Milano | Navigli – Santa Maria delle Grazie al Naviglio e il maxi-cartellone che nasconde ancora la facciata incompiuta

Milano, Navigli.

Giugno 2026. Dalla fine dello scorso anno la graziosa, ma incompiuta, chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio è completamente nascosta da un’imponente impalcatura che avvolge l’intera facciata. A ricoprirla, come ormai accade sempre più spesso, un grande cartellone pubblicitario dotato di schermo LED, capace di trasmettere inserzioni dinamiche ben visibili anche da lontano.

Non ci è però chiaro quali siano gli interventi ancora necessari. L’ultima importante campagna di restauro della facciata, probabilmente la prima dalla costruzione della chiesa nel 1909, risale infatti al 2018 e si concluse dopo oltre un anno di lavori.

Senza voler fare i conti in tasca alla parrocchia, viene spontaneo pensare che il maxi-cartellone rappresenti soprattutto una fonte di finanziamento più che la conseguenza di un reale e urgente intervento conservativo.

Proprio quel cartellone, del resto, aveva suscitato non poche polemiche lo scorso dicembre. Diversi cittadini avevano scritto alla Curia per protestare contro una campagna pubblicitaria di un noto marchio di self storage che riportava il provocatorio slogan: “Sai dove te lo metti?”. Uno slogan sicuramente efficace nel suo contesto commerciale, ma decisamente fuori luogo sulla facciata di una chiesa. La pubblicità venne rimossa e sostituita nel giro di pochi giorni, mentre il grande impianto continua ancora oggi a celare la facciata dell’edificio.

Una facciata che, vale la pena ricordarlo, non è mai stata completata. Rimase infatti allo stadio di semplice tamponamento in laterizio, con tre grandi finestre ogivali mai aperte e successivamente murate, completamente priva delle decorazioni previste dal progetto originario.

La chiesa, dalle eleganti forme eclettiche con influenze liberty, si affaccia sul Naviglio Grande ed è stata costruita tra il 1901 e il 1909 su progetto dell’architetto Cesare Nava. Sostituì una precedente chiesa barocca dedicata alla Madonna delle Grazie, che a sua volta aveva preso il posto di una cappella edificata nel 1556 per custodire un’immagine della Vergine ritenuta miracolosa. Distrutta da un incendio nel 1719, la chiesa barocca venne ricostruita e restaurata, fino a essere elevata a parrocchia nel 1849.

Alla fine dell’Ottocento, però, quell’edificio era ormai insufficiente per accogliere la popolazione di un quartiere in continua espansione. Si decise così di costruire un nuovo e più ampio luogo di culto.

Il progetto definitivo di Cesare Nava fu approvato nel 1900 e i lavori iniziarono l’anno successivo. Come consuetudine, il cantiere partì dall’abside e dal transetto, inglobando temporaneamente la vecchia chiesa, tanto che alcune fotografie dell’epoca mostrano i due edifici affiancati. Solo nel 1908 la precedente costruzione venne completamente demolita. La nuova chiesa fu consacrata il 1° maggio 1909 dal cardinale arcivescovo di Milano Andrea Carlo Ferrari, pur essendo ancora incompleta: una condizione che, a distanza di oltre un secolo, non è mai cambiata.

Ancora oggi la facciata si presenta come un semplice paramento in mattoni a vista, con spioventi posti a quote differenti. Curioso osservare come le finestre dell’edificio adiacente, sulla sinistra, risultino parzialmente “inghiottite” dalla muratura della nuova chiesa, costruita successivamente.

Il progetto originario immaginava tutt’altro scenario: tre portali sormontati da grandi polifore — bifore sopra gli ingressi laterali e una trifora sopra quello centrale —, un coronamento di guglie angolari ornate da statue e una guglia maggiore al centro del timpano destinata ad accogliere la statua della Madonna. Un insieme dal gusto neogotico contaminato dagli stilemi del Liberty, che avrebbe reso questa una delle facciate più suggestive della Milano di inizio Novecento.

Il nostro sogno? Non pretendiamo di vedere completata l’intera facciata secondo il progetto originale. Sarebbe però meraviglioso se almeno le tre grandi finestre ogivali venissero finalmente aperte e impreziosite da vetrate istoriate dai colori vivaci. Un intervento capace di trasformare radicalmente l’aspetto della chiesa e che, questa sì, giustificherebbe pienamente la presenza dell’impalcatura.

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi; Milano Sparita; Skyscrapercity; Milano Segreta
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