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Milano | Cultura: le croci seicentesche della peste

In questi tempi da “segregati” in casa per via dell’epidemia da Coronavirus, vengono subito in mente le pestilenze che hanno colpito la città in passato e, in relazione a ciò, vorremmo raccontarvi la storia delle Croci fatte erigere da San Carlo Borromeo per le strade di Milano a partire dal Cinquecento.

La peste è stata nei secoli scorsi un flagello non indifferente e Milano, purtroppo, ne fu colpita più volte, come del resto moltissime altre città di tutta Europa. Tra le molte va ricordata quella particolarmente virulenta del 1576. Il cardinale Carlo Borromeo in tale occasione, per la cura delle anime, organizzò all’aperto (piazze, crocicchi, sagrati) continue messe e preghiere di modo che potessero venire sentite dalle finestre delle case. La paura e le disposizioni delle autorità infatti avevano costretto gli abitanti in casa e a non frequentare luoghi pubblici fra i quali le stesse chiese per paura dei contagi.

Tale peste comparve nel 1574 in Trentino e si diffuse anche a Milano nel 1576, anche a causa dei continui spostamenti dei pellegrini per il Giubileo indetto per quell’anno.

A Milano provocò la morte di oltre 18.000 persone, pari a 1/10 della popolazione di allora, ed ebbe un impatto devastante anche a Venezia e a Mantova. L’altra pestilenza che colpì la città, nel 1630, dove morirono 150.000 persone, pari a 1/3 della popolazione dell’epoca, è quella ricordata da Alessandro Manzoni nel romanzo “I Promessi Sposi” e richiamata anche nel saggio de “La colonna infame”.

Inizialmente le croci fatte erigere da San Carlo furono all’incirca venti semplici basamenti in pietra sormontati da una croce posti al centro dei crocicchi, di modo che gli abitanti di ogni quartiere potessero partecipare quotidianamente alle messa direttamente affacciandosi alle finestre di casa.

Successivamente affidò tali croci stazionali ad una apposita Confraternita, la Compagnia della Croce. La prima croce stazionale, quella del Cordusio, fu consacrata dal cardinale stesso nel maggio del 1577.

Verso il 1600, il cardinale Federico Borromeo aggiunse a queste croci un “mistero”, cioè un episodio della passione di Cristo, assieme ad un’effige di un santo che fosse stato anche arcivescovo di Milano nei tempi passati. Al contempo Federico Borromeo incrementò con nuove croci stazionali le strade della città. Luoghi che divennero fondamentali per lo spirito dei fedeli durante la peste del 1630.

Purtroppo durante le soppressioni del 1786, volute da Giuseppe II, figlio della sovrana Maria Teresa, che videro la chiusura di parecchi luoghi di culto come chiese e monasteri, si dispose anche l’abbatimento di molte croci o colonne stazionali, perché d’intralcio al passaggio delle carrozze.

Così, delle circa 35 croci realizzate dai due Borromeo, quasi tutte vennero rimosse, per cui ben poche sono giunte sino a noi.

Molte colonne e croci votive erano semplici colonne con una croce in sommità, alcune avevano quattro altari disposti sui lati della base e una statua del santo posta su un alto piedistallo.

Di seguito riportiamo alcune delle croci e la loro collocazione originaria.

Porta Comasina (Garibaldi)

Croce di Sant’Ampelio, che si trovava nell’attuale piazza del Carmine.
Croce di San Benigno, situata nell’attuale largo la Foppa.
Croce di San Barnaba in origine una semplice colonna con croce, sostituita in seguito con la statua in rame e bronzo di San Carlo Borromeo disegnata da Dionigi Bussola nel 1624, e successivamente collocata in Piazza Borromeo dopo che Giuseppe II disse che era d’intralcio al passaggio.
Croce di San Geronzio, situata all’incrocio tra via Ponte Vetero e via Sacchi.

Croce di San Rocco, era nell’attuale incrocio tra corso Garibaldi e via Anfiteatro. Venne rimossa con le soppressioni Giuseppine.

Porta Nuova

Croce di Sant’Eusebio, la sua collocazione non è chiara, secondo alcuni era posta nei pressi della porta Beatrice, in fondo alla via Brera, mentre secondo altre fonti era posta quasi di fronte alla scomparsa chiesa di santa Maria Aracoeli, all’angolo con il corso di Porta Nuova. Venne demolita nel 1879.
Croce di Santa Maria alla Scala, situata in corrispondenza dell’omonima chiesa in piazza della Scala.
Croce di San Protaso arcivescovo, indicata anche come croce di San Primo nell’attuale via Manzoni all’angolo con piazza della Croce Rossa. Venne eretta nel 1579, nel tardo seicento fu riedificata, ad opera di un privato, e la statua sostituita da una sfera sormontata dalla croce. Queste di Porta Nuova sono tutte sparite.

Porta Orientale (Porta Venezia, Monforte e Tosa)

Croce di San Caio, era situata all’incrocio tra via Corridoni e via Cesare Battisti.
Croce di San Dionigi, si trovava all’incrocio dell’attuale corso Venezia con via Borghetto. La colonna è citata nel capitolo XI de I Promessi Sposi e nel saggio storico Storia della colonna infame, entrambi di Alessandro Manzoni. Se ne conserva oggi solo la targa sottostante, presso il Castello Sforzesco.
Croce dei Santi Gervaso e Protasio era collocata nell’odierna piazza Santo Stefano in Brolo.
Croce di San Martiniano o Matroniano al Verziere, tra tutte la più alta e imponente. Nel 2017 venne rimossa per i lavori della M4 in largo Augusto, al termine del cantiere sarà riposizionata. La colonna, arrivata da Baveno, lasciò perplessi (per la scarsa qualità) i commercianti committenti e paganti, tanto che il litigio fece sì che la colonna rimanesse per ben vent’anni abbandonata a terra, intralciando anche il traffico. Solo l’intervento del Governatore Velasco risolse la questione e i lavori ripresero. Verrà alla fine completata, dopo altre disgrazie costruttive, solo nel 1673. E’ conosciuta anche come colonna del Salvatore, Redentore o Verziere. Durante i lavori recentissimi di smontaggio è affiorato il più antico basamento e parte della primitiva colonna.
Croce di San Mona, o Croce di Porta Orientale situata in un’area allora compresa tra l’odierna piazza san Babila e via Montenapoleone, affiancata a quella del Leone.
Croce di Monforte o Croce di San Mirocleto, situata nell’attuale via Monforte all’incrocio con via Conservatorio.
Croce di San Salvatore, colonna votiva situata in un’area oggi occupata dagli edifici della Galleria Vittorio Emanuele II allora chiamata “stretta dei Cimatori”, successivamente “contrada di San Salvatore”, di fronte alla chiesa di San Salvatore in Xenodochio.

Porta Romana (Porta Vigentina e Lodovica)

Croce di San Calimero, rimasta al suo posto in largo Crocetta e raffigura il quarto vescovo milanese.
Croce di San Castriziano, situata nella scomparsa contrada dei Tre Re, area che si trovava circa tra le attuali via Baracchini e via Larga.
Croce di Sant’Elena o Croce di San Senatore; inizialmente innalzata il 12 maggio del 1581 e rifatta nel 1616 e posta nell’odierno largo Bertarelli, venne in seguito spostata tra le due chiese di sant’Eufemia e san Paolo. Ebbe per protettore san Senatore, 21° vescovo. La posizione attuale le venne data dopo un piccolo trasloco avvenuto negli anni venti, dato che si era trovata  proprio al centro del corso nato in quegli anni.
Croce di San Glicerio, esistente e spostata. Un tempo al Bottonuto, ora funge da rotatoria in via Marina a Porta Venezia.
Croce di San Marolo, inizialmente era posizionata in corso di Porta Romana, all’altezza di via Maddalena, e fu dedicata a Marolo, 14° vescovo di Milano. La colonna fu poi traslata nel 1776 nell’attuale piazza di san Nazaro in Brolo sul corso di porta Romana, dove ancora oggi la vediamo, e qui assunse il nome di san Nazaro o sant’Ulderico.
Croce di San Mauricillo, era situata all’incrocio tra via Speronari e via Falcone.

Porta Ticinese (e Porta Genova)

Croce di San Dazio, situata all’incrocio tra le attuali via De Amicis e via Cesare Correnti.
Croce di San Lazzaro, posta in piazza della Vetra, oggi è forse la più derelitta delle croci superstiti e venne eretta “solo” nel 1643.
Croce di San Magno o san Brugnone: era di fronte alla chiesa di San Pietro in campo lodigiano, nei pressi del ponte delle Pioppette (oggi sarebbe in via della Chiusa). Pur avendo avuto la statua posta in cima alla colonna di san Brugnone, la colonna venne intitolata al vescovo Magno.
Croce di San Mansueto, situata all’incrocio tra le attuali via Arena e via Conce del Naviglio.
Croce di San Materno, situata al Carrobbio. Nel 1786 croce e altare vennero rimossi per motivi di viabilità..
Croce di San Michele, era situata all’incrocio tra via Disciplini e via della Chiusa.
Croce di San Pietro Martire o Sant’Eustorgio, esistente. Nel seicento la croce venne sostituita con quella di san Pietro Martire (il domenicano ucciso a Barlassina), grazie all’interessamento dei 40 Crocesignani che costituivano la scorta degli Inquisitori, che in questa basilica avevano sede.

Porta Vercellina

Croce di Sant’Ambrogio, situata nell’attuale area di Piazza degli Affari, allora in prossimità della chiesa di San Vittore al Teatro.
Croce di Sant’Anatolone, situata nell’attuale corso Magenta all’angolo con via San Giovanni sul muro.
Croce di Sant’Ausonio, il 28° vescovo ebbe dedicata questa croce che si innalzava sul corso di porta Vercellina, oggi corso Magenta, proprio nello slargo davanti a palazzo Litta.

Corpi Santi

Croce di Santa Maria Bianca o delle Rottole al Casoretto, in piazza Durante.
Croce di Santa Maddalena, la possiamo trovare in piazza De Angeli, zona che proprio per la crocetta è sempre stata chiamata “la Maddalena”. Zona che per lungo tempo rimase di transizione tra la periferia cittadina, e dominata dalla grande manifattura De Angeli-Frua che qui si affacciava sino al dopoguerra, e l’inizio delle campagne, lungo la strada per Baggio. Restaurata nel 1863, sfida i secoli in mezzo al traffico.
Croce di Quarto Cagnino: si tratta di una colonna votiva di epoca settecentesca, quindi successiva al periodo dei Borromeo.

Vanno menzionate anche le tre “croci” di San Giovanni Nepomuceno: una posta sul ponte di Corso di Porta Romana della cerchia dei navigli, una sull’arco antico di Porta Orientale e l’altra posizionata nel cortile del Castello Sforzesco. Pare ce ne fosse anche una terza, della quale però se’è persa traccia.

San Giovanni Nepomuceno era nato in Boemia, a Nepomuk, intorno al 1340. Aveva un nome che risultava così ostico ai cittadini che divento’ popolare come “San Giovann ne’ pu’ ne’ men”.

La statua venne posta sulla spalletta del ponte nel 1724 e rimossa alla copertura del canale nel 1929 e posizionata per un po’ di anni in piazza Cardinal Ferrari, sino a quando venne trasportata definitivamente a Niguarda nel giardino di villa Clerici.

La statua del Castello è opera del Dugnani, del 1729. 
Nel 1939 venne rimossa perchè intralciava il palco del Teatro dei Ventimila e fu colta l’occasione per restaurarla. Venne rimessa al suo posto il 23 novembre 1940. Purtroppo durante i bombardamenti del 1943 una scheggia la decapitò. Nel dopoguerra fu riparata e oggi accoglie i visitatori del Castello.

La terza fu posizionata sull’arco di Porta Orientale, dinanzi al ponte di corso Venezia. Quando nel 1819 venne demolita la porta, tutte le lapidi e le statue che vi erano poste furono messe in salvo e poi confluite nelle raccolte civiche del Castello. Quindi la terza e più piccola statua di San Giovanni potrebbe essere al Castello.

Fonte – Skyscrapercity Milano Sparita; Milanoneisecoli; Roggiani F.: Le “Crocette” nella Milano di San Carlo, 1984; Latuada S.: Descrizione di Milano ecc, 1737-1738




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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


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