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Milano | Mobilità: intervista a Mikael Colville-Andersen

Articolo di Francesca Guerci – Jr PM e divulgatrice ambientale (soprattutto sui temi di mobilità sostenibile e rigenerazione urbana).

Se il ciclista domani fossi tu? La ciclabilità come strategia apolitica e trasversale: dai lettori di Urbanfile all’esperto danese Mikael Colville-Andersen.

Ripartiamo dal grafico (DATI 2013, PUMS 2015, SINTESI NON TECNICA) dello scorso articolo relativo a come ci spostiamo in città, confrontandoci con le modalità danesi (soprattutto culturali – spesso degli automobilisti stessi): per prendere esempio, avere uno sguardo più ampio e sfatare alcuni miti/timori/pretesti che spesso si sentono citare sulla/nella nostra città (es: Milano non è adatta alla bici, le ciclabili non servono a nulla, ci vorrebbero più parcheggi per le auto al posto delle ciclabili). 

 Proponiamo inoltre un link utile relativo al bollettino giornaliero della qualità dell’aria di Milano, per chi volesse monitorarla. 

Abbiamo intervistato Mikael Colville-Andersen – che ringrazio per l’importante contributo – esperto di progettazione urbana e presentatore della serie dedicata all’urbanistica The Life-Sized City (edizione italiana su La Effe dal titolo Racconti dalle città del futuro

Gli abbiamo posto 5 domande per avere il suo punto di vista sul concetto di ciclabilità e avere un confronto rispetto alla nostra città (tenendo presente che in Danimarca partono da anni di esperienza in ambito di ciclabilità urbana). Inoltre, per gli interessati, inseriamo il link alla strategia ciclabile di Copenhagen 2011-2025 

Prima di iniziare: vediamo come si muovono i lettori di Urban File. Potete trovare di seguito il link al sondaggio anonimo (9-11 rapide domande – 1 minuto di tempo) per chi risiede a Milano o nel suo hinterland – i risultati verranno comunicati al termine del sondaggio: Qui il LINK.

 Ora iniziamo con l’intervista: 

1. Per la Sua esperienza, pensa che ci sia una città che possa essere definita completamente inadatta alla ciclabilità? Se sì, pensa che Milano sia tra queste? 

Ogni città del mondo è stata “bicycle friendly” per almeno 70 anni: dall’invenzione della bicicletta (fine 1800) al cambiamento nella pianificazione urbana e dei trasporti (anni ’50), in cui gli standard ingegneristici americani hanno iniziato a dominare le nostre città. Milano era fantastica e può continuare a esserlo: avete più o meno le stesse strade degli anni ’50, ma avete commesso l’errore di lasciare alle auto il campo. Potete, però, facilmente riallocare quello spazio dedicandolo a forme di trasporto intelligenti. Mi piace pedalare. Ci sono città nel mondo in cui la ciclabilità è difficile da reinserire. Nessuna di queste è in Europa. Per citarne alcune, Phoenix: fuori dal centro hanno un grande decentramento urbano e una scarsa densità abitativa, che rende complesso perfino l’avvio di linee autobus – figuriamoci di percorsi ciclabili! Brasilia è un altro esempio: un mostro auto-centrico. San Paolo è un altro ancora. Tuttavia abbiamo il caso di Città del Messico, simile a San Paolo per tanti aspetti, ma che nonostante ciò oggi vede quotidianamente 700.000 persone andare al lavoro in bici quando fino a 10 anni fa erano sostanzialmente 0. L’infrastruttura, come sempre, è la chiave di tutto

Milano è in una situazione perfetta per rimettere le bici al centro del trasporto

2. La ciclabilità è considerata un “tema politico” in Danimarca o è considerato un tema trasversale? Avete dei partiti politici aggressivi nei confronti dei ciclisti e della ciclabilità in genere

In Danimarca non c’è alcun respingimento politico nei confronti della ciclabilità. Proprio come durante la crisi finanziaria, in quella attuale (dettata dal Coronavirus), stiamo intensificando la costruzione di ulteriori infrastrutture ciclabili in modo da continuare a far girare l’economia. 

Il 67% dei nostri parlamentari va in bici al lavoro. Vedi foto (esterno del Parlamento danese). 

Dovremmo avere più fondi nazionali per la ciclabilità – ne abbiamo avuti in passato – ma comunque la maggior parte delle municipalità continua a espandere la propria rete ciclabile. 

3. In Danimarca avete degli “automobilisti resistenti al cambiamento” che non vogliono lasciare affatto la loro auto e fanno di tutto per mettere in difficoltà la ciclabilità? Se sì, come vi comportate nei loro confronti

È interessante notare come a Copenhagen il 67% degli automobilisti voglia più infrastrutture ciclabili. Fanno i conti quando guidano in città: vedono 150 ciclisti fermi al semaforo rosso e pensano “Se alcuni di questi altri automobilisti andassero in bici, ci sarebbe più spazio per me”. Solo il 9% dei cittadini di Copenhagen usa quotidianamente l’auto per andare al lavoro o a scuola/università all’interno della città (a Milano, come da grafico, siamo sul 30% NDR). Noialtri pedaliamo, camminiamo, prendiamo il bus/metro/treno e si tratta di uno dei paesi più ricchi del mondo. Comunque sì, sono certo che le persone ostili alla ciclabilità siano un po’ ovunque. 

4. Può descrivere a grandi linee il modo migliore (se ce ne è uno) per includere più persone possibili nella “esperienza ciclabile”? Come ci siete riusciti in Danimarca? 

L’obiettivo dovrebbe essere quello di non proporre alle persone alcun tipo di “esperienza ciclabile”: fa molto “hippie capellone” romantico – focalizzarsi solo su questo aspetto non porta a niente. L’homo sapiens è pragmatico. In città abbiamo posti in cui andare, persone da vedere e cose da fare. Scegliamo il modo più rapido e comodo per andare in giro. 

A Copenhagen ci siamo riusciti perché abbiamo costruito l’infrastruttura e abbiamo reso la bicicletta la condizione-base per andare in giro, anche conciliandola con l’intermodalità (connettere tra loro autobus, treni e metro). La Città di Copenhagen non comunica il concetto di “ciclabilità”, si limita a costruire una rete di infrastruttura ciclabile protetta. Le 400.000 persone che si muovono quotidianamente in bici nella “Grande Copenhagen” non hanno “un’esperienza”, semplicemente si muovono in modo efficiente e rapido da A a B a C. Il grafico sotto è la guida alla pianificazione dei trasporti in città: l’obiettivo è rendere l’uso dell’auto difficile, più costoso e più scomodo, dando priorità a tutte le altre forme di trasporto.

5. Cosa significa per Lei pedalare? E’ solo un modo per andare da un posto all’altro o è un’esperienza sociale come descritto in questo video

Come molti abitanti di Copenhagen, non sono un ciclista. Non mi identifico come tale: non ho una tuta o guanti da ciclismo, né casco, né una costosa bici da corsa. Sono solo un uomo che usa la bici per andare in giro perché è veloce e comoda. Ho comunque scritto molto sul fatto che l’andare in bici sia la forma più corretta di trasporto, anche dal punto di vista antropologico, perché dà la possibilità ai cittadini di interagire con il paesaggio urbano e indirettamente con i concittadini. Mi occupo di questi temi nel mio libro Copenhagenize – the definitive guide to global bicycle urbanism.

In un certo senso mi piace pedalare in una città “bicycle-friendly” come Copenhagen, ma lavoro sulla “psicologia del trasporto” e sono consapevole che il punto centrale è concentrarsi sul “A2Bism”, cioè: rendere la bici il modo più rapido per muoversi da A a B in città. Questa è la vera chiave

Conclusione: Milano ha il potenziale urbano-umano per rivoluzionare la mobilità urbana (in poco tempo), ma…l’infrastruttura da sola non è sufficiente – ci vuole un radicale cambio di mentalità di alcuni che, a priori, vedono la mobilità alternativa come qualcosa da abbattere invece che da promuovere. 




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com


24 thoughts on “Milano | Mobilità: intervista a Mikael Colville-Andersen

  1. Anonimo

    Credo ci sia un errore nel sondaggio: per gli spostamenti per lavoro si possono dare più risposte sui mezzi di trasporto usati, ma per gli spostamenti nel week end ne è ammessa solo una.

    In realtà è proprio nel week end che si usano più tipi di mezzi di trasporto diversi (fare la spesa, andare in centro, uscire a bere, andare a trovare genitori anziani, fare movimento…)

  2. Anonimo

    Milano è una città perfetta per andare in bici. Colleghi e amici autodipendenti non ci credono, ma basta che gli faccia vedere i percorsi su Strava (o altra app) e devono ammettere che si possono comodamente fare 5 km in 15 minuti, arrivando praticamente ovunque.
    Milano è piccola, piatta, densa. Gli unici problemi sono le auto (troppe, e troppo veloci) e qualche strada con pave e auto parcheggiate male. Tutto qua. Poi con una bici anche solo da 200 euro vi potete liberare da rate dell’auto, bollo, benzina, parcheggio, assicurazione e stupidate varie. I soldi risparmiati ve li usate per altro e saranno tantissimi, un aumento di stipendio che vi regalate, e vi regalate pure un’ottima forma fisica.
    Secondo me c’è tutto da guadagnare se riuscissimo a portare quel 6% al 20% o più. In troppi ancora non sanno quanto cambi la vita, non bisogna essere dei Bartali per fare 5 km in bici, ci riesce anche un bambino. E 5 km è la distanza media dei più comuni spostamenti casa-lavoro in città.

  3. Anonimo

    Le distanze di Milano sono abbordabilissime…servono i parcheggi per le bici quelli occupano spazio e vanno ben distribuiti per la citta’ con rastrelliere comode e sicure…con i condomini si devono prevedere in spazi comuni ..servono i parcheggi interscambio x metro e treno…nulla di piu’…

  4. Anonimo

    La bici fa benissimo alla città e agli altri cittadini che pagano le tasse.
    Esempi?

    – più consumi di vicinato: nello spazio che occupa 1 suv parcheggiato (guidato per lo più da 1 persona) stanno 12 bici. 12 bici sono 12 persone/clienti. Commercianti, capite che conviene?
    – meno inquinamento prodotto: devo spiegarlo? Aria più pulita, persone più sane
    – meno costi per la manutenzione stradale: le bici non distruggono le strade, sono le auto che distruggono l’asfalto e creano buche
    – meno costi sanitari: chi va in bici è mediamente più in forma, più magro e in salute di chi usa l’auto
    – più felicità e rapporti sociali: vi arrabbiate mai in auto, bloccati nel traffico? Il bello della bici è fermarsi dove si vuole, far due chiacchiere con chi vi pare, una cosa impossibile o molto difficile da fare in auto

    Chi è contro la diffusione dell’uso della bicicletta vuole una città grigia, sporca, povera, con pochi negozi di quartiere e tanti grandi centri commerciali lungo le tangenziali. Uno schifo di città in cui la gente vuole solo scappare.

  5. Anonimo

    Tutto bellissimo.

    Però io in ufficio in bici da Maggio a Settembre in bici non ci vado perchè non posso presentarmi sudato fradicio.
    Magari il Comune potrebbe imporre una zona dove almeno cambiarsi negli uffici oltre una certa dimensione nel territorio di Milano?

    Altro problema sono i furti: con la bici scassona intoccabile ci puoi giusto fare 2/3 chilometri, ma se vuoi seriamente usare la bici tutti i giorni (e non abitiamo tutti a 5 chilometri dall’ufficio…) devi poter avere un mezzo decente senza che te lo rubino dopo due settimane. Quanti dei nuovi megauffici LEED Platinum/gold ecc che nascono come funghi hanno parcheggi per bici sicuri per tutti? Sono obbligatori? Manco per sogno.
    Che poi se esci dall’ufficio e vai a farti un aperitivo, finisce che la lasci legata al palo e ne ritrovi due.

    Ce ne sarebbero tanti altri di punti del genere, non tutto è urbanistica e “mentalità”. Perlomeno non lo è per chi guida il milione e passa di auto che girano a Milano in un giorno medio…

    1. Anonimo

      Scusa ma almeno che tu non abbia gravi problemi di ipersudorazione se vai in bici a una velocità ridotta, vestito correttamente, fai tranquillamente 5 km la mattina senza arrivare sudato fradicio, credimi.
      Fai una prova, perché se scrivi cose tipo “sudato fradicio” non sei mai andato in bici. E poi la soluzione c’è: bici elettrica. Niente fatica, zero sudore, anzi, rischi di aver freddo a maggio e a settembre.
      Sui parcheggi puoi avere ragione ma se investi in un buon lucchetto (da 50 euro per intenderci, non da 25) le possibilità che ti rubino la bici scendono moltissimo. I ladruncoli scelgono bici facili da rubare.
      Sulle zone cambio o doccia nelle aziende c’è molto lavoro da fare e serve che ci sia la massa critica di lavoratori che scelgono la bici per muoversi, altrimenti non si otterrà mai nulla.
      Comunque a ogni problema c’è una soluzione, volendo. Se non si vuole è un altro discorso e nessuno ti obbligherà mai a usare per forza la bici, ci mancherebbe! 😊

      1. Anonimo

        Credimi, vestito in un modo più o meno accettabile per dove lavoro, dopo mezzora non stai troppo bene appena la temperatura sale. Certo, non sono 5 chilometri ma chi lavora a 5 chilometri da casa veramente?

        In ogni caso concordo con te che il futuro è la bici elettrica ed in generale tutta la micromobilità elettrica, Più di una bici o di un monopattino, ma meno di una macchina per 4 persone. Non c’è multinazionale che non ci stia lavorando adesso che finalmente la tecnologia è matura, ma lasciami essere un po’ romantico e sperare che prima della pensione ci sarà un modo per andare in ufficio con la sola forza delle gambe, pur arrivandoci non conciato come un Hippy (giusto per per riprendere il testo dell’intervista, è solo per dire… 🙂 )

  6. Anonimo

    Altri vestiti, giacca e cravatta dopo…+ casual…il comune deve imporre a tutti i nuovi progetti parcheggi bici interni nei garage ed esterni in superficie cosi’ funziona Amsterdam…si calcola il numero per abitazione e per i negozi e uffici…un po’ di regole insomma…i parcheggi controllabili con video o in zone di passaggio…ci vuole tempo e abitudini nuove….

    1. _

      Concordo in pieno.

      Il momento è adesso non fra dieci anni. Le iniziative “soft “come i parcheggi negli uffici (anche pubblici) sono efficaci tanto quanto quelle “hard”, come rifare totalmente la viabilità di Milano ma infinitamente più semplici da realizzare subito.
      Certe volte sembra che i profeti della ciclabilità si perdano in un bicchier d’acqua!

  7. Anonimo

    Il problema dei parcheggi bici è sicuramente un problema tra i tanti.
    Gli spazi non mancano, per esempio l’immenso mezzanino del metro di Porta Venezia o di Loreto (ex negozio mobili abbandonato per intenderci) potrebbero essere ottimi parcheggi custoditi per bici. Si sarebbe lavoro anche a qualcuno per la loro gestione.
    Altri spazi si potrebbero facilmente trovare accanto o nelle stazioni ferroviarie della città, è scandaloso che Centrale, Garibaldi, Lambrate e Cadorna non abbiano delle velostazioni dove lasciare la bici in modo sicuro. Davvero si può creare lavoro e anche riqualificare spazi abbandonati o non sfruttati.
    UF fate un articolo sui mezzanini abbandonati del metro?

    1. Anonimo

      Scandaloso che si sia cosi’ indietro…ma come fare per pretendere questi servizi? UF questo blog arriva agli occhi ed orecchie del Comune? Altrimenti finisce che la parlola resti solo per poche Starlette Ipse dixit tutto fare che non seguono il dibattito….

      1. wf

        Parli di Trenord, parli di Regione Lombardonia…

        Far capire le mobilità alternative all’automobile a Regioen Lombardia e aivertici politici di Trenord è come parlare di dieta “equilibrata e mediterranea” a un macellaio ceh vende solo carne.

        Per loro chiu sua il treno o altri mezzi che non siano l’automoile sono solo dei pezzenti e spostapoveri.

        E’ nelle loro politiche di ammazzare la bicicletta e tutto ciò ceh mette in crisi il “modello Automobile”…

        ndr
        Anche una scimmia cieca lo può vedere chiaramente

  8. Anonimo

    Ottimi ragionamenti di gente con una certa coscienza , complimenti a tutti. Peccato che chi guida Milano (lasciamo perdere la Regione) a livello istituzionale sia incapace . Non centra questo o quel partito politico . È che i danesi e i milanesi proprio sono due galassie diverse . Ma completamente. Certo il momento per iniziare a cambiare è proprio ora. Perché con il cambiamento climatico che accelera ogni anno sempre di più la sudorazione o l’ipersudorazione di qualcuno saranno un problema di tutti ho l’impressione. Pure di quelli che hanno il climatizzatore ovunque. Perché è il cambiamento climatico il problema da risolvere alla base, o mi sbaglio???

    1. Anonimo

      Eh si, tra qualche anno i cambiamenti climatici accelereranno e manderanno in crisi molte società, anche le più avanzate. Ma l’umanità non ragiona a lungo termine, è assodato, paga di più far finta che non sia un problema, per non cambiare.
      Torno però sul tema del sudore e di andare in ufficio sudati, ma davvero ritenete che sia così? Cioè lo leggo spesso nei commenti come se fosse il freno più grande ne fare 3-5 km pedalando in piano. Adesso che scrivo ci sono 16 gradi, voi sudate anche a 16 gradi? Io spesso la mattina ho freddo in bici e in ufficio arrivo tranquillo e a posto. Forse sono strano io, forse il problema si pone un po’ tra giugno e settembre ma nulla che non si possa risolvere vestendosi in modo adeguato e pedalando a una ridotta velocità per fare meno sforzo.

      1. Anonimo

        Il clima caldo non è la principale obiezione ad usare la bici, ma un esempio delle tante piccole cose che si potrebbe fare negli uffici per rendere la ciclabilità una opzione appetibile: predisporre piccole aree dove cambiarsi, almeno nei mega uffici nuovi, potrebbe essere fatto per semplice disposizione Comunale al momento del rilascio delle autorizzazioni.

        L’altra piccola cosa, sono i parcheggi sicuri. Negli uffici e anche nelle stazioni metro e treno.

        Oggi ci sono 16 gradi e non c’è alcun problema. di clima. La settimana scorsa ce n’erano 26 ed era peggio.
        Ma il punto non è questo: possiamo irridere e ridicolizzare tutte le obiezioni. Ho letto anche il solito fenomeno cda tastiera che parlava di patologie mediche come l’iipersudorazione (aka iperidrosi). 🙂
        Ma se non si rende la vita più facile ai ciclisti il salto di quantità vero di chi usa la bici a Milano non lo faremo mai veramente.

        Non basta rendere meno conveniente l’auto perchè tutti si gettino sulla bici. Bisogna anche rendere migliore l’esperienza del ciclista.
        Magari cercando anche di capire meglio le problematiche: quello che per uno studente universitario, un insegnante, un freelance è un problema del tutto marginale, magari per chi visita clienti, lavora in una banca, fa i turni è un problema molto maggiore.

        Se invece il punto è fare la crociata, spazzare la tutti i costi e obiezioni, piegare le mentalità chiuse al cambiamento e affermare il Verbo senza se e senza ma, allora è una cosa diversa e giustamente discutere è abbastanza inutile.

        Io ho un’auto (aziendale), uno scooter e due bici (che adoro). La mattina voglio trovare qualcosa che mi renda più facile usare la bici al posto di auto o scooter. Tutto qui.

        1. Manuel

          ciao Anonimo,
          io sono abbastanza un talebano della bici e dei mezzi pubblici, e concordo al 100% con quello che dici…
          l’infrastruttura è la priorità ma, a corredo ci sono mille altre cose da risolvere:
          Parcheggi sicuri, zone dove parcheggiare, bici sui mezzi, zone per cambiarsi / de-ascellarsi (si può fare in bagno, vero ma di sicuro non facilita l’esperienza).

  9. wf

    urbanistica
    Mobilità, l’esperta di New York: «Nell’era post Covid le auto dovranno sparire dalla città»

    La visione di Janette Sadik-Khan, guru dei trasporti nella città allora amministrata dal sindaco Bloomberg: «Le piste ciclabili e le walking lanes per i pedoni sono solo il primo passo per trasformare le città in modo definitivo»

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_maggio_13/mobilita-esperta-janette-sadik-khan-new-york-post-covid-auto-sparire-piste-ciclabili-aree-pedonali-e01d3086-9551-11ea-b53d-888d5c72a186.shtml

  10. wf


    Il progetto, nelle sue linee essenziali, ha una priorità di base: «Bisogna dare alla gente un’infinita scelta di mezzi di trasporto sostenibili per rendere possibile, anche psicologicamente, la rinuncia all’auto, dalla mobilità elettrica, allo sharing, alle bici e alle zone pedonali, alla metro e alla rete di autobus, taxi e tram».

    Le critiche di chi sostiene che perdere il traffico privato significhi danneggiare il commercio non la intimoriscono: «Lo sa che a New York su grande arterie in cui le ciclabili sono state allargate il commercio al dettaglio è salito del 20%? Certo si tratta di mondi diversi, ma la bicicletta e lo spazio per i pedoni diventeranno il prossimo riferimento della mobilità, basta dargli spazio, per esempio senza paura del traffico automobilistico».

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