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Milano | Porta Volta – Ciclabile Ceresio-Baiamonti: aprile 2019

Ah come non vediamo l’ora di vedere finalmente conclusa la dozzinale sistemazione di piazzale Baiamonti a Porta Volta!

Ciclabile e aiuole sono in fase di realizzazione da così tanto tempo che pare stiano costruendo il Duomo. Comunque un pezzetto alla volta possiamo vedere qualcosa in più, minime modifiche si intende, tanto che pare di giocare ad “indovina le differenze” della Settimana Enigmistica.

Infatti non vediamo l’ora di vedere terminato l’intervento anche solo per poter dire che è un progetto al risparmio, con poche risorse e realizzato male. Masselli lasciati a caso anziché risistemati meglio. Binari dei tram seppelliti sotto i marciapiedi e ciclabili che si interrompono nel nulla. Posti auto rubati quando potevano esser salvati e così via.

Secondo noi un intervento destinato a durare ben poco.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


24 thoughts on “Milano | Porta Volta – Ciclabile Ceresio-Baiamonti: aprile 2019

  1. Norrsken

    Ma… Mettere ad es. a livello i tombini con il piano stradale non sarebbe prioritario? Nulla contro le piste ciclabili ma cosí non hanno alcun senso. Mettere a posto strade, marciapiedi, fogne, giardini e giardinetti, arredo urbano praticamente assente a Milano.

    1. Andrea

      La manutenzione ordinaria delle strade è sicuramente doverosa. Ma ricordiamoci che se la gente frequenta le strade principalmente con l’automobile i costi di manutenzione sono insostenibili, come avviene tuttora a Milano.

      Le ciclabili sono necessarie anche per ridurre i costi di manutenzione.

  2. Leonardo

    Posti auto rubati perchè hanno fatto una ciclabile? Ma vi siete rincoglioniti anche voi di UF?
    Ben vengano questi interventi, già dale foto è evidente il miglioramento!

    Concordo invece sui masselli, fossr per me li rimuoverei tutti. Msnutenzione costosa e zero vantaggi.

  3. ...

    Ma il nostro sindaco è soddisfatto di questo lavori che durano anni ed hanno una riuscita a dir poco imbarazzante ?

    Capisco che glia assessori preposti non siano all’altezza di giudicare nemmeno un castello di sabbia ma da Sala mi aspetto almeno uno scatto d’orgoglio !!!

  4. Anonimo

    Ogni metro di ciclabile è importante per la nostra città. Vado spesso in bici e chiedo di poterlo fare su piste adatte. È anche importante per far funzionare meglio il servizio BikeMi che è un vero gioiello.

  5. Anonimo

    Urbanfile, i posti auto in superficie vanno ridotti! È la prima regola delle città civili. Ridotti e a tendere addirittura azzerati in centro (salvo quelli per gli handicappati, ovvio). Ogni posto auto in meno sono 12 metri quadri restituiti alla collettività e non regalati a un possessore di auto: è democrazia, visto che la collettività siamo tutti, mentre i possessori di auto sono il 50% dei milanesi.
    L’intervento sarà al risparmio ma è un passo avanti.

    1. Anonimo

      adesso si arriva a giustificare un intervento fatto male e brutto solo perchè maldestramente toglie tre posti auto.

      Brutta cosa il settarismo, di qualsiasi tipo esso sia.

  6. Islington

    “Dozzinale” è l’aggettivo perfetto ed è, purtroppo, la cifra di quasi tutti gli interventi di arredo urbano a Milano.

    Sembra che negli uffici comunali continuino a vedere Milano come negli anni 70-80, come una città da “usare” per il lavoro e da cui scappare appena possibile, e gli interventi non vanno mai oltre il livello tecnico base.

    Non si sono accorti che nel frattempo Milano è diventata una Alpha City cui guarda tutto il mondo, non solo per la moda, ma per lo stile di vita italiano in generale, e una città turistica che attrae più visitatori internazionali di Roma.

    L’ho ripetuto 1.000 volte e non mi stancherò mai di ripeterlo altre 1.000. Se si vuole togliere a questa città l’aspetto sciatto e disordinato che prevale ora, nonostante i grandi interventi urbanistici, BISOGNA LAVORARE SUI FONDAMENTALI: segnaletica e semafori, marciapiedi, lampioni, un piano serio contro i graffiti.

    Quello che fa rabbia è che non servirebbero interventi milionari, ma solo un po’ di buon senso, un po’ di coordinamento e un po’ più di ordinaria manutenzione.

    Per i lampioni, ad esempio, cosa ci vuole a coordinarsi con AEM e scegliere insieme i modelli, invece di mettere a casaccio i lampioni d’epoca in vie dove non c’entrano niente (es. piazza Caneva) e lasciare le schifezze moderne da svincolo autostradale nelle vie storiche (es. via Brera o zona Cinque Vie)?

    E’ così difficile usare la vernice granulare per i pali così non ce li ritroviamo pieni di adesivi? Quanti minuti di lavoro ci vogliono a mettere giù una linea guida per spiegare ai geometri che non serve piantare un palo nuovo per un segnale stradale se a 5 cm c’è l’asta di un lampione?? (la mia zona, Isola-Porta Nuova, è piena di casi simili… recentissimi…). I semafori di design come ci sono a Barcellona o a Parigi costano davvero tanto di più di quelli normali? Davvero il codice della strada impedisce di usare la segnaletica orizzontale invece di quella verticale per le piste ciclabili?

    Stendiamo un velo pietoso sull’abaco, atteso per anni, che alla fine è solo un elenco dell’esistente. La montagna ha partorito il topolino.

    1. Pierre

      Alcuni casi sono un po assurdi. A Milano c’è troppa segnaletica e ci sono troppi semafori anche per strade piccoline a senso unico. Qualche ufficio comunale ha bisogno di assumere qualche tecnico e architetto giovane e bravo.

      1. Anonimo

        O magari c’è bisogno che qualcuno si metta a lavorare e a dare le linee di indirizzo anzichè passare il tempo su facebook ed ai convegni.

        Vecchio vizio italico di dare la colpa alla truppa per le battaglie perse da generali boriosi ed incompetenti.

        1. Anonimo

          Questo è un problema di sensibilità generale delle persone che lavorano nel pubblico, gente che ha scelto quel lavoro solo per lavorare meno ore degli altri e avere uno stipendio fisso e non certo per amore della città, dove magari neanche vivono e di cui non gliene frega niente.

          A Barcellona invece tutti, fino all’ultimo usciere, hanno la consapevolezza di rappresentare la capitale di un paese che ambisce a essere stato e sentono la responsabilità di presentarla al meglio in ogni dettaglio.

          Non ci vuole una linea di indirizzo di Maran (perché è li che volevi andare a parare, giusto?) per capire che sei stai sostituendo una parigina danneggiata in corso Garibaldi, dove c’è il modello moderno, non devi mettercene una in stile (è successo e credo siano ancora lì).

          Né ci vuole Maran per arrivarci che in via Brera, a due passi dalla Pinacoteca, magari ci vanno i lampioni sospesi a coppetta e non quelli rettangolari.

          I marciapiedi asfaltati esistono da molto prima di Maran e facevano già schifo quando lui andava alle elementari.

          Questo è un problema di scarsa cultura degli spazi collettivi e scarsa consapevolezza della loro importanza

          1. Anonimo

            “La mancata resistenza di reparti della 2a armata, vilmente ritiratisi senza combattere e ignominiosamente arresisi al nemico, ha permesso alle forze austro-germaniche di rompere la nostra ala sinistra sulla fronte Giulia.”

            Nel 1917 i ragazzi che si facevan massacrare nelle trincee erano dei vili. Nel 2019 chi lavora per il Comune è “gente che ha scelto quel lavoro solo per lavorare meno ore degli altri e avere uno stipendio fisso e non certo per amore della città, dove magari neanche vivono e di cui non gliene frega niente.”

            Vorrei farti parlare 10minuti con qualcuno che negli Uffici Tecnici ci lavora, poi magari vedi le cose in modo meno tranchant.

          2. Anonimo

            Quindi l’ assessore all’ arredo pubblico a cosa servirebbe? Non siamo ridicoli non si parla della sostituzione di una parigina danneggiata.

  7. Anonimo

    @Anonimo 12:47

    Questa è, in generale, la mia esperienza con i lavoratori del pubblico (tranne lodevoli eccezioni che ho trovato, guarda un po’, all’Agenzia delle Entrate).

    E sono abbastanza certo che sia l’esperienza comune di un po’ tutti i lettori. Cultura dell’adempimento vs cultura del risultato: io ho fatto ciò che prescrive il mio mansionario, nessuno mi può dire niente, sono a posto a prescindere dal risultato.

    Ripeto, non ci vuole un generale che te lo ordina per mettere una parigina uguale a quella che stai sostituendo e non un modello diverso che non c’entra niente.

    PS: lasciamo in pace i morti, trovo veramente di cattivo gusto tirare in ballo i caduti della prima guerra mondiale quando si parla di lampioni e marciapiedi. Senza contare che non è nemmeno un esempio pertinente: mentre i militari dovevano obbedire agli ordini e basta, nell’ordinamento amministrativo italiano i funzionari di carriera hanno spesso più potere decisionale dei politici eletti, specie su questi temi.

    1. _

      Quello che scrivi è chiaramente condivisibile, ma a mio parere conferma ancora di più che per far fare un salto di qualità a Milano sull’arredo urbano, la viabilità e i lavori pubblici (che sono le 3 aree dove siamo palesemente più conciati male), servano capacità amministrative e manageriali per cambiare il modo di operare dei funzionari. E “stare addosso” alla macchina burocratica in modo continuo, preciso e competente. Che è tutto meno che un lavoro figo, che da fama o che finisca “sui giornali” tutti i giorni.

      E’ veramente odioso fare nomi di questo o quel politico (oltre che spesso ingeneroso e anche sbagliato), ma se rimaniamo al passato lontano dalla cronaca, è indubbio che il lavoro fatto da Ada De Cesaris sia stato oscuro ma notevole. Ma lei era un Avvocato Amministrativista e non un politico di professione o di estrazione avulsa dalle tematiche di gestione della macchina pubblica, che poi è quello che realmente sembra frenare Milano dal punto di vista che Urban File tratta e noi discutiamo.

    2. Anonimo

      Lei avrà avuto le sue esperienze ma intanto, le rendo noto che Baiamonti è stata progettata e realizzata da privati a scomputo oneri di urbanizzazione.
      E se pensa che i funzionari dovrebbero avere un maggiore controllo su quello che fanno i privati su suolo pubblico sono d’accordo con lei, ma non è delegittimandoli con approssimative analisi psicosociologiche che si potrà mai ottenere questo risultato.

  8. Luca

    Tutte cose sacrosante quelle dette,ma purtroppo le cause secondo me sono in ordine sparso:
    1) mancanza di motivazioni nel settore pubblico (personale sempre piu’ ridotto e sempre piu’ vecchio dal momento che sono bloccate le assunzioni).
    2) Dirigenti scelti per fedelta’ al partito (come fossero cani insomma…) piuttosto che per reali meriti professionali, motivo per cui poi e’ inutile lamentarsi della “truppa” (vedi anche al punto 1).
    3) Mancanza cronica di fondi (Milano e’ un buco nero finanziario, tant’e’ che ci riempiono di molte non appena usciamo di casa…) e questo si nota, come gia’ sottolineato altre volte, in progetti solo utilitaristici e profittevoli (vedi alla voce grattacieli) e in mai nulla per la collettivita’ (vedi parchi “belli” e ben tenuti, fontane, monumenti e pure un riordinamento urbanistico).
    Queste sono tre montagne da scalare e se non lo si fa e’ inutile poi lamentarsi che non appena varchiamo i confini e vediamo Praga, Barcellona, Vienna, Budapest ecc. ci sembrano in confronto a Milano (e purtroppo alle altre citta’ italiane) dei capolavori… Giusto per ricordare: facciamo circa 40 milioni di turisti stranieri in meno di Francia e Spagna. Tutti fessi?

  9. riccardo peroni

    Speravo in un po’ di verde in più, sono state piantate 5 (o 4) piantine nuove già secche! Qualcuno se ne curerà?

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