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Milano | Corvetto – La città scomparsa: il Gambolòita

Se si chiede ad un milanese di oggi cos’è Gambolòita, a meno che non abiti in zona e conosca la toponomastica, non saprebbe proprio che cosa voglia dire. Pare quasi il nome di uno di quei quartieri newyorkesi tanto di moda. A dire il vero, seppure milanese da sempre, pure io l’ho scoperto solo diversi anni fa.

Anzitutto Gamboloita, questo nome strano oggi è ricordato solo come toponimo di una piccola via trasversale di Corso Lodi, a due passi da Piazzale Corvetto.

In realtà, con Gambolòita si indicava, da sempre, la parte finale del Comune di Milano posta nei Corpi Santi di Porta Romana prima del confine con il Comune di Rogoredo, oggi conosciuta di più come Corvetto, dal nome dato al Piazzale Luigi E. Corvetto. (I Corpi Santi sono stati un comune istituito nel 1782 comprendente le cascine e i borghi agricoli che si trovavano attorno alla città di Milano, appena oltre le mura spagnole del capoluogo lombardo e all’interno del territorio comunale)

L’area sin dall’antichità era nota come Gambalòita o Gambaliòta ed era un insieme di alcune cascine disposte lungo la via per Lodi (via Emilia). Si trattava di un piccolo borgo agricolo formato da cascine con stalle e fienili e una villa padronale.

L’ottocentesco Riparto rurale della Gambolòita che prendeva nome dall’antica cascina omonima, chiamata anche Gambaloita nella dizione di fine Cinquecento: ancora negli anni Venti del ‘900 occupava l’isolato sul lato meridionale della via. A parte le solite fantasiose ipotesi, dalle ricerche di Alessandro Colombo (1928) sembra che la cascina e la vasta area contigua di campi e boscaglia prendessero nome da una famiglia medievale «de Gambaloyta» o «de Gambaloyti»; poteva però essersi verificato anche il contrario, che fosse la gente ad aver preso il nome dalle terre di cui aveva la proprietà. Infatti, secondo un’altra ipotesi non meno ragionevole, la prima parte del nome deriverebbe da una corruzione medievale del latino campus; la seconda parte, restando tra i possibili significati agricoli, potrebbe a sua volta essere la
corruzione di lolii, cioè campi di loglio (detta anche zizzania), in coerenza con la tradizione lombarda secondo cui molte antiche cascine avevano nome dal tipo di coltura presente. Una possibile origine del nome va cercata anche nel latino “Campus Lautus“, cioè campo ricco. Ma a complicare le cose vien fuori anche l’esistenza di un governatore delle Gallie al tempo di Augusto, della famiglia Lollia (una Lollia era stata amante di Cesare); niente di strano quindi, sempre in via di ipotesi, che nei dintorni di Milano esistessero dei terreni «lolliani», cioè della famiglia dell’ex governatore. Si riporta anche che in questa posizione strategica a sud-est della città si accampasse Attila durante le sue scorrerie lombarde: e alcune varietà di loglio sono utilizzate come foraggio.

Nei secoli passati il borgo era stato soprannominato dai milanesi anche come “Gamba la vita”, più per mera assonanza che per un reale significato.

A lato dell’attuale rettilineo che è Corso Lodi (all’epoca si chiamava Strada Provinciale per Piacenza), vi scorreva il Canale Redefossi, canale artificiale che raccoglie ancora oggi, le acque del Seveso e della Martesana, in questo punto, all’incirca nell’area centrale dell’odierno piazzale Corvetto, il canale Redefossi scambiava lato di percorrenza (dal lato dispari al lato pari del corso), e un ponticello permetteva di scavalcare il “gomito” creato dal Redefossi, noto come Ponte Vecchio o Ponte di Nosedo, perchè pochi metri prima partiva la strada che portava al piccolo borgo del Sud-Est.

Sul lato meridionale del corso, prima del ponticello in pietra, si trovava la Cascina Gambolòita o Gambalòita, dove, nell’angolo a ridosso del canale, vi era una torretta di guardia che sovrastava una finta grotta realizzata in calcestruzzo sul finire dell’Ottocento.

Poco prima, verso il centro, si trova Casa Gambaloita, nota anche come Cascina Guglielmesa, ancora presente in parte e ben visibile (purtroppo) dal parcheggio del supermercato all’incrocio con viale Brenta. Edificio di un piano con sedie a U, probabilmente realizzato sul finire dell’Ottocento, in parte occupato da una banca e da appartamenti.

Sempre all’incrocio con viale Brenta, esattamente di fronte alla Cascina Guglielmesa, dall’altro lato di corso Lodi e oggi completamente cancellato, si trovava il borgo delle Cà Vegge, cioè le Case Vecchie e il complesso della Cascina Musocco, poi chiamata Musocchino per non confondersi coll’omonimo borgo presso il Cimitero Maggiore dalla parte opposta di Milano.

Con l’avanzare della città e dell’urbanizzazione, con nuove vie e costruzioni, anche questo piccolo borgo di cascine, tra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento venne abbattuto, salvando solo, come abbiamo potuto vedere, la Cascina Guglielmesa e il nome della via Gambolòita.

Naturalmente con lo sparire dei milanesi “doc” e la forte immigrazione, il toponimo un po’ astruso andò sempre più sostituendosi col più semplice “Corvetto” nome del piazzale. Infatti oggi dicendo Corvetto si intende l’intero distretto, che va da San Luigi a Castagnedo, dal Quartiere Mazzini al Quartiere Omero

Tra i primi palazzi costruiti in zona, grazie all’avanzamento dell’urbanizzazione va segnalato questo bell’edificio di Corso Lodi 122, che si trova all’angolo proprio con via Gamboloita. Edificio residenziale in stile eclettico-decò realizzato nel 1936 su progetto di Ariodante Bazzero (fonte Pure Milano Photo Sosthen Hennekam).

Qui di seguito la città contemporanea che ha preso il posto delle antiche cascine e campagne.

Qui di seguito il brutto parcheggio che dovrebbe esser trasformato sito tra via Gamboloita e via Sile. Qui vi era la cascina che dava il nome alla zona, al suo posto sono sorti quei caseggiati negli anni Cinquanta.

Sarebbe bello che si cominciasse a ricordare il distretto con l’antico nome e non con Corvetto, che è il semplice nome della piazza e della fermata della M3, giusto per non dimenticare la storia della città, anche se questa muta e si trasforma.

Info: “Le Strade di Milano”, Newton Peridici 1991 ; Pagina Facebook Milano Scomparsa

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


6 thoughts on “Milano | Corvetto – La città scomparsa: il Gambolòita

  1. Osservatore

    Il comune dei Corpi Santi di Milano era posto attorno al comune di Milano che all’epoca era delimitato dalle mura spagnole. Quindi il territorio era posto esternamente al comune di Milano. All’interno del comune di Milano si trovava soltanto il palazzo municipale del comune circolare, peraltro sito a poca distanza da Palazzo Marino.

  2. Anonimo

    Che splendore l’intero servizio! Siete dei maghi a dare un’idea di come la città si sia evoluta…

    La foto aerea in bianco e nero fa vedere perfettamente come erano belle le strade senza auto (commento in buona fede senza volontà di scatenare la solita guerra di religione)

    1. gpm

      ..e, aggiungerei, fa capire bene il perchè in tanti quartieri sia così difficile risolvere il problema della marea di auto ovunque: le auto, inesistenti al tempo della costruzione del quartiere, si sono semplicemente aggiunte, sovrapposte, andando ad occupare pian piano tutti gli spazi liberi (già pochi da subito, in fondo, come si vede nella foto).

  3. Patrizia

    Bellissimo articolo, ho ritrovato il “quartiere dei grigioni” , dove ho vissuto da bambina all’inizio degli anni ’60 e che non sentivo più nominare da tantissimo tempo, tanto da dimenticarne il nome.
    È bello scoprire come era una volta Milano.
    Grazie ancora e complimenti.

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