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Milano | Isola – Finalmente si completa il “Rasoio” Unipol

Nel dicembre 2019 il famoso “Rasoio” come viene chiamato affettuosamente dai milanesi l’edificio di Unipol SAI di via de Castillia e via Confalonieri all’Isola, è stato completato.

Un edificio dalla lunga vita travagliata: nato con un progetto nel 2007 che lo faceva sembrare un rasoio elettrico per la barba (ecco l’origine del nome), sarebbe dovuto diventare sede della Milano Assicurazioni su progettato di Valentino Benati e Federico Colletta. I lavori cominciarono nella sua parte strutturale, lasciandolo incompiuto già nel 2010. Così per più di sei anni rimase il “mostro” dell’Isola (visto che si trova a ridosso del quartiere). Di proprietà di Ligresti, il quale ha avuto un bel po’ di problemi legali e finanziari, come ben si sa, è stato “ereditato” da UnipolSai che finalmente lo ha completato con un nuovo progetto, questa volta realizzato da Progetto CMR.

Dopo la conclusione dei lavori al palazzo, da sempre mancava la sistemazione del parterre che lo circondava e lo “collegava” al resto della Biblioteca degli Alberi e al contesto.

Da qualche giorno come si vede, sono state alzate le cesate di cantiere per permettere i lavori di completamento.

Rasoio, Unipol SAI, Isola, via de Castillia, via Confalonieri, Progetto CMR

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Per l'utilizzo delle immagini scrivere a info@dodecaedrourbano.com

Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


11 thoughts on “Milano | Isola – Finalmente si completa il “Rasoio” Unipol

  1. massy

    @urbanfile purtroppo quelle cesate intorno al parterre sono su ormai da mesi (almeno 3) e non da qualche giorno…. avete qualche notizia in più sulla conclusione dei lavori?

    1. Anonimo

      Le cesate sul lato via Confalonieri sono state risistemate qualche mese fa come dici tu. Il resto del perimetro è immutato da un paio di anni.

      Il palazzo stesso sembra ultimato ma non ci sono grandi movimenti da mesi.

      Secondo me, è meno brutto di quanto fosse in origine, ma il punto di partenza è che questo edificio appartiene alla famiglia di ecomostri per cui qualche costruttore era giustamente famoso, dunque era difficile renderlo particolarmente attraente

      1. Anonimo

        Meno brutto? È brutto tanto quanto ma ancora meno originale. Se non altro il precedente nel soffitto proponeva una soluzione particolare. Qui siamo al grado zero dell’architettura. Hanno montato vetri trasparenti che non solo non riescono a creare giochi di riflessi (sono troppo trasparenti e avevano bisogno di giustapporsi a un piano vetrato) ma evidenziano la brutta struttura che da l’impressione di un perenne ponteggio.

        Cambiando il materiale al rasoio originale sarebbe rimasta pessima architettura ma migliore di questa.

        La verità? Unipol è andata al massimo risparmio. Questo palazzone è un pugno in un occhio

  2. Anonimo

    A me sembra che sia rimasto “il mostro” dell’isola. Un premio Pritzker non poteva diventarlo, ma un cladding più decente era d’obbligo.

    Un merito, però, va loro riconosciuto. Sono riusciti a peggiorare il progetto originale, impresa che ha dello straordinario.

    Spero che tra una decina d’anni lo abbatteranno o almeno che subisca un cladding decente, magari con dei vetri che riflettono…

    1. Michele

      Esatto, basterebbero dei vetri a specchio per mimetizzare al massimo questo scempio. Se si vuole risparmiare si potrebbe pensare ad un wrapping. Speriamo gli venga in mente in futuro.

  3. Anonimo

    Cladding osceno, pare una struttura lasciata lì a metà lavori… che poi è quasi la verità. Quantomeno l’originale era solo sciatto.

  4. Anonimo

    Correggete l’articolo. Le cesate sono state alzate da tempo ma i lavori sono fermi da mesi e nessuno sa quando saranno ultimati.

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