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Milano | Centro Direzionale – La torre UTC-Pirelli 39: un addio?

Il fantomatico Centro Direzionale di Milano immaginato nel dopoguerra e che avrebbe dovuto essere il cuore finanziario e dirigenziale della Milano del boom economico, della Milano che guardava a diventare una città internazionale, piena di grattacieli, alla fine non venne mai portato a termine.

Il Centro direzionale nel 1961, la torre UTC è da poco in cantiere

L’area era ideale, fatta di piccole industrie ormai dismesse o in parte e case di ringhiera per operai, facili da demolire, in una periferia che all’improvviso si ritrovò in pieno centro nel giro di pochi decenni, sopratutto dopo lo spostamento, negli anni Trenta, della Stazione Centrale (la precedente era in piazza della Repubblica.

La Torre Breda (Grattacielo di Milano, progettata da Luigi Mattioni e inaugurata nel 1955) era già stata costruita e svettava coi suoi 116 metri sulla città. Prima ancora era stata eretta, sempre in zona, Palazzo Locatelli (67 m) costruito nel 1936-39 da Mario Bacciocchi in Piazza della Repubblica 27. Seguirono poi il la Torre Galfa (109 m inaugurata nel 1959) e il Grattacielo Pirelli alto 127 metri e inaugurato nel 1960.

Nel frattempo l’arretramento della ferrovia delle Varesine alla nuova Stazione Garibaldi (inaugurata nel 1961), aveva liberato altro spazio per ampliare e proseguire il progetto del Centro Direzionale secondo il piano regolatore già previsto nel 1953.

Così nel 1955 venne indetto un concorso per la realizzazione di un palazzo che ospitasse gli Uffici Tecnici del Comune, aperto alla partecipazione di tutti gli architetti nazionali.

Il concorso venne vinto da un gruppo di architetti formato da: Gandolfi Vittorio; Putelli Aldo; Bazzoni Renato; Fratino Luigi.

Il progetto si componeva di realizzare una grande piazza pubblica con parcheggio interrato, un grattacielo di 90 metri per 26 piani e punto abbastanza interessante e caratteristico dell’edificio fu quello di realizzare un corpo basso edificato a ponte con l’arcata su via Melchiorre Gioia.

La torre UTC è un parallelepipedo caratterizzato da facciate a curtain-wall in vetro e alluminio, schermato da brie-soleil sulle facciate sud, est e ovest, mentre per la facciata posta a meridione la soluzione fu quella di creare una gigantesca griglia in cemento armato portante formata da sette pilastri alti come la torre uniti da marcapiano sporgenti. Schema riportato anche per il corpo basso formato però solo da quattro piani.

Nella torre trovarono alloggio gli uffici a minor afflusso di utenti, mentre per la parte bassa a ponte, si concentrarono le funzioni aperte al grande pubblico.

La torre, che ha una pianta ad esagono allungato, presenta un piano tipo organizzato in due fasce: un corridoio centrale distribuisce da un lato gli spazi dedicati a uffici open space; dall’altro, ai servizi comuni al piano (scale, ascensori, bagni) e a uffici tradizionali. Il corpo a ponte, invece, presenta una pianta libera in cui servizi e collegamenti verticali sono disposti lungo l’asse di mezzeria.

Per molti si tratta di un brutto edificio da abbattere (come avvenne per Gioia 22), o trasformare (come è successo ad esempio, per le due torri ex-FS Garibaldi). Per altri comunque andrebbe in qualche modo riqualificato ma non tanto modificato.

Come sì è saputo recentemente, il Comune ha messo in vendita lo stabile per incassare i soldi necessari per investirli in altre opere (periferie e forse nuovo “federal Building”), anche perché ristrutturare la torre sarebbe stato certamente molto oneroso per le tasche comunali. La posizione della torre è decisamente appetitosa, con affaccio sul nuovo parco di Porta Nuova (Biblioteca degli Alberi) e a al centro del nuovo centro di Milano formato da piazza Gae Aulenti, Piazza della Repubblica e Stazione Centrale, coi relativi servizi di trasporto non indifferenti. Sicuramente gli investitori che operano in zona saranno già interessati al grattacielo come Coima e Unipol.

Noi cerchiamo sempre di sperare in una conservazione, in qualche modo, dei vecchi edifici, sopratutto perché sono edifici che hanno fatto la storia di un periodo e non vorremmo che Milano diventasse come le città americane dove alla fine risulta tutto nuovo senza più un anima storica a ricordare il tempo che fu. Detto questo, speriamo che i nuovi proprietari valutino l’impatto visivo che avrà la nuova torre, rigenerata o sostituita, e che scelgano buoni architetti che sappiano creare vere icone.

Di seguito alcune nostre imagini scattate negli anni scorsi quando la torre era ancora sgombera da impalcature.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


21 thoughts on “Milano | Centro Direzionale – La torre UTC-Pirelli 39: un addio?

    1. Luca Rezzonico

      Ma vergognati tu di esistere. E cambia quel nickname da “padanino” a “padaNOIOSO”.
      Sei un banale frutto della frustrazione, con poca cultura, tanta ignoranza e un odio bieco degno delle persone più stupide del secolo.
      Però mi raccomando, non smettere mai di scrivere qui i tuoi sciocchi commenti.
      Quando mi va male qualcosa o è una giornata no di solito vengo qui, leggo i tuoi commenti e mi accorgo che c’è sempre qualcuno di inferiore a me.
      Ah dimenticavo, non perdere neanche tempo a rispondere, tanto non leggo.
      Continua ad affogare nel tuo stolto livore.

  1. Anonimo

    Piuttosto che imbastardire le forme come fatto per le torri ex FS di Garibaldi, voto per la demolizione.

    E’ nello spirito di Milano demolire il vecchio e ricostruire all’ultima moda. Anche in caso di distruzioni belliche abbiamo sempre colto l’occasione per rifare la città completamente diversa.
    L’abbiamo sempre fatto nei secoli ed è quello che rende Milano così diversa da qualsiasi altra città italiana. Nel bene e nel male.

  2. Wf

    È proprio brutta.

    Invece che rischiare di trasformarla in un *merdone raffazzonato buttarla giù e ricostruirla.

    Questo corpo di edifici oggi cosi lontsno e slegato dal nuovo parco degli alberi dovrebbe diventarne parte dialogante e integrata.

  3. dealni

    sono d’accordo magari fare sempre un progetto che conserva lo spirito dell’originale con un arcata su melchiorre gioia ma i palazzi sono da rifare

  4. Anonimo

    Va abbattuta e ricostruita, perchè è troppo smilza, è anti-economica, non è sfruttabile come spazi per uffici o attività commerciali. Poteva andare bene negli anni 70 ma ora no. Manterrei invece il ponticello, magari alzandolo di qualche piano, un pò come fatto per il grattacielo di Cesar Pelli a garibaldi che ha vicino edifici più bassi. Per esempio il grattacielo unicredit li ci starebbe benissimo al posto della torre UTC-Pirelli.

    1. Anonimo

      con il benealtrismo non si conclude mai niente.

      visto che c’è l’occasione, cominciamo ad abbattere quest’obbrobrio, poi man mano penseremo agli altri.

      restaurare cosa?? Una banale, pesante, brutta imitazione del Pirelli, che era già brutta ai suoi tempi, figuriamoci oggi?

  5. Anonimo

    Non mi è mai piaciuto. Occorrerebbe un progetto geniale per tramutarlo in un edificio piacevole alla vista e funzionale. Tanto vale demolirlo.

  6. Giovanni

    Può funzionare il concetto di mantenere lo storico di Milano ma non a tutti i costi, in particolare quando appellarsi alla fascino del passato significa bloccare il futuro della cittá.
    Altrimenti dove si ferma il confine tra tenere in piedi palazzi simbolo o dei vecchi muri inutili, dei centri sportivi ormai antiquati o degli edifici inutili ed anti-economici?
    saluti

    1. Anonimo

      Mah, io non credo che mantenere e restaurare un palazzo simbolo della Milano anni sessanta sia “bloccare il futuro della citta’“, sono d’accordo con AAA che ci sarebbe ben altro da demolire.

      1. Anonimo

        il benealtrismo è la bella scusa di chi non conclude mai niente.

        visto che c’è l’occasione, cominciamo ad abbattere quest’obbrobrio, poi man mano penseremo agli altri.

        restaurare cosa?? Una banale, pesante, brutta imitazione del Pirelli, che era già brutta ai suoi tempi, figuriamoci oggi?

  7. Wf

    Se è un simbolo della Milano anni 60 è un simbolo negativo.

    Se lo togliamo stiamo meglio.

    In effetti ci sono alcuni simboli del passato che pesano come macigni sul presente..

    Che prima li togliamo meglio stiamo…

    1. Anonimo

      Allora buttiamo giù anche tutta la Milano anni 70, quella anni 80 della Milano da bere e la Milano anni 30 e 40 che è oggettivamente legata al ventennio.

      Suvvia Wf, puoi dire di meglio 🙂 🙂 🙂

      1. BLANCO

        Maggior parte degli edifici che hanno costruito a Milano dopo la guerra sarebbero da abbattere tutti…delle speculazioni mai viste fatte con materiali scadenti…DEMOLIRE

        1. Anonimo

          Beh poi non venite a raccontare la favoletta che i navigli li han chiusi per lasciar posto alle auto ed il bottonuto per far posto agli uffici: a noi Milanesi piace troppo abbattere per ricostruire! E’ nel DNA…

  8. luigi minfrocchio

    almeno una decina di commenti per la demolizione

    questo ci fa capire quanto sarebbe doveroso recuperare l’edificio con un rinnovamento, ma conservativo

    ascoltare la maggioranza (di ignoranti) non porta vantaggi, ne a scelte ponderate

  9. Albertone

    Via! Non c’è posto per questo obbrobrio nel futuro della città! Adesso che hanno aperto la biblioteca degli Alberi, questo palazzo é fuori luogo e si nota ancora di più quanto è brutto

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