"Anche le città hanno una voce" | Segnalazioni, bellezze, architettura, storia e altre curiosità urbane.

Milano | Porta Ticinese – Ma siamo a Milano qui? Museo Diocesano

Corso di Porta Ticinese, più o meno davanti al civico 68 si trova un buco nella cortina abitativa da decenni. Dopo le devastazioni belliche questo tratto non è stato più ricucito a causa di un piano regolatore che prevedeva l’apertura di una strada che poi non si è più realizzata. Fatto sta che ancora oggi questo nulla urbano è ben visibile. Qui il Museo Diocesano doveva realizzare l’entrata allo spazio culturale, ma come si vede bene, anche questo pare sospeso nel limbo dei finanziamenti e intanto noi dobbiamo sorbirci questo schifo di spazio. Un parcheggio improvvisato, una rastrelliera del BikeMi sempre aggredita dalle automobili che vengono sistematicamente parcheggiate quasi a ridosso delle biciclette. L’ingresso temporaneo in legno del Museo Diocesano e due pareti cieche abbandonate quando potrebbero essere più belle. Infatti qui si potrebbero realizzare due grandi murales, magari inerenti al museo, almeno finché non si smuove qualcosa, invece nulla. Forse i turisti non passano di qua…

 

Un vecchio articolo del 2013 dove la situazione è anche peggiorata, visto che almeno la parete era decorata da un “bosco” verticale.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


7 thoughts on “Milano | Porta Ticinese – Ma siamo a Milano qui? Museo Diocesano

  1. Ermanno

    Aridaje con i murales! Abbiamo già corso di porta Ticinese in mano ai graffitari che hanno disegnato le serrande e muri con opere infantili (ma guai a dirlo perchè è arte ).e hanno pure cambiato nome alla via chiamandola “via dell’Ironia”con targhe di legno posticce (tanto è tutto permesso a loro).Abbiamo ancora bisogno di variopinte pareti o ci fate un po’ respirare con una tranquilla tinta unita?Una parete è già ricoperta con verde sintetico l’altra era una bella coltivazione verticale di piante andata alla malora perchè non c’era manutenzione.Allora ,direte ,per evitare manutenzione facciamoci un bel murale.Eh no!!Troppo comodo.Basta !!!Un po’ di tinta unita ,vivaddio!!Un bel verde ,organico o al limite sintetico!

    1. Claudio K.

      Ci sono città, ad esempio Lione, che dei murales sparsi in giro per la città hanno fatto una lucrosa attrazione turistica.

      PS: il singolare di “murales” è “mural”, non “murale”.

  2. dario torrente

    Ermanno scusa ma proprio non condivido, viva i murales a perdita d’occhhio,i muri bianchi non fanno pensare….che poi agli imbrattamuri si dia troppo spazio e ci sia troppo permissivismo condivido pienamente

  3. Sandro

    Probabilmente Ermanno è colpito dall’enorme quantità di sgorbi in tutta Milano e considera non un miglioramento l’aggiunta di ulteriore vernice(murales).In parte è vero.All’estero se guardate bene ci sono città con moltissimi bei murales ma le città non sono completamente sporche di tag e questo contrasto tra un contesto piuttosto pulito e i murales fa apprezzare il mural stesso.A Milano la devastazione delle tag è palpabile e forse ciò fa tendere a un desiderio di pulito.A una tinta unita(non bianca,ma con una tonalita di colore uniforme)

    1. Claudio K.

      Vero, ma la soluzione non è non fare i murales, è eliminare o almeno contenere le tags. Ci sono tante strategie per farlo con successo.

      Sono appena tornato da un viaggio sulla East Coast USA e a New York, dove li hanno inventati, di graffiti sui muri non ne ho visto NEANCHE UNO. Solo qualche piccola tag qua e là su un lampione o una cassetta delle lettere, ma i muri sono pulitissimi. Ovviamente, ancora di più a Boston.

  4. rob_rob

    Allora se proprio si vuole un murale (non ce la faccio a scrivere mural) credo sia il caso in quella zona – molto vicina a dove abito e dove passo spesso – di abbandonare la cultura pop e affidarsi, ad esempio, a reinvenzioni bucoliche come quelle del gruppo Citecreation a Berlino. Niente colori sgargianti, niente retorica da sub-cultura urbana. Una semplice riproduzione a colori tenui e molto pacata di boschi e foreste perdute, che sono sicuro piacerebbero anche a Ermanno.

  5. wf

    Non demonizziamo i murales.
    Bisogna vedere dove è meglio fare del verde verticale (che vivaddio sa quanto a Mimano gioverebbe avere del verde VERO) e dove fare dei murales..

    Che poi le due cose possono anceh stare insieme eh..
    Vedetevi quei bellissimi murales fatti su muri da cui sporge del verde e questo “pezzo di albero/cespuglio diventa parte integrante del disegno, ad esempio come chioma di un sooggetto.

    Purtroppo non si possono postare link qui nei comemnti se non ve li giravo…

    @rob_rob
    … aabbandonare la cultura pop e affidarsi, ad esempio, a reinvenzioni bucoliche come quelle del gruppo Citecreation a Berlino. Niente colori sgargianti, niente retorica da sub-cultura urbana. Una semplice riproduzione a colori tenui e molto pacata

    Parole sante!
    ormai i murales a tema “subculura pop” non se ne può più.
    Ormai sono controculturali e innovativi come Sanremo
    Ma i murales si possono fare di tutti gli stilemi e stili…
    Basta cambaire la retorica dell'”artista”…

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