrocio con via Chiaravalle. Lungo il marciapiede e l’aiuola-giardino centrale sono state installate panchine in legno.
Anche qui l’intervento ha riqualificato uno spazio in precedenza utilizzato come parcheggio. Già rivestita con ampie lastre di pietra, con i lavori le piastre sono state riposizionate e sistemate. Nella pavimentazione è stata collocata una placca che indica la direzione per la stazione M3 Missori.












Sono stati inoltre piantati due nuovi alberi: uno nell’area prossima al vicolo di Santa Caterina e uno verso il giardinetto centrale, entrambi accompagnati da panchine disposte a cerchio. Resta però la speranza che venga eliminato il parcheggio selvaggio, che purtroppo persiste.











Il Boschetto della Ca’ Granda
Il bellissimo passaggio del “Boschetto della Ca’ Granda”, che unisce largo Francesco Richini con la piazzetta della stazione M4 Sforza Policlinico, regala sempre immagini suggestive. Nelle scorse settimane sono state sostituite le panchine con modelli nuovi.
Purtroppo la pavimentazione in pietra è stata realizzata troppo a raso del terreno e, ogni volta che piove, si trasforma in un pantano. Speriamo venga risolto il problema, così come auspichiamo che venga ripiantato l’albero mancante. Ci auguriamo anche che il giardino venga riqualificato e recintato (è spesso luogo di bivacco) e che partano presto i lavori per il recupero del vecchio obitorio di via Sforza.






Concludendo
Possiamo dire che questo intervento, nato tra non poche polemiche e che di fatto non agevola più di tanto la connessione tra le due linee della metropolitana (il percorso a piedi resta di circa 7–10 minuti), nel complesso ci piace. Poteva però essere pensato meglio, soprattutto considerando che resterà così per molti anni: meno cemento e più verde vero, non cespugli ornamentali, come va di moda oggi.

- Referenze immagini: Roberto Arsuffi
- M4, Via Santa Sofia, Via Pantano, Brolo, Piazza Velasca, Torre Velasca, M3 Missori, M4 Sforza-Policlinico, Metropolitana, via Francesco Sforza, Via Larga, Via Albricci, Vetra, Sant’Ambrogio, De Amicis
Il giorno in cui il comune smetterà di usare gli orrendi, scomodi e fuori luogo cubetti di granito (sciagurata invenzione moderna, fino a qualche anno fa a nessuno sarebbe venuta in mente una sciocchezza simile) sarà sempre troppo tardi. Mi chiedo se almeno con una buona fresa non potrebbero essere lasciati un giorno
*lisciati* whoops
Lascia perplessaa filosofia di questi nuovi interventi che non applicano il depaving invocato a parole dall’amministrazione e la scelta molto timida in fatto di alberature. Solo cespugli o piccoli alberi (piccoli non per la giovane età ma per le caratteristiche di crescita ridotta delle specie scelte). Il verde non è un mero elemento di arredo ma fornisce servizi ecosistemici, pertanto servono alberi in grado di ombreggiare e raffrescare l’aria durante i mesi caldi. Questi obiettivi non mi pare siano stati traguardati nè ora nè nei prossimi decenni, soprattutto verso via Larga dove manca completamente l’ombra. Anche l’aspetto della città spugna e del drenaggio naturale resta sulla carta, data la vastità delle superfici impermeabilizzate. Togliere le auto e l’asfalto per mettere il porfido su letto di cemento non è un upgrade che migliora gli aspetti di resilienza climatica ma un’occasione persa.