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Milano | Porta Vercellina – Casa Grandolini, quando il romanticismo era di moda

Non fosse per la presenza incombente del palazzo a fianco di via Elba 14, il grande palazzo turrito al 16 della via alberata di Porta Vercellina sembrerebbe un vero castello medievale.

Si tratta della splendida Casa Grandolini, costruita tra il 1912 e il 1924 su progetto dell’architetto Adolfo Coppedè.

All’inizio del 1900, fra le varie espressioni artistiche e architettoniche, vi fu di gran moda, senza alcun dubbio, il revival medievale con la realizzazione di case e palazzi che ricordavano nella forma sontuosi edifici di epoca antica, soprattutto medievale e gotica. Un esempio furono, a Milano, le chiese nuove o riqualificate all’epoca, come San Babila, Santa Maria del Carmine, Sant’Agostino e molte altre, così come fu il restauro del Castello Sforzesco, che venne riportato alle sue forme corico-rinascimentali.

Così, per il nuovo quartiere che sarebbe sorto a Porta Vercellina, attorno a piazza Piemonte e via Washington, la famiglia Grandolini incaricò Adolfo Coppedè. Quest’ultimo aveva da poco realizzato il più famoso Castello Cova a Sant’Ambrogio (via Carducci), fortemente ispirato allo stile neo-medioevale.

Anche il castello di via Elba 16 non è da meno: certo è meno appariscente, ma dotato di due torrette merlate ai lati della facciata. Inconfondibile lo stile eclettico-liberty-storicista tipico dei fratelli Coppedè. Anche se in questo caso, forse a causa della posizione “periferica” e la minor disponibilità finanziaria della committenza, l’aspetto della facciata appare molto più sobrio degli altri edifici progettati dal Coppedè.

La facciata, unica parte esterna “decorata”, è caratterizzata dal rivestimento in mattoni in cotto scuro, inframezzati da porzioni in cemento sagomato a pietra. Uno zoccolo in pietra artificiale scandisce la parte inferiore sino al primo piano, il quale, nella parte centrale, si aggetta appoggiandosi su possenti mensole, salendo per due piani e inglobando il terzo e il quarto piano anch’essi aggettanti. Una finta loggia finestrata caratterizza l’ultimo piano (il quarto).

Oltrepassando il grande portone si accede all’ingresso realizzato in stile liberty-rinascimentale-moresco, molto suggestivo e ben conservato.

Adolfo Coppedè nacque a Firenze nel 1871 e fu il terzo e ultimo figlio dell’intagliatore ed ebanista Mariano e di Antonietta Bizzarri. Dopo gli studi, passò a lavorare nella bottega di ebanisteria ed intaglio del padre. Iniziò anche a interessarsi alla pittura e si iscrisse all’Accademia di belle arti, ma non essendo ancora certo su quale dovesse essere la sua strada, nel 1898 volle concorrere al progetto di una cattedrale indetto da un ente di Roma. In maniera inattesa il suo progetto raccolse l’interesse dei giurati, anche se non ottenne il primo posto. In quell’occasione conobbe un industriale dell’isola d’Elba, il deputato Pilade Del Buono, che fu il motore della sua formazione professionale.

Seguì il suo mentore in giro per le maggiori capitali europee, avendo modo di apprendere quanto di più moderno emergeva sull’architettura. Al rientro in Italia iniziò la sua attività di progettista costruendo numerosi edifici per il suo mecenate.

Nel 1903 decise di sposarsi con Anita Burchi e, ritornato a Firenze anche per occuparsi dell’attività paterna, iniziò a progettare varie ville e palazzi utilizzando il nuovo stile liberty che si andava affermando all’epoca.

Vinse più volte il premio Martelli, premio conferito dall’Accademia di belle arti di Firenze, che veniva assegnato con cadenza quinquennale. Con il passar del tempo realizzò progetti anche al di fuori della Toscana, ottenendo commesse a Genova, Roma, Milano e altre città d’Italia. Di particolare rilevanza, nel 1915, è stata sua la progettazione del Castello Cova nella centralissima via Carducci di Milano. 

La notorietà acquisita con le sue realizzazioni gli valse diverse onorificenze fra le quali quella di grand’ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia.

Dopo la fine della prima guerra mondiale ebbe modo di dedicarsi, assieme al fratello Gino, all’arredamento di interni di alcune navi passeggeri per conto di due diverse società di navigazione italiane.

A partire dal 1926, dopo una accesissima polemica con D’Annunzio relativa a un progetto mai realizzato a Firenze sul quale anche Mussolini aveva espresso parere favorevole, il Coppedè rallentò la sua opera limitandola alla sola regione della Toscana, dove progettò la Casa del Fascio di Lastra a Signa (FI). Iscrittosi nel 1932 al Partito Nazionale Fascista, partecipò al concorso per il piano regolatore di Tirrenia, ottenendo il secondo premio. Successivamente si ritirò nella sua tenuta di Parugiano vicino a Montemurlo, dove morì il 15 agosto del 1951.

Referenze fotografiche: Roberto Arsuffi

Porta Vercellina, Architettura, Via Elba, Via Washington, Piazza Piemonte, Casa Grandolini, Adolfo Coppedè, Liberty, Neo-Medievale, Eclettismo, Eclettico

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Con l’affermarsi dei Social Network, che richiedono sempre una maggiore velocità di aggiornamento, Urbanfile è stato affiancato da un blog che giornalmente segue la vita di Milano e di altre città italiane raccontandone pregi, difetti e aggiungendo di tanto in tanto alcuni spunti di proposta e riflessione.


3 thoughts on “Milano | Porta Vercellina – Casa Grandolini, quando il romanticismo era di moda

  1. BT

    la mia casa dei sogni da sempre.
    ignoravo fosse di coppedè e il nome dei committenti grandolini.
    splendida, splendida.
    e ha un cortiletto nel retro.
    lì attorno in zona ci sono altre meraviglie.

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