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Milano | Porta Venezia Loreto – Ciclabile in Corso Buenos Aires: nuove modifiche

Nel weekend sono state apportate nuove modifiche per aggiustare gli errori o le dimenticanze per una delle più controverse piste ciclabili di Milano, quella lungo Corso Buenos Aires. Pista che comunque, come si è ben evidenziato, è utilizzata da migliaia di ciclisti ogni giorno (almeno 6000).

Come avevamo visto, ATM aveva dovuto cancellare ben 3 fermate delle sei distribuite lungo corso Buenos Aires, del servizio sostitutivo della M1 nelle ore notturne.

Questo dovuto per motivi di sicurezza: “troppo pericoloso infatti far salire e scendere i passeggeri tra le ciclabili e gli spazi adibiti al parcheggio”. Così erano state tolte le due fermate di piazza Lima in entrambi i sensi di marcia e quella di Porta Venezia (dir. Loreto), mentre restavano ancora “in vita” quelle di piazza Argentina e quella di Porta Venezia (dir. centro).

L’assessorato alla viabilità e ai trasporti aveva affermato che avrebbe risolto quanto prima il problema. Ed ecco la novità dopo il weekend: due nuove fermate all’altezza di Piazza Lima, dipinte al posto della ciclabile.

Onestamente non comprendiamo la differenza. Infatti le fermate sono state spostate di qualche decina di metri prima di Piazza Lima anziché in piazza come in precedenza.

Forse, come si è già evidenziato, la pista ciclabile è stata progettata un po’ troppo in fretta, e unica consolazione è che è solo dipinta e cancellare e ridipingere non è un gran problema (si era già modificato il tratto iniziale in piazza Oberdan che creava non pochi problemi di traffico).




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


43 thoughts on “Milano | Porta Venezia Loreto – Ciclabile in Corso Buenos Aires: nuove modifiche

  1. .mau.

    Premesso che stiamo parlando di una fermata di bus che viene effettuata tra mezzanotte e le sei di mattina, avere la fermata dopo l’incrocio significa far fermare i ciclisti (notturni) in una posizione molto più pericolosa. In questo modo invece rimane lo spazio per fermarsi in sicurezza oppure passare e fermarsi al semaforo.

    1. Si Tav

      In tutto ciò resta il fatto che fare le ciclabili senza primatogliere le auto parcheggiate è dannoso. E togliere le auto parcheggiate senza costruire i parcheggi è roba da imbecilli di sinistra.
      Una volta di più vale la pena ricordare che a Milano le auto che si possono togliere sono soprattutto quelle dei residenti.
      Ma per farlo capire a beoti come Wf e come molti altri è impresa più ardua di far capire a Willie il coyote che la carne la può comprare al supermercato invece di ricorrere lo struzzo bio bip

      1. Angelo Bernasconi

        Un saluto a Sì Tav, classico leghistello leone da tastiera che ogni tanto sente l’esigenza di vomitare sulla tastiera tutto il suo sciocco odio, effetto della grande frustrazione per avere una vita di poco valore e scarsa capacità di integrazione nella società.
        Tradotto: tu sei Willy il Cojone

        1. Wf

          Willy il Cojone è epocale!!!

          🤣🤣🤣🤣🤣🤣

          Chiudete tutto. You win.
          Chapeu.

          Steso e sdraiato Willy il Cojone..
          😂😂😂😂😂

      2. MARCO

        La soluzione e’ impedire l’ accesso in auto a tutte le persone che entrano a milano dall’ interland tutte le mattine. Creare parcheggi nelle aree agricole fuori area B e limitare l’ingresso con pagamento di 50 giornalieri per chi proprio non può’ farne a meno. Potenziare oltre modo il trasporto pubblico. E magicamente: meno traffico, meno inquinamento, migliori servizi pubblici….
        Ah, non e’ una mia idea. E’ quello che fanno a Londra da DECENNI!

        1. Anonimo

          Bravo. Noi a Milano dobbiamo fare pressione su Trenord e la regione Lombardia. I servizi Trenord non sono per niente all’altezza (pulizia, personale, macchinette, sicurezza, puntualità). Non gestiscono il trasporto pubblico, lo stanno sabotando. Nemmeno le macchinette in Centrale prendono la carta, spesso non funzionano. In tante stazioni manco ci sono. Io non sono pendolare, ma i servizi per i pendolari in Lombardia devono migliorare di tre passi. Altrimenti Milano sarà sempre sommersa di auto. Basta inquinamento, basta rumore. Milano deve andare verso un futuro da città verde, vivibile e dinamica su altri modelli europei.

      3. Anonimo

        Bene le ciclabili.

        Bisogna poi allargare area C fino a Loreto evitando che la città sia sommersa dalle auto (con annessi smog, rumori, clacson).

      4. Anonimo

        Non ha torto sul principio di “fare i parcheggi e poi le piste”. Tuttavia La destra quando era al governo della città ha costruito moltissimi parcheggi, quasi tutti quelli che era possibile costruire, senza tuttavia fare piste ciclabili. come avrebbe dovuto seguendo il principio da lei enunciato. Adesso ci sta che la sinistra cerchi di fare quelle piste ciclabili che avrebbe potuto e dovuto fare allora la destra.
        Non ha invece senso dire che le auto che si possono togliere sono sopratutto quelle dei residenti. I residenti devono poter andare fuori Milano dove non ci sono mezzi pubblici e quindi un minimo di possibilità di sostare per loro (magari meno di adesso) va lasciata. Almeno fino a quando non saremo tutti pronti a fare totalmente a meno dell’auto. A Milano, invece, i mezzi pubblici per venire ci sono e quindi la necessità assoluta di venirci in auto, salvo particolari esigenze, non c’è. E comunque non ci sarà mai lo spazio per dare a tutti questa possibilità.

        1. Anonimo

          Molte delle piste ciclabili di Milano sono state costruite “quando c’era la destra”. E a quei tempi risalgono anche una grossa percentuale di quelle realizzate in seguito o che – arrancando – si cerca ancora di cantierizzare (i raggi verdi). Parliamo comunque ormai della notte dei tempi (son passati 10 e più anni) e il mondo è cambiato: non puoi dire che quel che fece Albertini 20 anni fa lo rifarebbe uguale nel 2020 🙂

          Il vero problema è che 10 anni fa si prese la decisione sbagliata di chiudere con l’esperienza dei parcheggi residenti nelle zone residenziali, e questa è stata una scelta un po’ infausta che adesso rende più difficile portare Milano nel futuro togliendo auto da bordo strada.

  2. Anonimo

    Questa pista è una delle tante decisioni che sono state presente di fretta e sotto pressione durante l’emergenza, è inevitabile che qualche errore sia stato fatto.

    Un po’ come succede con l’urbanistica tattica, che “abitua” le gente all’idea che un dato spazio sia chiuso alle auto in vista di una pedonalizzazione definitiva, credo che questa pista stia avendo il pregio di “abituare” la gente (soprattutto i negozianti) all’idea che in Buenos Aires ci sia una pista ciclabile, e renderà meno conflittuale la realizzazione di una soluzione definitiva.

  3. Alessandro

    La caratteristica principale di questo tipo di interventi è proprio quella di poter fare delle modifiche velocemente ed a costi irrisori.
    Nel contempo, altra cosa fondamentale, si dà subito strada alla bicicletta senza attendere i tempi biblici delle ciclabili in struttura che tra l’altro costano una cifra.
    Quindi, forziamo, incitiamo,( metteteci voi il verbo che preferite) il Comune a riempire la città di ciclabili formando una rete bella estesa da poter così raggiungere velocemente ogni punto di Milano.
    Milano è piccola, da un estremo ad un’altro sono 15 km, in bici o in monopattino è un’attimo.
    Grazie

  4. Andrea

    Sono contento che il Comune, con gli interventi di Corso Buenos Aires, abbia iniziato a sperimentare la realizzazione di percorsi ciclabili che vadano oltre gli standard attuali (piste che si interrompono ad ogni fermata dell’autobus, incrocio o passo carraio che incontrano, come quella della cerchia dei navigli) verificando e correggendo eventuali errori (anche questa una novità rispetto agli attuali standard).

    Spero che le conoscenze e l’esperienza che il comune sta acquisendo con la ciclabile di Corso Buenos Aires verranno utilizzate in futuro anche per la realizzazione di nuove piste in altri luoghi della città.

  5. Anonimo

    L’unico vero commento è quello di .mau. gli altri sono chiaramente politicizzati.
    nessuno può difendere chi non è capace a progettare decentemente qualcosa, non siamo in un paesino di provincia…le cose devono essere fatte bene subito non a tentativi,
    come se io faccio rifare la facciata del condominio senza un progetto e poi ogni volta che vedo che non mi piace qualcosa la faccio rifare…non scherziamo, qui è evidente che chi progetta le piste ciclabili è un tecnico che non capisce nulla di mobilità e di flussi pedonali ciclabili e automobilistici….
    Andrea, per cortesia, l’esperienza la devono già avere i tecnici che decidono per il comune di milano, non possono sempre partire da zero e ogni volta gli giustifichiamo.
    Qui in via sthendal hanno fatto una schifezza pazzesca e l’hanno fatto 5 anni fa….non si può continuare a perseverare con piste fatte a culo..
    Io sono a favore delle piste ma fatte in un certo modo, sempre a doppio senso e dove possibile fuori dalla carreggiata. Come via pallavicino il migliore esempio di pista ciclabile a milano protetta e con i pedoni…
    con gli standard attuali quella pista sarebbe stata fatta in careggiata rimuovendo le auto in sosta e generando caos e insicurezza.
    Quindi chiedete più attenzione in fase di progettazione anzichè fare i complimenti.

    1. Andrea

      Ritengo che l'”esperienza” che dovrebbero avere i tecnici comunali non esista e non sia mai esistita (e tra l’altro non li ho MAI giustificati per questo).

      Partendo da questo presupposto, ritengo positivo che i tecnici, PER LA PRIMA VOLTA, verifichino la qualità dei loro interventi e apportino delle correzioni. Solo così impareranno finalmente cosa vuol dire creare una ciclabile utile e utilizzabile.

      Anche a me piacerebbe avere i tecnici olandesi che riescono a progettare ciclabili fatte bene al primo tratto di penna (sarà vero poi?) ma i fatti ci dicono che a Milano non questi tecnici non esistono e non sono mai esistiti.

      Poi è sempre ovvio che al nord Europa è tutto perfetto e a Milano non funziona mai niente ma commenti di questo tipo li trovo poco costruttivi.

      1. Anonimo

        Io invece ritengo che un “tecnico” senza “esperienza” sia un ossimoro e che Milano non possa permettersi uno studio o una consulenza decente una vergogna, anche senza rivolgersi a olandesi danesi norvegesi o groenlandesi.

        1. Anonimo

          Esperti esterni servono per una ragione precisa: To get things done. All’estero le ciclabili si realizzano, lo spazio pubblico si cambia, si fanno progetti di rigernerazione urbana di grande spessore (tipo termovalorizzatore di BIG a Copenhagen o il Superkilen Park).

          In Italia è tutto bloccato da ormai 25 anni, quindi abbiamo bisogno di farci insegnare come si cambia lo spazio pubblico, come si investe nel trasporto pubblico, come si fa architettura fresca e giovane ecc.

          Quello che si è fatto finora va nella direzione giusta, ma dobbiamo rafforzare la dose (che a Milano finora è omeopatica)

          https://www.archdaily.com/286223/superkilen-topotek-1-big-architects-superflex

      2. Adriano

        Io cerco sempre di essere costruttivo, infatti nel mio commento ho messo come a milano esiste un bell’esempio di pista ciclabile che percorro sempre con piacere ed è quella di via pallavicino, ce ne sono altre a milano ovviamente realizzate bene, quindi chiedo a quei tecnici di andare a vedere quelle soluzioni già fatte che funzionano…non bisogna andare all’estero per fare bene…non sono per nulla convinto che se vai in Olanda allora li sono fatte bene e da noi non si può farle così.
        Io credo che in questo momento anche i tecnici siano dietro una ideologia della pista sulla carreggiata e fatta a senso unico, il governo attuale ha cambiato la legge per realizzare questo tipo di piste.

        E io come vi dicevo non sono d’accordo io dove possibile vorrei piste come in via pallavicino fuori dalla carraggiata e a doppio senso.
        Io do un parare che non è quello della massa… su progetti già realizzati in precendenza.

        Per esempio in via forze armate e in via del regno italico il vostro buon Maran ha fatto piste in carreggiata con di fianco due parchi, mentre se avessero seguito l’esempio di via pallavicino e cioè fare la pista a doppio senso lato parco oggi sarebbero piene (costava di più ovviamente)…invece sono desolate e sotto utilizzate perchè i ciclisti ,che non vanno forte ,vogliono stare fuori dalla carreggiata…

        In quel contesto di buenos aires per esempio io avrei fatto le piste in vie limitrofe, seguendo le idee dei raggi verdi della moratti, se arrivi da viale monza scendi sulla martesana e arrivi in centro da melchorre gioia…
        se sei oltre la martesana scendi dal parco trotter e vai su via padova, insomma si possono fare sempre delle cose in maniera diverso è evidente, però credo che farlo solo in maniera emergenziale non sia corretto e dove non si fa per emergenze realizzare progetti a lungo termine senza seguire l’ideologia che le auto sono il male e le bici il bene.
        Mi piacerebbe che una volta tutti i ciclisti usassero l’auto e tutti gli automobilisti le bici in questa maniera le scelte non sarebbero mai di parte..Io infatti sono in questa categoria uso mezzi come il monopattino e vado anche in auto alle volte, questo è utile per tutti per capire i punti di vista di tutti e non per tutelare una parte e discriminare l’altra, con le ideologie non si può essere sereni nelle scelte.

        1. Anonimo

          In via Pallavicino passo spesso anch’io ma da pedone e devo dire che non è bello dover stare attento alle bici che ti arrivano da davanti o alle spalle sfiorandoti. E meno male che non sono poi così tante come sostiene il sig. Adriano.
          Molti ciclisti preferiscono stare lontani dalle auto, ma anche i pedoni, per gli stessi motivi, preferiscono stare lontani dai ciclisti.

    1. Alessandro

      Ottimo. L’ho visto tutto. Concordo in pieno.
      Siccome io con la tecnologia sono una pippa di livello planetario, riusciresti a mandare questo video agli Assessori Granelli e Maran perfavore.
      Ti ringrazio.
      Ciao.
      Ale

  6. Anonimo

    Oggi hanno arrestato un rider che voleva salire con la bici sul treno. La Regione Lombardia è una vergogna. Sabotaggio della mobilità dolce a spese dei contribuenti. La giunta Fontana è da dimissioni. BASTA!

    1. robi

      leggere che di ogni vicenda se ne fa una questione politica, come se fosse il colore del partito al Governo che cambierebbe la situazione mi fa sempre di più venire la nausea.

      1. Anonimo

        La Regione Lombardia non investe in mobilità dolce e soluzioni per ambiente e pendolari. L’assessore regionale ha pure fatto un ricorso contro la ciclabile in Corso Buenos Aires. Trenord ha sempre i stessi problemi, mentre Trenitalia ha fatto salti di qualità enormi in tante altre regioni. Bisogna solo comparare le macchinette delle due aziende, la pulizia, la cortesia del personale. Le può venire la nausea quanto vuole, ma questo sono i fatti.

        1. Anonimo

          Ma vai a fare propaganda da un’altra parte, sono pienamente d’accordo con robi. Buffone questo e’ un blog di architettura e urbanistica.

          1. Anonimo

            Il buffone sei tu. L’urbanistica ha da fare con mobilità, infrastrutture, trasporto pubblico, viabilità. E Milano si muove (con errori, ma si muove). La Lombardia no. Ed è un problema per tutti, non è un discorso politico. Non ha nulla da fare se voti tizio o caio. Non ha nulla da fare se governa x o y. Una regione deve proporre delle soluzioni per la mobilità sul territorio, deve dare una mano perchè i problemi della mobilità si risolvino. E li c’è il vuoto totale ed è un problema per tutti. Abbiamo un problema di U R B A N I S T I C A e di getsione della M O B I L I T A`. E centra in questo blog, Eccome.

          2. Anonimo

            Per fortuna tu sei un nuovo Manzoni. Non posso fare altro che inginocchiarmi davanti al tuo italiano perfetto, squisito, delicato. Senza il minimo errore. Complimenti, sei un vero artista.

      2. Anonimo

        Non è una questione politica, ma tecnica. L’accesso con le biciclette sui treni è una cosa da incentivare, anche nell’interesse stesso della competitività del trasporto ferroviario, non ha senso vietarlo. Ha ancora meno senso farlo oggi le biciclette oggi che l’affollamento sui treni è forzatamente ridotto per le regole antivirus. La ragione principale per cui in genere si limita l’accesso sui treni alle biciclette è l’affollamento.
        Questa particolare decisione della Regione Lombardia non ha senso tecnico e, a meno che non ne abbia uno politico, dovrebbe essere la stessa giunta Regionale, che ritengo abbia a cuore il trasporto ferroviario e la ciclabilità, a voler correggere rapidamente l’errore.

        1. Wf

          Alla regione Lombardia non frega nulla della mobilità sostenibile ed odia chi va in bicicletta.

          Per i leghisti lombardi che governano la regione dovrebbero andare tutti in suv.

          E per questo gestiscono trenord da schifo.

          Anzi. Trenord non viene proprio “gestita”.

          È per questo che inondano di miliardi pubblici società come brebemi o pedemontana.

          Che poi sarbbero già tutte fallite se regione Lombardia non ripianare i debiti mandando altro denaro pubblico per tenerle in piedi da morte.
          Perché sono società in passivo come Alitalia per intenderci.

          Tanto che gli frega se poi le automobili vanno a bloccare e intasare Milano e le città che sono gestite da Sala o dal centro sinistra.

          Anzi tanto meglio visto che sono dei loro avversari politici.

          E chissenefrega della mobilità sostenibile.
          Oppure delle biciclette sui treni figurati quanto gliene può fregar

  7. Anonimo

    Diminuire la nostra (vostra – io l’auto non l’ho mai avuta) dipendenza dalle automobili aiuta a salvare vite.
    Da Repubblica online, home page di Milano di oggi:

    Auto esce di strada e vola dal ponte del Naviglio: due morti nel Milanese

    In auto con suo figlio si scontra con un’altra macchina: donna di 43 anni muore in un incidente a Desenzano del Garda

    Investita e uccisa dall’auto guidata dal marito dopo una violenta lite

    4 morti solo in queste poche righe. Fossero stati uccisi in altre modalità, che ne so, da un serial killer, per terrorismo o in una rapina in banca, se ne parlerebbe per settimane. Invece la gente muore ogni giorno come mosche sulle nostre strade e a nessuno frega niente.

    Fate ste maledette piste ciclabili, mettete autovelox, fate pagare caro l’uso dell’automobile a chi la usa senza cervello.

      1. Anonimo

        Appunto. Sono sempre le auto a uccidere. Non sono i pedoni o i ciclisti che si buttano sotto le auto. C’è sempre un automobilista distratto, o che va troppo veloce, o ha i riflessi troppo lenti per l’età o sta guardando il telefonino.
        Chi guida l’auto non si fa nulla, chi va a piedi o su monopattino viene ammazzato e, ripeto, a nessuno frega niente perché altrimenti si farebbe di più, non da domani, da subito. È l’emergenza nazionale silenziosa, liquidata come inevitabile quando invece si potrebbe risolvere. Il caso di Oslo è emblematico, sono passati da oltre 40 morti all’anno nelle strade cittadine a zero, come? Più spazio per i pedoni e i ciclisti, meno spazio per le auto e auto molto meno veloci.

    1. Anonimo

      Alla fine a Milano abbiamo un ritardo da 20 anni, ma il vantaggio di poter semplicemente copiare altre città europee. Se si vuole si può cambiare molto in pochi anni. Speriamo che sia la volta buona e Milano abbia un po di coraggio.

  8. Anonimo

    Bene le ciclabili.

    Bisogna poi allargare area C fino a Loreto evitando che la città sia sommersa dalle auto (con annessi smog, rumori, clacson).

  9. Anonimo

    Allargare Area C a aumentare il costo è necessario e doveroso. Così come è adesso è troppo piccola per avere un effetto serio contro inquinamento, congestione, smog.

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