Milano | Ghisolfa – L’oratorio perduto di San Rocco alla Lupetta: una storia milanese dimenticata

Rovistando nel mio archivio di vecchie foto e di una ricerca in rete, ho iniziato a sistemare una serie di fotografie e disegni d’epoca, oggi possiamo riportare alla luce, anche con l’aiuto dell’ormai onnipresente intelligenza artificiale, la storia di un piccolo gioiello scomparso della Milano di un tempo: l’oratorio di San Rocco alla Lupetta, sito tra la Ghisolfa e Dergano. Un edificio ormai perduto per sempre, sopravvissuto soltanto attraverso immagini, schizzi e frammenti di memoria.

Una strada antica tra campi e cascine

Anzitutto dobbiamo collocare l’antico edificio che si trovava lungo il percorso di un’antica strada che partiva da Porta Tenaglia (oggi piazzale Biancamano), passando dal Borgo degli Ortolani, risalendo lungo l’attuale via Bramante, costeggiando l’attuale Cimitero Monumentale e, tra campi coltivati e rogge, proseguiva verso nord, toccando Derganino (l’odierna zona di viale Lancetti) fino a raggiungere Dergano e la Bovisa.

Sul fianco di levante, dello stradone per Dergano e la Bovisa venne edificato a partire dal 1864 il Cimitero Monumentale. Poco oltre le nuove mura del campo santo, ancora per pochi decenni sarebbe rimasta la cascina della Lupetta, oggi scomparsa (una piccola porzione oggi rimane a testimonianza, in via Galileo Ferraris). Pochi metri oltre questo complesso agricolo vi era, immerso nella campagna e a due passi da un fontanile limpido, un antico oratorio, dedicato a San Rocco, come si usava da sempre, per tenere lontane le pestilenze dalla città: una graziosa chiesetta di origine cinquecentesca, più volte ritratta da artisti dell’epoca.

La Lupetta e l’oratorio rinascimentale

L’edificio probabilmente nacque come una piccola cappella dalla pianta quadrata, forse già esistente dopo l’anno Mille, poi ampliata tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento. La struttura finale presentava una pianta trapezoidale, segno evidente di successive trasformazioni.

La facciata, a capanna e in tipico stile lombardo, era impreziosita da un portico con tre archi, decorato con elementi in cotto e tondi ornamentali. Un insieme armonioso e delicato, che testimoniava una cura architettonica non comune per un edificio rurale, forse influenzata dalla vicinanza della prestigiosa Villa Simonetta, una delle più importanti dimore rinascimentali della zona.

Gli affreschi dei Luini

Sotto il portico si trovavano tre lunette affrescate, attribuite – secondo lo studioso Ambrogio Annoni – ai figli di Bernardino Luini: Aurelio e Pietro. Queste opere, oggi staccate e conservate a Brera (ma non abbiamo certezza), raffiguravano scene sacre: la prima lunetta, a sinistra presentava la raffigurazione di una figura femminile con un angelo (forse l’annunciazione); la lunetta centrale era decorata con affresco con Cristo al centro tra due donne (la deposizione con la Madonna e la Maddalena); la lunetta di destra raffigurava invece un angelo, una donna e un corpo esamine ai loro piedi.

Meglio conservato è invece l’affresco principale che si trovava sopra l’altare interno, anch’esso staccato: un trittico con la Madonna in trono col Bambino, affiancata da San Rocco e San Sebastiano. Oggi è custodito nella moderna chiesa della Santissima Trinità, nel quartiere un tempo noto come Borgo degli Ortolani, in via Giuseppe Giusti.

Il progresso che cancella

Per secoli, l’oratorio visse in relativa quiete, circondato da campi e cascine. Ma tutto cambiò tra il 1860 e il 1864, quando la costruzione della ferrovia trasformò radicalmente l’area.

I binari della linea verso Torino e il Sempione passarono a pochi metri dalla chiesetta, che si ritrovò progressivamente intrappolata in un grande triangolo ferroviario, noto come “triangolo di San Rocco”. Con l’aumento del traffico ferroviario e l’avvicinarsi dell’Esposizione Universale di Milano del 1906, le esigenze infrastrutturali divennero sempre più pressanti.

L’oratorio sopravvisse per qualche decennio, ormai circondato da locomotive, magazzini e binari. Ma nel 1906, senza particolari esitazioni, venne demolito per fare spazio all’espansione dello scalo ferroviario di via Farini.

Una memoria che resiste

Dell’oratorio non rimane più nulla, se non qualche foto e il ricordo nel nome dell’area (che se non fosse per pochi andrebbe perso per sempre in favore di Cenisio per via della stazione delal metro lilla): il deposito locomotive San Rocco e alcune strutture ferroviarie conservarono infatti questa intitolazione, vi era anche un residence ora abbattuto in via Calvino.

Eppure, qualcosa si è salvato. Oltre agli affreschi, restano preziose testimonianze iconografiche, come i disegni di Alessandro Greppi, realizzati a metà Ottocento. Le sue piccole opere documentano con straordinaria sensibilità le decorazioni interne ed esterne dell’oratorio: dalle lunette del portico alle scene della Deposizione, fino al trittico con la Madonna e i santi.

Questi materiali, ritrovati nel Fondo iconografico della biblioteca di Villa Greppi a Monticello Brianza, rappresentano oggi una delle poche finestre visive, oltre alle poche foto, su questo luogo perduto.

Un frammento di Milano scomparsa

La storia dell’oratorio di San Rocco alla Lupetta è, in fondo, la storia di molte parti della Milano antica: luoghi nati lungo strade polverose, cresciuti nei secoli e infine cancellati dal progresso senza molti rimpianti, se non quelli tardivi.

Un piccolo edificio sacro, immerso nei campi, che ha ceduto il passo al ferro e al vapore. Ma che, grazie a immagini e memoria, continua ancora oggi a raccontare la sua storia.

  • Referenze immagini: Roberto Arsuffi, Milano Sparita, Milan l’era inscì
  • Le foto d’epoca sono immagini diffuse in rete e pertanto non di nostro possesso. Non si conosce autore e proprietario, a meno che non sia riportato sulla foto con watermark, che in quel caso noi segnaliamo. 
  • Borgo degli Ortolani, via Canonica, Porta Tenaglia, Porta Volta, Chiesa, Santissima Trinità, Via Giannone, via Rosmini, Via Giusti, Via Alfieri

Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

2 commenti su “Milano | Ghisolfa – L’oratorio perduto di San Rocco alla Lupetta: una storia milanese dimenticata”

  1. Pur rendendomi conto dell’assurdità, mi viene da immaginare una sua ricostruzione, anche se, ovviamente, non più esattamente nella stessa posizione originaria. Comunque bella e interessante la rievocazione storica.

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