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Milano | Porta Vittoria – Le porte di Milano: storia e situazione di Piazza 5 Giornate

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Avevamo già affrontato qualche anno fa il tema della trascuratezza che caratterizza le 13 porte (varchi) delle antiche mura del 1500. Porte caratterizzate da una piazza di grandi dimensioni con, in alcuni casi, un arco o un grande monumento. Le 13 porte sono, in senso orario: Porta TenagliaPiazza Lega LombardaPorta VoltaPiazza BaiamontiPorta GaribaldiPiazza XXV AprilePorta NuovaPiazza Principessa ClotildePorta VeneziaPiazza OberdanPorta MonfortePiazza del TricolorePorta VittoriaPiazza V GiornatePorta RomanaPiazza Medaglie d’OroPorta VigentinaVia RipamontiPorta LodovicaPiazzale di Porta LodovicaPorta TicinesePiazza XXIV MaggioPorta GenovaPiazzale CantorePorta VercellinaPiazzale Baracca.

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Negli anni Venti del Novecento quando l’arredo urbano era al top

 

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Partiamo con il nostro viaggio esplorativo da Porta Vittoria e quindi Piazza Cinque Giornate dove la pizza è caratterizzata da un bel Monumento ai Caduti delle famose V Giornate di Milano che hanno portato ad eventi storici molto importanti non solo per la città di Milano ma per l’intera nazione.

In origine il varco, più piccolo, era chiamato di Porta Tosa – in milanese ragazza – ed ereditava il nome dalla porta medievale che si trovava lungo le mura antiche. L’origine del nome va attribuito ad una figura di una ragazza scolpita in un bassorilievo di arte popolare, raffigurante la moglie del Barbarossa ritratta in segno di spregio mentre si rade il pube, atto considerato all’epoca barbarico nella cultura medievale. Naturalmente dopo la vittoria dei milanesi sugli austriaci, cacciati dopo le cinque giornate, la porta assunse il nome che tutt’ora porta, quello della Vittoria.

Guardando bene la piazza è piena di ogni tipologia di oggetto tecnico e non. Pali, lampioni, centraline, cartelli, aiuole, automobili e tram. Oramai è passato un secolo esatto da quando la piazza venne sistemata con un degno arredo urbano, dopo un secolo di addizioni e sottrazioni la piazza è molto disordinata. Un tempo l’area centrale, dove c’è il monumento era cintata da una cancellata, sparita nel dopoguerra (che combinazione).

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Ai lati della piazza si trovano i due caselli ottocenteschi del dazio, costruiti nel 1873.


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Recentemente è stato restaurato uno dei due caselli, quello a sud (di destra), mentre l’altro è ancora in restauro. Secondo un bando del 2014, alcuni caselli sono stati messi in affitto.

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Al centro, come abbiamo detto, il bel monumento delle Cinque Giornate progettato e disegnato da Giuseppe Grandi (1843-1894) e inaugurato il 18 marzo 1895.

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Peccato che la sistemazione dell’epoca, dopo più di cent’anni, soffra di negligenza e addizioni a dir poco prive di tatto. Possibile mettere proprio in “facciata” tutte quelle cabine elettriche? Non si potevano collocare ai lati della piazza? E poi tutti quei pali, quei fari?

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Nella piazza ci sono quattro bei lampioni (tra i pochi superstiti di Milano), muniti di porta fioriere sempre o quasi sempre vuote.

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Ad abbellire la piazza ci sono due belle aiuole vicine ai due caselli del dazio rigogliose e arricchite da quattro cedri del Libano oramai secolari. Per finire, se si presta attenzione, si possono osservare delle strane “grate” poste proprio di fronte a Corso XXII Marzo: sono i tombini e le aperture per poter ispezionare o scendere a controllare il flusso del fiume Seveso che qui oramai si chiama Redefossi e che, interrato, dalla Maggiolina percorre il lato esterno dell’ex cerchia dei bastioni (Viale Piave, Premuda e Monte Nero) per infilarsi in corso Lodi e quindi uscire dalla città.

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Per finire altre due immagini che mostrano la sciatteria di questa piazza che andrebbe, come tutte le piazze formatesi dove sorgevano le vecchie porte nelle mura della città, sistemata e riqualificata molto.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione. Da grande farò il sindaco. Lavoro come Digital Artist presso CowBoys


9 thoughts on “Milano | Porta Vittoria – Le porte di Milano: storia e situazione di Piazza 5 Giornate

  1. Dado

    Sono pro verde ovunque sia possibile, ma a mio modestissimo parere, questo contesto avrebbe tutt’altra monumentalità se si eliminassero definitivamente tutte le aiuole verdi e gli alberi. Lasciando al centro solo l’obelisco e a lato i due caselli. Ci sarebbe spazio a sufficienza anche per due vasche o fontanoni simmetrici: Roma docet, Ma sarebbe chiedere la luna.

    Sono convinto che i vari monumenti ai caduti di Milano, pur nella loro importanza storica di memento, cosi’ come sono oggi, sono l’esatto opposto di un bel monumento: fanno solo venir voglia di dimenticare per sempre quella piazza o slargo dove sono collocati. E credo che il coté di aiuole mal curate/disegnate + monumenti anneriti e/o dimenticati, sia il responsabile numero 1 di una certa aura triste e delabré che Milano si porta dietro.
    Anche perchè l’immagine del pratino sotto il monumento fa tanto centrino all’uncinetto sotto il vaso dei fiori di plastica: very piccolo borghese…

    1. wf

      Sono molto d’accordo con l’analisi di Dado.
      Hai ragione anche se non credo il problema siano le piante a grande fusto al centro.

      Chiediamoci cosa renderebbe questo slargo maggiormente fruibile ai pedoni o chi voglia soffermarsi…

      I cosiddetti marciapiedi salvagente ai bordi della piazza sono così dtriminziti che è impossibile poter immaginare una qualsiasi tipo di sosta, o di fruizione che non sia la fuga in avanti.

      Anche se togliamo pali e paletti, cabine e aiuoline tristi, non cambia nulla.
      Se vuoi renderla fruibile devi portare i marciapiedi a una misura che lo consenta.
      Per farlo qui necessariamente devi rifare il disegno COMPLESSIVO della piazza. Riprogettare tutti gli spazi. Rendere l isola centrale raggiungibile e fruibile, etc etc.

      Il resto è solo una spolverata, non risolve.

  2. antonio

    Va beh diciamo che tutte le piazze di MILANO avrebbero bisogno di una sistemata con un piano di insieme che le renda più attraenti.
    In qualche caso basta poco… in altre ci vorrebbe un intervento radicale.
    Per restare a 22 marzo credo che ci sia il solito problema di tutte le piazze di Milano.. le auto la fanno da padrona e il monumento in mezzo serve solo come spartitraffico… chi si è mai fermato a guardarlo per bene? la sistemazione attuale non invoglia…
    Una giostra il cui perno è il monumento.
    altro problema è il parcheggio selvaggi oe la pavimentazione non omogenea…il che fa della piazza solo un punto di passaggio. Non credo veramente che il problema sia la aiuola… piccolo borghese poi…anche se fosse che c’è di male?

  3. Dado

    …intendiamoci, è solo triste. Non il piccolo borghese, ma l’aiuola, anche se pure il piccolo borghese non se la passa proprio bene. Comunque per farsi un idea basta vedere le cartoline di Milano anni ’60, noi siamo rimasti li’ agli anni ’60, solo che il traffico è decuplicato, le aiuole non sono piu’ curate come nelle cartoline, e in piu’ colori della stampa sono molto piu’ belli da quelli della realtà.

  4. Anonimo

    Incredibile come negli anni 20 si curasse in maniera così precisa l’arredo urbano. La cancellata in ferro battuto doveva essere un gioiello. Poi come sempre gli anni 50 e 60 hanno portato l’orrore e il degrado. Interessante poi notare nella foto in b/n come la torretta della Camera del Lavoro fosse ben differente da oggi. L’orrendo sopralzo del palazzone all’angolo di viale Premuda, invece, già esisteva!

    1. robertoq

      La Camera del Lavoro finita dovrebbe datare la foto al 1933 circa, mentre la modifica al tetto è stata fatta dopo la guerra.
      Tra l’altro è un peccato che un edificio così particolare sia lasciato nell’incuria più totale: entrarci è un tuffo nei più tristi anni ’80…

  5. Claudio K.

    Mi ricordo che tra i fantasmagorici progetti dell’era Albertini-Moratti, insieme ad autentiche follie come il tunnel automobilistico Fiera-Linate (un trionfo del magna-magna appaltizio, per fortuna rimasto sulla carta), c’era anche un’idea forse non proprio malvagia di trasformare tutte le porte in piazze pedonali (come poi è stato fatto solo in piazza XXV Aprile), creando dei sottopassi dove era necessario mantenere il traffico di attraversamento.

    A parte i costi mostruosi, ci sono piazze dove questo comunque non sarebbe stato possibile (o estremamente complicato), ad esempio in Porta Venezia dove passa la M1, ma forse per V Giornate non sarebbe stata una brutta soluzione.

    Mi ricordo che il progetto era anche accompagnato dall’idea di trasformare i parterre dei viali dei Bastioni in una sorta di rambla pedonale, con tanto di passeggiata sulle mura spagnole recuperate a Porta Romana.

    Per la Milano abbacchiata ex da bere post-tangentopoli di allora erano decisamente idee troppo ambiziose, ma chissà, forse per la Milano in super ripresa di oggi anche no…

  6. Claudio K.

    PS: ditemi voi in quale città europea si vedrebbero dei marciapiedi conciati come quelli dell’immagine 20, oltretutto in una piazza centrale e teoricamente di pregio.

    Già i marciapiedi asfaltati sono orrendi di per sé — assorbono la polvere e sembrano sempre sporchi, si riempiono di avvallamenti e gobbe, d’estate l’asfalto fuso cola sui cordoli, ecc. ecc. — ma almeno i lavori si possono fare con un minimo di cognizione di causa?? ma usare il flessibile no eh, porca t**ia…??

    Purtroppo questo è lo stato NORMALE dei marciapiedi in moltissime vie di Milano.

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