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Milano | Cordusio – Presentato Medelan, il nuovo palazzo ex Credito Italiano

Fidelidade, la più grande compagnia assicurativa portoghese, controllata da Fosun International Limited, ha presentato ufficialmente al pubblico il progetto da 100 milioni di euro per la riqualificazione dell’ex palazzo del Credito Italiano in piazza Cordusio a Milano. Nel 2015, Fidelidade ha acquistato il complesso immobiliare da IDeA Fimit SGR – Fondo Omicron per 344 milioni di euro. L’immobile è stato in seguito conferito al Fondo Broggi, gestito da DeA Capital Real Estate SGR, società del Gruppo De Agostini specializzata in fondi comuni di investimento immobiliare, con una quota di mercato superiore al 22,5%.

Qui la storia del Cordusio avviata nel 1900.

Il complesso immobiliare oggetto di riqualificazione urbana rappresenta uno dei più importanti edifici storici e di valore architettonico del capoluogo lombardo. È costituito da tre palazzi collegati risalenti a periodi diversi: quello principale è l’ex palazzo del Credito Italiano (1901, progettato dagli architetti Luigi Broggi e Cesare Nava) che confina lungo la via Tommaso Grossi con l’edificio Magazzini Contratti (1903, Luigi Broggi). Di più recente costruzione (1960, Giovanni Muzio) è l’ala del palazzo che completa la struttura di 55.000 metri quadrati compresa fra piazza Cordusio, via Grossi, via Santa Margherita, via San Protaso e via Porrone.

Dalla riqualificazione, eseguita in collaborazione con GLA, Genius Loci Architettura,  nascerà THE MEDELAN (dal primo nome di Milano, risalente ai celti, 590 a.c.), un complesso esclusivo a uso misto, un capolavoro urbano contemporaneo, che integrerà gli elementi architettonici storici dell’edificio con elementi moderni, innovativi ed ecosostenibili e che ospiterà spazi per negozi, uffici e strutture per il tempo libero. In particolare, i piani dall’interrato al primo (circa 12.000 metri quadrati) saranno riservati ai negozi; i piani dal secondo al quinto (oltre 20.000 metri quadrati) saranno dedicati agli uffici di nuova concezione; il sesto piano (circa 2.000 metri quadrati parzialmente coperti) ospiterà invece un ristorante glamour e innovativo, con terrazza e vista unica sulla città. Gli spazi rimanenti saranno invece adibiti a parcheggi, ai locali di servizio, ai magazzini e ai giardini interni del palazzo.

Dal punto di visto architettonico, la ristrutturazione preserverà le facciate degli edifici con le loro caratteristiche originali, le decorazioni, lo splendore e la bellezza per conservare nel tempo il valore storico del palazzo. Verranno utilizzate le tecnologie e i materiali più avanzati secondo i più elevati standard certificati Leed-Platinum, in sostanza la Classe A+ del sistema statunitense di classificazione dell’efficienza energetica e dell’impronta ecologica degli edifici. L’ex palazzo del Credito Italiano rivelerà diverse tracce del suo glorioso passato carico di storia riconoscibili nei diversi piani dell’edificio, dal caveau alle terrazze situate all’ultimo piano. 

In tal modo lo spirito del luogo, parzialmente conservato, riemergerà con tutta la sua magnificenza andando a impreziosire di significato gli spazi che si renderanno nuovamente disponibili per gli utilizzatori della piazza Cordusio contemporanea.

Rispetto ad altri edifici storici del centro di Milano adibiti a uffici o a spazi commerciali, THE MEDELAN si distinguerà in primo luogo per le dimensioni, la flessibilità e le possibilità di utilizzo delle aree interne ed esterne. Saranno presenti ampi spazi destinati a uffici con layout e design di nuova concezione, il cui posizionamento si ispira alle esigenze di aziende e professionisti 3.0 che rappresentano un target attivo, esigente e sempre in movimento, alla ricerca di soluzioni intelligenti e innovative. A questi si affiancheranno spazi retail che ospiteranno nuovi format commerciali e di food & beverage che si apprestano a fare il loro ingresso nel mercato italiano. Non mancheranno aree dedicate agli eventi, che arricchiranno l’esperienza dei visitatori in un contesto prestigioso e di grande attrattiva per i turisti e i cittadini milanesi. 

L’obiettivo è quello di trasformare THE MEDELAN in un luogo aperto al mondo, da vivere ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette. In pratica, un luogo nel centro di Milano in cui recarsi per creare, riflettere, ispirarsi, socializzare e divertirsi. Un edificio del secolo scorso che si reinventa per diventare un punto di riferimento nuovo e all’avanguardia nel centro storico del capoluogo lombardo.

A regìme THE MEDELAN ospiterà circa 2.000 lavoratori complessivi in una posizione, quella di Piazza Cordusio, fra le più attive e frequentate della città con più di 20 milioni di visitatori all’anno. Questo avrà effetti positivi sull’economia e l’occupazione a Milano. 

THE MEDELAN si inserisce inoltre in un contesto di riqualificazione più generale, forte di una partnership pubblico-privato in via di definizione sotto la guida del Comune di Milano, per rinnovare dal punto di vista urbanistico una delle piazze centrali più strategiche della città e le vie circostanti. L’operazione ha come obiettivo la restituzione alla comunità milanese di una piazza Cordusio più vivibile e meno rumorosa, una nuova area pedonale grazie alle quale i visitatori potranno apprezzare e vivere al meglio il nuovo cuore pulsante del business, dello shopping e del turismo internazionale.

Pietro Clemente, Executive Director Asset Management di Fosun Hive Italia ha commentato: “The Medelan è uno dei progetti più rilevanti in corso di realizzazione nel centro di Milano, sia per quanto riguarda gli economics, sia per l’impatto sull’intera area urbana circostante Piazza Cordusio, uno dei luoghi più emblematici del cambiamento di Milano in questi ultimi anni. Quello che stiamo portando avanti è un intervento di vero e proprio placemaking che restituirà alla città un intero isolato le cui stratificazioni sono la storia stessa di Milano, dai primi insediamenti celtici fino alla storia della finanza e dell’imprenditoria italiana. Riportare questo isolato ad uno splendore in fondo abbastanza recente è una sfida che il gruppo Fosun è orgoglioso di portare avanti, miscelando l’attenzione alla tradizione locale con la spinta all’innovazione che un investitore globale e di lungo termine come Fosun desidera sempre porre al centro delle proprie iniziative immobiliari.

Di seguito gli interni in fase di riqualificazione.

I palazzi prima dell’avvio del cantiere.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


23 thoughts on “Milano | Cordusio – Presentato Medelan, il nuovo palazzo ex Credito Italiano

  1. tatino pensabene

    Caro UF,
    ho una richiesta forse irrealizzabile.
    Potresti pubblicare un post con uno resoconto sulle percentuali di occupazione del suolo all’interno della prima cerchia? Vale a dire centro storico, Relativamente a:

    quanto terziario,
    quanto commercio,
    quanto cultura,
    quanto ristorazione
    quanto residenziale
    quanto servizi

    si trova in centro? forse esistono già studi in merito in comune….
    Giusto per capire dove stiamo andando, o meglio dove andrà Milano…
    Perché si era detto all’epoca della chiusura degli uffici a Cordusio, che finalmente Milano avrebbe ripreso un volto più’ umano e piu’ cittadino, riportando abitanti nel centro storico. Ma mi sembra che non cambierà niente, colletti bianchi prima, colletti bianchi dopo. Poi uno si meraviglia perchè Milano non risulta mai nelle classifiche tra le città piu’ amate…il verde, l’inquinamento, ma anche la mancanza di autenticità riducono l’appeal di questa città. Tra cinque anni Milano offrirà catene di negozi di lusso, catene di negozi da centro commerciale, catente di bar, catene di sushi…ecc., ecc….ecco come la globalizzazione territoriale si sta realizzando a Milano: Think global, act global!

    1. Anonimo

      Bellissimi gli interventi dei privati. Ma a quando il rifacimento della piazza con il 50% di tasse che versiamo, il 22% di Iva che paghiamo anche sull’aria che respiriamo, etc. etc.

      Non penseremo mica di cavarcela con il solito rendering del sig Maran e di continuare a vivere nel caos e nella sporcizia… Vero ?

      1. Anonimo

        Credo che Maran aspettasse che i palazzi sulla piazza fossero venduti al 100%.
        Adesso che gli immobiliaristi sono al completo si può chiedergli come la vogliono la piazza e fargliela fare su misura (“taylor made”, che fa più internazionale)
        Amara considerazione.

        1. Andy77

          In realtà fanno così in tutto il mondo: si obbliga chi investe negli immobili a riqualificare le parti comuni o pubbliche pena la non autorizzazione a procedere con i lavori. L’importante è vigilare sulla qualità architettonica e urbanistica della riqualificazione della piazza.

          1. Anonimo

            In Italia l’autorizzazione ai lavori è atto dovuto se rispetti le norme edilizie. Chiedere soldi per rifare gli spazi pubblici in cambio dell’autorizzazione sarebbe abuso d’ufficio.

            Qui stiamo invece parlando di “oneri di urbanizzazione” che è cosa ben diversa e regolata dalla legge in modo molto preciso.

    2. Wf

      Sono d’accordo.

      Speriamo che almeno pedonalizzano le vie adiacenti o perlomeno allargano i marciapiedi fino ai binari del tram

      In fondo un ristorante super esclusivo te lo sbatti.

      E 4 negozi come la rinascente per soli ricchi non è aprirsi alla città…

      Il giardino poi lo vedi col cannocchiale…

      1. Anonimo

        la Rinascente è per ricchi?

        Hai una strana concezione di ricchezza.

        Per ricchi sono via della Spiga, Rodeo Drive, o Notting Hill e Mayfair.

        1. Wf

          La rinascente è più che per benestanti.

          Felice per te che fai la spesa alla rinascente e acquisti il pane da Princi.

          1. Anonimo

            Forse per Wf sarebbe meglio un hard discount, magari di fianco al mcdonald, aiuterebbe ad alzare il livello di utenza in centro.

          2. Anonimo

            Wf io non credo che la Rinascente sia “da ricchi”. Anche se magari alcuni di corner sono di grandi nomi del lusso, se entri nei corner e guardi l’assortimento (e guardi cosa c’è nella grande maggioranza degli altri reparti), non è nulla in confronto con le boutique ed i negozi dove i “ricchi” vanno.
            Idem per Princi, un negozio come quello lo puoi al massimo definire “affordable luxury” (che è abbastanza l’antitesi del posto dove va il “ricco”)

            Poi ci sarebbe da intendersi cosa si intende per “ricco” (che non è solo l’oligarca Russo ma anche la sciuretta bene che fa la finta povera) e cosa si intende per classe media (l’impoverimento generalizzato dei 20/30enni temo che gli stia creando problemi di autopercezione)

          3. Andy

            Caro signor Wf, se fai negozi per ricchi, arrivano i soldi e ne beneficiano i poveri. Se fai negozi per poveri, arrivano i poveri con pochi soldi ma non vengono i ricchi. E i negozi devono chiudere perché non ce la fanno.
            Questo tuo format, utilizzato ampiamente nell’Europa del’est pre 1989 ha portato a maggiore povertà, miseria e degrado. Lascia che il capitalismo faccia il tuo corso e non pensare più socialista.
            Che ancora ci sia gente come te che nel 2019 ha ancora questo modo di pensare è veramente triste

          4. Wf

            Bbe insomma, se hai problemi a vedere la classe media vuol dire che sei in quella fascia economico e sociale che oggi sta piu che bene, visto come dici tu anche limpoverimento della classe media stessa.

            Il problema di lercezione che Milano ha i ricchi e i super ricchi.
            E per un super ricco forse il ricco é considerato classe media e si cinsidera lui anche classe media e non vede la realtà fattuale di impoverimento della stessa.

            Insomma chi abita a bonola e in tutta quella fascia enorme e popolosa che è fuori dalla ztl va a fare la spesa alla ipercoop o alla esselunga perché ci sono gli sconti.

            Se vai alla Rinascente dove i prodotti sono maggiorati di un buon 30% sei ricco.
            Se oggi non ti preoccupi che le cose le paghi di piu sei ricco.

            Ed è caratterista delle classi agiate sottostimare il disagio e il reale limpoverimento della classi subalterne. Forse neanche entra troppo in contatto.

            La Rinascente è una vetrina considerata cheap per i ricchi veri.
            Questo conferma quanto detto.
            ..
            Ps. Tra rinascente e McDonald possono esistere anche vie di mezzo.
            Ma il ricco non le concepisce.

          5. Wf

            Beati voi che non vedete la differenza tra super ricchi e ricchi.

            La classe media oggi fa la spesa all iper perché ci sono le offerte.

            Alla rinascente i prezzi sono maggiorati del 30% almeno.

            Se non avete queste preoccuoazioni buon per voi.

            Ma la ckasse media è un’altra cosa.

            E oggi è semore più impoverita.

            Mentre i ricchi sono rimasti sullo stesso tenore di prima.

            E con spocchia guardano al livello di gentaglia che portano le marche meno esclusive al centro.

            Che poi per me Rinascente è da vecchi ma cmq questo è un problema diverso…

          6. Andy

            Dopo il tuo bel discorso da vetrosocialista, superato dal tempo, dalla logica e dal buon senso comune ti ricordo che sei tu che per primo hai parlato di ricchi e di poveri.
            Questo ricordando che più aprono negozi per ricchi e più la società sta bene visto che quelli che tu chiami poveri ne traggono vantaggio (non lo dico io ma la storia oltre che la sociologia). P
            Se aprissero tanti negozi per poveri sarebbe un campanello d’allarme negativo, che voi rossi vedreste come positivo.
            Siete davvero incapaci di pensare. Wf, smetti di votare a sinistra. Dà retta.

      1. tatino pensabene

        eh già, ho stravolto il motto, per dire che stiamo assistendo alla globalizzazione degli spazi urbani del centro. Insegne globali con prodotti identici, spazi identici, prodotti identici, da una città /nazione all’altra in cui cambiano solo la lingua parlata dai commessi. Per gli adolescenti forse sarà eccitante avere tutte queste vetrine ovunque essi vadano, per me è la morte della città. comunque in una fase in cui stiamo assistendo a una rivoluzione del commercio che si sta spostando su canali di vendita alternativi…sono curioso di vedere chi aprirà, e quanto resisterà, comunque sapendo che li’ aprira’ tra pochissimo un megastore UNICLO (insegna globale ), un’idea ce l’ho….ahimè

    3. Anonimo

      In teoria si dovrebbe vedere dal PGT, magari non sarà 100% aderente alla realtà ma è pur sempre un buon indicatore.

  2. Anonimo

    Scusate, una domanda forse sciocca, ma… se il palazzo si chiama ‘Medelan’, perché l’insegna nei rendering dice ‘Signage’?

    1. Anonimo

      Signage è un termine generico, significa “segnaletica”… probabilmente quando hanno fatto i rendering non avevano ancora deciso il nome e quello è un segnaposto che sta per “mettere l’insegna qui”.

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