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Milano | Tre Torri – Scultura “Rudere” nel parco di CityLife: luglio 2020

Aggiornamento di luglio dal piccolo cantiere della scultura Rudere, in realizzazione nel Parco delle Sculture Artline di CityLife a Tre Torri. 

L’opera, che sta prendendo forma, è un progetto di Adrian Paci e si tratta di una serie di pareti che riproducono una casetta in rovina dove la natura prenderà possesso dell’opera nel corso del tempo. L’opera è collocata nel grande pratone sul lato di Viale Eginardo.




Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


19 thoughts on “Milano | Tre Torri – Scultura “Rudere” nel parco di CityLife: luglio 2020

  1. Anonimo

    Ma perché far lavorare un gruppo di tardoni sgangherati come Artline? Chiedere di progettare un’installazione ai ragazzi del politecnico di Milano? O agli studenti dello Iad? Questi lavori sono imbarazzanti, mi spiace per chi non ha l’onestà intellettuale di ammettere che sono fuffa, spazio vuoto

  2. _

    “si tratta di una serie di pareti che riproducono una casetta in rovina dove la natura prenderà possesso dell’opera nel corso del tempo.”

    In realtà “in rovina” non è una casetta ma volutamente una Chiesa, di cui riprende elementi come i rosoni o le fasce di colori diversi sui lati (che le chiese spesso hanno come rimando al Nuovo Tempio di Gerusalemme dell’Apocalisse).

    Chiaro che gli artisti hanno tutto il diritto di esprimersi come gli pare, però se ogni tanto gli venisse di ispirarsi a qualcosa di diverso dalla chiesa, quando han voglia di fare i provocatori delle coscienze…. andrebbe a merito della loro creatività e anche del loro coraggio, vista l’aria che tira. 🙂

    1. -

      Poi uno decide di essere creativo e piazzare ago e filo in Cadorna, ma viene criticato lo stesso…ce n’è sempre una che non va bene eh 😉

    2. Anonimo

      In realtà credo sia un’opera che proprio nel sottobosco clericale attuale trovi ispirazione. Basta fare un minimo di ricerca in rete…

  3. N

    Stupendo! Con questo lavoro Adrian paci si riconferma uno degli artisti italiani (d’adozione) più interessanti nel panoramo contemporaneo. Bello bello bello.

    1. Anonimo

      Magari gli è venuta male solo questa opera….

      O più probabilmente, senza venti pagine di spiegone in stile Fuffas, siamo impossibilitati a comprenderla appieno 🙂

      1. N

        Io invece trovo molto azzeccata anche quest’opera. per ora la più interessante assieme a Serena Vestucci nel progetto Citylife.
        Un’opera che personalmente mi porta a riflettere su 2 temi: 1) la resilienza della natura, che tutto andrà a riconquistarsi con il passare del tempo 2) il dialogo architettonico tra le nuove costruzioni avvenieristiche e la decadenza del nostro passato (il rudere).

        L’arte non bisogna leggerla con gli occhi della funzionalità, l’arte non cerca di dare risposte ma spesso suscita domande. é la cosa più inutile e necessaria che l’uomo abbia mai avuto modo di creare.

        1. _

          E’ però anche vero che le più grandi opere d’arte parlano all’uomo in modo sottile, ad un livello di coscienza diverso da quello razionale.

          Forse il motivo di tanta negatività verso certe opere (tipo questa) è che sono didascaliche e anzichè parlare alle persone, impongono la personale visione del mondo dell’artista. In faccia e senza se e senza ma.

          A quel punto fai un bel manifesto con su scritto “la Natura alla fine vincerà”, risparmiaci la colata di cemento per la casetta/chiesetta e quel che volevi dire al mondo lo hai detto.

          E al suo posto facciamoci un’opera d’arte che invece abbia l’umiltà di parlare e dialogare con chi passa di li in modo più sottile ed artistico. Scommettiamo che non verrebbe ricoperta di commenti salaci come questa? 😉

  4. Wf

    Sembra un vespasiano oversize come si vedevano a Roma negli anni 50.

    Magari una pisciatina si può anche fare
    🤣🤣🤣🤣

    Massimiliano fuffas

  5. Anonimo

    Una volta “popolato” dagli alberi forse non sarà così male…

    certo che una casetta aperta su un lato e chiusa su tre, nel bel mezzo di un parco pubblico… temo che, soprattutto nelle ore serali, avrà come principale utilizzo quello qui soprammenzionato

    1. Wf

      In effetti la “natura” prenderà il sopravvento…
      Come nell’intenzione dell’artista..

      🤣🤣🤣
      Mi scappa la natura…

      1. Anonimo

        Vedremo il risultato finale…ma con la quantita’ infinita di cascine e casali abbandonati in rovina che abbiamo ovunque in Italia con foreste che ci crescono dentro…avevamo proprio bisogno di tale opera???

  6. Anonimo

    Sono basito dalla superficialità con la quale certi utenti mascherandosi dietro uno schermo digitale ritengano di dover diffondere il proprio giudizio aprioristico su un’opera in corso di realizzazione dando fiato al pensiero che avrebbe trovato più adeguata collocazione al bar dello sport

    1. Anonimo

      Dai puoi fare di meglio…è la risposta trita e ritrita che danno sempre quelli che non hanno i mezzi culturali per spiegare il loro pensiero o le cose (tipo alcuni pessimi insegnanti che ho avuto)

    2. Anonimo

      senz’offesa, ma anche questa sfilza di parole vuote, banali e sentite mille volte, che non dicono niente, impreziosita qua e là da qualche patetico tentativo di convincerci che tu sia colto e sappia di cosa stai parlando (“basito”, “aprioristico”, “adeguata collocazione”…) starebbe molto meglio, magari non al bar sport, ma forse in un finto dibattito di un talk show in seconda serata piuttosto che in una seria riflessione sui limiti dell’arte contemporanea.

  7. Mauro

    Dovrete ammettere che, al di la della “superiorità culturale” di certi commentatori e del ridurre a “chiacchiere da bar” il giudizio degli altri, i soldi PUBBLICI derivanti dagli oneri di urbanizzazione potrebbero essere utilizzati con maggior buon senso: magari piantando più alberi nelle strade trafficate !

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