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Milano | San Cristoforo – Lo scalo che diventa parco

L’area dello Scalo di San Cristoforo è posta nel settore urbano sud-ovest, tra il Giambellino, San Cristoforo e Ronchetto sul Naviglio, ed è destinata alla realizzazione di un grande parco, come abbiamo visto nella presentazione del vincitore del masterplan dei due scali (Farini e San Cristoforo), un progetto chiamato Agenti Climatici e prodotto dal team OMA e Laboratorio Permanente.
Si compone di una parte, a nord del fascio ferroviario, già attrezzata con campi sportivi, spogliatoi, spazi verdi e di una porzione, a sud, che risulta totalmente libera e prossima al Naviglio Grande. L’area è già servita dalla stazione ferroviaria di «Milano San Cristoforo» a cui a breve si aggiungerà la omonima stazione della Metropolitana M4. La superficie totale dell’area a parco è di 140.200 mq.

Come abbiamo visto, secondo programma, lo scalo di San Cristoforo rimarrà a verde ed ecco come il team OMA e Laboratorio Permanente lo hanno immaginato.

Anzitutto l’area di questo scalo è nella zona umida di Milano. Infatti la città la si può dividere in due sezioni: quella a nord appartiene alla pianura secca, mentre la parte meridionale appartiene alla pianura umida.

La pianura umida è quella ricca di acque, è dove si formano i fontanili e scorrono i canali o le rogge. Pertanto l’idea per questo parco è completamente differente dal parco che sarà realizzato allo Scalo Farini, il quale appartiene all’area “secca” della pianura. Qui appunto, scorrono canali interrati, rogge e, soprattutto, il Naviglio Grande che taglia lo spazio in diagonale.

Ed ecco perché si è pensato di creare un secondo bacino artificiale che, correndo parallelo al naviglio, funga da filtro e depuratore delle acque dei canali che attraversano lo scalo, diventando anche un luogo ludico.

Un polmone verde e una zona “acquitrinosa” dove sarà possibile, nei mesi estivi, fare il bagno volendo. Un luogo di relax e svago. Nella parte nord verrà creato un piccolo rilievo a separare la ferrovia dai campi sportivi (tennis, basket e volley). Sarà inoltre realizzato il ponte per unire le due “sponde” del Naviglio collegando Piazza Tirana, la stazione Ferroviaria e M4 San Cristoforo con il quartiere di Ronchetto sul Naviglio.

Nello scalo si trova dagli anni Ottanta lo scheletro di quella che doveva diventare la nuova Stazione San Cristoforo, un progetto di Aldo Rossi con G. Braghieri, M. Oks, M. Scheurer del 1983.

Un terminal auto-cuccette progettato per la stazione ferroviaria, sulla linea Milano-Mortara, ma che non ha mai trovato la sua forma compiuta. Infatti, ancora oggi, lo scheletro della sola struttura portante di ferro e calcestruzzo ci permette solo di immaginare il suo profilo concluso e tipico dell’architettura di quel periodo.

Secondo il progetto del team OMA e Laboratorio Permanente, questo “scheletro” sarà mantenuto, anche come rispetto per il grande architetto, ma sarà trasformato in un nuovo luogo: uno spazio protetto con vetrate, che diventi un giardino d’inverno, luogo per spazi da condividere, bar, ristorante, biblioteca o aula per i più piccoli.

Nel complesso troviamo il progetto sullo Scalo di San Cristoforo più riuscito di quello sullo Scalo Farini, anche se il secondo è ben più complesso per posizione, ruolo e funzioni ed ha molte più problematiche da risolvere e gestire in fase progettuale. Però l’idea di creare una zona umida ‘naturale’ che riprenda la forma e il tracciato del vicino Naviglio Grande ci piace molto.

Questa che segue è una galleria fotografica che abbiamo realizzato girando attorno al quartiere a ridosso dello Scalo San Cristoforo. Il Giardino di via Gonin, il Naviglio Grande e la vista del quartiere di Ronchetto sul Naviglio.

Tra il Naviglio e la ferrovia buona parte dei terreni, oggi, sono completamente abbandonati e incolti.

Il ponte metallico di via Giordani che scavalca Naviglio e ferrovia ci porta dalla parte di Ronchetto alla parte di via Gonin. Qui si trova il parchetto realizzato a scomputo oneri di urbanizzazione per gli edifici della zona. Un bel parco fornito anche di una pista ad anello per correre. Sicuramente il nuovo parco sullo scalo si integrerà con questo sistema di parchi, allargando l’offerta di verde della zona.

Concludiamo il nostro tour con la bella torre di 72 metri del Settimo Cielo. Un progetto realizzato nel 2006 da Quattroassociati.

Un parallelepipedo grigio scuro fornito di un grande lanternone in sommità. L’edificio di 17 piani è rivestito con lastre di colore bruno scuro, in cima, come dicevamo, ha un volume vetrato accessibile, punto di vista panoramico sulla città sottostante. I balconi a loggia, molto profondi sono l’altro elemento distintivo di questo scuro monolite.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


19 thoughts on “Milano | San Cristoforo – Lo scalo che diventa parco

  1. Anonimo

    In bocca al lupo ai residenti della zona.

    La zona “umida-acquitrinosa” all’interno di un parco sarà una pacchia per zanzare stile elicottero.

    Se fai una zona umida naturale poi non puoi andare a farci i trattamenti antizanzara mensili standard con prodotti chimici come fa il Comune e i privati in città, altrimenti uccidi l’ecosistema.

    Poi magari mi sbaglio. Il Comune o il gestore del parco farà i trattamenti anti zanzara mensili (quelli che quando li fanno nel condominio ti consigliano di tenere le finestre chiuse) passando con un mezzo apposito tra i cespugli, e tutto sarà meraviglioso. Sperem….

  2. _

    Di sicuro non è un progetto resiliente.

    Quella è un’area in una zona “difficile” e secondo me andava progettata meglio. Ad esempio prevedendo cose che coinvolgessero l’associazionismo di quartiere. Il bar ristorante tipico con vista sul naviglio nello scheletro della stazione di Aldo Rossi che è in fondo all’area, forse non è tutto quel che serve.

    Un progetto troppo teorico e poco pratico.

    1. Anonimo

      A me piace l’idea di lasciare lo scheletro di Aldo Rossi. Poi bisogna anche dire che quello che hanno vinto adesso è il masterplan. Dipenderà molto dall’implementazione. Dove dobbiamo far si che si chiamino i miglior architetti d’Italia e del mondo.

      1. _

        Ci sta che tengano lo scheletro.
        Che poi basti a evitare che il resto dell’area diventi un non-luogo (verde) e un esercizio di stile teorico ma che non incide sulla vita di chi li ci abita intorno, ho qualche dubbio. Basti pensare che l’unico ponte pedonale che il masterplan prevede è quello della metro (già previsto), e parliamo di un’area lunga e stretta chiusa da un lato dalla linea ferroviaria e dall’altro dal naviglio.
        Un aspetto eminentemente pratico della apparente disconnessione dalla realtà: come ci arrivi in bici dal parco delle cave e da SeiMilano?
        Oppure perchè gli unici spazi attrezzati sono i campi da calcio a nord della ferrovia (che non sono nemmeno parte dell’area del masterplan perchè esterni e anche già esistenti)?

  3. Anonimo

    OMA Rem Koolhaas può garantire un ottimo progetto. Importante è dare spazio a natura, alberi, acqua e animali. Milano si merita uno sviluppo urbanistico di altissimo livello. Deve diventare la capitale del design e dello sviluppo sostenibile.

  4. Joe

    Venghino zanzare, venghino. Venghino a riprodursi e ad ataccare i residenti umani e pure canini, con quei fastidiosi “zzzzzzz” che farebbero incavolare anche Madre Teresa di Calcutta.
    Per cairtà: ben venga il verde. E gli alberi. Ma gli acquitrini sono inaccettabili, perché è questo di cui stiamo parlando.
    In ogni caso, mi chiedo un’altra cosa: ma qual è quel solone laureato in architettura che ha fatto quella torre grigia e squallida in mezzo al deserto dei Tartari? Ma avete visto che orrore? Andrebbe abbattuta insieme al suo archietto.
    Piuttosto noto che non c’è più speranza: invece che costruire orrendi condomini multipiano, ma perché non fare delle piccole case a schiera con giardinetto privato? E’ così che si utilizza il verde, non con questi spazi accanto a comprensori dove la gente vive accatastata come nelle baracche di Sobibor. Guardate come è stata costruita Londra, città amministrata da persone anglosassoni oneste e serie. Questi quartieracci sorti alla rinfusa, dove è impossibile parcheggiare (mentre magari più in là ci sono aree incolte) non vanno più fatti.

  5. LucaT

    Direi che un paio di ponti pedonali andrebbero costruiti , anche se ora ce ne sono un paio ma sono pietosi.
    L idea è molto bella , il timore è che possa essere poco sicura la sera piu che altro per le zanzare giganti in agguato

    1. Anonimo

      È importante che facciamo le realizzazioni con la massima attenzione. Così che l’intera zona approffittisce e si rigenera. Adesso siamo al masterplan. Servono anni e anni di buon lavoro per realizzarlo in modo che merita. Se viene realizzato bene può attrarre tanti turisti che aiuta sempre i quartieri.

  6. Ale

    Certa gente appena sente nominare le parole parco o verde impazzisce, va nel panico e cerca ogni scusa per far crede che sia una follia mettere a verde zone della cità. O sono palazzinari, o sono troll politici

  7. Luca. M

    Come al solito nessuno a chiesto pareri e consigli a chi abita in zona… Come la mettiamo con i rom che abitualmente bivaccano in piazza Tirana rendendola un discarica? Il corso d’acqua aggiuntivo finirà come la Fontana presente in piazza Tirana (mal funzionante, putrida dove pochi “eletti” osano fare il bagno durante il periodo estivo! Ma di questo gli architetti ne sono a conoscenza 😉.. Perché non prolungare la linea 14 fino a Trezzano, sfruttando la nuova vigevanese?

    1. Anonimo

      Senza far di ogni erba un fascio e sperando che QUALSIASI tipo di riqualificazione alla fine porti civiltà e vivibilità a quella zona un po’ disastrata (fine del preambolo), io ho trovato che il progetto di Baukuh fosse molto più attento agli elementi di socializzazione e recupero del tessuto locale. Forse ci han lavorato persone con una sensibilità maggiore su questi temi?

      Purtroppo trovare in rete i progetti alternativi a quello vincente è impresa quasi impossibile (è sparito pure quello che cito)…manco fossimo in Cina con great wall e la censura ad internet! 🙂 🙂

      Qualcuno più pratico di me sa come trovarli (senza finire in un campo di rieducazione cinese)? 😉

  8. giò i man dal nichel

    Credo che i Rom bivacchino nelle aree abbandonate. Non li ho mai visti nei parchi. Quell’area è abbandonata da sempre… e il progetto mi sembra interessante. C’è il verde fruibile, la parte naturalistica e la parte sportiva. Per l’accesso ricordo che c’è già un ponte appena fatto in Piazza Negrelli.
    Lle zanzare.. quelle ci sono già perchè la zona è piena di risaie… . Certo che bisogna prevedere un parco acquatico dove l’acqua non ristagni.. spero ci abbiano pensato.

    1. Luca

      Questo purtroppo e’ un pio desiderio, mi ricordo che dietro a casa mia, al nuovo parco di Via Rubattino, c’erano addirittura i conigli e i pesciolini nel laghetto che una persona del mio palazzo aveva introdotto (pesci autoctoni, non specie aliene invasive ovviamente). Poi sono arrivati gli arricchitori culturali (alias rom) ed e’ sparito tutto…Pero’ loro stavano al parco e stendevano i panni lungo i rami degli alberi (non voglio sapere dove li pulissero). Inutile dire che a turno ci sono entrati in casa un po’ a tutti (compresa casa mia, immagino per lavare i suddetti panni!), ma questa e’ un’altra storia (specie la pugnace reazione della polizia….).

  9. giò i man dal nichel

    P.s. spero poi in uno sviluppo futuro del parco Verso Corsico eliminando i tristi orti abusivi e ristrutturando le due cascine appena fuori dal confine di Milano.
    Potrebbero diventare delle residenze esclusive all’interno del parco. Speculatori permettendo.

  10. Anonimo

    Tra il Naviglio e la ferrovia buona parte dei terreni, oggi, sono completamente abbandonati e incolti
    tranne un deposito roulotte e camper che traffica l’alzaia manco un’autostrada e un non ben identificato insediamento con casa prefabbricata e giardino
    che oltre il ponte ciclopedonale di negrelli (non finito) arriva oltre campo incolto ad un teatro
    ci hanno messo 4 anni a fare un ponte ciclopedonale non finito e il solo prospettare un intervento del genere rende reale che se lo faranno e dico se
    sarà non nel prossimo decennio ma ben oltre

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