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Milano | Chiesa Rossa – Ciclabile Alzaia Naviglio Pavese: aprile 2021

A settembre delle scorso anno sono cominciati i lavori per la realizzazione del tratto milanese della VenTo, la ciclovia che collegherà Venezia a Torino. La zona cantierizzata al momento interessa il tratto dal ponte ferroviario dell’Alzaia Naviglio Pavese (viale Liguria e Tibaldi) e prosegue fino a via Schiavoni e via Fra Cristoforo (Navigli – Chiesa Rossa). 

Restaurato in precedenza il ponte pedonale di via Imperia, brilla magnificamente di un bel giallo limone.

Speriamo venga trovata una soluzione per i marciapiedi ampi l’ungo l’alzaia. Altrimenti il parcheggio selvaggio è garantito.

Come si vede per l’arrediurbano sono stati re-impiegati i masselli del pavé e sampietrini, oltre a nuove aiuole che ospiteranno alberature. Il cantiere per il momento è distribuito lungo l’alzaia Pavese sino al cavalcavia di via Schiavoni e poco oltre, sino a via Fra Cristoforo, nel Quartiere dei Promessi Sposi o Torretta.

Questo rientra nel primo lotto dell’intervento.

Pista Ciclabile, VenTo, Alzaia Naviglio Pavese, viale Liguria, Viale Tibaldi, via Schiavoni, via Fra Cristoforo, Navigli, Naviglio Pavese, Chiesa Rossa

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


14 thoughts on “Milano | Chiesa Rossa – Ciclabile Alzaia Naviglio Pavese: aprile 2021

  1. Wf

    Wow.
    Spettacolo.

    Speriamo mettano tutte le barriere fisiche ahimè necessarie contro gli merdamobilisti.

    Che purtroppo essendo incivili di base parcheggiano sicuramente sopra marciapiedi e aiuole se non gli viene fisicamente impedito.

    Con loro appellarsi al senso civico è inutile.
    Non c’è l’hanno proprio il senso civico.

    1. Anonimo

      Il lavoro è bellissimo, contiamo che ce ne siano di più in città e fuori. Personalmente non vedo l’ora di scoprire tutte le possibilità che sono disponibili per le due ruote.

      Riguardo i vostri commenti, cercherei di convincere gli automobilisti a considerare la bici come mezzo di trasporto e di svago e a rispettare le regole, più che cercare lo scontro a furia di insulti mettendoli sulla difensiva in modo completamente controproducente.

      Analogamente, il riferimento stantio alle pecche dell’amministrazione regionale di destra piuttosto che alla deficienze dell’amministrazione comunale di sinistra trasforma la discussione in uno sterile giochino in cui lo schieramento politico personale, con i pregiudizi che questo comporta, prevale sulle valutazioni tecniche sull’argomento

      1. Andrea

        Ma a parte le valutazioni tecniche che possiamo fare al termine dei lavori penso sia oggettivo che il Comune faccia dell’argomento “bici” (dato che di questo stiamo parlando) una bandiera o almeno ci stia provando, ci vuole coraggio e desiderio di ciclabilità per realizzare la ciclabile di Buenos Aires. Dalla Regione, anche ammesso che ci stiano provando invece di notizie non ne arrivano!

        Eppure di opere ciclabili da cronaca nazionale come quella sul lago di Garda in Lombardia se ne potrebbero fare una valanga e richiamare cosi un sacco di turisti (oltre che a collegare ulteriormente il territorio). E penso sia almeno dagli anni 90 se non prima che sono evidenti i benefici della ciclabilità, il Comjne si è svegliato 10 anni fa, la regione ancora dorme…

        1. Anonimo

          Ci sono comunque molti buoni percorsi: il tratto Lombardo della via Franchigena è tutto percorribile in bici (il problema semmai è passato il confine col Canton Ticino).
          La ciclabile della valle Brembana sul tracciato della vecchia ferrovia è molto divertente.
          Con la ciclabile della Val Seriana arrivi a Clusone da Bergamo ed è tutta molto ben tenuta.
          Tutto è perfettibile ma a cercare ce ne sono di tracciati divertenti alla portata di quasi tutti…poi speriamo migliorino sempre più.

  2. Andrea

    È da anni che c’è questo progetto interregionale che dovrebbe unificare e riqualificare tutte le ciclabili che costeggiano il Po’.

    È assurdo che la prima ed unica notizia che leggo di qualcosa che è si sta facendo per quel tracciato riguarda la bretella che permette di raggiungere Milano per chi non ha voglia di arrivare fino a Venezia (o a Torino).

    Ma perché la destra ce l’ha su con le bici? I crucchi amano un sacco la bici e quando vengono nel nostro paese sganciano una quantità di soldi e mancie inpressionante, le ciclabili poi una volta che le realizzi bene te ne puoi anche quasi dimenticare per 10 anni.

    Ma invece la Regione le notizie le da sulla BreBeMi e sulla Pedemontana che invece di tutisti stanno portando solo debiti da pagare oltre che a rafforzare l’immagine di una regione poco verde.

    1. Anonimo

      Vero, la Lombardia ha assoluto bisogno di un cambio di passo. Decenni di guida della più becera delle destre ed è impossibile pensare a qualcosa di diverso da strade e autostrade.

      Seri investimenti sul trasporto pubblico: non pervenuti. Ciclabilità? Se va bene è considerata un’attività sportiva per il weekend nei parchi. Rigenerazione verde? Chissenefrega, meglio le distese di centri commerciali e capannoni vuoti.

      Speriamo che almeno Milano resti ben governata, per mostrare ai lombardi che è possibile un’altra visione del mondo.

    2. Anonimo

      Regioni green: il confronto tra le due in testa alla classifica e le loro aree metropolitane

      “In testa alla classifica si posiziona la Lombardia, con più del doppio della sensibilità rispetto alla seconda in classifica, il Lazio. Terza, ma vicina, il Piemonte, quarta la Toscana. Fanalino di coda la Valle d’Aosta, che però è la regione con un indice di iniziativa tra i più alti: pochi ma buoni si direbbe» sintetizza Niccolò Sovico, ceo, ideatore e co-fondatore di Ener2Crowd, scelto da Forbes come uno dei 30 talenti globali under-30 di quest’anno, sottolineando il suo ruolo di ispiratore e modello di nuovi talenti ed idee per il futuro dell’Italia. Il dato più importante riguarda il confronto tra le due regioni in testa alla classifica e le loro aree metropolitane di riferimento, Roma e Milano. Il 97% dell’interesse concreto per temi riconducibili alla green economy proviene dal 68% di popolazione che vive al di fuori dall’area metropolitana di Milano, con un incremento dell’interesse del 44% rispetto alle persone che vivono coinvolte dalle dinamiche del capoluogo meneghino. La differenza è ancora più marcata se si guarda il Lazio dove l’80% dell’interesse concreto si è manifestato al di fuori della Capitale, con un 26% della popolazione nelle aree extra-urbane della regione che fa registrare un incremento del 204% dell’interesse per tali temi.

      https://www.affaritaliani.it/green/la-classifica-delle-regioni-che-sfrutteranno-meglio-la-rinascita-verde-679695.html

    3. _

      @Andrea, il tratto Milanese fa parte del 26% del tracciato che va praticamente fatto ex novo. Gran parte della pista invece va solo adeguata o lo è già.

      https://www.cicloviavento.it/progetto/stato-di-fatto/

      In particolare il tratto Lombardo è tutto lungo il Po. Ci ho girato a lungo 15 anni fa con la bici, non era male nemmeno allora anche se come tutto molto perfettibile.
      Da Milano – pezzo di competenza del Comune di Milano a parte – al Po ci arrivi comodo già adesso.

      1. Andrea

        Lo so anche io che quella che arriva fino a Pavia è una delle ciclabile molto percorribile, c’è solo un tratto sterrato di 500 m ma per il resto è molto ben protetta (anche se come sempre migliorabile).

        Ma perche per sostenere la tua tesi mi mostri una pagina che segnala che l’83% del tracciato è percorribile solo con interventi sul percorso? Molte ciclabili lombarde hanno la pecca di essere sterrate e percorribili solo con bici adatte se non si vuole bucare ogni chilometro.

        1. Anonimo

          Veramente io – a differenza di te – non ho nessuna tesi “da sostenere”.

          Volevo solo dirti che se hai voglia, puoi già pedalare per lunghi tratti.

          1. Anonimo

            Non ha tesi da sostenere ma ideologie per cui combattere guerre di religione…

            io e te pedaliamo contenti su belle piste in città e fuori, qualcun altro fa il tifoso per un colore politico (dico lo stesso a quell’altro che è il suo dirimpettaio di curva)

        2. Anonimo

          A me le ciclabili non asfaltate (ma tenute decentemente) piacciono molto di più di quelle asfaltate lisce come un biliardo.
          Chiaro, non ci vado con una bici da corsa ultimo modello da ciclista perfettino e so come si cambia una camera d’aria. Ma vuoi mettere il divertimento?

      2. Alessandro Magno

        Davvero un bel progetto -.-….ma metterci due alberi no? Di quelli con le radici profonde che non disturbano l’asfalto crescendo …
        Lasciare uno dei due lati del naviglio alla mobilità ciclo pedonale realizzando una passeggiata ben fatta (con servitù di passaggio auto solo per chi ha passi carrai o garage nel tratto interessato) con alberature e illuminazione era così rivoluzionario?
        Secondo me un’occasione sprecata su un naviglio sempre dimenticato.
        Certo e’ un miglioramento funzionale ma dal lato estetico cambia molto poco.

  3. Andrea

    Grazie di aver condiviso il parere di Nicolò (ma sono solo io che se apro l’articolo vedo come immagine principale quella di una signorina con fare ambiguo?) che per fortuna ci conferma che vogliamo tutti i pannelli solari, le auto elettriche e la pace nel mondo.

    Io l’ultima notizia sull’argomento che ho sentito negli ultimi mesi è di una ciclabile che dovrebbe fare il giro del lago di Garda e l’unico pezzo realizzato è quello che sta in Trentino (ed entro l’anno prossimo è previsto un ulteriore proseguimento). La ciclabile equivalente sul lago di Como è in progetto da anni se non decenni ma ancora oggi chi vuole andare in bici ad Abbadia Lariana deve pedalare sulla SS26 (solo due anni fa hanno innaugurato un primo timido tratto che parte da Lecco)

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