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Milano | Mobilità: l’importanza della ciclabilità

Articolo di Francesca Guerci – Jr PM e divulgatrice ambientale (soprattutto sui temi di mobilità sostenibile e rigenerazione urbana).

In questi giorni si parla molto della FASE 2 relativa alla mobilità proposta dal Comune della nostra città (Strategia Milano 2020 – progetto ciclabilità, presentata il 24 aprile).
Se nel precedente articolo abbiamo commentato l’importanza degli interventi di inverdimento urbano come fonte di assorbimento degli inquinanti atmosferici, in questo affronteremo il dibattito tecnico sulla ciclabile di v.le Monza e il contributo della ciclabilità alla sfida dell’inquinamento atmosferico (con un paragrafo di approfondimento dedicato all’impatto del trasporto sull’inquinamento).

Proveremo a esporre alcuni suggerimenti costruttivi e mirati di esperti, visto che dal 27 aprile si è aperta per la cittadinanza la possibilità di fare commenti alla Strategia.
Siamo convinti del fatto che la ciclabilità, come insegnano i paesi del Nord Europa, sia apolitica e come tale vada trattata: in modo puntuale e senza preconcetti.

COME CI SPOSTIAMO A MILANO E NEGLI SCAMBI MILANO-HINTERLAND? (DATI 2013, PUMS 2015, SINTESI NON TECNICA)

Partiamo da una panoramica sulle nostre abitudini . Come ci muoviamo?

Come capiamo facilmente dal grafico, l’auto è maggiormente utilizzata negli spostamenti di scambio, ma copre una quota del 30% anche negli spostamenti interni alla città: da qui nasce l’importanza di favorire la ciclabilità interna alla città (e se possibile anche ai confini della città stessa), a maggior ragione in questa FASE 2 in cui il TPL (trasporto pubblico locale) subirà una contrazione di capienza.

Un suggerimento che vorremmo avanzare all’Amministrazione è quello di “marcare più da vicino” le abitudini dei cittadini tramite sondaggi periodici e frequenti. Questa azione permetterebbe non solo un aggiornamento annuale dei data base, ma anche una comprensione approfondita del perché i cittadini siano ancora legati all’auto – entrambi i punti faciliterebbero l’analisi degli interventi da intraprendere e dei miglioramenti.

LA CICLABILITA’ A MILANO NELLA FASE 2 – LA “QUERELLE” SU VIALE MONZA

La peculiarità delle azioni proposte nella strategia Milano 2020 per la ciclabilità è il carattere emergenziale, quindi l’agire in modo puntuale tempestivo è fondamentale. È molto importante che noi cittadini comprendiamo appieno il valore degli interventi in atto, sfruttandoli con la consapevolezza che non si tratti di scelte politiche, ma di scelte trasversali, che toccano la salute e l’ambiente di tutti. È quindi utile in questa fase essere propositivi e non distruttivi; avere un approccio facilitatore e non bloccante.

L’esperto danese Mikael Colville Andersen si è congratulato per la progettazione delle ciclabili di c.so Venezia e Buenos Aires, ma ha criticato quella di v.le Monza. Dice: “Mettere al centro della carreggiata la ciclabile non è una best practice, non incoraggia la ciclabilità e non è sicuro”. Vediamo di capire i motivi di questa affermazione e i pro/contro del disegno avanzato tramite la matrice sotto indicata, in cui abbiamo

sintetizzato il parere di alcuni esperti, che ringrazio per l’importante contributo. Partiamo dal disegno:

Ma perché è così importante ridurre l’uso dell’auto e prediligere altri mezzi? È solo un capriccio o è una strategia essenziale? Chi è interessato trova di seguito un paragrafo di approfondimento.

APPROFONDIMENTO: IMPATTO DEL TRASPORTO SULLE EMISSIONI DA INQUINANTI ATMOSFERICI

Come abbiamo ricordato nei glossari del precedente articolo, inquinanti atmosferici e gas serra non sono la stessa cosa. Oggi ci concentreremo sugli inquinanti atmosferici, responsabili del cosiddetto “smog”.
Spesso si sente negare la responsabilità delle auto per l’inquinamento atmosferico, attribuendola solo ai riscaldamenti oppure all’assenza di circolazione, ma è vero? La risposta è: dipende cosa si sta dicendo.

Nel caso dell’assenza di circolazione di venti si tratta di un fattore esterno che influenza le concentrazioni, ma non di una fonte di emissioni. C’è una netta differenza: il vento influenza il “ristagno” delle concentrazioni ma non può essere influenzato dai nostri comportamenti/strategie; invece le fonti di emissione dipendono direttamente dalle nostre strategie/scelte. In sintesi: il vento “sposta” le emissioni – non le elimina; lavorare sulle fonti, invece, porta a una eliminazione/riduzione alla radice di tali emissioni (es: incentivi a monopattini/bici/bici cargo e disincentivi a mezzi privati o commerciali a diesel o benzina, conversione del parco caldaie, innovazione del parco mezzi pubblici).

Nel caso dei riscaldamenti, la loro incidenza sulle emissioni dipende dalla tipologia di inquinante in analisi, come vedremo nel grafico, e dai fattori tipici di ogni luogo che influenzano i livelli e la composizione delle concentrazioni: ci troviamo in autostrada, in città, in città ma in prossimità di autostrade/tangenziali, in un’area industriale o portuale? Qual è la composizione del parco auto e del parco caldaie?

Andiamo di seguito a visionare alcuni grafici per Milano e provincia, partendo dal dato di fatto che a Milano i restanti edifici riscaldati con caldaie a gasolio sono c.ca 1500 (Teniamo presente che complessivamente a Milano ci sono c.ca 65.000 edifici (di cui 43.000 residenziali). Database Istat http://dati-censimentopopolazione.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DICA_EDIFICIRES) e saranno definiti fuori legge dal 2023. Iniziamo da un riassunto (Ipsoa, 2014) dei principali inquinanti atmosferici (detti comunemente smog) e dei loro effetti sulla nostra salute/ambiente, a prescindere dal rapporto tra inquinante atmosferico-Covid19 già menzionato nel precedente articolo:

Quali sono le fonti dei principali inquinanti atmosferici a livello “macro” – cioè nella provincia di Milano ?(Fonte: INEMAR ARPA LOMBARDIA 2017 – public review)

Dividiamo intanto tra fonti: “trasporto su strada” (cerchio in arancione) e “altri comparti”. Come vediamo dal grafico, il trasporto su strada da solo occupa una quota di rilievo per ciascun inquinante, per l’esattezza: CO 69%, NOX 64% (generatore a sua volta del PM secondario), PM10 41%, PM2,5 36%, PRECURSORI O3 35%.

Concentrandoci ora solo sulle quote da trasporto, quali sono le fonti di questi inquinanti a livello “micro” (cittadino) – nello specifico a Milano ( Pums, 2015, p.54 -per i dettagli metodologici COPERT4 impiegati si veda par. 7.3.1-)?

Come vediamo dal grafico, l’auto ha un forte impatto su tutti gli inquinanti, seguita in alcuni casi dalla moto.

Concludiamo, infine, con un grafico che mostra l’esposizione dei cittadini a livelli dannosi di inquinamento atmosferico secondo l’Ue e secondo l’OMS. Come si può facilmente osservare, i limiti alle emissioni di inquinanti atmosferici in Ue sono molto morbidi rispetto a quelli suggeriti dall’OMS (che, infatti, in base ai suoi parametri vede più cittadini esposti agli inquinanti).




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com


52 thoughts on “Milano | Mobilità: l’importanza della ciclabilità

  1. Anonimo

    Mai una volta in queste profonde elucubrazioni sul tema ciclabilità che si parli di pavè, binari ma soprattutto “dove cavolo la lego la bici”, visto che già adesso le rastrelliere sono palesemente insufficienti.

    1. Manuel

      Hai ragione, il problema parcheggi bici esiste, dato che è già complicato adesso legarle…
      lo hanno postato più persone sulla bacheca di Maran, chissà che legga tutti i commenti.

      il pavè è un altro problema, ma non ha soluzione rapida (o indolore)

  2. Anonimo

    Dobbiamo mettere una marcia in più. La bici deve diventare parte integrale della mobilità di Milano. Non perdiamo un giorno!

    1. Anonimo

      Ma esiste uno studio che dica chi la usi la bici e soprattutto chi non la usa, perchè non la usa e cosa servirebbe perchè la usasse di più? E la demografica e le occasioni d’uso e la frequenza?

      Altrimenti ce la suoniamo e ce la cantiamo come se tutti i problemi fossero le ciclabili e poi si scopre che c’è anche dell’altro per incentivare l’uso.

      1. Emanuele M.

        “Se avessi chiesto ai miei clienti cosa volevano, mi avrebbero risposto: un cavallo più veloce”.

        – Henry Ford

        Penso che questa citazione risponda perfettamente alla tua domanda.

        1. Anonimo

          In realtà è un commento fuori luogo ma molto indicativo.

          Fuori luogo, perchè non si tratta di fare domande ai clienti di H. Ford (o ai ciclisti) ma a quelli che le auto di Ford (o le bici) proprio non le usano.

          Indicativo, perchè la scena meneghina è talmente autoreferenziale in tema di ciclabilità e mobilità dolce, che non concepisce che esista tutto un mondo fuori dal loro (ristretto) giro, da capire, coinvolgere e cui fare domande.

          1. mario1

            non condivido, non è che perché te leggi i commenti di una ventina di persone su urbanfile e forum/blog similari, vuol dire che tutti i milanesi la pensino come loro. Purtroppo però sono quasi sempre gli unici a parlare…

        2. Si Tav

          Il comune di Milano e molti utenti di sinistra parlano di bici come se a un maomettano parlassi della Mecca. O fanno come i clienti di Ford che volevano un cavallo. Sono limitati sono illogici e sono pure imbecilli.
          Intendiamoci: le bici sono un ottimo strumento ma non saranno mai risolutive della mobilità di una conurbazione di 4 milioni di persone.
          Ma vallo a spiegare a questi retrogradi, che fino all’altroieri erano contro la proprietà privata e fino a ieri erano contro la Tav.
          Questo senza contare che prima di fare le piste ciclabili bisogna togliere le auto parcheggiate.
          Come? Facendo i parcheggi, anche WF dice di no. Ma questo è un cretino

          1. Wf

            SiCoglionazzoTav guardati intorno…

            Sei circondato da commenti contro le auto e a favore di biciclette.

            Il tuo post brilla come un pezzo di merda puzzolente e fumante in un’immenso campo di candida neve…
            E ne ha lo stesso odore…

            Sei un dinosauro condannato dalla storia.

            Muovi il tuo pesante culmine e comprato una bicicletta.

            E non ci assimilare più con i tuoi sragionamenti deliranti da 50enne boomerang sfigato con la bava alla bocca.

            Senti come strilla come una poiana castrata.

            Godo.
            Buona sgambata.

            Rottama la tua punto spider 1200 diesel.
            Ciaone

          2. Anonimo

            Secondo me i dinosauri siete tutti e due, e pure “gli esperti” che pontificano con i loro bei report e relazioni piene di belle parole alla moda.

            Possibile che nessuno si renda conto che il primo vero e serio piano di urgenza e massiccio per incrementare la mobilità ciclistica a Milano sia figlio della crisi del modello di trasporto pubblico (ottocentesco) causata dal virus?

            Basta sterile lotta auto-bici, i risultati si ottengono per altre vie e a causa di stimoli diversi.
            E’ sotto gli occhi di tutti.

          3. Anonimo

            Caro Anonimo “4 Maggio 2020 at 08:12”. I miei esempi sono Londra, Copenhagen, Freiburg, Tokyo. Mi faccia un esempio di una sua città modello, così ci capiamo. Ci sono città molto più estreme di Milano, ma sono il Cairo o Mumbai. Più auto ci sono, più la situazione è disastrosa per una città. In termini di vivibilità, ambiente, mobilità economica per la fascia giovane. Ho studiato urbanistica e non ne conosco un esempio virtuoso nel mondo dove l’automobile in città non ha causato disastri enormi. Quindi mi faccia le qualche esmpio.

          4. Anonimo

            Carissimo Anonimo 4 Maggio 2020 at 12:55, ho espresso un parere dando dei “dinosauri” agli utenti “Wf” e “SiTav”, che si ostinano a vedere lo sviluppo della mobilità dolce e ciclistica in particolare, come una guerra di religione pro o contro le auto (e a una lite da barsport)

            Non metto in dubbio la sua preparazione Accademica e le sue credenziali, ma non capisco che cosa c’entrino le mie “città modello” con il mio commento?
            Ho semplicemente detto che a Milano per vedere una svolta epocale sul tema ciclabile abbiamo dovuto attendere una crisi del modello di trasporto pubblico, che è ancora ancorato a logiche e modalità ottocentesche.

            A mio parere questa è una novità. Del resto che il modello della mobilità automobilistica nelle città fosse fallita lo sapevamo da decenni, ma non era cambiato niente (a Milano) A me sembra un tema interessante….

          5. mario1

            non capisco, non si possono fare convivere le due cose: non si può iniziare a fare piste ciclabili senza distruggere centinaia di parcheggi, scegliendo in maniera intelligente i percorsi? Non si possono togliere parcheggi per fare ciclabili ma recuperarne dove possibile in vie parallele? non si possono semplicemente usare i molti controviali presenti in città trasformandoli tutti in zona 30 (quindi le auto possono passare ad esempio per parcheggiare o svoltare, ma devono andare piano e non si crea disagio a nessuno: bici o auto), non si possono asfaltare le varie corsie preferenziali sterrate? (sarebbero utili anche per i taxi e i mezzi di soccorso)
            Anche se ci vogliono anni, come ha detto qualcuno, iniziamo a favorire nuovamente un piano parcheggi sotterranei (ma non necessariamente solo sotto terra) magari semplificando la normativa e limitando il rischio di contenziosi, questo non serve per l’emergenza di oggi, ma muove l’economia (oggi) e permette di liberare posto per strada (domani). Prima dell’emergenza coronavirus il problema era uno: troppi pendolari che entravano con l’auto a Milano, dubito la bici sia la soluzione per risolvere il traffico dei pendolari: continuate a fare finta non sia un problema. Probabilmente non lavorate in un qualunque ufficio milanese di medie dimensioni, altrimenti sapreste benissimo che a Milano lavorano più pendolari che milanesi.

  3. Anonimo

    La bici devono usarla tutti dai bambini ad adulti e vecchi…vivo ad Amsterdam da 15 anni….qui si fa tutto in bici….si va al lavoro,a scuola,alla stazione, al teatro…tutto in bici… parcheggio in centro 7 euro all’ora per le auto. Il problema sono i parcheggi per le biciclette…quelli servono…tanti e sicuri…il comune di amsterdam ha regole precise su doved farli, come e quanti…Obbliga i progettisti a fare patcheggi per bici interni e si calcolano quelli degli ospiti da inserire in strada…insomma la questiond e’ molto complessa…serve spazio per parcheggi bici e per piste ciclabili …il comune ha aperto mega parcheggi sotterranei per le bici alle stazioni Amsterdam Zuid e Amstel…uso multifunzionale del suolo…sopra i parcheggi bici ci sono giardini d piazze….insomma SVEGLIA!! Cambiare stille di vita nel muoversi e dare alle bici spazio e parcheggi sicuri…le bici le rubano ovunque…anche ad Amsterdam! Parcheggi per bici sono essenziali!!!

    1. Anonimo

      Si può fare se si vuole. Conosco bene anche Friburgo in Germania. Funziona molto bene puntare sulla bici. È un mezzo economico, semplice e in città anche molto veloce!

      1. Anonimo

        Si certo infatti il piano della mobilita’ ciclabile di Asmsterdam e’ un piano pluriennale…e si monitora e controllano i flussi …i risultati si ottengono negli anni….comunque adottare stili di vita diversi e’ essenziale,ma servono sicurezza e certezza di parcheggiare con facilita’ la bici in luoghi sicuri e in molti punti della citta’…speriamo Milano si attivi con serieta’ al di la’ dei soliti annunci…servono competenza e programmazione…

      2. Anonimo

        si dai confrontiamo ora Friburgo, a Milano (e sopratutto la sua area metropolitana)..non scherziamo
        comunque persino a Friburgo, se vuoi andare a magiare in centro la sera, ci sono grossi parcheggi multipiano in posizioni strategiche

  4. Geopolitica milanese

    Se si vuole diminuire l’inquinamento e il consumo di risorse, va fatta una cosa molto semplice non solo a livello milanese ma mondiale. Bisogna aumentare la densità abitativa dei grandi centri urbani,quindi costruire più case in città, più torri abitative,recuperando le aree dismesse come per es. gli ex scali ferroviari a Milano. Quindi portare più gente ad abitare in città con quartieri già strutturati con piste ciclabili progettate dall’inizio (e non adattamenti vari molto discutibili) e aree, strade e siti di stoccaggio per agevolare l’ecommerce. Tra l’altro per bici e monopattini va studiato un sistema più efficace perchè non vengano rubate. Per le nuovi torri abitative, quindi con molte persone che ci abitano, si potrebbe pensare a realizzare all’interno i locker, come gli “amazon locker”, cioè i cassetti elettronici dove ricevere i prodotti dell’ecommerce, anche riscaldati per ricevere il cibo dei riders dei ristoranti e pizzerie. Tra l’altro è meglio torri alte che basse, perchè così chi fa le consegne ottimizza il tempo e ha meno torri da visitare. Al riguardo si potrebbe pensare anche a elevare i palazzi già esistenti a Milano. Quindi basta con l’estensione esterna lungo i perimetri delle città con piccoli palazzi e villette che devastano l’ambiente e aumentano le percorrenze e l’inquinaemnto, bisogna passare all’estensione interna delle grandi città. Concentrando poi la maggior parte delle persone all’interno delle città e non all’esterno, si può sfruttare poi la mobilità attraverso le bici,i monopattini o i mezzi pubblici, ed evitare il pendolarismo, quindi meno auto vendute e meno consumo di metalli,carburante e energia elettrica. Il tutto condito anche da molto smart-working. Tutto questo si può fare da subito, l’unico problema è non tanto modificare le abitudini dei cittadini, ma superare le resistenze delle lobby dell’auto,del petrolio,dell’energia e dei costruttori edili (che hanno interesse a realizzare piccoli palazzi o villette intorno alle grandi città) che naturalmente da città così strutturate farebbero molti meno affari, compreso lo stato che oggi ha interesse che si sprechino risorse per le tasse che ne derivano.Quindi più che un problema dei cittadini è un problema che devono risolvere le èlite al loro interno, quando gli si presenta il costruttore d’auto, il petroliere o il burocrate statale per aumentare i consumi “inutili” devono avere gli attributi per dirgli di no. Volenti o nolenti, siamo in mano alle èlite, ce la faranno a dire di no?

  5. Anonimo

    Che gli “esperti” indichino come tempi di realizzazione della ciclabile sulla SX dentici a quella di tracciamento delle strisce è quasi ridicolo, sono di Milano? Perchè in viale Monza per lunghissimi tratti le zone di parcheggio son pavimentate a sanpietrini e in corrispondenza dei passi carrai ci sono i marciapiedi che si allargano per delimitarli. La cosa è realizzable rapidaente solo se le zone di parcheggio diventano ad uso pedonale e si fa una ciclabli a fianco, riducendo la carreggiata ma eliminando TUTTI i parcheggi, ridicolo

  6. Anonimo

    Io ho da sempre un’idea, è poca cosa ma potrebbe essere utile. A breve avremo una superficlabile Sesto San Babila, perché non sfruttare il mezzanino del metro di Porta Venezia, enorme e inutilizzato, come parcheggio bici? Ci starebbe un parcheggio sotterraneo bici, in stile olandese, anche nel mezzanino di Loreto (ex negozio mobili per intenderci).

    Urbanfile lo proponete al Comune?

    Parcheggi bici custoditi sarebbero molto comodi anche in Benedetto Marcello, piazza Duca d’Aosta, Piazza Diaz (chiudiamo quello schifo di parcheggio auto degli anni ‘50!), sempre più o meno sullo stesso asse.

    Per il resto mi unisco alla critica della ciclabile in centro strada su Viale Monza, pericolosissima a meno che non si facciano viaggiare le auto a 30 o 20 km/h (posizioniamo dei tutor per multe come in autostrada?)

    1. Anonimo

      La ciclabile lungo lo spartitraffico centrale e’ una gran boiata…mai vista da nessuna parte…le ciclabili vanno vicine ai marciapiedi o al massimo lungo i parcheggi a raso….servono i parcheggi per le bici…dove legarle per bene…le aziende, gli uffici, i negozi, i supermercati devono avere parcheggi per le bici ed incentivarne l’uso…le ciclabill li possono essere adattate…ma SENZA PARCHEGGI SICURI NON CI SI MUOVE IN BICI…..Ne servono tanti…

    1. Anonimo

      A Copenhagen hanno la strategia a lungo termine. Benissimo che Milano si è mossa subito, ma va anche elaborata una strategia a lungo termine. Creando percorsi sicuri, veloci e garantendo sosta e parcheggi per le biciclette. Milano può migliorare molto se guarda gli esempi del nord Europa.

  7. Anonimo

    Andare in bici a Copenaghen è un’esperienza stranissima per un ciclista italiano. Il numero enorme di bici in giro, le piste ciclabili, il flusso regolato da una velocità media costante di tutti i ciclisti, i segnali che i ciclisti si fanno abitualmente per segnalare quando rallentano, quando si fermano, accostano, girano..
    Abituato a Milano (dove di fatto ci si confronta con centinaia di auto, non con centinaia di bici) ho praticamente dovuto reimpostare da zero il mio modo di pedalare.
    Dopo aver fatto quell’esperienza ho davvero capito perché li la bici la usino davvero tutti, dai bimbi agli anziani, tutti in ottima forma tra l’altro, altro che i nostri carampani e carampane che già a 65 anni sembrano 80enni.
    Certo c’è un abisso, ma pian piano ci si può avvicinare a quel modello vincente, le città e i loro abitanti hanno solo da guadagnarci, in soldi, salute, benessere generale, qualità della vita…

    1. Anonimo

      Salute ne dubito, nel nord Europa sono sul mare e la brezza marina mitiga l’umidità “spacca ossa” che c’è a Milano in inverno. Per non parlare della calura estiva che c’è sempre a Milano e che non c’è nel Nord Europa. A Milano non c’è sicuramente un clima ideale per la bici. Probabilmente in Italia in pochi usano la bici più per una questione climatica che per la mancanza di infrastrutture.

  8. Anonimo

    Si certo infatti il piano della mobilita’ ciclabile di Asmsterdam e’ un piano pluriennale…e si monitora e controllano i flussi …i risultati si ottengono negli anni….comunque adottare stili di vita diversi e’ essenziale,ma servono sicurezza e certezza di parcheggiare con facilita’ la bici in luoghi sicuri e in molti punti della citta’…speriamo Milano si attivi con serieta’ al di la’ dei soliti annunci…servono competenza e programmazione…

  9. Bici si ma non in città

    Per far contenti tutti questi ecologisti che vivono in zona 1, propongo di tornare alla Cine di Mao…
    Sarò sempre contrario all’uso della bici in una città come Milano (e sempre contrario alla Cina di Mao)…

    1. Anonimo

      Rilassati…un po’ di bici in giro in più non fan male a nessuno, anzi.

      E prima che si arrivi ai livelli della Cina degli anni 60 (o a quelli di Amsterdam), dovranno passare almeno 30 anni, quindi il rischio di “Maoizzazione” di Milano lo vedo remoto assai 😉

      1. Anonimo

        Secondo me non servono 30 anni, si può fare molto più in fretta, voglia di cambiare c’è, c’è davvero tanta domanda inespressa di mobilità nuova. Diciamo la verità, guidare un’auto nel traffico, cercare parcheggio che non c’è, fare benzina, pagare bolli e assicurazioni sono grandissime rotture, quando si ha bisogno di muoversi in auto la si può noleggiare o si può prendere un taxi, perché possederne una per lasciarla in strada a perdere valore per il 95% o più del suo tempo non è una scelta intelligente.
        Sono sempre di più i giovani che proprio nemmeno ci pensano a sobbarcarsi spese e rotture simili. E questi giovani fanno per lo più parte di quella classe di creativi e innovatori che è il futuro della società. Creare un ambiente cittadino che li accolga e crei servizi per loro fa crescere e sviluppare la città. Vabbè, me lo dico da solo prima che qualche dinosauro me lo dica, sono discorsi un po’ buttati lì ma c’è un fondo di verità. Le auto in città sono il passato ormai ovunque. La sfida è creare città in cui l’auto non serva e in cui si viva bene, anche e soprattutto per attrarre abitanti di qualità, dal Paese ma anche dall’estero, ciò che a Milano in parte riesce e in parte ancora no.

        1. Anonimo

          Ha pienamente ragione…trasporti pubblici ben articolati e puntuali, piste ciclabili e car sharing,uber e taxi disincentivano l’utilizzo di auto private…e loro acquisto…io ho sempre pensato che il ritardo culturale dell’Italia nello sviluppo di mobilita’ alternativa sia un po legato agli interessi commerciali ded ll’industria auto oltre che alla scarsa cultura urbanistica degli ultimo 50 anni…

        2. Anonimo

          Esatto. Sa chi oggi con 20 anni lavora e vive a Milano non ha 5-6000 euro per una auto. E non li vuole neanche spendere per un mezzo privato. Queste persone giovani e innovative sono il futuro. Portano tanta energia nella nostra città. Creiamo modi sicuri ed economici per spostarsi e loro lo aprezzeranno. Diamoci una mossa!

    2. Anonimo

      Si faccia un bel massaggio cinese. È molto rilassante! E se ha un po di tempo si guardi i paesi che hanno puntato sulla bici. Sono a) più vivibil b) meno inquinati c) più ricchi e d) più accessibili e e) più equi. Molto bella anche Freiburg im Breisgau, ti muovi praticamente solo in bici e tram. E la qualità di vita è enorme.

      1. Anonimo

        Ha pienamente ragione…trasporti pubblici ben articolati e puntuali, piste ciclabili e car sharing,uber e taxi disincentivano l’utilizzo di auto private…e loro acquisto…io ho sempre pensato che il ritardo culturale dell’Italia nello sviluppo di mobilita’ alternativa sia un po legato agli interessi commerciali ded ll’industria auto oltre che alla scarsa cultura urbanistica degli ultimo 50 anni…

      2. _

        Secondo me il problema da risolvere a Milano è la qualità e l’intelligenza e praticità dei lavori. I dettagli. L’esecuzione. Gli appalti. I PROGETTI fatti con la testa. LA RAPIDITA’.

        Poi possiamo baloccarci finchè ci pare con i paragoni da cittadini del mondo, da “Freiburg im Breisgau” alle mitologiche Grandi Capitali del Nord.
        Tutti posti tra l’altro dove non sei costretto a legare la bici di traverso ad un palo della luce lercio di adesivi e puzzolente di urina di cani perchè le ratrelliere per bici fuori dalla zona turistica del Municipio 1 sono pochissime.

  10. Anonimo

    La bicicletta ha riacceso Londra. Negli ultimi 20 anni è diventata molto più vivibile, molto più curata e molto più organizzata. E la puoi praticamente vivere tutta in bici. Berlino idem. Parigi fa passi giganti. Copenhagen, Amsterdam ecc. Gli esempi ci sono.

  11. Anonimo

    Vivere una citta’ che favorisce le due ruote e’ bellissimo…spostarsi senza inquinare, senza fare rumore, senza dipendere da file, orari, macchine, parcheggi….ti distrae, ti trilassa se cerchi le strade giuste…. benessere urbano e umano…. la gente deve poter scegliere come muoversi…ora non ci sono molte alternative…le ciclabili non servono solo per il centro ma anche tra i comuni…le ciCB labili aiutano a monitorare il territorio…

  12. Anonimo

    I miracoli non li fa nesuno. Ma è tempo di copiare città più virtuose nel mondo che sono riusciti a creare vivibilità e progresso. E sono quelle che hanno di più puntato su bici, trasporto pubblico e mobilità dolce. E un’urbanistica contro l’urban sprawl e la città diffusa.

  13. Anonimo

    Certo che se qualcuno nel 2020 ha ancora il coraggio di criticare le bici come sistema di trasporto deve avere avuto dei grossi traumi da bamnino col triciclo….ma vada in macchina dove vuole, ma non si renda ridicolo….Milano e tutta Italia sono drammaticamente in ritardo….

  14. Anonimo

    Sopratutto perchè tanti giovani i soldi per l’auto a) non ce li hanno o b) sarebbero meglio investiti in cose più utili (corsi, istruzione, abitazioni)

  15. Adriano

    Incredibile il numero di troll del comune per cercare di farci digerire una programmazione fatta male di una possibile aumento dei ciclisi….pazzesco come vogliono spostare l’opinione pubblica.
    Ridicoli….
    Ovviamente detto da uno che va sempre in giro in monopattino ma che quando va fuori città e quando deve portare dei pacchi da una parte all’altra della città usa l’auto in pratica solo nei week end.
    Come me tutti i residenti con famiglia (bambini piccoli, anziani) in città siamo 80% quindi per fare contenti i fricchettoni della bici non ragioniamo a lungo termine e facciamo ciclabili ad minchiam come ha fatto Maran negli anni precenti…torniamo indietro sostanzialmente.

    Vi elenco alcune piste ciclabili inutili volute da Maran, poi se volete vi spiego anche nel merito.

    1. Forze armate, ciclabile su carraggiata con marciapiedi inutilizzati perchè abbandonati, si doveva fare sul marciapiede (vedi via pallavicino)
    2. via aldo moro, via regno italico –> soluzione inutile con parco in entrambi i lati della strada si è deciso di togliere una carraggiata e non c’è un ciclista da quando è stata realizzata
    3. via sthendal , costruita in una zona 30 (di per se inutile nelle zone 30 non servono ciclabilo, sempre vuota
    4. viale tunisia, la logica del senso unico è assurda e continuano ad utilizzarla…

    insomma io conosco queste realtà poi non mi vengono in mente tutte…
    Però la qualità dei progetti è davvero bassa, non parlo della schifezza che hanno fatto li palestro perchè davvero solo vedere quella cosa con il disabile in doppia fila viene male alla pancia….

    Io voglio le ciclabili ma con una costruzione seria pensata per chi si deve muovere dalla periferia al centro….perchè non la fanno in melchiorre gioia anzichè viale monza….sveglia…
    e poi io cerco sempre via poco trafficate col cazzo che mi metto in vie ad alto scorrimento siete fuori di testa….le ciclabili nei vialoni le usano solo i motirini e qualche giovane sotto i 30 anni che non ha famiglia….

    Quindi al posto di fare propaganda pro bici ragioniamo nel merito delle realizzazioni.
    Se io dovessi abitare nella parte alta del viale monza e dovessi andare in centro sicuramente andrei sulla martesana e poi giù su melchiorre gioia…non andrei mai sul viale monza….e se dovessi andare verso porta venezia andrei verso il parco trotter e poi via padova…insomma le soluzioni ci sono ma qui loro fanno propaganda al partito delle bici….e spero resterete una minoranza…prima le famiglie poi i cazzoni…altrimenti andate ad amsterdam e non rompeteci i coglioni, sicuramente io vivo da più tempo di voi a milano perchè ci sono nato, la metà di voi sarà un pendolare o uno che non ha un cazzo da fare tutto il giorno….andate a zappare che è meglio…e forza monopattini le bici sono un mezzo vecchio….

    1. Anonimo

      A me sembra che il vero troll sia tu.
      Quindi il comune paga per ricevere commenti positivi al suo operato? Siamo alla follia.
      Rilassati, se ogni tanto si fa qualcosa anche a favore di chi va in bici può andare bene, anche se tu la bici non la usi.
      Perché io che ad esempio non uso l’auto che cosa devo dire dei miliardi di euro che si spendono per costruire e mantenere ogni anno strade, autostrade, ponti..
      bho davvero siamo alla follia, come dire “io non ho figli quindi perché lo stato spende in asili?” O “io non sono in pensione, perché lo stato distribuisce soldi agli anziani?”
      Ma non so neanche perché ti rispondo…

  16. Anonimo

    Speriamo che finiscano la ciclabile di Via Monte Rosa.
    Anche dal tratto di Amendola – piazzale Lotto va rifatta, perchè quella esistente ha cordoli pericolosi. Bisogna sistemare quelle esistenti, collegarli tra di loro e creare dei percorsi che attraversano tutta la citta. Percorsi che collegano la periferia con il centro.

  17. Anonimo

    Bene che un ‘milanese doc’ possa dare dei buoni consigli alla sua citta’…probabilmente ha ottimi punti di osservazione…li formuli bene partecipando e confutando con argomenti validi….questo blog da la possibilita’ di dire la propria anche per criticare tutto quanto di sbagliato ed avventato faccia il comune ed i tecnici in affanno…le decisioni arrivano dall’ alto…noi qui punzecchiamo per come possibile e magari qualcuno ci legge…

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