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Milano | Porta Vercellina – Le villette a schiera di via Sant’Eusebio

Con l’avvio delle ferrovie da metà Ottocento, lentamente Milano si dotò di una rete ferroviaria che comprendesse più punti in città. Inizialmente le linee riguardarono più il settore orientale, con la prima stazione di Porta Nuova (via Gioia incrocio viale Monte Grappa 1840-1850) e poi con quella di Porta Tosa, dal 1864 la Vecchia Stazione Centrale collocata a Nord della città, in piazza Fiume (oggi Repubblica) aveva unificato i servizi delle stazioni preesistenti, Porta Nuova (la seconda oggi caserma GdF e rimasta attiva dal 1850 al 1864) e Porta Tosa. Successivamente venne creato, a Ovest, lo scalo ferroviario del Sempione, dove oggi si trova il parco Vergani e Bompiani e la linea, aperta nel 1870, per Porta Ticinese (oggi Porta Genova) che portava alla cintura sud verso Mortara. Nel 1891 venne realizzato il ramo della circonvallazione che univa lo scalo del Sempione con il ramo col settore orientale, passando a meridione della città, unendo ad anello la rete ferroviaria di Milano. La ferrovia di circonvallazione si biforcava al bivio di Corso Vercelli e poco prima dell’attuale Piazza Po con la linea per la stazione di Porta Ticinese (poi Genova). Ferrovie che sono state soppresse e rimosse a partire dal 1930/31.

Nel punto dove le linee ferroviarie si biforcavano, su terreni comprati dalle ferrovie, e in uno spazio ristretto e a cuneo, vennero erette tra il 1921 e il 1922, delle villette a schiera per i ferrovieri.

Secondo il piano Beruto del 1889, la zona di Porta Vercellina avrebbe avuto un disegno urbano sviluppato soprattutto da tre grandi viali che partendo da una grande piazza (Piemonte) si sarebbero sviluppati per centinaia di metri in tre differenti direzioni (Via Sardegna, Via Washington e via Elba-Vesuvio-Bergognone).

Quindi oltre il rilievo ferroviario, incastrato tra le ferrovie, vennero realizzate le villette in quella che all’epoca si chiamò semplicemente via Vesuvio, come la vicina piazza, ma che dal 1923 venne intitolata a Sant’Eusebio.

Le ferrovie inizialmente realizzarono circa 25 villette sul lato dispari della nuova via su progetto dell’ingegnere Del Fanti, in seguito furono realizzate altre nel lotto sul lato opposto. In tutto si tratta di circa una settantina di casette con giardino affiancate in linea distribuite in 6 stecche tra via Sant’Eusebio, via Vetta D’Italia, via Ischia e via Giacomo Boni.

Lo stile scelto per le casette dei ferrovieri fu quello in voga al momento, ovvero lo stile liberty, ma qui reso più geometrico proiettato verso l’art déco. Le decorazioni sono semplici e ad essere decorate sono le facciate, ricche con motivi a graffito.

Si distinguono solo i civici (lato dispari della via) 9-11 e 29-31, unite dalla forma della gronda che si alza formando un timpano con la parte superiore tagliata, una tipologia molto austroungarica a dire il vero.

Purtroppo del gruppo di casette dei ferrovieri, si sono perse 5 villette, quelle prospicienti su piazza Vesuvio e sostituite da un condominio decisamente ingombrante.

Sul lato opposto di via Sant’Eusebio si trovano altre villette, realizzate nello stesso periodo ma più semplici nelle decorazioni e nel disegno complessivo. Si tratta di tipiche villette a schiera costruite nelle periferie dell’epoca, anch’esse dotate di piccolo giardino, sia sul fronte che sul retro.

Purtroppo, come si vede, via Sant’Eusebio è, sebbene alberata, un vero “disastro” urbano, con le auto parcheggiate sotto gli alberi e persino sulle aiuole, in una maniera veramente indecorosa. Sarebbe bello che il Comune intervenisse sistemato parcheggi e aiuole, un problema diffuso ovunque in città.

Naturalmente le villette “semplici” si estendono anche nelle vicine vie: Vetta D’Italia, Ischia e Giacomo Boni.

Ringrazio per l’aiuto di ricerche storiche gli amici di Milano Sparita e Tulio Terna Vicenti.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


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