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Milano | San Siro – Piazzale Selinunte, l’orco buono nel quartiere difficile

Mentre nel settore settentrionale e occidentale del vasto distretto di San Siro, si pensa al futuro (vedi Stadio Meazza e altri interventi), questa sezione, compresa in un riquadro cintato da via Albertinelli, via Carlo Dolci, via Ricciarelli, via Civitali e via Paravia, con al centro, come cuore della zona, Piazzale Selinunte, pare sia tutto in attesa e completamente fermo.

Si tratta del quartiere di San Siro originariamente denominato D’Annunzio, uno dei più grandi quartieri realizzati a Milano dall’Istituto per le Case Popolari oramai quasi novant’anni fa: comprende infatti 6.110 alloggi di edilizia popolare, gestiti da ALER, l’ente regionale per l’edilizia sociale.

Venne costruito tra il 1935 e il 1947, su progetto degli architetti Albini, Camus, Palanti, Battigalli, Fabbri, Minoletti, Cerutti e Putelli, e presenta un impianto strettamente aderente al canone razionalista; il quartiere fu realizzato con una densità edilizia superiore ad altri quartieri, soprattutto a discapito delle superfici a verde, oltre alla mancanza di attenzione per i servizi e le attrezzature pubbliche. Al suo interno si trovano, oltre al piazzale già menzionato, altre vie e viali che a raggiera partono dal punto centrale: Viale Aretusa e Viale Jonio (molto più ampi con giardino al centro), Via Zamagna, Via Morganatici, Via Gigante e Via Maratta, più altre strade minori per accedere ai lotti laterali, come le vie private Preneste, Micene, Tracia, Abbiati e Allori; il tutto composto da corpi di fabbrica disposti in maniera seriale intorno ad una maglia stradale ordinata e ortogonale, rendendolo simile ai quartieri che allora si creavano nelle periferie sovietiche.

Al centro, come dicevamo, si trova il vasto piazzale Selinunte, dedicato all’antica città ‘greca‘ situata sulla costa sud-occidentale della Sicilia, nell’odierna Provincia di Trapani.

Il piazzale ha una forma rettangolare smussata agli angoli, delimitata da una strada circolare a traffico tutto sommato contenuto. Ampi marciapiedi consentono un discreto passaggio per i pochi negozi ancora aperti. La parte centrale è quasi interamente occupata da un parco contornato da alberi rigogliosi.

Al centro del giardino s’innalza la torre color rosso mattone della ex centrale termica A2A che serviva per riscaldare gli edifici del quartiere, affrescata dal 2014 da un dipinto murale piuttosto impressionante, che si sviluppa in altezza per tutti i quindici metri della torre. Su di un lato appare la figura come di un gigantesco orco diviso in due, quasi a rispecchiare l’anima del quartiere: buona e cattiva, facile e difficile, sperando prevalga la parte più buona a vegliare sulla zona.

All’interno del giardinetto si trovano diversi spazi d’incontro e di aggregazione, soprattutto per i bambini e i ragazzini: un campetto di pallacanestro, una piccola area attrezzata con le altalene e le panchine sotto gli alberi.

Sul lato meridionale, dove inizia viale Aretusa, si trova lo spaccio comunale, oramai occupato da un solo esercente (supermarket).

Sia la piazza che lo spaccio sono frequentati quasi esclusivamente da immigrati stranieri che di fatto abitano il quartiere. Infatti la lingua più parlata in zona è senza alcun dubbio l’arabo. Ormai molti decenni fa la zona era invece abitata da immigrati dal sud Italia. Come spesso accade nei quartieri di case popolari concepiti col solo scopo di accogliere le classi meno abbienti e relegarle in uno spazio preposto che non evolve socialmente nel tempo.

Alcune case, come si vede, sono anche abbastanza dignitose, nonostante la gestione Aler, considerata da molti insufficiente, altre invece pare siano abbandonate da decenni. Per fortuna il verde è ben curato, sia quello del piazzale che dei viali.

Come dicevamo, sono case dall’Aler, l’ente di edilizia popolare che ha disegnato il volto di mezza Milano, specie in periferia e a San Siro in particolare; da sempre ha gravi problemi di gestione (negli anni ’80 e ’90 abbiamo ricordi personali di tutti gli edifici del quartiere con l’intonaco che cadeva a pezzi) e spesso alcuni appartamenti sono occupati abusivamente dagli immigrati bisognosi e a volte anche da rom. Per non parlare della presenza di racket veri e propri che gestiscono appartamenti per un business degli affitti parallelo e totalmente in nero, come anche la recente cronaca giudiziaria ha portato alla luce. Periodicamente gli alloggi occupati abusivamente vengono interessati dagli sfratti, contro i quali lotta il locale comitato di quartiere. L’ultimo sgombero è avvenuto lo scorso aprile, suscitando la solita bagarre politica. Anche se apparentemente sembra tutto tranquillo, questo è uno dei quartieri più a rischio sociale di Milano.

Nel luglio scorso un nuovo mega murale è apparso sul palazzo di piazzale Selinunte all’angolo con via Morgantini. Si tratta di un’opera solidale, realizzata dall’urban artist torinese Vesod, nell’ambito del progetto “Arte a San Siro” nato nel 2019 con il contributo del Comune e di varie associazioni per coinvolgere gli abitanti e i ragazzi del quartiere anche con laboratori artistici.

Il bel giardino di viale Mar Ionio (anche Mar Jonio), che unisce piazzale Selinunte con piazzale Segesta, è abbastanza ben tenuto e anche le case in questo tratto, sembrano dignitose.

Viale Aretusa è il proseguimento di viale Ionio nel versante meridionale della strada. Qui si trova il parcheggio sviluppato dietro il fabbricato dello spaccio, con i caseggiati popolari seriali ai lati e i filari di pioppi ai bordi per rendere meno orrendo l’insieme.

Via Civitali è il confine sud-ovest del quadrilatero. Qui la situazione sembra più decente anche perché un lato è occupato da case condominiali e negozi di quartiere.

Sul lato opposto, verso est, si trova via Ricciarelli, il settore forse più problematico del quartiere, nonostante confini con “il resto della città”. Case degradate, auto parcheggiate ovunque, rifiuti spesso abbandonati per strada sono la norma, soprattutto sul versante del quartiere popolare.

Stessa situazione con un po’ di degrado la si riscontra anche in via Zamagna, dove fra l’altro, nel 2009, venne realizzato un parcheggio interrato.

via Preneste è invece una classica via di connessione che permette l’accesso alle case e ai cortili.

Anche la situazione delle case di via Maratta, specie il lato meridionale, non è delle migliori.

Via Paravia, sempre nell’ambito del complesso popolare, è un altro caso disperato. Qui le case sono degradate e la strada, alberata a tratti, è ugualmente mal messa. Qui si tiene il mercato settimanale, che, come sempre, porta disordine e degrado se non viene regolamentato al meglio.

Concludiamo con la torre cilindrica, d’effetto, di piazzale Segesta, la Torrazza, realizzata nel 2009 dallo Studio di architettura Barbieri & Negri (Luca Barbieri, Gianni Negri, Maurizio Zandonadi, Andrea Capellini, Andrea Colombo, Matteo Cucco, Sara Loi). Uno dei pochi “tentativi” di rigenerazione del quartiere, intervento rimasto praticamente isolato. Si tratta comunque di case costruite da una cooperativa e vendute sul mercato.

In parte oggetto di alienazioni del patrimonio, il quartiere rimane ancora per la sua maggior parte di proprietà di Aler Milano, che è responsabile anche della sua gestione per quanto riguarda le residenze e le loro pertinenze. Chissà se il cemento e gli oneri di urbanizzazione per l’area attorno all’ippodromo e allo stadio, ora in progettazione, porteranno mai un cambiamento anche in questo settore, lontano poco più di un chilometro, ma che sembra su un altro pianeta e completamente o quasi, dimenticato.

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


5 thoughts on “Milano | San Siro – Piazzale Selinunte, l’orco buono nel quartiere difficile

  1. Anonimo

    La piazza qualche anno fa è stata risistemata molto bene. Quando ci passo la trovo un esempio di ottimo intervento. Hanno anche ridotto le carreggiate e messo molto verde.

    Peccato che il taglio di questo specifico articolo non lasciasse spazio per far vedere anche le cose che in qualche modo funzionano.

  2. Anonimo

    Già ora zona off limits se non si è seguaci della nota religione di pacieh.
    Ma va bene così, sono tutti italiani in attesa di essere integrati.

  3. Alfredo Hamill

    Per quanto questo famigerato quadrilatero, detto anche “la caserma”, abbia per i più una nomea pessima, la verità è, che se non è certo via Montenapoleone come ambiente e ci si può effettivamente sentire un po’ stranieri in patria passandoci, per il gran numero di immigrati, io che pure abito ai suoi confini in via Dolci non ho mai riscontrato tutti i problemi che gli si addebitano. Che ci sia a volte una certa sciatteria fuori stile milanese è indubbio, ed è fastidioso, ma mai in termini debordanti. E pur gente che viene da paesini poveri senza una vera educazione civica, ma che comunque per lo più si adatta ai costumi locali. Noto anche una diffusa pacifica convivenza tra famiglie italiane proletarie, spesso anziane, e famiglie di immigrati. Il problema grave, di occupazioni abusive e tutto il suo contorno, infatti deriva soprattutto dall’assenza della Regione nel amministrare questo quartiere. Che poi gli “italiani” della zona non amino molto questi immigrati dipende, secondo me e vale anche per me, dal fatto che non ci sia obbligo di integrazione per questi immigrati. Sono isolati e si tengono in disparte , anziché vedersi imporre di diventare parte partecipe della comunità. Se a tutti loro fosse imposto di poter rimanere solo avendo un normale contratto di lavoro, dovendo far frequentare la scuola fino a 18 anni ai figli, di dover permettere alle donne di seguire corsi di lingua e altro, la situazione sarebbe senz’altro molto migliore. Invece molti sono sfruttati in nero, usano lo stato sociale italiano senza quasi contribuire e pretendono che donne e figli rimangano ancorati alle culture di provenienza, come se fossero coloni sulla Luna.

    NB: ci sono alcuni errori toponomastici nell’articolo, riguardo viale Arethusa e via Maratta.

    1. dammatra

      Conosco benissimo il quartiere e per alcuni versi la sua analisi e’ corretta.

      Il problema dell’integrazione e’ il piu’ difficoltoso e passa innanzitutto dalle scuole.

      All ‘asilo di via stratico si insegna italiano come seconda lingua e non e’ che alla paraiva vada tanto meglio.

      Il problema vero di queste zone e’ che si formano delle enclave ed e’ piu’ facile a chi vi abita vivere la propria realta e a chi ne e’ fuori lasciare che vivano fra loro…

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