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Milano | Norme: la Lombardia corregge il tiro sul recupero degli immobili dismessi

La norma regionale sul recupero degli immobili dismessi ha spaccato la politica urbanistica in città negli ultimi tempi e potrebbe mettere in discussione la realizzazione del progetto P39 e Torre Botanica a Porta Nuova così come è stato concepito.

Infatti erano scoppiate non poche polemiche tra il Comune di Milano e la Regione Lombardia che aveva approvato la legge regionale che prevedeva un bonus aggiuntivo del 25% di volumetria per gli edifici dismessi da almeno 5 anni. Consentendo ai possessori di edifici dismessi di aspettare 5 anni per intervenire, ottenendo una buona percentuale di volumetria in più. Un’idea forse comprensibile per zone della Lombardia dove vi è una stagnazione del settore immobiliare, ma che in una città come Milano, tra le più attive ed appetibili in Europa nel settore immobiliare, avrebbe potuto prestarsi a forzature eccessivamente speculative.

Per il progetto  P39 e Torre Botanica, ricordiamo che Manfredi Catella, founder CEO di Coima, disse a suo tempo che, se non si fosse applicata la legge regionale, il progetto, che prevede la riqualificazione del vecchio Pirellino (P39), la costruzione di una nuova torre residenziale (Botanica) e di uno spazio pubblico sospeso a ponte su via Melchiorre Gioia, sarebbe stata orfana di quest’ultima. Ricordiamo che il progetto di P39 e Botanica è del gruppo formato da Diller Scofidio + Renfro (DS+R) e Stefano Boeri Architetti.

La norma regionale è oggetto di un contenzioso e il TAR ha già fatto osservazioni su alcune sue parti ritenendo i ricorsi legittimi e fondati. Proprio per questo è stata presentata la modifica con un’ulteriore nuova proposta di legge che includa maggiormente i comuni nella determinazione dei bonus volumetrici.

Ora, tutto dipenderà da come sarà interpretata la nuova legge regionale da parte del Comune di Milano. Infatti i comuni, da quanto abbiamo capito, potrebbero applicare la norma decidendo il bonus volumetrico da concedere, in un range tra il 10 e il 25%. Se i comuni non decidono, si applica la normativa regionale direttamente con bonus al 20%.

Per Botanica e C., la risposta la sapremo quanto prima. L’incremento volumetrico previsto dal progetto sembrerebbe superiore al 10%, che è il minimo che si deve applicare secondo la legge, per cui, se non abbiamo sbagliato ad interpretare, l’esito finale della vicenda non sarebbe ancora del tutto deciso dalla sola approvazione di questa nuova norma.

Intanto l’obbiettivo della nuova legge regionale é quello di mettere finalmente in sicurezza edifici fatiscenti e abbandonati, cosa che già era insita nella normativa oggetto di contenzioso, riducendo la burocrazia e con l’idea di dare un’ulteriore spinta al settore immobiliare.

“L’obiettivo principale della nuova normativa – ha spiegato l’assessore regionale al Territorio e Urbanistica, Pietro Foroni – che integra variazioni all’articolo 40 bis della LR 18/2019, resta quello di favorire il recupero del patrimonio edilizio dismesso, estendendo ai comuni un ulteriore margine di manovra e incentivando, quindi, l’adozione di specifiche condizioni per la messa in sicurezza degli immobili in stato di dismissione”.
 
“Questo tipo di intervento normativo, che manca a livello nazionale, – ha aggiunto l’assessore – viene adottato da Regione Lombardia in coerenza con la politica urbanistica per la lotta al consumo di suolo, facilitando i passaggi burocratici che enti locali e operatori sono tenuti ad adottare”.

“Diversamente dalla normativa vigente, – ha osservato Foroni – la nuova proposta di legge avrà un carattere ancor più di natura straordinaria ed eccezionale. I comuni potranno determinare la quota degli incentivi da applicare, non di carattere finanziario, ma relativi ad aspetti di natura urbanistica e procedimentale: gli enti potranno abbinare un bonus volumetrico in misura percentuale tra il 10 al 25%, scegliendo se applicare tale indice di edificabilità; solo in mancanza di determinazione comunale, è prevista una norma suppletiva regionale in cui verrà applicato un incremento pari al 20 per cento, per impedire che l’inadempimento comunale renda inapplicabile la normativa”.
 
 “Decisione, questa, deliberata non per timore di un giudizio di livello costituzionale (in conseguenza della pronuncia del TAR, ndr), ma per sostenere lo sviluppo sostenibile attraverso il recupero degli edifici esistenti e, allo stesso tempo, favorendo iniziative di investimento in un periodo storico particolarmente difficile a sostegno del mondo economico”.
 
Ricordiamo che l’articolo 40 bis della LR 12/2005, come modificato dalla LR 18/2019 per incentivare gli interventi di rigenerazione urbana, è stato bocciato dal Tar perché introduceva norme troppo permissive per il recupero degli edifici abbandonati, in contrasto con l’obiettivo di riduzione del consumo di suolo e con le competenze dei Comuni in materia di pianificazione.
 
Senza le modifiche apportate nei giorni scorsi, la legge sarebbe finita sotto la lente della Corte Costituzionale.

Fonte: Edilportale

Tag: Legge Regionale, Norma, Edilizia, Volumetrie, Comune di Milano

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


15 thoughts on “Milano | Norme: la Lombardia corregge il tiro sul recupero degli immobili dismessi

  1. davide bassini

    La decisione del TAR mi sembra andare in una direzione più logica e razionale, spostando il potere decisionale sui comuni riguardo all’incremento volumetrico da concedere.
    Credo che una buona prassi sarebbe quella di concedere il massimo della volumetria aggiuntiva quando questa è indirizzata a spazi d’interesse pubblico, culturale e/o verde, un po’ come la struttura “ponte” del progetto Torre Botanica e C. che prevede una serra e spazi espositivi aperti alla cittadinanza; invece concedere il minimo del 10% se tale volumetria è volta semplicemente ad aumentare la superficie per ragioni di mercato/speculative.

  2. Alberto

    Io avrei concesso il bonus volumetrico come era prima ma solo agli edifici che non momento dell’emanazione della legge erano già abbandonati, così avremmo avuto più volumetrie senza incentivare l’abbandono per ottenerle.

    1. Franky

      Hai perfettamente ragione. Cosi si svuoteranno edifici con finto degrado(autocertificato) per ottenere gli incrementi. Ma allora perché l’indice di edificabilità è stato abbassato allo 0,35 x poi inventare queste porcate ?

  3. Maurizio

    Una legge regionale scritta malissimo (aka una porcata), immaginando che Milano e Calolziocorte siano uguali, che ottiene l’effetto contrario di quello sbandierato.

    1. Wf

      Ai leghisti di Milano interessa solo Calolziocorte.

      Per loro a Milano dovrebbero tornare i Caltagirone i La Russa e i Ligresti…

      E fare ol sacco di Milano con cemento ovunque.

  4. Andrea

    Io non ho capito perché con la nuova norma l’incostituzionalità non c’è piu. Che sia il 10%, il 20% o il 25% il Comune è comunque obbligato ad offrire un aumento delle volumetrie per recuperare gli edifici abbandonati. L’incentivo ad abbandonare l’edificio per ottenere almeno un 10% del volume esiste ancora e rimane ancora impossobile da parte del Comune decidere liberamente le volumetrie degli edifici sul proprio territorio.

    1. Maurizio

      Infatti la procedura avanti la Corte proseguirà e la Corte deciderà se la modifica sarà sufficiente per superare la questione di incostituzionalità, posto che ritenga sussistere la questione.

  5. Anonimo

    Speriamo si decidano presto per superare la questione dell’aumento delle volumetrie altrimenti intere zone come “zona stephenson” e interi palazzi ex Ligresti – Unipol rimarranno ancora vuoti e abbandonati per anni.

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