"Anche le città hanno una voce" — Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Catania | Anfiteatri e disinformazione: un po’ di chiarezza

Una recente notizia sul Quotidiano di Sicilia apre scenari inquietanti su Catania.
Una fondazione ha proposto un “restyling per valorizzare uno dei monumenti più importanti della città”, che “prospettava in successive fasi la possibilità di ripristinare le gallerie sotterranee di collegamento tra Anfiteatro e Teatro greco-romano” mediante un concorso di idee rivolto a giovani architetti, dandosi disponibile al versamento di 20.000 € per la realizzazione del progetto e di 5.000 € da darsi al vincitore del concorso. La fondazione avrebbe trovato però ostacoli nella “lentezza e la farraginosità della burocrazia”, che da ottobre ad oggi avrebbe rallentato un iter che si vorrebbe ripartisse quantomeno a Pasqua, affinché l’anfiteatro si presenti in “una piazza Stesicoro a misura di visitatore”.
Dunque una pregevole iniziativa, consistente nel “finanziamento di 25 mila euro complessivi” per aprire il sottosuolo catanese, sarebbe ferma per una lenta burocrazia. La notizia sembrerebbe fermarsi qui, insieme al progetto.

L’Anfiteatro.

Tuttavia, tra le righe, si percepiscono vicende leggermente diverse.
Anzitutto una precisazione tecnica.
Nel sottosuolo di Catania non esistono e mai sono esistite gallerie ipogee che mettano in comunicazione Teatro e Anfiteatro. Questa leggenda metropolitana (perché di ciò si tratta) è legata alla famosa scolaresca perduta nella fantomatica Catania vecchia, leggenda peraltro comune in tutte le città che abbiano un sottosuolo archeologico. Tutto intorno alle strutture sepolte dell’Anfiteatro, infatti, vi sono solo ed esclusivamente macerie, depositi stratigrafici e soprattutto fondamenta degli edifici visibili in superficie. Niente gallerie, dunque, nessun corridoio né sottopassaggio che camminerebbe addirittura per ben 700 metri al di sotto delle strade superficiali. Un corridoio che si presumerebbe voluto dai Romani. Peccato che all’epoca romana quelle che oggi sono macerie erano alla luce del sole e dunque non vi era motivo alcuno di costruire gallerie al chiuso. La fantasiosa visione di una città sotto la città ricorda molto le storie degli alligatori e delle civiltà di mutanti sotto le fogne e dentro le gallerie della Metropolitana di New York.
A voler essere pignoli, in una foto di corredo all’articolo si può vedere “uno dei sotterranei”.
Non facciamo fatica a riconoscere il primo ambulacro dell’Anfiteatro, null’altro che il corridoio ellittico che girava intorno all’arena. La foto inoltre non illustra una parte nascosta o vietata al pubblico, ma in pratica tutto ciò che c’è di visitabile al momento dell’edificio!

Primo ambulacro dell’Anfiteatro, spacciato per cunicolo sotterraneo.

Ma fingendo possa esistere una serie di cunicoli non romani capaci di mettere in comunicazione i due grandi edifici teatrali della città antica, viene spontaneo chiedersi, per sgomberarli e creare un percorso fruibile, basterebbero 25.000 euro? La risposta viene da sé. Leggiamo sul web che per un progetto esistente destinato ad aprire il solo Portico dell’Atleta, dove “i lavori da fare sono pochi”, servono circa 30.000 euro. E il Portico si trova tra Anfiteatro e Teatro. E il Portico occupa meno di un decimo della lunghezza complessiva dei presunti cunicoli. Dunque ci chiediamo come farebbero “25 mila euro complessivi” a bastare per un progetto così ambizioso.
Ma notiamo inoltre una incongruenza nell’articolo del Quotidiano. Dei 25.000 €, 5 mila sono destinati a premiare il vincitore del concorso di architettura. Dunque, con i rimanenti 20.000 si dovrebbe finanziare il progetto. Questo ci fa chiedere cosa si possa realizzare con questo budget.
Abbiamo chiesto ai diretti interessati, ossia il Museo Regionale-Parco Archeologico di Catania.
“Ben poco” è la replica, “l’Anfiteatro è un monumento che sta crollando e che avrebbe bisogno di milioni di euro. Con 20 mila euro si può fare solo la garitta dei custodi e poco altro”.

Resti dell’edificio in vico Anfiteatro. Di sopra è ben visibile il recente terrapieno del giardino della Facoltà di Giurisprudenza, i cui vistosi tubi di scolo delle acque pluvie in plastica si aprono sull’area archeologica.

Dunque, prendiamo qualche informazione in più sulla vicenda e scopriamo una cosa interessante. La Fondazione Etica & Valori – Marilù Tregua è in pratica una filiazione del medesimo Quotidiano di Sicilia, dedicato alla giornalista e amministratore delegato Marilù Tregua, prematuramente scomparsa nel 2011. La fondazione, precisiamo dai nobili propositi e intenti, è stata fondata dal padre Carlo Alberto, direttore del medesimo Quotidiano.
Dunque nulla di strano che sul Quotidiano si dia ampio spazio alla notizia e nulla di strano che si possano compiere distrazioni come nel ritenere bastevoli 20 mila euro per progetti ambiziosi o peggio ancora che esistano davvero gallerie sotterranee ostruite che la burocrazia impedisce di sgomberare.
A questo punto indaghiamo più a fondo e scopriamo che alla Fondazione era stato concesso di sostituire la garitta in prefabbricato con una struttura più decorosa e provvedere al ripristino dell’illuminazione vandalizzata, concedendo all’interno un manifesto pubblicitario di formato A3. Tale concessione, pare, non è stata accettata dalla stessa Fondazione il cui intento a questo punto rimane poco chiaro: vuole compiere una donazione sì o no?

Davanti a proposte, rimpalli, disinformazioni varie intanto vi è l’Anfiteatro, uno dei pochi edfici superstiti della Catania romana, la cui apertura rimane e rimarrà parziale a lungo, almeno fino a quando non si risolveranno i problemi seri che colpiscono l’edificio. Come un pericolante ponticello presso la sacrestia della chiesa di San Biagio, come gli scarichi fognari di alcuni privati le cui abitazioni si affacciano su via del Colosseo, su via Penniniello e su via Manzoni, come gli scarichi e il terrapieno della facoltà di Giurisprudenza.
Un Anfiteatro che non può essere fruibile fintanto che le strutture soprastanti continueranno a ritenerlo un vuoto a perdere, una fondazione che non accetta di sistemare una garitta, un bene patrimoniale che corre il rischio di crollare, un giornale che compie disinformazione. Tanti elementi per lasciare un vuoto, in piazza Stesicoro, la cui funzione spesso è ignota ai catanesi stessi.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.