Milano | Ghisolfa – La “battaglia” del cavalcavia Bacula e la nuova ciclabile…

Milano, Ghisolfa.

Aprile 2026. Parlare di battaglie, di questi tempi, può sembrare fuori luogo — un po’ come parlare di vacanze a un malato terminale. Eppure, la sensazione è proprio questa: quella di uno scontro, l’ennesimo, tra automobilisti e ciclisti.

Il cantiere è entrato nel vivo nella notte tra il 7 e l’8 aprile, quando lungo il lato nord del cavalcavia Bacula detto anche della Ghisolfa, sono state installate le prime recinzioni, destinate a rimanere per circa sei settimane. I lavori si svolgono prevalentemente nelle ore notturne, per limitare l’impatto sul traffico di un’infrastruttura così cruciale per la viabilità milanese. In questa fase iniziale, l’impresa ha avviato la posa dei primi cordoli della ciclabile accanto al già esiguo marciapiede presente sul cavalcavia.

L’intervento, che include anche il rifacimento degli impianti della linea filoviaria 90-91, permetterà la realizzazione di due piste ciclabili monodirezionali protette, tra via Mac Mahon e piazzale Lugano (e viceversa), larghe circa un metro e mezzo ciascuna. La durata complessiva dei lavori è stimata in circa un anno, come dichiarato prima di Pasqua dall’assessore ai lavori pubblici Marco Granelli.

Le attività proseguiranno notte dopo notte con l’obiettivo di completare entro luglio 2026 le ciclabili nei due sensi di marcia tra il colmo del ponte e piazzale Lugano. Nel frattempo, si interviene anche sulla riva sud del cavalcavia: qui sono previste modifiche al terrapieno in corrispondenza dello svincolo per via Delfico, oltre alla posa di nuovi plinti e pali per sostenere la linea elettrica della filovia, che verrà spostata verso il centro della carreggiata. Questo consentirà di realizzare la ciclabile anche nel tratto tra via Mac Mahon e il colmo del ponte. Si tratta di un intervento complesso ma necessario, che mira a migliorare la sicurezza per tutti gli utenti della strada.

La nuova infrastruttura consentirà finalmente di attraversare in sicurezza il fascio ferroviario a un numero significativo di utenti: secondo un monitoraggio, transitano quotidianamente, oltre alle migliaia di vetture, 1.599 ciclisti, 694 pedoni e 328 utenti di monopattini, per un totale di 2.621 persone considerate “utenti vulnerabili”.

Al momento la ciclabile non si connette con altre ciclabili, ma in futuro sarà estesa la rete, si spera. L’intervento mira sopratutto a mettere in sicurezza i ciclisti che sino ad ora non avevano protezione, rischiando di venire investiti dalle auto sfreccianti.

Il cavalcavia Bacula, lungo circa 900 metri, collega piazzale Lugano alla Bovisa con via Mac Mahon, in zona Ghisolfa. Si tratta di un passaggio obbligato tra due aree importanti della città, separate dalla ferrovia e dallo scalo Farini, che di fatto divide il territorio costringendo tutti — pedoni, ciclisti, automobilisti e mezzi pubblici — a transitare solo da due punti: il cavalcavia Bacula e quello di via Carlo Farini, distanti tra loro circa due chilometri in linea d’aria, ma in realtà molto di più se si segue la rete stradale.

Questo cavalcavia, intitolato all’aviatore Adriano Bacula, eroe della Prima Guerra mondiale, fu aperto al traffico alla fine del 1939, in sostituzione di una struttura precedente più stretta, completando l’anello della circonvallazione esterna di Milano. Rimane però, ancora oggi, un’infrastruttura piuttosto angusta rispetto ai flussi che deve sostenere. (al link un po’ di storia)

Ciò che sorprende è l’ostilità di alcuni verso questo intervento, che appare invece necessario. La mobilità ciclabile esiste, cresce e deve essere messa nelle condizioni di svilupparsi in sicurezza. È inevitabile che un cantiere su un’arteria così trafficata comporti disagi temporanei, ma l’auspicio è che questi vengano compensati dai benefici a lavori conclusi.

Certo, con maggiori risorse si sarebbe potuto immaginare un ampliamento del cavalcavia, così da accogliere più agevolmente la corsia preferenziale della linea 90/91, oltre a spazi adeguati per pedoni, ciclisti e automobilisti. Allo stesso tempo, è riduttivo criticare chi utilizza l’auto da solo come sta sempre più accadendo: su questo asse transitano ogni giorno migliaia di lavoratori diretti in luoghi diversi della città, rendendo spesso impraticabile la condivisione del viaggio (non si tratta di un percorso da fuori città verso il centro).

In definitiva, questo intervento appare indispensabile. Percorrere in bicicletta quel tratto, nelle condizioni precedenti, era estremamente pericoloso: più simile a un segmento autostradale che a una strada urbana. Per questo, più che un vero conflitto, quella in atto sembra una polemica sterile, spesso più politica che concreta.

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi, GoogleMap, Comune di Milano
  • Ghisolfa, pista ciclabile, Arredo Urbano, Viale Monte Ceneri, Cavalcavia Bacula, Via Delfico, mobilità
Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

25 commenti su “Milano | Ghisolfa – La “battaglia” del cavalcavia Bacula e la nuova ciclabile…”

  1. Mi chiedo se per interventi simili, dove c’è uno spazio risicato per aggiungere una ciclabile, possa aver senso eliminare il marciapiede, mantenendo un divisorio tra parte pedonale e ciclabile dipinta e/o con qualche paletto dissuasore, ma effettivamente permettendo, alla necessità e traffico permettendo, di entrambe le categorie di “espandersi” più facilmente nell’altra.

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  2. non si tratta di ostilità. Aggiungere una ciclabile nell’unico punto della circonvallazione con solo due corsie per senso di marcia e senza la preferenziale per far transitare più velocemente mezzi pubblici, ambulanze, o motorini, vuol dire mettere i poveracci contro i poveracci, che guidino una bicicletta o un’auto, o siano su un bus o su motorino. Sono ciclista e mi muovo in bici per Milano, e quel punto della circonvallazione non é solo insicuro ma criminale, ma il problema non e l’automobilista che impreca in coda sul cavalcavia bloccato per i lavori, ma l’automobilista che siede nella testa del tecnico del comune che pensa di aver trovato la soluzione per un problema che non conosce e che non si é sforzato di capire: quel punto urla a gran voce da anni, per il bisogno di un allargamento del ponte, o per la separazione di pedoni e bici che possano transitare su un ponte ciclopedonale leggero. Ci sono gli spazi, ci sono scuole e università, ci sono i flussi, e se la prima preoccupazione non fosse con che tipo di pietra sia meglio piastrellare per l’ennesima volta l’ennesima piazza centrale, forse ci sarebbero anche i soldi.

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  3. Opera più che necessaria, ma almeno al momento, con alcune criticità. Bisognerà valutare a lavori finiti.
    La domanda fondamentale è: restaranno tutte le attuali corsie di marcia e inserimento (pur se ristrette) o ne verranno eliminate alcune?
    Ad esempio, attualmente in fondo al cavalcavia, all’incrocio tra P.le Lugano via Scalvini e Viale Bodio, le tre corsie sono ridotte a due, di cui una riservata alla svolta a sinistra verso Bovisa (Via Scalvini). Questo provoca una innaturale strozzatura al proseguimento su viale Bodio che è a 2 corsie (ed è lì che si stanno verificando gli ingorghi).
    Idem, sulla discesa per Mac Mahon: attualmente sono 3 corsie, di cui uno riservata alla svolta a destra verso Villapizzone. Resteranno tutte?

    In ogni caso, a parte i punti più stretti del cavalcavia vero e proprio, si sarebbero potuti allargare ciclabile e marciapiedi verso l’esterno, sulle aree verdi, senza sacrificare troppo la viabilità della auto.

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  4. A me sembra un delirio restringere praticamente ad una corsia un passaggio obbligato della città ,…saranno code infinite sempre ..tutti sti passanti e ciclisti chi li ha visti ..comunque si poteva fare un altro ponte leggero in metallo per pedono e ciclisti…adesso qui pochi che passeranno respireranno solo gas di scarico

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  5. Solo che dei pazzi potevano pensare a una riduzione di fatto a una corsia per le auto in quel tratto. E lo dico da utilizzatore di bicicletta da 35 anni

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  6. Sono anni e anni che i cittadini chiedono che si faccia qualcosa, adesso andare a fare le sei settimane di lavori citate proprio durante il Salone del Mobile ed il traffico connesso, sembra fotto apposta solo per aumentare i disagi alla circolazione.

    Poi uno si domanda (come nell’articolo) coma mai non c’è il consenso unanime che queste iniziative dovrebbero avere….

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  7. Di indispensabile a Milano..scusate ma c’e’ ben ben altro!( a partire da nuove strade carrabili in certe specifiche aree che risolverebbero molti problemi. Milano..non e’ Amsterdam!

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  8. Posto che io sono a favore di piste ciclabili ed aree pedonali, devo dire che tra Piazzale Lugano e via Mac mahon la strada è un po’ un imbuto.
    Almeno in quel pezzo si poteva fare una ciclabile esterna al manto stradale. Sarebbe costata un po’ di più ma avrebbe fatto comodo a tutti.
    Detto questo, spero che si completi presto una ciclabile che abbracci tutta la circonvallazione.

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  9. Ogni intervento per le ciclabili significa rallentamento del traffico , aumento dei tempi di percorrenza e maggior inquinamento dei gas di scarico , perdita significativa per chi X lavora su strada e deve essere soggetto a pagare le varie tasse correlate (bollo – assicurazione oltre al maggior consumo di carburante ) bella trovata per i geni del Green.

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  10. Lo svincolo stradale verso la Pecetta
    permette di alleggerire il traffico su Mac Mahon e Cenisio e lo spazio c è per entrambe!
    Nessun ostacolo alle ciclabili ma non a scapito della viabilità.
    Inoltre la ciclabile in pzl Lugano.potrebbe tranquillamente passare dentro al parco adiacente.Più fresco e più protezione.
    Grazie per I suoi aggiornamenti.

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  11. Sono anni che noi ciclisti aspettiamo questa corsia per le bici! Spero si intervenga al più presto anche su altre strade.
    Roberto

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    • Sarebbe bastato delimitare con una striscia gialla una ciclabile larga un metro. Non si sarebbe sperperato denaro pubblico e non si sarebbero prodotti ingorghi e maggior inquinamento.

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  12. Intervento giusto
    Grazie per la relazione chiara
    Mi domando solo perché certe analisi non vengano fatte prima in fase di progettazione anziché aprire nuovi cantieri ex post che creano tanti disagi e che necessariamente comportano sperpero di danaro che si sarebbe potuto evitare se da subito fossero state prese bene le misure e fatti bene i calcoli. Ad esempio in viale Boezio ci sono nove corsie mal sfruttate in 37 metri di carreggiata senza nemmeno una ciclabile né parcheggi a lisca di pesce ne filari di alberi necessari per combattere il fenomeno dell’isola di calore che colpisce tutto il viale. Grazie

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  13. Prima di sviluppare ed incentivare l’uso delle due ruote sarebbe doveroso e fondamentale, istruire i conducenti sulle norme del CDS. Poi la polizia locale dovrebbe sanzionare senza tregua chi non rispetta le norme nonché il buon senso. Inammissibile vedere in ore notturne gente senza luci che passano col rosso che circolano in contro senso o peggio come in viale Padova che la pista ciclabile non la usano affatto. Poi inutile piangere e mettere le bici bianche per ricordare Chi è morto perché non rispettava il semaforo rosso ad esempio

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    • Iniziamo a sanzionare i criminali in SUV che superano i limiti di velocità in strade affollate. Nessuno è mai stato ucciso da una bicicletta. Mai vista una pattuglia di vigili con autovelox in città. E poi basta con tutte ste auto che entrano in città ogni giorno e intasano ogni centimetro di marciapiede libero da dissuasori. La città è innanzitutto di chi la abita… non di chi la sfrutta

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  14. Buongiorno, perché continuate a dire che Milano non è Amsterdam: potrebbe essere anche un’ambizione positiva assomigliare ad una città più civile e molto meno inquinata e disordinata di Milano. Questo è il futuro. Le altre visioni appartengono al passato. Ci sono anche direttive internazionali che ogni città che ambisce a migliorare deve seguire. Ma la domanda principale è: ma in una città come Milano con un sistema di trasporto pubblico così efficiente, cosa ci fanno tutte quelle macchine sul cavalcavia Bacula ? Poi, come ci si sente chiusi per ora in una scatola metallica uno in fila all’altro ? Non è alienante per una mente serena ?

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  15. Questo intervento pensato così sono soldi buttati. Il lavoro andava fatto bene allargando il cavalcavia e predisponendo delle corsie regolamentari per tutti. Mi chiedo anche se il cavalcavia serra monte ceneri supporti tutto il peso del traffico che si è venuto a creare con questo intervento, dato che anche quella è un’infrastruttura datata (e infatti ha già limitazioni sul peso delle vetture)

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  16. Il classico intervento ideologico che non ha senso dal punto di vista pratico, stringe le corsie, rallenta il traffico e aumenta lo smog… non si poteva definire un altro percorso per le biciclette?? Un ponte ciclabile? Qualcosa di pensato meglio? Tanto poi i ciclisti anche se hanno la corsia riservata vanno in mezzo alla strada o senza luci o sui marciapiedi…

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  17. Vedo che tutto il dibattito è incentrato sull’essere pro o contro le piste ciclabili. Come sempre, ormai è tutto milan-inter, destra o sinistra, bianco o nero, senza mai entrare nel merito tecnico delle questioni. Il problema è il “come” vengono realizzate le piste ciclabili. Sul ponte della Ghisolfa sarebbe bastato delimitare una ciclabile larga un metro con una striscia gialla. Non si sarebbe sperperato denaro pubblico e non si sarebbe prodotto maggior traffico e maggior inquinamento. Si è preferito realizzare una costosissima pista larga due metri cordolo compreso, al solo scopo di penalizzare il traffico automobilistico che, al contrario, deve essere fluidificato.

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  18. Abito in piazzale Lugano, la situazione del traffico non è molto cambiata con questi lavori.
    Ben venga la ciclabile, in una giornata passano tantissimi monopattini e ciclisti.
    Se poi si riuscisse a ridurre la velocità delle auto sarebbe ancora meglio, troppi confondono 70 km/h con 70 miglia; e non sono esattamente inglesi.
    Ho l’auto e un garage di proprietà, per cui pago le tasse.
    Fortunatamente le cause automobilistiche stanno alzando per bene i prezzi, così che non ci saranno più troppe auto in circolazione.
    Se più gente prendesse la 90 e la 91 magicamente diventerebbero anche più sicure; magari pagando il biglietto.
    Spiace vedere sull’incrocio di piazzale Lugano dei giovani pensionati che si fanno intervistare da testate locali per dire quanto gli manchino corsie e parcheggi; sappiano di rappresentare il vecchio, non solo per anagrafe, ma anche per mentalità.
    Guardate cosa ha fatto m.me Hidalgo a Parigi, meno auto, meno smog, più verde.

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