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Milano | Commercio – L’ondata di rinnovo nel commercio meneghino

Milano è l’unica città italiana su cui vale la pena investire in modo massiccio nuove aperture commerciali, non c’è nulla da fare. Un marchio internazionale se vuole entrare nel mercato italiano, deve per forza cominciare dalla città meneghina. Persino per i maggiori operatori immobiliari e commerciali d’Europa, la città è il trampolino di lancio per i marchi internazionali (si legge persino nella ricerca di società di consulenza, come Cbre e lo studio Legance).

Per giunta a Milano il trend è positivo da diverso tempo: quando un brand arriva in città, altri seguono, e vale trasversalmente per tutti i settori.

In questi giorni è stata aperta la seconda caffetteria Starbucks, in Corso Garibaldi, e presto ne seguiranno altre (in San Babila e zona Centrale). Il locale di Corso Garibaldi posto all’angolo con piazza XXV Aprile, rimarrà aperto sino alle ore 21 e questa volta è un classico locale della sirena bicaudata, 200 metri quadrati tra caffè, bibite, torte, muffin e l’immancabile Frappuccino.

A sfidare il caffè americano, ci sono i marchi nostrani di Illy (via Monte Napoleone) e Lavazza (piazzetta San Fedele), ma anche la catena milanese 12Oz (12 once) specializzata in «americano» è partita con sei punti vendita e punta al raddoppio entro il 2020. Sempre nell’ambito del caffè, in sordina sono stati aperti un po’ ovunque in città gli ottimi Caffè Napoli (ormai una decina)

Ma come abbiamo già potuto vedere, dopo l’Apple store sono arrivati il primo Wagamama in via San Pietro all’Orto, il primo Five Guys in corso Vittorio Emanuele e KFC Kentucky fried chicken in via Orefici.

In sordina ha aperto anche la catena inglese della salute Boots, in viale Fulvio Testi che potrebbe espandersi come in Gran Bretagna sostituendo la catena già presente di «Essere Benessere».

In Cordusio aprirà a breve il primo negozio d’abbigliamento giapponese, Uniqlo, mentre in via Torino, dove si trovava la Fnac e in seguito Trony, aprirà il primo negozio “cittadino” della catena irlandese Primark.

Per la grande distribuzione si stanno facendo largo anche i tedeschi con Aldi, il principale concorrente di Lidl.

Ancora dal punto di vista architettonico, presto ci saranno nuovissimi spazi in via Orefici e in piazza Cordusio con i rinnovati palazzi ex-bancari di Generali, e di Unicredit.

Anche in corso Buenos Aires stanno per partire dopo oltre una decina d’anni, i lavori che riporteranno in vita le famose Corti di Bayres, uno spazio commerciale all’altezza di via Petrella, con 8 mila metri quadrati di negozi.

Insomma un grande fermento in questo periodo che al momento non pare rallentare, anche se le piccole botteghe pare stiano facendo una grande fatica a sopravvivere.

 




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


21 thoughts on “Milano | Commercio – L’ondata di rinnovo nel commercio meneghino

  1. Gilet giallo

    È una multinazionale , non porta investimento ,verranno assunti camerieri precari , con stipendi da fame , con il grosso del guadagno che finirà a Seattle , chiuderanno altre caffetterie dove gl utili restavano sul territorio , perché non pensò che i milanesi raddoppieranno i caffè e cappuccini , speriamo che fallisca visto i prezzi

    1. Anonimo

      Veramente Starbucks arriva in partnership con Percassi e una buona fetta, se non la maggior parte, degli introiti se li becca lui e quindi restano in Italia

      secondo, Starbucks è un prodotto diverso, se un italiano ci va, ci va per il frappuccino o il caffè filtrato mentre l’espresso e il cappuccino continuerà a berli al bar sotto casa come prima. E’ come dire che le pizzerie falliscono perché è arrivato McDonald’s…

      last but not least… a parte il fatto che la maggior parte delle assunzioni è a tempo INdeterminato (https://www.wired.it/economia/lavoro/2018/02/02/starbucks-assunzioni-italia-milano/)… anche creare posti di lavoro a tempo determinato è meglio che crearne zero

      informatevi prima di blaterare…. CAPRE CAPRE CAPRE!!!! (cit.)

    2. Anonimo

      “non porta investimento”….

      – locali disegnati da studi di architettura italiani
      – arredi su misura prodotti da artigiani italiani, in Italia, con materie prime italiane
      – muratori, elettricisti, falegnami, piastrellisti, idraulici, installatori, collaudatori, geometri italiani che hanno partecipato ai lavori
      – attrezzature acquistate da fornitori italiani (l’Italia è leader mondiale nelle attrezzature per bar e ristorazione)
      – ragazzi e ragazze (anche) italiani assunti nei locali
      – materiali di consumo acquistati in Italia
      – materie prime alimentari acquistate in Italia
      ecc ecc ecc

  2. Gilet giallo

    Che poi per l apertura di quattro negozi da parte delle multinazionali , spacciano Milano come attrattiva , nell altre città del mondo aprano sedi e centri di ricerca che portono indotto e la creazione di fornitori , qua commessi e camerieri , vedesi la grande promessa EMA

    1. Anonimo

      Infatti e’ proprio quello che vogliono le multinazionali con la sponda dell’unione Sovietica europea : distruggere piccoli imprenditori e commercianti e ridurci a manovalanza a basso reddito. A quando giubbetti gialli anche da noi?

  3. UMS

    Di questo passo per trovare locali indipendenti devo prendere l’aereo ed andare a ….Londra, dove la desertificazione delle grandi catene è iniziata 20 anni fa e quindi sono già in pieno riflusso.

    Belle le nuove aperture ma noi, sempre con l’ultimo treno arriviamo.

  4. UMS

    Di questo passo per trovare locali indipendenti devo prendere l’aereo ed andare a ….Londra, dove la desertificazione delle grandi catene è iniziata 20 anni fa e quindi sono già in pieno riflusso.

    Belle le nuove aperture ma noi, sempre con l’ultimo treno arriviamo…

  5. Anonimo

    Che sia la volta buona che schifosissimi bar della città investano per diventare più attrattivi? Da quando la concorrenza è un problema se porta a serivizi migliori e più qualità?

    1. Wf

      Esattamente!
      I commercianti di milano sono fermi allo stereotipo macchietta anni 80 e pensano che basti rimanere immobili e aderenti a un film di Vanzina per guadagnare.

      Ormai tutta quella ricchezza dei bauscia anni 80 non cè piu e bisogna essere più smart per guadagnare. E si devono rivolgere a fasce di acquisto con meno danè…
      Meno spoacchia signori o si muore!
      😂😂

      1. Anonimo

        ma in che quartieri vivete????

        Milano è piena di bar indipendenti che sono bellissimi sia come design che come offerta. Se tutte le catene copiano da noi un motivo ci sarà… Conosco personalmente (per lavoro) gente che viene apposta a Milano a fotografare bar e ristoranti e poi li rifà uguali a casa sua…

        Provate ad andare a vedere un qualsiasi bar di quartiere, che non sia una catena, a Barcellona o a Madrid… quelli lì sì che sono fermi agli anni 80… di una tristezza infinita… sporchi… arredi improponibili… offerta al minimo sindacale…

  6. Anonimo

    Ah, bella la notizia di corso Buenos Aires. Però va fatto qualcosa: commercianti rendetevi conto, se volete sopravvivere, che il corso così com’e è di una sciatteria incredibile, serve una nuova riqualificazione che limiti le auto e renda il corso più bello e fruibile per i pedoni. Non si cammina quasi, troppi motorini sui marciapiedi e auto in doppia fila. E perché non pensare a pedonalizzare ogni domenica?

  7. Gilet giallo

    perche dovrei andare in un corso pedonalizzato , quando posso andare in auto al centro centro commerciale , trovando le stesse catene di negozi ? Facile fare la puttana con il culo degli altri

    1. Anonimo

      Forse perché andare a piedi è bello e rilassante mentre diventare isterici in macchina tra clacson, code e cafonazzi che non rispettano il codice è da sfigati anni 80…

      e perché di solito se uno non è cerebroleso e/o un irrimediabile truzzo preferisce ammirare le architetture spontaneamente evolute lungo i secoli di una strada cittadina anziché la pseudo architettura di un centro commerciale dell’hinterland… magari circondato da capannoni industriali, linee dell’alta tensione e tangenziali

          1. Anonimo

            A maggior ragione , chi scrive tanto per sgranchire le dita sulla tastiera e’ uno sfigato

    2. Gialloscuro

      Cioè perchè godersi la città, quando si può essere un indolente culo pesante che senza la casa ambulante di latta non riesce a fare neanche 100m per andare dal panettiere?
      Forse il culo, più che usarlo per “fare la puttana”, dovreste provarle a muoverlo per camminare. Fa bene alla vostra salute, al pianeta, e a tutta la società.

  8. Wonty

    Sono d’accordissimo con wf riguardo la generalità dei bar milanesi stile anni 80…sono bar dove a malapena personalmente riesco a prendere un caffè in piedi e poi telare via….in genere hanno poco calore, due sedie e un tavolino adatto per la sciura e l’amica della sciura…preferisco l’atmosfera avvolgente di uno starbucks dove non è raro osservare gente che li’ dentro riesce anche a lavorarci con il proprio PC…

  9. Francesco Mezzotera

    Non mi piace girare il mondo è vedere gli stessi marchi ovunque
    Mi piacciono le peculiarità soprattutto nei centri storici
    Questi ultimi sono diventati una copia dei centri commerciali di periferia

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