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Milano | Darsena – Tutti pronti per il primo Formula1 Milan Festival

Quest’anno, per la prima volta in assoluto, il mondo della Formula 1 sarà protagonista nel cuore di Milano, quarta città nel mondo a ospitare un F1 Fan Festival dopo Londra nel luglio 2017, Shanghai lo scorso aprile e Marsiglia a giugno.

Il Formula1 Milan Festival, organizzato con il patrocinio del Comune di Milano, la collaborazione di ACI e la produzione artistica e creativa di Balich Worldwide Shows, si svolgerà alla Darsena dal 29 agosto all’1 settembre in concomitanza con il Formula 1 Heineken Gran Premio d’Italia 2018 che si terrà nello storico Autodromo di Monza.

“Per quattro giorni – dichiara Roberta Guaineri, assessore al Turismo, Sport e Qualità della vita – Milano,  la città che ha segnato la storia di leggendari brand della competizione automobilistica come Alfa Romeo e Pirelli, aprirà le porte all’eccitante mondo della Formula 1 dando ai tantissimi fan di questo sport l’opportunità unica di avvicinarsi alle moderne auto da corsa e vederle in azione sulle strade di Milano”.

La manifestazione sarà accessibile gratuitamente e proporrà alla città un villaggio espositivo e una formula inedita di eventi, musica, installazioni e laser show che accenderanno la Darsena, dal giorno fino alla sera. Il fulcro delle attività del festival sarà il F1 Park, che ospiterà una corsa dimostrativa attraverso un inedito circuito cittadino.

“La competizione automobilistica è nel DNA di questa bellissima città – dichiara Sean Bratches, Managing Director, Commercial Operations di Formula 1 –, e non sappiamo pensare a un modo migliore per celebrare questo fatto se non portando questi team Formula 1 e questi grandi piloti sulle strade di Milano. I nostri fan sono la nostra linfa vitale e riuscire a emozionarli è esattamente il senso profondo di tutto quello che facciamo. È per questo che abbiamo lanciato il nostro programma di Festival, per rendere la F1 accessibile a tutti e per portare il brivido dell’esperienza F1 fino al cuore di alcune delle più incredibili città del mondo”.

In occasione dell’evento sarà vietato il transito dei veicoli dalle ore 21.00 di martedì 28 agosto alle ore 9:00 di giovedì 30 agosto, esclusi residenti ed aventi diritto, in viale Gabriele D’Annunzio, nel tratto Cantore/24 Maggio, viale Gian Galeazzo/piazza 24 Maggio, corso Porta Ticinese/via Santa Croce, via Panzeri, via Arena, via Ronzoni, via Alessi e via Cicco Simonetta sino a via Gaudenzio Ferrari, e in via Codara.

Durante i giorni della manifestazione saranno impegnati, sui diversi turni, 24 pattuglie e 12 motociclisti della Polizia locale di Milano.

 

Mappa evento – mymi.it




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


17 thoughts on “Milano | Darsena – Tutti pronti per il primo Formula1 Milan Festival

  1. Anonimo

    Primo e, almeno per me, speriamo che sia anche l’ultimo. Non trovo una bella idea portare bolidi da 300 km/h, rumore e inquinamento insopportabili nel cuore di una città già soffocata dalle auto, dal rumore e dell’inquinamento. Se proprio proprio lo si deve fare che si usino strade di periferia, senza toccare zone a vocazione pedonale.

  2. Aziz Rossi

    ma che capitale, capitale un cazzo. Stiamo parlando di due macchinine del cazzo, non di un circuito da gara vera e propria. Ma possibile che nessuno capisca che bisognava creare un circuito al posto della vecchia fiera, contornato da condominii e kebabbari

  3. Anonimo

    Scusate ma le auto sono già ovunque, in tutte le strade e piazze della città, sui marciapiedi, sulle aiuole.. E le portiamo pure in Darsena, uno dei pochissimi posti di Milano in cui la gente va a fare due passi o va in bici. Mi sembra un’idea discutibile. Arrivo da un tour di città del nord Europa e non c’è niente da fare, siamo indietro anni luce in tema di pedonalizzazioni e qualità della vita, qua è tutto sempre a favore delle auto e basta.

    1. Anonimo

      In realtà il percorso non è sulla Darsena (ovviamente) ma sul grande stradone a doppia corsia adiacente dove passano decine di migliaia di auto e furgoni e moto al giorno.

      Quindi almeno per un giorno avremo paradossalmente un po’ di pace!

  4. Precotto doc

    Ottima idea, come Londra , auto falso problema ,sempre meglio di uno strupatore è un ladro dove a Milano abbondano

  5. Dan

    I circuito è a Monza, che sarà sempre meglio collegata e inglobata da Milano negli anni. L’evento è sugli stradoni e non in Darsena. Le polemiche in questo blog sono sempre inutili e strumentali. Finalmente la smettono con Len stronzate sulla padania e adesso devo leggere altre cagate. Fate pace col cervello.

    1. Precotto dov

      Non lo so se per te son cagate la padania ( cosa che non m interessa ) ma è una cagata anche L Italia che per me non esiste , grazie a dio sono Lombardo e lo sono con orgoglio , come il napoletano lo è per Napoli , questa è la mia terra dei mie avi è ne vado fiero , meglio gl austriaci che il resto non Lombardo , anche se ho due nonni cavaglieri di Vittorio Veneto

      1. Anonimo

        Cavaglieri ? scritto proprio così? Comunque tornando all’evento , non sono convinto nemmeno io della location. Anche se gli spazi cittadini che si prestano ad una sfilata di F1 a Milano sono ragionevolmente introvabili.

  6. Wf

    Il caso del Cavallo di Leonardo: «Milano l’ha abbandonato»Donato dagli Usa, usato per rilanciare la periferia. Lettera di protesta a Sala

    Il Cavallo è alto 7 metri e venti, lungo otto e pesa 15 tonnellate: il modello in creta fu distrutto dai soldati francesi durante l’assedio al Castello Sforzesco del 1499. Charles Dent fece ricostruire i bozzetti superstiti e da quelli è stata fatta la fusione in bronzo

    Povero Cavallo. Esiliato a San Siro, lontano dal Castello, isolato nell’ippodromo, dimenticato tra le corse e lo stadio. Leonardo voleva farne un simbolo, ma a Milano oggi soffre di solitudine. «Portatelo via da qui o dategli la giusta valorizzazione, così il Comune offende e delude i donatori americani», scrive in una lettera al sindaco Giuseppe Sala il portavoce del comitato per il Gran Cavallo, Carlo Orlandini. Doveva essere il segno di un’amicizia tra Italia e America, il regalo a Milano per l’arte e la bellezza che Leonardo ha dato al mondo. È rimasto un monumento «abbandonato in un triste scenario, lontano dallo sguardo dei turisti e dei milanesi», secondo Peter Dent, nipote del magnate statunitense che l’ha voluto e ha finanziato il progetto ultimato poi da una Fondazione ad hoc: costo finale sei milioni dollari, all’epoca undici miliardi di lire.

    Il Cavallo è un colosso di sette metri e venti, otto metri di lunghezza, 15 tonnellate di peso. Per vederlo bisogna trovarlo, e trovarlo non è facile. Di qui la delusione e l’amarezza per un dono sciupato, come ripeteva qualche anno fa Carlo Pedretti, lo studioso di Leonardo più accreditato al mondo. Lui suggeriva di posizionarlo all’esterno del Castello, dove era stato immaginato dall’autore. Ma di spostarlo ora non se ne parla. Solo nel 2007 sembrava possibile, con Vittorio Sgarbi assessore e la sindaca Letizia Moratti. Soluzione di compromesso: fuori dal Castello, nel parco attiguo.

    Il siluramento dell’assessore e le proteste del comitato di quartiere bloccarono tutto. L’obiezione dei cittadini era legittima. Sostenevano: perché ci volete togliere l’unica cosa bella piovuta qui, lasciandoci in un deserto urbano? Nella periferia dove la cronaca è quasi sempre nera, il Cavallo e Leonardo sono un segnale di speranza. A questo pensava anche l’assessore alla Cultura Salvatore Carrubba, che vent’anni fa aveva accolto la delegazione americana con il sindaco, Gabriele Albertini. Frase convincente: «La ripresa culturale di Milano riparte anche dalle periferie». Ma per qualcuno con la puzza sotto il naso il regalo alla città era solo «un’americanata». E dove può finire un ingombrante Cavallo? All’ippodromo, of course.

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_agosto_27/caso-cavallo-leonardo-milano-l-ha-abbandonato-25d4f856-a9be-11e8-bb57-056c6010fdbf.shtml

    Chefiguradimmerda con chi ce lo ha donato e con i turisti…
    No comment!
    Ma che aspettiamo a metterlo al castello?!

    1. Anonimo

      aggiungo il paragrafo finale che wf (in omaggio alle leggi sul copyright immagino 🙂 ) ha saltato:

      “La lettera del primo agosto 2018 è un brusco richiamo allo stato dei fatti: il Cavallo non è stato valorizzato, «le inadempienze del Comune amareggiano i donatori americani». E sulle periferie il Gran Cavallo non ha lasciato un segno. Torna l’ipotesi del Castello con l’alternativa della Stazione Centrale. Non è un ultimatum, ma una richiesta di trattativa per fare di meglio, precisa Orlandini. Tanto più che i francesi hanno mostrato interesse al Cavallo per i festeggiamenti del 2019 a Leonardo, morto nel 1519 a Saint- Germain-en-Laye e sepolto ad Amboise. La solitudine del cavallo rischia di diventare un caso diplomatico, tra Sala, Macron e Trump.”

        1. Anonimo

          Il cavallo lo mettiamo al Castello domattina, promettendo ai comitati che poi glielo riportiamo in periferia alla fine delle celebrazioni Leonardesche.

          E poi magari (anche se all’ultimo minuto) mettiamo in pista per Leonardo 2019 qualcosa di più dello scialbo compitino che hanno annunciato qualche mese fa.

          Fosse anche soltanto un sito web o una paginetta facebook….

    2. Renato S.

      Da milanese, posso dire che considero questo monumento una “…agata pazzesca”?
      Non ho nulla in comune né con Albertini né con Carrubba.
      Ma non capisco a che titolo tali cosiddetti donatori americani si considerino amareggiati e la città dovrebbe avere fatto una figuraccia.
      L’idea di questo cavallo è, culturalmente parlando, poco più che peregrina. L’hanno voluta fare, benissimo. Abbiamo dato al tutto una dignitosa sepoltura urbana, finiamola lì.
      Prima di gettare altri quattrini per questo mastodonte ci sono ben altre emergenze, nell’ambito cultura, da affrontare. Cito a braccio la Boschi Di Stefano o il semi abbandono nel disinteresse e vuoto di programmazione di altre case museo (Bagatti Valsecchi, per es). Per non parlare dello scandalo del palazzo delle Scintille in binario morto.

      1. Wf

        Mi dispiace che non voglio la portata del simbolo e dell’opera di Leonardo da Vinci.
        Milanese o non milanese…
        Very triste.
        Ravveditisciti.

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