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Milano | Covid19: un segno per non dimenticare?

Un parco? Un monumento? Un centro di ricerca? Come ricordare a noi stessi e ai posteri questo momento difficile e come rendere omaggio alle vittime del Covid-19 e a tutti coloro che si sono spesi, e spesso sacrificati, per aiutarci?

In questa emergenza sanitaria, inaspettata ma implacabile, dovuta all’emergenza da epidemia di Covid19, se da una parte forse abbiamo superato il momento più critico e stiamo ragionando su come ripartire e gestire una organismo complesso come una città, ci chiediamo se sia il caso di cominciare a pensare a come non perdere la lezione.

In passato i luoghi dedicati alle celebrazioni di messe e preghiere contro la peste, in zone ovviamente aperte per evitare il più possibile il contagio, sono diventate nei secoli, un documento tangibile che ricorda quella terribile malattia che più volte ha falcidiato le città d’Europa e in molti casi ha contribuito ad un loro sviluppo ai danni delle campagne. Ancora oggi a Milano è presente parte del Lazzaretto che fu il luogo pensato per la cura degli appestati e che grazie alla sua struttura permetteva di ridurre al minino (per l’epoca) il pericolo per coloro che li assistevano.

Da sempre l’uomo ama ricordare i momenti salienti della propria civiltà con elementi simbolici e duraturi e siamo certi che presto o tardi si arriverà a pensare come ricordare questa pandemia e tutti coloro che ne sono stati coinvolti: le vittime e gli eroi che in questi mesi ci hanno fatto preoccupare e sperare. Di certo ora ogni risorsa deve essere spesa ed utilizzata per far ripartire l’economia e garantire a tutti un ritorno alla “normalità” veloce e duraturo, ma ci chiediamo quale potrebbe essere una via per cristallizzare questo momento e farne un monito per i posteri.

Si potrebbe pensare ad un monumento e siamo certi che ci arriveremo, ma forse sarebbe il caso di pensare più in là e trovare un modo forse meno dispendioso ma allo stesso tempo iconico e magari anche utile. Una piazza? Un parco? Un centro di ricerca, medico e sociale, pensato per questo tipo di emergenze da insediare magari a Mind?

Tutte le opzioni sono aperte e creare un dibattito potrebbe essere utile a trovare la via giusta, ma non sprechiamo questa opportunità per ricordare questo periodo così particolare e ringraziare coloro che senza pensarci hanno dato la vita per salvare quante più vite possibili.

Qui di seguito una nostra “suggestione” di un possibile luogo del ricordo, al centro della Goccia della Bovisa, dopo le bonifiche del caso, al centro potrebbe essere creato uno spazio aperto a prato a forma di cuore, per ricordare le vittime di questo tragico momento.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Claudio Nelli, 43 anni, milanese, nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile.org una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione. Ma il percorso non poteva finire qui e nel 2015 fonda Dodecaedro Urbano, un contenitore per nuovi progetti e nuove sfide che coinvolgeranno sempre di più lo sfaccettato mondo delle città


15 thoughts on “Milano | Covid19: un segno per non dimenticare?

  1. paomi

    Un’ottima idea che potrebbe ricordare anche la preziosità del verde urbano (li vi è un bosco destinato ad abbattimento !!!) oltre al ricordo di coinvolti, vittime ed operatori da non sottovalutare.

  2. Anonimo

    Per carità, di queste pagliacciate dei cuoricini arcobaleno multiculti genderfluid andràtuttobbene non se ne sente proprio il bisogno.

  3. Marvin

    “Una piazza? Un parco? Un centro di ricerca, medico e sociale, pensato per questo tipo di emergenze da insediare magari a Mind?”

    Non mi dispiacerebbe un monumento all’incrocio delle due vie principali, qualcosa di simile alle quattro colonne della Siemens (se non sbaglio) durante l’Expo. Magari delle torri con schermi che mostrano il video di volti di persone casuali e multiculturali? Un ricordo a tutte le vittime nel mondo nel cuore del quartiere della ricerca.

    1. Gt

      Questo virus ha messo allo scoperto l’ineguatezza delle citta’ italiane..pochi parchi, pochi giardini di quartiere, viali alberati dove passeggiare, marciapiedi larghi e spazi pubblici accoglienti…passeggiare a 200 m da casa per molti e’ passeggiare in contesti disumani ed parcheggi…Milano forse un po’ in cambiamento, ma l’ urbanistica in Italia non ha functional…ora si corra ai ripari… in altri tempi per le pestilenze sorpassate si costruivano chiese – vedi a Venezia grandi capolavori…ed i privati giardini e ville https://valsanzibiogiardino.com …..piantiamo alberi ovunque e creiamo spazi pubblici dignitosi per tutti…

  4. tatino pensabene

    Bell’idea ma un cuoricino mi sembra piu’ adatto a una scuola materna, non a commemorare la città piu’ colpita d’Europa. Bisognerebbe proporre qualcosa di piu’ ragionato, con una potenza simbolica forte e comunque laica. Tipo statua della libertà di New York per dire….ma solo lo scheletro….come lugubre memento mori…e omaggio a tutti i defunti…

  5. Anonimo

    Magari sarà una buona idea, ma mi sembra francamente abbastanza prematuro parlarne adesso.
    Quanto al cuore…penso si possa provare a cercare di meglio 🙂

  6. Anonimo

    OCCORRE MIGLIORARE TUTTI GLI SPAZI PUBBLICI…LA SALUTE COMINCIA DA INTERVENTI DIFFUSI E PER TUTTI RICCHI E POVERI,CENTRO E PERIFERIE….

  7. Filippo Levizzani

    Un cuore mi pare poca cosa, soprattutto se per ottenerlo vanno abbattuti alberi.
    Qualsiasi cosa si faccia (e spero che qulcosa si faccia), deve avere sicuramente i nomi di tutti i medici di base, infermieri, medici che sono morti nella lotta contro il covid

    1. Marco

      Ma esattamente quale lezione avrebbe imparato Milano e la Lombardia? Ad oggi, entriamo nella fase 2 e mezzo con il 50% medio dei contagi giornalieri in Italia e come area record per tasso di mortalità Covid (credo peggio di qui ci sia solo qualche stato negli USA), ed eppure drammaticamente ultimi su tutto, dalle mascherine alle politiche di isolamento, al numero di test, su cui si allunga lunghissimo il sospetto di brogli per vantaggi economici, una cosa che fa semplicemente vomitare, che farebbe una bella coppia con l’ordinanza choc di rinchiudere i positivi a un virus che ammazza principalmente vecchi in una casa di riposo.
      Se proprio deve lasciarci in eredità qualcosa questa pandemia, che sia la consapevolezza che la sanità o è pubblica o non è sanità, e che perciò dobbiamo smetterla di raccontarci la favoletta della sanità migliore d’Italia, e cambiare al più presto le scelte politiche che ci hanno portato a questo disastro, altrimenti anche le numerose e innegabili eccellenze ospedaliere prima o poi finiranno vittima di questa male gestione.

      1. Marco-

        Caro mio omonimo, sono felice per te che che al momento non hai avuto ancora necessita’ di rivolgerti alla “ favoletta della sanita’ Lombarda”. Io la ho avuta e ti assicuro che se tu non leggessi tutti i giorni il fatto quotidiano o repubblica avresti un’opinione diversa

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