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Milano | Porta Nuova – Quando si decise di coprire il Redefossi

Il Redefossi, come abbiamo già visto era un canale creato per sistemare un grave problema che ancora aggi ci assilla, le inondazioni del fiume Seveso. Infatti le frequenti inondazioni a Porta Romana e Porta Vittoria, costrinsero il governo austriaco di Milano alla creazione, tra il 1783 ed il 1786, del Cavo RedefossiRe de’ fossi, a tutti gli effetti uno scolmatore. Il nome alquanto strano deriva probabilmente da quello che gli era stato dato di retrofossum, fossato retrostante le mura di difesa.

Il Redefossi nasce nello slargo che si trova all’incrocio con viale Monte Grappa e via Melchiorre Gioia, poco prima del ponte delle Gabelle, tutto sotto il manto stradale. Qui raccoglie le acque della Martesana mentre poco più avanti, dove via Galileo Galilei si incrocia con viale Monte Santo, raccoglie le acque del fiume Seveso. Da questo punto, il canale, sempre interrato fa il giro di mezza Milano senza mai apparire, perché nascosto sotto i nostri piedi. Passa da Porta Venezia, passa lungo viale Piave e poi Premuda, seguendo il percorso orientale delle mura spagnole, prosegue per tutto viale Monte Nero sino a Porta Romana, dove devia lungo corso Lodi per andare verso il Corvetto e seguire la via Emilia; attraversa quindi San Donato Milanese e da San Giuliano Milanese per giungere sino a Melegnano, dove sfocia nel fiume Vettabbia prima e Lambro poi.

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La martesana e il Redefossi in Melchiorre Gioia 1940-45

Dove la Martesana muore e il Redefossi nasce, in Melchiorre Gioia 1940-45

Già alla fine dell’Ottocento il Redefossi era “una putrida roggia che inquina con le sue acque stagnanti i quartieri di Porta Venezia e Porta principe Umberto”, così riportavano le cronache dell’epoca.

L’occasione per la copertura venne con l’esposizione Universale del 1906, quando si pensò di coprire il vecchio canale per costruire, proprio sopra il cavo, degli alberghi provvisori per ospitare i visitatori che giungevano dalla vicina Stazione Centrale (quella vecchia, posta dove oggi si trova Piazza della Repubblica).

I lavori affidati alla ditta Odorico & C. iniziarono nell’ottobre 1905 e furono assai complicati. Si costruì un muro di sostegno al centro del canale nel senso della sua lunghezza, che doveva servire per sostenere al centro la copertura, anch’essa in cemento, appoggiata da un lato ai Bastioni e dall’altro al muro di sostegno del Viale di Circonvallazione.
Ulteriori complicazioni furono la necessità di abbassare il letto del canale (ciò comportò la costruzione di un nuovo muro a sostegno del Bastione stesso) e di togliere l’acqua dal tratto di volta in volta interessato dai lavori (operazione non facile anche disponendo di pompe).
Nonostante il freddo delle giornate invernali, i lavori procedettero anche al buio dopo il tramonto alla luce di lampade elettriche per le quali venne allestito un apposito impianto. I milanesi andavano a vedere in gran numero questo spettacolo.

Nel mese di marzo 1906 la copertura era completa: 10mila metri quadri al costo di 300mila lire. Sulla copertura vennero costruiti in fretta e furia (pochi mesi!) alcuni alberghi provvisori su progetto dell’ingegnere Enrico Ranza, realizzati dalla ditta Banfi e Stevani chiamati Idéal Hôtel.

(info tratte da: Dina Rebaudengo, Saluti da Milano, 1972, Rosada e ricerche di minz68)

Sotto, due immagini di due cartoline dell’epoca che reclamizzavano gli hotel temporanei costruiti sul Cavo Redefossi.

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Qui invece le immagini dei lavori di costruzione degli edifici temporanei sull’alveo del canale.

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La posizione delle immagini delle tre precedenti immagini.
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Foto Aerea della Martesana e del deviatore Redefossi, Gioia – Montegrappa – Gabelle 1950-55 – Il Redefossi si vede nel basso della foto

Il canale pian piano venne coperto sempre più, come è successo per il Seveso sperando di risolvere ogni problema di allagamento e soprattutto per risolvere il problema della puzza, visto che il sistema fluviale era utilizzato come scarico dei residui industriali che si andavano sviluppando nella parte a nord della città. Così anziché risolvere i problemi alla fonte, si optò per la copertura del problema, un po’ come successe alla cerchia dei navigli interna, coperta per decoro e per far avanzare le automobili.

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Via Vittorio Veneto durante la copertura del Redefossi, che volendo ben vedere, con la balaustra e il verde, doveva essere una bella passeggiata romantica.

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Due immagini di Porta Venezia durante i lavori di deviazione del Redefossi mentre si costruiva la stazione della metro 1 nel 1959-62

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Porta Vittoria – Viale Premuda. Tram gettati nel Redefossi durante i motti del 1898

Come abbiamo visto, il canale piano piano venne completamente sepolto, nonostante in alcuni punti potesse essere piuttosto pittoresco.

La stazione di Porta Romana e i lavori di copertura del Redefossi

La stazione di Porta Romana e i lavori di copertura del Redefossi

Come in questi punti dove ponti impietrì e mattoni segnavano il percorso cittadino del canale.

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Corvetto – Cascina Gamboloita e il torrino con ponte sul redefossi – Siamo esattamente al centro di piazzale Corvetto 1905-1910

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Il Redefossi durante la copertura a Rogoredo, una Rogoredo irriconoscibile




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


3 thoughts on “Milano | Porta Nuova – Quando si decise di coprire il Redefossi

  1. Kamu

    L’idrografia milanese è sempre molto ambigua: da una parte sembra che sia solo un ammasso di torrenti e canali fastidiosi mentre dall’altra sembra un’infrastruttura portante nella storia della città, capace nel corso dei secoli di sopperire alla mancanza di un grande fiume cittadino. Spesso mi chiedo come sarebbe Milano con tutti i navigli (cerchia interna) + i fiumi + canali agricoli resi navigabili e un grande porto fluviale che permetta un collegamento “commerciale” con il Po. Sarà che amo sia Milano sia il mare e spero sempre di vedere, un giorno, un vaporetto che li unisca 🙂

  2. Mirko colombo

    Bellissimo articolo!
    Mi rimane tuttavia un dubbio: nell’articolo dite che il seveso sfocia nel redefossi all’incrocio tra Monte Santo e Galileo Galilei. Su Wikipedia sembra che il seveso sfoci nella Martesana in corrispondenza tra Melchiorre Gioia e carissimi. Dove sta l’errore?

  3. silvia

    Che meraviglia questi articoli sulla Milano più vecchia e più vera! Emerge una trama doppia, per la quale ora è solo un intrico di canali ad emergere – ma per chi ricorda i tratti più arcaici della Martesana c’è come una tramvia d’acqua nella trama…e scrivono i romanzi Fantasy…quando ce n’è già per un Fantasy storico e al naturale….

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