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Milano | La città del 2030: 20 nuovi parchi e 3 milioni di alberi

Nel piano per #Milano2030 il Comune ha annunciato che vuole ridurre il consumo di suolo del 4%, realizzare 20 nuovi parchi e piantare nella Città Metropolitana 3 milioni di alberi.
Programma ambizioso, si sa che l’unico modo per riuscirci è quello di lavorare giorno dopo giorno, ed è per questo che anche quest’estate il Comune sta lavorando (o zappando) per consegnare ai milanesi 10 nuovi parchi e giardini (che si sommano ai 20 parchi del piano).
“Se la visibilità di progetti come Porta Nuova, CityLife o il giardino della Fondazione Feltrinelli è per forza di cose altissima, penso sia bello notare (fa sapere Pierfrancesco Maran, assessore all’Urbanistica) come anche nei quartieri più esterni ci siano sia ottimi progetti urbanistici come Cascina Merlata o il nuovo giardino alla Bicocca, sia iniziative nate dal basso come il bosco Chiarelli e in F.lli Zoia.
È solo così che pensiamo che si possano tenere insieme sviluppo economico, ambiente e qualità della vita.” Ha concluso Maran.




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


8 thoughts on “Milano | La città del 2030: 20 nuovi parchi e 3 milioni di alberi

  1. Precotto doc

    Da almeno 30 anni che sento sta cosa , ogni decade la sparano, poi con i tempi biblici della amministrazione dovrebbero andarci cauti

  2. Anonimo

    Tutto bello ma….il verde lo dovete portare in città e non sulle tangenziali.
    Piantumare sulla e all’interno della cerchia dei Navigli e dei Bastioni dove ci sono vie e vie senza nemmeno l’onbra Di un ramoscello verde.

    Di spazio ce ne quanto ne volete basta solo decidersi a farlo e se i sotto servizi vanno spostati spostateli !! Il verde in città serve per respirare e per dare un contesto urbano meno sciatto e più piacevole per la città. Se non avete i soldi aumentate Area C ( 5 euro che diventano 3 se parcheggi in un silos sono una cosa ridicola ) e cominciate una campagna di vere contravvenzioni a tutte quelle centinaia di migliaia di macchine che ogni giorno posteggiano liberamente su marciapiedi ed aiuole.

    1. Anonimo

      Vero io non capisco perché non aumentano le tariffe dell’area C. Si potrebbero tranquillamente raddoppiare! Quei soldi tornerebbero utili per rifare i marciapiedi, allargarli inserendo aiuole e quindi verde, o piste ciclabili. Il degrado dell’auto che sparisce e porta riqualificazione verde e mobilità lenta e ciclabile. Sarebbe una rivoluzione.

  3. Anonimo

    Intanto a city life sono previste nuove costruzioni tra cui due grattacieli che toglieranno spazio al verde previsto, uno addirittura a ridosso delle abitazioni al posto dei campi da tennis. Altro affollamento e caos. Lasciateci respirare e giocare

  4. Anonimo

    L’ Area C così come concepita oggi è una cosa assurda che non serve a nessuno. O si decide che è una “ congestion charge “ e allora il prezzo di increase va almeno raddoppiato per scoraggiare realmente gli ingressi oppure si decide che e’ una semplice tassata per automobilisti, quindi incostituzionale va levata.

    Io sinceramente spero si opti per la prima soluzione facendo così respirare un po’ il centro città decongestionandolo sia dalle automobili che circolano che da quelle posteggiate ovunque.

  5. Anonimo

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_giugno_17/milano-nuove-piste-ciclabili-pagate-sponsor-patto-le-aziende-la-mobilita-dolce-de18d3bc-718b-11e8-8802-e09859fdb268.shtml


    SICUREZZA SU DUE RUOTE

    Milano, nuove piste ciclabili pagate dagli sponsor. Il patto tra le aziende per la mobilità dolceI soci di Confindustria Ancma: pronti a collaborare sui progetti, modello aiuole e metrò «lilla». Granelli: valutiamo la formula<

    di Elisabetta Andreis

    Piste ciclabili sponsorizzate. Con i privati che le finanziano e danno loro il nome. Funziona con le aiuole pubbliche, sono marchiate sei fermate della linea 5 del metrò: perché non provare con le corsie riservate? La proposta, con tanto di appello al Comune, è dell’associazione Ancma di Confindustria, 170 imprese associate. E ci sarebbe già la prima azienda pronta a investire nel progetto pilota. «Se l’amministrazione ci appoggia mettendo a disposizione le porzioni di suolo pubblico e agevolando l’iter burocratico, noi siamo disponibili a stanziare i fondi per il primo chilometro di una nuova pista ciclabile, oppure un raccordo dei tratti urbani esistenti. Sceglieremmo insieme la localizzazione, a seconda delle priorità cittadine — annuncia Cristiano De Rosa, titolare della omonima azienda fondata nel 1953 dal padre Ugo, che produce biciclette sportive —. Confido che altri del settore ci seguano. Prendiamo atto che il pubblico sta facendo molto, anche sul fronte delle Zone 30, ma da solo non riesce a produrre il salto di qualità infrastrutturale necessario». Rilancia Andrea Dell’Orto, alla testa di Confindustria Ancma: «L’idea dei privati coinvolti nella realizzazione delle piste ciclabili in una sorta di project financing farebbe di Milano un laboratorio nazionale di sperimentazione, un modello senza precedenti anche per altre città italiane».

  6. ignazio

    scusi ma è anche vero che i grattacieli si sviluppano in verticale togliendo meno spazio alle aree verdi rispetto che ad un normale condominio. In una città in crescita l’aggiunta di nuove case è inevitabile, dunque i grattacieli sono considerabili progetti rivolti al futuro e alla sostenibilità. Aggiungerei anche che quelli milanesi non costituiscono per niente un colpo all’occhio e anzi hanno una certa armonia con l’ambiente circostante.
    Saluti
    Ignazio

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