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Milano | Urbanistica – La visione della città per il 2030

Il neo assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi in un’intervista al Corriere della Sera descrive quale sarà la prospettiva urbanistica per la città di Milano nei prossimi anni, sino almeno al 2030.

Dieci anni per trasformare porzioni di città, dove, per fortuna, la pandemia pare non aver influenzato gli investitori. Anzi, pare proprio che Milano sia ancora una volta il motore del rinnovo urbano in Italia. Infatti, la città resta al centro degli interessi degli investitori sia pubblici sia privati, tanto che lo scenario parla di investimenti per 13 miliardi di cui 3,5 dal 2021 al 2025.

Tra i prossimi obiettivi, dopo la trasformazione del comparto della Bocconi con il nuovo campus, ci sarà lo sbarco nel quartiere di MIND della Statale. Seguiranno l’ampliamento della Cattolica e i nuovi laboratori del Politecnico. Ci saranno anche: l’avvio al trasferimento di parte dell’Accademia di Brera all’interno dello Scalo Farini, lo spostamento del Conservatorio a Rogoredo e l’avvio del progetto per la Beic (ancora da definire il nuovo progetto però).

Tancredi parla anche della riqualificazione di piazza Castello, i cui lavori procedono, e dell’avvio della riqualificazione di piazza Cordusio, via Tommaso Grossi e via Santa Margherita.

Anche la Stazione Centrale potrebbe avere una rivoluzione interna dove l’accesso ai treni sarà reso più semplice, ora abbastanza complicato a causa dei passaggi obbligati per il “centro commerciale”. Nei prossimi giorni l’assessore incontrerà l’ad di Ferrovie per fare il punto della situazione.

Il futuro comunque vede una riqualificazione e ristrutturazione dell’esistente pari a 7 milioni di metri quadrati di superfici interessate pari, per farsi un’idea, a 20 Porta Nuova e 2,8 milioni di aree destinate a verde equivalenti a 10 parchi come il Sempione.

La metropoli di quartieri, lo sviluppo sostenibile, la vocazione internazionale e la città pubblica.

Queste sono le quattro articolazioni dello stesso piano di governo del territorio, come dice Tancredi: “Non ci può essere sviluppo della città se non si dà valore a tutti i luoghi della città se non si rende tutta la città partecipe”. È la base “filosofica” della città a quindici minuti dove ognuno degli 88 quartieri della città deve avere un grado di autonomia con servizi e, perché no, sedi di lavoro. A fare la differenza rispetto al passato è che gli investitori privati hanno puntato gran parte della loro scommessa sulla periferia. “C’è un grande interesse per le aree esterne al centro” conferma Tancredi. Ogni area parla con le altre. Lo sviluppo sostenibile. “Ogni progetto deve migliorare l’aspetto ambientale — sottolinea Tancredi — e il verde è l’aspetto più importante. Il Pgt prevede la realizzazione di 20 nuovi parchi. Ogni nuovo intervento prevede zone verdi oltre a un meno 4% di consumo di suolo”.

In questo grande capitolo rientra anche la questione che aveva acceso un po’ di tensione tra l’ex assessore all’Urbanistica, Pierfrancesco Maran e Coima di Manfredi Catella sul Pirellino, ossia la delibera regionale che prevedeva un bonus volumetrico del 25 % per chi recuperava edifici dismessi. La Regione, precedendo la bocciatura della Consulta, ha modificato la delibera. Il Comune ha tempo fino al 31 dicembre per individuare alcuni ambiti della città dove non si applicano i benefici, come forma di tutela paesaggistica. “Escludiamo il centro — dice Tancredi —. La delibera a cui stiamo lavorando prevede la possibilità di intervenire con incentivi ridotti al minimo rispetto alla nuova delibera regionale che prevede bonus volumetrici dal 10 al 25 per cento. Altro punto: se non si interviene entro 24 mesi si perdono le volumetrie e si torna agli indici minimi previsti dal Pgt”.

Conclude Tancredi: “Tutto questo sta nel Pgt non c’è bisogno di altri strumenti. Il potenziale c’è. Bisogna lavorare quanto più possibile. Sarebbe interessante pensare a un patto, a un’alleanza per quella che ritengo sia una rivoluzione urbana. C’è già il tavolo Milano da Fare, molto importante, come sarebbe importante rafforzare la rete di rapporti sia con le istituzioni sia con gli investitori per mettere a terra tutti i progetti in tempi certi».

Assessore, Giancarlo Tancredi, Urbanistica, Sviluppo, Investimenti,

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Milanese doc. Appassionato di architettura, urbanistica e arte. Nel 2008, insieme ad altri appassionati di architettura e temi urbani, fonda Urbanfile una sorta di archivio architettonico basato sul contributo del web e che in pochissimo tempo ha saputo ritagliarsi un certo interesse tra i media e le istituzioni. Curatore dal 2013 del blog in questione.


21 thoughts on “Milano | Urbanistica – La visione della città per il 2030

  1. FM

    In tutto ciò, nemmeno una parola su una possibile nuova linea di metrò. Ad esempio una che abbia come spunto l’unire un po’ di ospedali e cliniche: partendo dal Sacco, per scendere verso sud lungo la fascia ovest della città e piegare verso est fino ad intercettare la gialla, correndo lungo la fascia sud ben più all’esterno del Passante.
    Tanto per buttare lì un’idea, chiaro; ma, davvero, pare che saremo “condannati” a rimanere con 5 linee per qualche decennio…

      1. V

        Naviglio aperto è l’unico progetto che rivoluzionerebbe Milano seriamente. Farebbe parlare di se in maniera da far esplodere il turismo come no. Lo è mai stato.
        Avevi letto un’intervista della BBC sul progetto, il titolo era: L’ingegneria di Leonardo Da Vinci a Milano.

        Elogiavano Milano forse come neanche noi sapremmo fare. Milano come Venezia, Milano come Amsterdam, Milano come l’antica città dei fiumi. Milano come nuova meta d’arte italiana!

        Come Milano!

  2. Tatino pensabene

    Il conservatorio non si sposta affatto semmai raddoppia . Comunque sulla carta è tanta roba poi però bisogna vedere cosa faranno. Il fallimento di Santa Giulia è sempre dietro l’angolo …pronto a riprodursi ancora. Progetti eccitanti non se ne vedono comunque. Nulla che faccia veramente palpitare e credere che Milano diventerà una capitale turistica a livello europeo. Business e basta . Pazienza.

    1. Anonimo

      Non lo sano nemmeno loro…
      Quando leggo “la base “filosofica” della città a quindici minuti dove ognuno degli 88 quartieri della città deve avere un grado di autonomia con servizi e, perché no, sedi di lavoro.”

      Ossia, 88 (ottantotto!) zone da 15 minuti in una città piccolina come Milano, faccio fatica a capire.

      A meno che “i 15 minuti” non si riferiscano al baretto di zona o alla pizzeria carina sotto casa.

      1. Anonimo

        Fatte le debite proporzioni è come dire che bisogna creare 10 “zone da 15 minuti” a Monza e 8 a Sesto San Giovanni, ognuna col suo grado di autonomia con servizi e perchè no, sedi di lavoro.

        Oppure dividere in due o in tre, Bresso, Corsico e Buccinasco. Boh.

  3. Anonimo

    Visione da incubo.
    Sembra, e dico sembra giusto perché siamo in questo contesto, frutto di un incantesimo di Magia nera.
    La disumanizzazione e meccanizzazione più totale, condita “green” giusto per ingannare gli allocchi, ovvero l’utile maggioranza asinina, che se ne abbevera beata e garrula.
    Per fortuna la pandemia pare non aver influenzato gli investitori?
    Scherzi? x gli investitori la pandemia è stata manna. La trasformazione green era in programma già da mo. Grazie alla pandemia la realizzeranno a velocità folle su scala mondo. Quando si dice il culo…

    1. Andrea

      Cosa c’è di “disumanizzante” nell’offrire alle persone la possibilità di raggiungere i servizi a piedi o in bici in quanto vicini a casa o ben connessi dai mezzi pubblici?

  4. Anonimo

    Senza il potenziamento dei mezzi pubblici, la realizzazione della M6 e della circle line Milano non riuscirà a fare quel passo in avanti auspicato dall’Assessore.

    1. Anonimo

      Concordo 100%. Non si può avere un intero quadrante della città provo di metropolitana e visti i tempi di contrizione della M4 anche si si partisse oggi una potenziale M6 non sarebbe pronta prima del 2040.

  5. Anonimo

    ragazzi, io non ho mai creduto, anzi le ho sempre respinte, a tesi complottiste
    Ma mi chiedo, davvero: cosa si nasconde dietro a questi nuovi provvedimenti ultra restrittivi su green pass, vaccini, lockdown, ulteriori restrizioni? Vengono preannunciati, dati per scontati, come se fossero ultimatum di regimi militari.
    Sono stranissimi, come scollegati dalla realtà, sembrano volutamente cattivi e minacciosi. E se nascondessero finalità ulteriori rispetto alla questione sanitaria? boh. Comunque sono preoccupato. Scusate ot

  6. Anonimo

    Ben vengano i progetti faraonici da 13 MLD professati da Tancredi ma nell’attesa di questa pioggia di soldi dal cielo il comune non potrebbe incominciare a piantumare qualche via ?

  7. Manuel

    Chissà come si muoverà la gente che vivrà in quelle zone e chi per lavoro o svago ci si dovrà recare… Mistero della fede!

  8. lisander

    Francamente non comprendo tutta quest’ironia e livore nei confronti della cosidetta “città a quindici minuti”, anzi dovrebbe essere un plus avere a pochi passi da casa negozi e servizi di prossimità, quali panettiere, parrucchiere, salumiere, fruttivendolo, ristoranti, pizzerie, ecc. Se poi vuoi comprarti la pashmina di Hermès o il beauty di Louis Vitton, nessuno ti vieta di andare in centro o a City Life anche se abiti a Lambrate!
    Credo che il senso dell’iniziativa sia proprio quello si salvaguardare e valorizzare la vita, le attività e i negozi di vicinato, senza i quali i quartieri e di riflesso una porzione di città, diventa spettrale.

  9. Alessandro

    Quanto pessimismo. Che lamentoni per partito preso, che piangina. E la città a 15′ e i soldi, e la metro M6… Io vedo dei gran bei progetti, che spero si realizzino tutti, specie il Pirellino. (a proposito, come siamo messi con le approvazioni?)
    Mi piacerebbe solo che Calatrava trovasse il modo di mettere la sua firma su un progetto milanese. A 70 anni può ancora omaggiarci. Per Frank O’Gehry ormai è tardi…

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