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Milano | Maggiolina – Via Cagliero e il borgo moderno

C’è un quartiere moderno che debbo dire, ha fascino particolare, perché mi ha sempre colpito, forse l’omogeneità degli edifici, tutti realizzati più o meno nello stesso periodo storico, un aspetto di periferia francese, dallo stesso gusto stilistico. Edifici per la medio borghesia realizzati con ricercate soluzioni e materiali nobili anche se decisamente congestionato. Parliamo del quartiere di via Cagliero alla Maggiolina.

Uno dei motivi che mi ha sempre affascinato di questo quartiere, è l’atmosfera tangibile di piccola comunità, di piccolo borgo moderno, che si sviluppa lungo una via piena ancora di negozi di quartiere che portano alla vicina chiesa parrocchiale di Sant’Angela Merici. Un quartiere forse un po’ troppo compatto ma che nel suo piccolo mostra un impegno da parte degli architetti impegnati all’epoca, per creare edifici omogenei ma differenti gli uni dagli altri allo stesso tempo.

Purtroppo non sono mai riuscito a trovare chi abbia progettato questo insieme di edifici nello specifico. Nell’archivio di stato risultano alcuni edifici costruiti nelle vie Cagliero, Ressi, Belgirate e del Progresso tra il 1956 e il 1967 a nome dell’impresa privata “Milnosa”, purtroppo è l’unico indizio che sono riuscito a raccogliere (ringrazio Thomas Villa per l’aiuto), oltre ad un misterioso costruttore Maina.

In compenso abbiamo scoperto alcune “magagne” che hanno dato il via alla creazione di questo quartiere.

Anzitutto la zona era al margine meridionale del Comune di Greco Milanese sino al 1923, anno d’annessione al Comune di Milano, conosciuta anche come Cassina de Pomm. Mentre nella parte confinante del Comune di Milano vi era la Cascina Maggiolina, un’antica cascina che sorgeva lungo il torrente Seveso, all’altezza dell’attuale via della Maggiolina e Largo Carbonari e che venne demolita nel 1920 circa. Oltre ad essere attraversata dal torrente, la zona confinava a est con la Martesana ed era solcata dalla roggia Maggiolina.

A metà dell’Ottocento la “Maggiolina” venne attraversata dalla ferrovia che andava verso Monza e il nord. Mentre la città si sviluppava, l’area in questione rimase a lungo incolta, campi e orti circondati da fabrichette e piccoli edifici.

Questo sino all’arrivo degli speculatori che acquistarono i terreni su cui sorgerà il quartiere Cagliero, ben 81mila metri quadrati (fonte trovata in questa edizione dell’Avanti! del 10 novembre 1965), dove il terreno venne acquistato nel 1953 per 850 milioni (dell’epoca) diventati in seguito 5 miliardi e 450 milioni. Come sia finita la storia al momento non ci è chiaro, ma come si vede, gli speculatori son sempre esistiti.

Insomma, la Milano cantata da Celentano forse era proprio quella di questo quartiere, visto la vicinanza con la via Gluck, Adriano cantava: “Là dove c’era l’erba ora c’è una città”.

Così vennero realizzati una cinquantina di edifici di otto piani distribuiti tra le vie Melchiorre Gioia, Belgirate, Stefini e del Progresso, suddivisi poi dalle vie Ressi, Cagliero, Angera e Pellini. Ogni edificio era circondato da un giardino condominiale cintato.

La via Cagliero è la via commerciale del quartiere, assieme a via Melchiorre Gioia, e l’area del civico 14 che comprende sia via Ressi che via Stefini.

Proprio il complesso di via Cagliero 14 e 14A è secondo noi, il più significativo dell’architettura del complesso. Un lungo corpo disposto a F rovesciata con due corpi più bassi a due livelli commerciali, inframezzati da spazi pubblici, una piazza, un parcheggio a raso e un parcheggio sotterraneo sormontato da un giardino.

Qui il 26 maggio del 1970, al civico 14a di via Cagliero, iniziò l’attività il cinema Goldensi trattava di una delle ultime sale aperte in città.

La sala sotterranea è ubicata in un composito edificio commerciale ad un piano, che ospita (tuttora) anche un supermercato Tigros. L’ingresso era posto di fianco a quello del supermercato (guardando la facciata, sulla destra) e nelle immediate vicinanze era (ed è) presente un parcheggio riservato agli spettatori del locale. Il cinema – dalla capienza di 800 posti – venne classificato prima tra le seconde visioni e successivamente, nel 1972,  tra i proseguimenti di prima visione.

Nel 1993 negli spazi del cinema si stabilì un bowling che rimarrà attivo per oltre un decennio.

La via Cagliero è caratterizzata da una lunga e bella aiuola verdeggiante con alberi e cespugli rigogliosi davanti ai civici pari, mentre sul lato opposto ci sono varie attività commerciali di quartiere. Nei mesi estivi il percorso sotto le frasche è quasi unico in città.

La via del Progresso, posta a Nord del quartiere è la parte più “antica” del quartiere ed è rimasta di piccole dimensioni, dove i nuovi palazzoni incombono sui vecchi caseggiati presenti prima del “boom” edilizio. Qui è come se fossimo sul vicolo di servizio del quartiere, dove si trovano gli ingressi secondari o ai box. La parte più prossima a via Stefini è addirittura aperta solo ai pedoni.

Un po’ inquietante ma allo stesso tempo anche affascinante appare la sequenza di edifici in Via Adeodato Ressi.

I palazzi più interessanti le troviamo al civico 12 della via, dove le balconate sono mascherate in parte da lamelle in vetro, gli edifici che avevamo menzionato prima, del complesso al civico 14 che comprende anche gli ingressi su via Ressi e via Stefini. Anche il civico 4 di via Pellini. Altri edifici interessanti li reputiamo quelli di via Ressi 22, 24, 26 e 28. Altro palazzo che troviamo bello è quello di via Belgirate 18 che potrebbe essere fonte di ispirazione ancora per i nuovi edifici in costruzione.

Insomma, per concludere, pur nati sotto il malaffare, i palazzi sono tipici degli anni Cinquanta e Sessanta del ‘900, abbastanza dignitosi senza essere dei veri gioielli dell’architettura, ma neanche degli orrendi scatoloni come vediamo spesso in altre zone (oggi forse si costruisce di peggio). Abbiamo chiesto anche ad alcune persone che abitano nel quartiere e come immaginavamo, ci han detto che tutto sommato si vive bene, i negozi sottoscala sono utili e le piazzette sono spesso luogo d’incontro di chi abita in zona, quasi come trovarsi in un borgo moderno.

Ora sulla parte verso piazza Carbonari si è prospettato l’incubo della costruzione di una torre di ben 86 metri per 25 piani. Naturalmente chi abita lungo la via Privata Belgirate si è mobilitato chiedendo una revisione del progetto del grattacielo. I lavori di demolizione si sono appena conclusi, staremo a vedere chi l’avrà vinta.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


10 thoughts on “Milano | Maggiolina – Via Cagliero e il borgo moderno

  1. Michele

    A parte via Cagliero a me sembra un quartiere orribile onestamente. Le case troppo vicine per la loro altezza fanno molto formicaio. Non ci vivrei mai. Forse vivrei nella torre milano

    1. Paolo Calzavara

      sono d’accordo. La torre Milano potra’ dare lustro alla vecchia speculazione Maina che scomodo’ il presidente Gronchi per i permessi in deroga.

    2. Dina

      Io invece vivo in questo quartiere in via Belgirate da 35 anni e ci sto benissimo. L’unico vero dispiacere è che non hanno coperto la ferrovia in via Stefini proseguendo con i giardini di viale Restelli. Avremmo del verde dove passeggiare senza spostarci e magari anche qualche panchina su cui riposare un pò. Voi sempre così attivi, non potreste sensibilizzare il Comune affinchè provveda alla copertura lungo la via Stefini?
      Grazie. Il vostro blog è interessantissimo!

  2. Anonimo

    Anche io trovo gradevole quel quartiere. Ed è la dimostrazione lampante che perché un quartiere sia piacevole e vivo deve essere compatto. Non come certi quartieri con palazzoni in mezzo al nulla della periferia ovest.

  3. Adriano

    Come sempre avete colto la natura del quartiere, io l’ho frequentato da ragazzo sopratutto la salagiochi dove c’era il bowling e vivevo in bicocca, quindi attraeva ragazzi anche dalle zone limitrofe.
    Poi ci sono passato a volte per l’ottima chiesa sant’angela merici.
    Effettivamente per una persona che non l’ha vissuto e non ha conosciuto i residenti può sembrare brutto, ma non è così…questa è la dimostrazione che le zone bisogna conoscerle non si può guardare tutto dalla cartina per prendere delle scelte..

      1. Adriano

        Si in viale sarca 322 e poi dove c’è il vulcano a sesto credo le più brutte realizzazioni dal dopo guerra ad oggi.

  4. Michele

    Però se ci pensate è molto raro trovare qualcuno che dica “nel mio quartiere si vive male”. Cioè, io riscontro che, anche nei quartieri più brutti, quando ci si vive, dopo un pò ci si abitui e ci si inizi a sentirsi a casa e l’abitudine faccia perdere di vista l’oggettività. Via Ressi è oggettivamente brutta!

  5. Belloveso

    “Gli speculatori son sempre esistiti.. ”
    Altroché se son sempre esistiti! Dagli Anni 50 – proprio quelli dell’articolo – hanno rovinato la città…!
    A me sembra comunque che complessivamente oggi si costruisca meglio.. Non in assoluto, ma tendenzialmente si.

    Ps: mi state dicendo che il bowling in via Cagliero non esiste più?! Io ho sempre associato automaticamente le parole “bowling” e “Via Cagliero”….

  6. Tommaso

    Concordo: il quartiere è molto vivibile, vicino alla Martesana, a due passi dalla Metro e dalla Stazione Centrale ma non proprio a ridosso. Vivo in via Stresa da 35 anni e mi trovo benissimo. Ma soprattutto dell’estetica dei palazzi mi importa davvero poco: mille volte meglio una casa bruttina in un quartiere vivo e vivibile che una casa strafiga in un grattacielo anonimo. Lasciamo i grattacieli a Fedez e alla Ferragni e godiamoci la nostra normalità.

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