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Milano | Quintosole – La Milano laggiù in basso

Siamo al limitare della città, dove Milano diventa veramente campagna, lontanissimi anni luce da piazza del Duomo, dalla frenetica Corso Buenos Aires o dalle avveniristiche piazze Gae Aulenti e Tre Torri. Qui ci sono ancora i trattori parcheggiati ai lati della strada e si sentono anche i galli cantare.

Ci troviamo a Quintosole, nome bellissimo per un distretto della grande Milano che rimane sconosciuto a molti perché lontanissimo e tranquillissimo, infatti non succede mai niente. Siamo così lontani che ATM a stento serve i pochi abitanti (vi passa la 99, ma solo lungo la via Ripamonti) che comunque si devono fare circa 300 metri a piedi.

Il nome di Quintosole ha due probabili derivazioni: chi sostiene provenga dal latino V solum, terreno agricolo posto al quinto miglio dalla città; oppure Quinto Sole, perché posto a meridione della città e comunque sempre al quinto miglio da essa.

La località di Quintosole fu nominata per la prima volta nel 1346. Nell’ambito della suddivisione del territorio milanese in pievi apparteneva alla Pieve di San Donato, e confinava coi comuni di Vigentino a nord, con Macconago ad est, con Opera a sud, e con altri Corpi Santi di Milano ad ovest.

Al censimento del 1751 il comune, sede di parrocchia, contò soli 200 abitanti, e risultava amministrato insieme al confinante comune di Selvanesco, inglobato nel 1757.

Salito a 392 residenti nel 1771, in età napoleonica dal 1808 al 1816 il Comune di Quintosole fu aggregato per la prima volta a Milano, tornando autonomo con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto, quando gli abitanti erano divenuti 560.

Nel 1841 il governo austriaco annesse a Quintosole il limitrofo comune di Macconago, dal quale era fisicamente separato dall’odierna SP412 via Ripamonti. Il nuovo municipio allargato fece registrare 826 residenti nel 1853, e poi 882 nel 1859, e 928 abitanti nel 1861.

Nel 1869 al comune di Quintosole furono aggregate Vaiano Valle e Vigentino. Il maggior peso demografico, e quindi elettorale, di Vigentino fece sì che il 24 luglio 1893 il consiglio comunale deliberò lo spostamento del municipio in quella località, tanto che un mese dopo il governo italiano decretò la mutazione della denominazione comunale. Fu poi il Vigentino trent’anni dopo a confluire nella città di Milano assieme ad altri comuni limitrofi.

Quintosole è forse il borgo più borgo di Milano. Una piccola frazione agricola ancora percepibile. Anzitutto vi si accede dalla lunga via Ripamonti (altezza civico 542). La via Quintosole forma un anello che distribuisce il traffico nelle varie case del quartiere.

Nel piccolo “borgo” fatto di poche case, spiccano senza alcun dubbio solo alcuni edifici, come le due chiese affiancate, un palazzo munito di torretta medievale e il vecchio casino di caccia.

La chiesetta al centro del paese è un edificio della fine del Cinquecento voluto da Carlo Borromeo dedicata a Santa Maria dell’Assunta, che sostituì una chiesupola più antica sicuramente in rovina all’epoca. Recentemente ha subito un restauro conservativo che ha riportato alla luce una serie di affreschi nell’area absidale all’interno. L’interno è ad aula unica con soffitto a capriate nascosto da una soletta (si vedono solo alcune travi che annegano nel soffitto), un arco separa il coro dal resto della navata ed è l’unica zona decorata con affreschi in parte molto rovinati. All’interno si trova anche una piccola cappella con una statua della madonna del Rosario (fine ‘700). La semplice facciata ha un piccolo protiro retto da due colonne in granito e due oculi laterali che filtrano la luce del tramonto all’interno della chiesa.

Il campanile dovrebbe essere stato rifatto nel 1925, munito inizialmente da cuspide, probabilmente modificato successivamente e ridimensionato (forse la cuspide è stata colpita da un fulmine).

Un grazioso sagrato delimitato in parte da una balaustra in pietra rende l’insieme molto grazioso.

A lato della chiesetta si trova Casa Confalonieri, un antico insediamento agricolo di una nobile famiglia del milanese che conserva una piccola torretta. Spicca proprio sotto la torretta di fattura medievale, il simbolo araldico della famiglia (un gonfalone) scolpito nel marmo bianco in epoca recente (forse della fine dell’Ottocento o primo Novecento).

Sempre nei pressi della chiesetta si trova anche l’edificio della nuova chiesa parrocchiale, realizzata in forme neo-romaniche negli anni Venti del XX Secolo ma di cui ignoriamo la storia, visto che è oramai quasi sempre chiusa e sulla quale, pur chiedendo, non ci è stata fornita alcuna informazione.

Come avevamo già potuto vedere, infondo a via Quintosole si trova un bell’edificio, purtroppo ridotto a rudere, che era il Casino di Caccia della famiglia (si presume) Confalonieri. Anch’esso ristrutturato e modificato sul finire dell’Ottocento ma che cela una struttura Quattrocentesca. Sarebbe bello venisse recuperato prima che sparisca del tutto.

Il resto del borgo ha ancora un aspetto rurale, completo di una bar e un’ osteria, ma nessun altro punto vendita. Qualche timido tentativo di urbanizzazione c’è stato nel corso degli anni, per nulla invasivo, che ha reso possibile la sistemazione dei marciapiedi lungo un tratto della via Quintosole e di Via Camporgnago.

Purtroppo per il resto poco o nulla e ora molte delle originarie strutture come la Cascina Confalonieri o il famoso Casino di Caccia, stanno letteralmente andando in pezzi col rischio di sparire per sempre dalle mappe di Milano.

Qui di seguito altre immagini del resto del nucleo di Quintosole, lungo la via che porta lo stesso nome e via Camporgnago.


Urbanfile utilizza mappe basate su dati ©️ OpenStreetMap contributors

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


8 thoughts on “Milano | Quintosole – La Milano laggiù in basso

  1. balabiot

    La Chiesa moderna è gestita dalla comunità Somala. la cascina e il casino di caccia andrebbero recuperate. Bisognerebbe capire la proprietà. Molte sono le cascine della zona da ristrutturare. come nella vicina Chiaravalle

  2. Laura T.

    Che bel posto, peccato forse che sia così, isolato e poco vissuto, ma forse è il suo bello. Certo andrebeb preservato meglio.

  3. balabiot

    Si bisogna salvare tutte le cascine ancora diroccate.. si può fare in tempo prima dello sfacelo .P.S. La chiesa moderna è gestita dalla Comunità Somala.

  4. Riccardo

    Non capisco perché il passaggio verso i campi di Via Quintosole sia stato chiuso. Essendo un parco agricolo non dovrebbe essere vietata la ciusura dei passaggi? Grazie

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