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Milano | Navigli – Via Magolfa riqualificata, peccato che…

Da pochi giorni si sono conclusi i lavori in Via Magolfa, l’antica strada che serpeggiando portava alla Barona. La via è stata riqualificata grazie agli oneri di urbanizzazione dei cantieri in corso di realizzazione lungo la via (Opificio e Magolfa 3). L’intervento ha visto realizzare i marciapiedi o il percorso “pedonale” con dei cubetti di porfido (sampietrini) e la parte centrale in asfalto.

La raccolta di alcuni articoli riguardanti via Magolfa e adiacenze.

Iniziamo la nostra perlustrazione della via dall’incrocio con Via Mario Fusetti, da dove l’intervento è partito. Anzitutto un bel bouquet di cartelli e pali ci accoglie, rendendo impossibile fare una bella foto alla chiesa degli spazzacamini.

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Poi, osservando tutto quel catrame ci sorge spontaneo chiederci perché in quel punto non si sia pensato di piantare almeno un bel platano, che col tempo farebbe ombra e renderebbe tutto più gradevole. Noi abbiamo fatto un fotomontaggio, giusto per avere un’idea.

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Dopo l’antica chiesetta di Santa Maria del Sasso, costruita nel 1500 con queste strane forme un po’ goticheggianti, rifatta nel 1800, entriamo nella parte “romantica” della via, dove la roggia della Triulza un tempo abbelliva il lato meridionale della strada. Bello, ma… manca qualcosa… noi avremmo lastricato anche la strada centrale, magari con il pavé se non con i sassolini della rizzata.

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Le tag sui palazzi portano il tutto al 21° Secolo, il regno del disordine e della sporcizia. Come se non bastasse ci siamo chiesti se quella ringhiera improvvisata rimarrà tale o verrà sistemata.

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Lampioni moderni e poco consoni ad una via che potrebbe essere un po’ un salto nel tempo passato ci portano alla realtà, sempre così poco attenta all’arredo urbano.

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La conclusione sul naviglio pavese fa pandant con il catrame dell’Alzaia Naviglio Pavese. Speriamo sempre in una riqualificazione futura… chissà. Forse siamo troppo romantici e cerchiamo angoli poetici dove non ce ne sono.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


26 thoughts on “Milano | Navigli – Via Magolfa riqualificata, peccato che…

  1. Mattb1

    Certo che già cosi il cambiamento è notevole… peccato la ringhiera, la mancanza di acqua nella roggia e le tag…

    Cmq le parigine in stile al posto di quelle in acciaio inox fanno la loro bella figura migliorando il tutto 🙂

  2. Mattb1

    Certo che all’ingresso della via unire i cartelli sulla sinistra e magari metterli in stile non avrebbe guastato 🙁

  3. robertoq

    Credo che mettere un platano sul marciapiede all’angolo sarebbe eccessivo (oltre al fatto che il povero platano – che è un albero maestoso – finirebbe sotto le grinfie dei “potatori” un’anno si e l’altro pure e sarebbe destinato ad una vita di stenti).
    Mi domando invece perché a Milano non si usino molto i piccoli alberi che si vedono lungo le strade in Spagna (quelli piccolini che occupano poco spazio per intenderci). A mio avviso starebbero bene anche lungo la via.
    Se non altro per sradicare l’odioso ailanto che c’è adesso (quello che ha quasi inglobato il paracarro e la ringhiera nella foto), che è l’equivalente botanico di un brutto palazzo in cemento degli anni 70 (i.e. un cancro da estirpare… 🙂 )

  4. Alessandro

    Sarebbe interessante intervistare i residenti chiedendo loro se non si vergognano di vivere in case luride di scritte e sentirsi rispondere”Ma ci sono problemi più importanti”….
    Comunque lì,neanche se mi pagano ,ci abiterei.
    Sono malato di senso civico.

    1. Claudio K.

      No no, hai ragione. È il solito vecchio problema: se ognuno si pulisse i propri pochi mq, lo sforzo suddiviso sui singoli sarebbe minimo e il risultato complessivo sarebbe pulizia e ordine.

      Inoltre il fenomeno tag non va minimizzato perché sempre più spesso è associato a fenomeni di vera e propria delinquenza, come ha confermato poco tempo fa l’arresto di diversi membri della crea WCA per spaccio di droga.

      Credo che qui stia anche un po’ alle istituzioni creare un sistema di incentivi/disincentivi: ad es., sconti sulla tassa della spazzatura per i cndomìni che si abbonano a un servizio regolare di pulizia, oppure in caso di muri veramente molto sporchi (come quelli in foto) pulizia a cura del comune con riaddebito al condominio (il decoro rientra tra le competenze del comune, quindi credo che non ci siano ostacoli legali a un’ordinanza di questo tipo da parte del sindaco).

    2. Paola Susanna Pagliaretta

      Sono residente e ti rispondo. Pulire e ridipingere è un costo e non puoi farlo ogni settimana. Ma se mi dai il tuo IBAN magari puoi contribuire.

        1. Giuseppe

          Quantomeno nel vs condominio siete al corrente del fatto che sono sempre le stesse persone che taggano i muri con i loro geroglifici di merda? Un writer (li chiamano così, che possiamo farci? Io avrei un sacco di nomignoli perfetti per questi hgudhvifhvdkdjvu, uhfjdhcjdchcdjn, isfnvjefhvjdfh,….) desidera che un suo graffito non venga mai cancellato e se ciò accade lui non disegnerà più su tale parete x non correre il rischio che ciò accada. A questo punto che accade? Che probabilmente un altro writer all’insaputa di ciò taggherà quel bel muro lindo fresco di vernice; e poi? Il condomino zelante rivernicerà quel muro e quel writer (come il pirla di prima) non imbratterà più quel muro; e così via.

          1. Giuseppe

            Quanto va la vernice al kilo? Non tantissimo dài; nel condominio di Milano in zona porta romana hanno debellato tali parassiti fancazzisti in questa maniera

      1. SavinoMartino

        Ma per favore..la scusa del costo é imbarazzante. Iniziate a pulire e vedrete che pian piano non dovrete farlo più ogni settimana, ma una volta al mese e via via sempre meno. La verità é che vi piace vivere nella merda.

      2. Claudio K.

        Guara che se lo fai tu è gratis. A parte l’olio di gomito ovviamente. Ti assicuro che si può, nel mio condominio ci siamo puliti da soli il portone. Su Internet una tolla di prodotto che pulisce decine e decine di mq costa si è no 20 euro, mettiamo che siete in dieci condòmini l’anno, sono 2 euro l’anno a famiglia… se ti puoi permettere un appartamento in via Magolfa sicuramente ti puoi permettere anche 2 euro l’anno di solvente.

  5. wf

    La cosa un po zsconsolante è vedere come il bitume catrame da solo, quello e sui marciapiedi e sui tratti di strada che potrebbe essere benissimo una 30 zone, rovini tutto un quartiere, una piazza, una chiesetta un angolo di Milano che quantificando il suo valore in termini di turismo potrebbe concorrere al pil della città.

    Basta bitume e catrame almeno in jnterventi del genere.
    L’asfalto rovina tutti gli sforzi e fa sprecare i soldi delle riqualificazione.

    Grazie urbanfile bisogna continuare a sensibilizzare la macchina comunale su bellezza e pil.

    Suggerisco al posto del bellissimo platano anche una bellissima magnolia di medie grandi dimensioni.

    1. Claudio K.

      hai perfettamente ragione. Purtroppo in Italia la cultura per cui la qualità urbana contribuisce in modo decisivo ad aumentare l’attrattiva generale di una città è ancora molto carente.

      Ci sono anche degli esperti che si sono presi la briga di calcolarlo e, vado a memoria, per ogni euro investito ne tornano da 3 a 5 (il caso Darsena è esemplare).

      Penso invece a città che ci hanno costruito sopra la loro fortuna negli ultimi decenni, non solo la solita citatissima Barcellona ma anche a città “minori” come Lione o Manchester.

      Invece a Milano prevale questa sub-cultura della “una scarpa e una ciabatta” per cui vai per esempio in viale della Liberazione, da un lato hai il Diamantone col suo parterre curatissimo e dall’altro lo schifo più totale, oppure sui Navigli (sui Navigli!) si sistema il pavé ma si lascia l’asfalto sui marciapiedi.

      Spero che con l’amministrazione Sala “temprata” da Expo possa finalmente attecchire questo concetto che occorre una STRATEGIA in cui tutti i pezzi si incastano e sono curati con la stessa qualità.

      Non lo ripeteremo mai abbastanza: possiamo almeno partire dall’ABACO? Cosa ci vuole a fare un catalogo delle vie, almeno le principali, divise tra storiche, commerciali, moderne, residenziali, ecc. e poi mettere un arredo urbano coerente? Perché ci dobbiamo cuccare quei lampioni orribili in uno dei punti potenzialmente più romantici di Milano, mentre in quartieri moderni dove non c’entrano assolutamente niente ci sono quell in stile?

      Ma il metodo qual è, mettono in un cappello dei bigliettini con i tipi di arredo e poi pescano a occhi bendati?

      1. wf

        Non avrei saputo esprimere meglio.
        Perfetto, esattamente, questo è il punto di Milano.
        Allora bisogna farla crescere questa benedetta sensibilità che poi non è solo estetica ma economia concreta e anche coerenza stilistica e quantificata in pil.

        È questo il contributo sulla public opinion che urbanfile ma soprattutto i suoi commentatori ma soprattutto quelli 0pur non commentando leggono e condividono.

        Far crescere una pressione mediatica con tutte queste cose da fare cambiare e cambiare l’impostazione mentale autoindotta.

        È ché diamine milano DEVE pretendere di essere a livello europeo, in modo costruttivo.

        L’opinione pubblica può fare molto e soprattutto quella degli opinion leader come urbanfile ma c’è bisogno di tutti i suoi lettori.
        Questo è il momento giusto per cambiare.
        È sono molto ottimista.

      2. Giuseppe

        Scusa, mi sfuggono i quartieri moderni con lampioni in stile; Quali sono?Spero che tu non ti stia sbagliando xche vorrebbe dire che quantomeno il comune ha appaltato tale fornitura a qualche ditta

        1. Claudio K.

          Per esempio in piazza Caneva, condominii anni 60 e lampioncini finto 800 nei giardinetti centrali, oppure piazzale Lagosta, sempre gli stessi lampioncini finti 800 a 50 cm da quelli “modello Bicocca” della fermata della metrotranvia.

          Almeno fossero lampioni autentici, basati su disegni presi dagli archivi comunali…. invece sono FINTI comprati a catalogo e li puoi vedere uguali in decine di città.

          Anche se alzi la testa e guardi l’illuminazione a filo, vedrai che mentre in quasi tutte le vie storiche ci sono le orribili “padelle” moderne, in qualche via a caso, anche in periferia (non ti so dare dei nomi adesso, me le ho notate spesso) ci sono le luci a coppetta.

          Non capisco il tuo commento sull’appalto. Che lo faccia il Comune direttamente, una ditta incaricata, o pure mio cognato, l’amministrazione ha il dovere di controllare che i lavori siano fatti a regola d’arte.

  6. Claudiogi

    Concordo totalmente con il commento di Urbanfile con la sola eccezione del riferimento al platano: è un albero di prima grandezza che in quell’angolo non avrebbe spazio sufficiente. Ma altre essenze, di dimensioni inferiori andrebbero benissimo (esempio Prunus cerasifera Pissardii, Hibiscus syriacus, Lagerstroemia indica, Koelreuteria paniculata o i nostrani Malus Sylvestris o Pyrus Pyraster).

  7. SavinoMartino

    Basta catrame, basta. Ma quando avremo finalmente un’amministrazione illuminata che sappia valorizzare realmente gli angoli della città senza scadere in errori dilettanteschi come quell’orrenda colata di cemento sul marciapiede che deturpa l’intera via? In questo caso i residenti avrebbero dovuto lamentarsi e pretendere il giusto trattamento per una via così caratteristica. Ormai la scusa del risparmio non regge più, fare quei 100mt in più di sanpietrini non sarebbe costato chissà quanto. Chissà quando il comune si deciderà a svegliarsi.

  8. CM

    la roggia non potrebbe essere convertita in una sorta di “fontana lineare”, a circuito chiuso oppure alimentata da acquedotto o pozzo?

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