Milano | Arredo urbano – Isole di calore e nuove piazze: le contraddizioni delle scelte urbane

Milano.

Aprile 2026. Onestamente, come abbiamo più volte ribadito, il Comune annuncia interventi di “depavimentazione” di strade e marciapiedi per contrastare le isole di calore estive; dall’altro lato, però, sembra procedere nella direzione opposta, quasi esistessero due linee di pensiero ben distinte.

La prima, un po’ come Don Chisciotte, tenta di creare aiuole dove possibile (e talvolta ci riesce); la seconda, invece — e purtroppo molto più spesso — sembra seguire le indicazioni degli uffici tecnici, che privilegiano cemento e asfalto, riducendo il verde al minimo indispensabile. Il risultato? Piante confinate in piccoli fori nella pavimentazione in cemento, con una drastica riduzione del terreno permeabile e delle superfici a prato.

Sì, perché — ed è una nostra teoria, ma forse non così lontana dalla realtà — il verde costa. E per risparmiare si preferisce pavimentare le nuove piazze con la maggiore superficie possibile in cemento e pietra, invece di lasciare spazio al prato.

Forse il Comune dovrebbe rinunciare alle aiuole sofisticate che son di moda, ricche di arbusti e cespugli (sempre più diffuse), e puntare su soluzioni più semplici, come il vecchio prato. Infatti, molte delle aiuole moderne — per quanto inizialmente gradevoli — dopo pochi mesi, con il venir meno della manutenzione, si degradano rapidamente. Spesso sono realizzate con piante inserite in teli (a volte in plastica) per contenere le erbacce, ma finiscono per trasformarsi in spazi trascurati, con cespugli circondati da rifiuti e attraversati da impianti di irrigazione che smettono presto di funzionare (per non parlare delle cortecce o dei lapilli vulcanici che dopo poco vengono sparpagliati ovunque).

In definitiva, ci sembra uno spreco di risorse che porta a risultati poco decorosi: aiuole spoglie, disordinate, tutt’altro che belle da vedere. Le uniche che funzionano davvero sono quelle sponsorizzate e quindi curate con continuità; le altre restano per mesi in stato di semi-abbandono, fino all’intervento successivo. Un circolo vizioso senza fine.

Oggi sul Corriere della Sera — finalmente, verrebbe da dire, visto che noi di Urbanfile ne parliamo da tempo — è stato pubblicato un articolo sulle isole di calore, con riferimento anche alla distesa di cemento in cui è stata trasformata via Pantano. Certo, prima era una distesa di asfalto, ma come spesso accade si poteva fare molto meglio: un’occasione persa. I lavori della M4, che avrebbero potuto ridurre la presenza di superfici impermeabili, hanno invece portato nuovo cemento anche dove prima non c’era.

Piazza Quasimodo… anche qui, sicuramente meglio ora, ma creare della aiuole in mezzo a tutto quel cemento non sarebbe stato meglio?

Continuo a citare, ad esempio, lo scempio di piazza Sant’Ambrogio, all’angolo tra via Giosuè Carducci e via Edmondo De Amicis: dove prima c’erano alberi, oggi si estende una superficie quasi interamente in cemento e pietra.

Eppure esistono soluzioni migliori. Se non è possibile piantare alberi, perché non lasciare aiuole, magari a prato, con qualche cespuglio fiorito? Non sarebbe una scelta più sensata? Cosa impedisce di immaginare davvero una città più “permeabile”, come spesso viene proclamato? E dove sono finiti i Verdi, che un tempo facevano sognare una città più alberata e più verde?

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Google Map
  • Vere pubblico, Verde, Greenwashing, Alberi, Piante, Aiuole, Degrado
Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

25 commenti su “Milano | Arredo urbano – Isole di calore e nuove piazze: le contraddizioni delle scelte urbane”

    • ATTILA. La Giunta Comunale di Beppone Sala è ormai chiamata dai Milanesi “La Giunta di Attila”: dove passa non cresce più l’erba.

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  1. Sacrosante parole…ma l’urbanista meneghino responsabile di queste sconcezze si consulterà con qualche medico/biologo/ecologista in grado di fargli capire che non sempre le soluzioni esteticamente belle sono buone pef la salute e l’ambiente? Oppure parla solo con chirurghi estetici?

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  2. L’idea realmente innovativa sarebbe smettere di inventare soluzioni da zero.
    Gli esempi esistono già: non si tratta solo di imitarli formalmente, ma di adottarne modelli e principi, come le cosiddette Nature-Based Solutions (NBS), per chi ama gli acronimi, che sono ormai alla base delle politiche urbane delle città che non si limitano a dirsi “green”, ma lo diventano davvero.

    Basta guardare Parigi con Anne Hidalgo, oppure Barcellona con i Superblocks.

    Dovremmo quindi copiare i principi, più che le soluzioni superficiali. Non è fantascienza parlare di bioswales o rain gardens: sono infrastrutture verdi funzionali che, oltre a migliorare la qualità ambientale urbana, contribuiscono concretamente alla gestione delle acque meteoriche, alla riduzione del carico sulle reti fognarie e all’adattamento agli eventi climatici estremi, come piogge intense e ondate di calore.

    E, sorpresa, se progettate con criteri adeguati di selezione e complementarità delle specie, questi sistemi possono ridurre drasticamente la necessità di manutenzione e irrigazione, fino a diventare in parte autosufficienti.

    Fantascienza? No. È solo qualcosa che altrove fanno già.

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  3. D’accordissimo con te Roberto, é scandaloso che il comune non riesca e non voglia piantare alberi ad alto fusto che fanno ombra e rendono belli vie e piazze. Per questo occorre una nuova giunta che ampli davvero il verde e le superfici verdi ad assorbimento dell’acqua.
    Lo stesso andrebbe fatto in city Life lato viale Boezio.
    Grazie per gli articoli

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  4. Ovunque il comune è intervenuto ha solo peggiorato le cose (piste ciclabili, san Babila, castello, largo Augusto, collegamento – se così si può chiamare M3-M4 Missori, dove uno che deve andare a Linate deve trascinare le valigie sui soliti cubi di pietra sconnessi etc). Spero ardentemente che il progetto di piazzale Loreto non venga messo in opera. Adesso almeno è ancora verde…non se ne può più di architetti che non capiscono che dal rendering al computer alla realtà c’è veramente un mondo…ma dove vivono???

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  5. Serve a poco scrivere l articolo che lo leggo io e sono d’accordo con voi: dovreste scrivere e pretendere risposte dall’amministrazione, ogni volta che si parla di un progetto prima di eseguirlo, e pretendere di coinvolgere prima la cittadinanza, che soprattutto non va presa in giro con rendering che fanno sperare in futuri boschi e poi si traducono in nulla.
    E la questione costi sappiamo essere una scusa, perché i soldi li trovano sempre per quello che interessa.

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    • Non è esattamente così…i soldi non ci sono mai per realizzare progetti veramente a beneficio della cittadinanza, per i progetti speculativi e affaristici ci sono sempre ed è una gran differenza e comunque non è una novità che sia così; i progetti a beneficio pubblico, in tutto il mondo sono realizzati con soldi pubblici, come nelle altre grandi città europee, a Milano no, ma allora, perchè?

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  6. Sono anni che lo penso, che lo dico e che…soffro!! Stupende e accurate le Vostre verifiche e poi? Se c’è da fare un passo in più, io ci sono.

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  7. Giusto il giudizio su Carducci De Amicis che avrebbe potuto essere una piazza Tommaseo meno incoraggianti le proposte davanti casa mia Sant’Ambrogio 12 non riescono a tenere decorosamente la bocciofila figuriamoci dei giardini

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  8. È veramente uno strazio la sostituzione del verde per cementificare tutto quanto.
    Vedremo la prossima estate!!
    Il verde è vita….
    A chi di competenza non gliene importa proprio!

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  9. Sono d’accordo con voi. Senza paura posso dire che si va verso la cementificazione. Esempio Corso B. Aires. Aiuole addobbate a cimitero che al primo caldo diventeranno solo dei cestini per immondizia. Un giretto nelle altre città europee non potrebbero ispirare gli addetti ai lavori?

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  10. Povera Milano , distrutta dalla cementificazione.
    Una vera tristezza
    Solo un amministratore cosi icauto
    E irresponsabile poteva ridurre Milano cosi ; sembra piu’ una cittadina arabo cinese che Italiana e dico questo non per
    La multietnia ma per la maniera sfrontata e distorta di costruire e poi per fingere di dare un tocco ecologico semina erba e qualche fiore .
    Gli alberi mancano gli alberi, mancano piazze di aggregazione, manca la vita Milanese ” ma il comune dice che pero’ la citta’ e’ moderna…ecc ecc “

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  11. Piazzale cimitero Maggiore. Tutta una spianata in pietra davanti all’ingresso con rotatoria finale. I fioristi si troveranno con il caldo tutti i fiori cotti. La viabilità è stata modificata. Non si può più girare a sinistra, per farlo bisogna fare il giro del cimitero. Uno scimpanzé avrebbe fatto meglio.

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  12. Stessa scelta per l’area di via Gattamelata dove è stato reso pedonale non uno, bensì due isolati per piantare panchine e tavolini sul cemento…gentili amministratori, capisco che il lavoro dei genitori sia diverso dal vostro, noi dobbiamo accompagnare i figli a a scuola, trovare il parcheggio, fare un pezzo a piedi e riuscire a timbrare in orario per tornare in tempo per prendere i nostri piccoli…che sciocchi che siamo a pensare di mettere al mondo un figlio in una città così attenta alle famiglie…ma giustamente voi di questi problemi non ne avete, perché non dovete accompagnare i figli, potete parcheggiare ovunque e avere un orario di lavoro super flessibile…lavoro?!? Forse non è il termine giusto, forse dovreste provare a vivere una settimana della nostra vita per farvi riflettere prima di fare alcune scelte, non proprio per la società.

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  13. Per non parlare di piazza Santagostino che è rimasta una colata di cemento indegna regno incontrastato di fastidiosissimi e rumorosissimi skaters che scorrazzano a tutte le ore…..
    Quantomeno prima la piazza ospitava numerosi parcheggi utilissimi in una zona come questa. Milano ormai è una porcheria assoluta per turisti mordi e fuggi….

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  14. É pazzesco che i progettisti di questi spazi non abbiano minimamente preso in considerazione la progettazione verde. E quelle panchine tristi che guardano il muro ma cosa dovrebbe farci una persona lì? Magari in estate a 40 gradi su una cementato simile o in inverno col freddo. Sembrano cose buttate lì senza senso senza pensare alla qualità della vita delle
    persone.

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  15. Personalmente, e ripeto: personalmente, credo che il discorso sui costi del verde sia una bufala. Creare uno spazio verde o spazio in cemento/asfalto, costa più o meno lo stesso nel contesto dell’area. Se poi si parla del mantenimento, il verde è affidato a privati e quello pubblico a MM (se ricordo bene) mentre asfalto e cemento per la pulizia a amsa a2a ma la manutenzione di buche o altri aspetti non so a chi siano affidati. Per cui la storiella del verde che costa è una storiella per chi ci crede e resta ferma solo a Milano (a conferma fate giri in paesi e città italiane e vedrete)

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    • Prendo spunto dalla sua ultima considerazione e la completo, dicendo che dopo aver fatto quello che lei propone, bisogna informarsi sui trasferimenti pro-capite dallo stato centrale per ogni cittadino, che sia milanese, valdostano, trentino o sardo.

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  16. All’estero il verde lo pagano i residenti. Non è una magia il verde ma un fatto di costi. Se i milanesi amano il verde , in centro e tutti quei miglioramenti che comporterebbe (estetici, climatici, ecc. ) va creata una bella tassa. E la devono accettare al rialzo non al ribasso. Residenti e imprese con sede in centro paghino per giardinieri competenti che capisco come e quando potare un albero per esempio. Ecc. Ecc. Tutto costa, l’unica cosa gratis sono i brutti progetti realizzati male, l’asfalto e il cemento.

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  17. L’attenzione del comune al verde si vede in questi giorni con i tagli primaverili delle aiuole: le cartacce e e rifiuti abbandonati da maleducati non vengono rimossi prima del taglio, e rimangono quindi triturati insieme all’erba sminuzzata nelle aiuole al termine del taglio stesso.
    Questo perché evidentemente nessuno in Comune ha pensato di inserire la pulizia preventiva delle aiuole nel bando per i giardinieri che si occupano dei tagli dell’erba.
    Tante chiacchiere e poi non sono capaci nemmeno di gestire il taglio dell’erba, figuriamoci il resto.

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