Milano | Tre Torri – Quartiere CityLife: i rendering delle nuove Residenze Libeskind II

Finalmente siamo riusciti ad avere i rendering delle Residenze Libeskind II, il secondo lotto in costruzione nel quartiere CityLife a Tre Torri.

Dallo scorso giugno son infatti in fase di costruzione le Residenze Libeskind II, gli edifici identici al primo lotto già realizzato e abitato, ma in versione “ridotta”, come da disegno originale, di modo che dalla parte più alta, posta verso l’interno, si scala sino ai 5 piani della parte adiacente a Via Ambrogio Spinola, dove si trovano gli edifici costruiti cent’anni fa circa, del vecchio quartiere sorto attorno a piazza Giulio Cesare.

I lavori, come seguiamo attentamente, noi di Urbanfile, procedono spediti e gli scenari cambiano di giorno in giorno, tra montaggio casserature, ferri e getti in calcestruzzo.

Sin dagli inizi, il Quartiere CityLife è stato pensato per esser vissuto in un’area molto verde e pedonale più possibile, cosa che rende oggi CityLife una tra le aree urbane car–free più ampie della città di Milano. Partendo da tali presupposti, la dirigenza CityLife sta valutando, oltre alla viabilità interna che porta ai box delle Residenze Libeskind 2, posta nei sotterranei, di installare delle colonnine di ricarica veloce delle auto elettriche in modalità Fast Charge. Questo è un ulteriore plus che consentirà a ogni residente un notevole risparmio di tempo e al quartiere di diventare sempre più green.

Il progetto è Studio Libeskind – Architecture – Design con SBGA – Blengini Ghirardelli.

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

21 commenti su “Milano | Tre Torri – Quartiere CityLife: i rendering delle nuove Residenze Libeskind II”

  1. mettici the gate e poi ti domandi dove sia il “parco”… (senza contare che, se non ricordo male, l’angolo in alto a sinistra del potto era stato ceduto al di fuori dell’area di concorso proprio per estenderlo)

    piaccia o non piaccia citylife, fa tristezza pensare al parco che avrebbe potuto essere e a quello che è.

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    • Se avessi un paio di milioni, una casa in citylife me la comprerei al volo.

      Ma non potendo permettermelo, spero che il Comune riqualifichi in modo simile (cioè con molto verde) anche i quartieri per gente con reddito normale come me

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  2. Premesso che non posso permettermi né le une né le altre, se potessi preferirei mille volte una delle palazzine di cent’anni fa alle residenze di Citylife. Ma ognuno ha i suoi gusti: citofonare Ferragnez.

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  3. Non è la realizzazione di Sforzinda, ma è un progetto di concezione urbanistica e architettonica unitaria e qualità eccezionale in Italia, diverso anche da PN, purtroppo troppo costoso e non accessibile a molti. Non serve essere futuristi per capire che oggi più che mai serve fare spazio fisico e mentale per aprirsi al futuro. La bellezza del quartiere è anche la pluralità di funzioni direzionali, commerciali e residenziali, vissute pure di sera e nel fine settimana, ma soprattutto la compresenza di novità con edifici più antichi e la disposizione delle nuove palazzine in una proiezione urbanistica ancora ottocentesca e riconoscibile, seppure entro una zona pedonale tra gli alberi. Un’idea diversa dal parco rettangolare solo verde con edifici su quattro lati. New ideas for other times è scritto su un palazzo. Vorrei fosse un fastidioso anglicismo, ma i messaggi passatisti che precedono fanno sorgere più di un dubbio che si sia fatto bene ad optare per un nome inglese del quartiere, non solo per attirare denari, ma anche perché purtroppo più adatto per la narrazione contemporanea del latino di Alberti e del volgare di Filarete. O no?

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    • senza offesa, ma mi par tanto una supercazzola.

      il progetto non pare nè tanto innovativo, nè tanto calato nel futuro.
      l’impianto è all’incirca da classica speculazione, senza alcun guizzo urbanistico e con involucri firmati anziché anonimi, con proporzioni quantomeno discutibili – parlo del residenziale. senza contare che altre aree restano da edificare è un museo pubblico alla fine non s’è fatto, lasciando altre cubature sulla carta.

      la narrativa del parco pubblico è risultata perciò priva di sostanza: il millantato 50% e oltre dell’area a parco, dov’è?

      alla base di questa constatazione, nessun paletto alla forma e ai contenuti, ma la semplice richiesta di un senso di unità. se il parco s’addentra fra i palazzi, diventando in pratica un cortile condominiale alberato senza recinzione, si può definire ancora tale? oppure è una presa in giro rispetto all’idea di “parco pubblico”?

      se queste sono le new ideas for other times, ci si domanda come saranno questi other times. che poi l’opera è degli anni 60, quando le ideas erano di tutt’altro livello…

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      • Mah, insomma.. lasciami dissentire. Dove trovi in Italia un’area residenziale così vasta completamente senza macchine? Forse solo a Venezia.
        Già questa è la grande innovazione del quartiere che lo porta a essere tra i più vivibili, verdi e piacevoli da vivere della città.
        Se potessi vivrei li, vivo in un appartamento in una classica via stracolma di macchine e con pochissimo verde.

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    • Ma che discorso è? I ”veri parchi” di Londra esistono da sempre, Hyde Park è aperto al pubblico dal XVII secolo e Regent’s Park almeno dal XIX.
      A Milano ci sono Parco Sempione e i Giardini Pubblici in centro, e i vari parchi più o meno periferici, anche molto estesi come il Parco Nord.
      A meno di non voler radere al suolo qualche isolato, mi pare un po’ tardino per creare centinaia di ettari di verde

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  4. Architettonicamente parlando tutto è molto bello. Meglio anche di Berlino. Il gusto italiano vince su tutti. Ma bastava fare un po’ di verde in più e sarebbe stato perfetto. Invece così hanno esagerato!!!

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  5. Milano 2: Ritorno al Futuro!
    Il Berlusca dovrebbe in giudizio per plagio urbanistico, a meno che 50 anni di distanza non giustifichino una sorta di amnistia

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    • Quella si chiama prescrizione e Mr. B. la conosce molto bene!

      Spero proprio che il futuro non sia quello di creare luoghi asettici per ricconi talmente finti che per dare loro un nome è stato sufficiente copiare quello della città confinante e aggiungerci un semplice: 2 (ma c’è anche Milano 3!), o addirittura dargli nomi inglesi come se i quartieri fossero dei semplici prodotti da vendere slegati dalla città in cui si trovano.

      CityLife e Porta Nuova non sono successi di Albertini e Moratti, sono invece sconfitte del Comune di Milano che, non sapendo come rinnovarsi, ha lasciato fare ai progettisti stranieri che, giustamente, si sono fatti gli affari loro costruendo edifici facilmente vendibili ma senza minimamente interessarsi al contesto, alla vita pubblica e alla dimensione umana della città.

      Il parco, il negozio di quartiere, l’edificio civico, la piazza, la piazzetta, le vie di interconnessione con gli altri quartieri della città sono stati sostituiti da una marmellata di palazzi per grosse multinazionali, banche o assicurazioni, centri commerciali e condomini per ricchi viziati, costruiti con lo stampino come abbiamo ben imparato a fare nei quartieri periferici. Il tutto è unito con delle ipocrite aiuole, talmente ipocrite che sono state addirittura elevate allo status di “parco”, e ben confinato da uno stradone talmente largo che pare un’autostrada, unica via che i ricchi abitanti di quel “quartiere” conoscono per raggiungere la loro campana di vetro.

      Questo è il futuro delle società immobiliari, non il futuro di una città.

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      • Che acidità!
        Non mi risulta che l’architettura dei secoli scorsi sopravvissuta fino ad ora fosse edilizia popolare, eccetto qualche cascina, comunque luogo di lavoro…

        Il riferimento si Milano 2 e seguenti mi sembra corretto. Uno è libero di gradire l’articolo e alleggerirsi di un bel saccone di euroni, oppure startene alla larga. A me il genere non piace, ma siamo un paese libero…

        Sulle grandi aree rinnovate, abito a Porta Nuova da trent’anni. Ringrazio il momento in cui l’area è stata rimessa a nuovo, pur non potendo permettermi un appartamento al Bosco Verticale. Anche qui parere personale

        Rilassati comunque, è pure una bros giornata…

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  6. Purtroppo l’architetto che ha progettato le palazzine in costruzione non ha dato in questa occasione il meglio di sé. Il disegno mi pare uno scarabocchio eseguito da un ragazzo svogliato. PS: parere personale con la speranza di non offendere nessuno.

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  7. . Buongiorno, sono nato e cresciuto in Piazzale Arduino e vorrei dire la mia. Zona Fiera (come da noi viene chiamata e non CityLife) è sempre stata una zona defilata rispetto al più vivo Marghera/Wagner/Vercelli. Ha sempre avuto una vocazione si borghese, ma quasi di paese con le sue botteghe e negozietti di quartiere. Non vado mai in Citylife, mi sembra di entrare in un centro commerciale come può essere il Bicocca Village, Si ha sempre la sensazione del costruito da supermercato, non di certo di quartiere o parco nel quartiere. Tutto troppo finto e troppa ostentazione di ricchezza. Certo, ammetto che si tratta di progetto ultramoderno etc, ma mi sembra solo una bella galleria per vedere le case dei nuovi ricchi scesi in zona. La trovo tutta un pò volgare, considerate le case signorili vicine. Forse il mio gusto è poco portato alla modernità, almeno come in questo caso, cosi ostentata e con un forte sapore di finto.

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